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Ditta individuale e istanza di fallimento

26 maggio 2018


Ditta individuale e istanza di fallimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 maggio 2018



Sono un piccolo imprenditore (ditta individuale) con la contabilità semplificata (non ordinaria) e pertanto il commercialista mi ha detto che è difficile estrapolare quanto in oggetto: attivo patrimoniale che non superi i 300 mila € nei 3 anni antecedenti all’istanza di fallimento. Se dovesse arrivarmi un’istanza di fallimento oltre ai 3 bilanci (ricavi non superiori ai 200 €/anno) ed i debiti che sicuramente non superano i 500 mila € come posso certificare al giudice che il mio attivo patrimoniale è sempre (presumo) stato sotto la soglia? L’Isee potrebbe aiutarmi in questo passaggio?

Innanzitutto la giurisprudenza (ad esempio Corte di Cassazione, sentenza del 31 maggio 2017 esentenza n. 17.281 del 23 luglio 2010) stabilisce senza alcuna esitazione che tocca all’imprenditorecontro il quale è stata presentata un’istanza di fallimento dimostrare che non sussistono i cosiddettirequisiti di fallibilità previsti dall’articolo 1 della legge fallimentare.

Ciò vuol dire che toccherebbe al lettore dimostrare in giudizio che la sua ditta individuale non è soggettaal fallimento perché non sussiste nessuno dei tre requisiti previsti dalla legge fallimentare (mentreinvece non spetta al creditore che presenta l’istanza di fallimento dimostrare che per il suo debitoresussistono quei requisiti).

Fatta questa premessa, occorre anche aggiungere che l’orientamento prevalente della giurisprudenza(Tribunale di Terni 4 luglio 2011, Tribunale di Rimini 23 aprile 2015, Tribunale di Pistoia 14novembre 2014; Corte di Cassazione n. 5516 del 21 marzo 2016) stabilisce che:

– se la documentazione allegata dal debitore contro cui è stata presentata l’istanza di fallimentonon fosse sufficiente per dimostrare al tribunale che non sono state superate le sogliepreviste dall’articolo 1 della legge fallimentare, il tribunale dovrà dichiarare il fallimento ameno che, sempre e solo in base ai documenti già allegati dalle parti nel corso della causa eagli elementi già acquisiti nel giudizio, il tribunale stesso, di sua iniziativa, verifichi comunqueche le soglie dell’articolo 1 non risultano comunque superate.

Questo vuol dire che se nel corso del giudizio non emergerà, in base ai documenti ed agli elementi difatto acquisiti nel corso della causa a seguito dell’attività del lettore e del suo avversario, che per la sua dittanon sussistono i tre requisiti previsti dalla legge fallimentare, il giudice sarà tenuto a pronunciare ilfallimento.

Per quello che riguarda i documenti che l’imprenditore individuale può e deve depositare per dare ladimostrazione che la sua ditta non è fallibile, la giurisprudenza ha chiarito che:

– l’imprenditore individuale, anche se non è tenuto al deposito di bilanci, è obbligato adepositare tutti i documenti contabili che consentano l’accesso ad una chiara, trasparente,completa della sua situazione economica, finanziaria e contabile: nel caso in cui questo tipodi documenti dovesse mancare, “il giudice potrà liberamente valutare l’affidabilità delladocumentazione prodotta e la sua congruità alla luce di tutte le circostanze del caso” (così si èpronunciato il Tribunale di Novara con sentenza del 23 giungo 2011);

– nel caso di imprenditori in contabilità semplificata dalla quale sia difficile estrapolare i datinecessari, alcune sentenze (ad esempio la Corte di Appello di Bari in data 25 gennaio 2010)ritengono che in casi del genere il giudice possa di sua iniziativa andare alla ricerca delleprove mancanti per evitare di pronunciare fallimenti antieconomici, mentre invece altresentenze (Corte di Appello di Torino del 7 ottobre 2010) ritengono che se la contabilitàsemplificata non consente di avere dati sufficienti, il giudice dovrà dichiarare il fallimentosenza doversi mettere lui alla ricerca delle prove mancanti.

Come avrà notato, non esiste un orientamento unico sulla possibilità, per gli imprenditori incontabilità semplificata, che il giudice possa di sua iniziativa ricercare le prove per “evitare ilfallimento” se quelle portate dal debitore fossero insufficienti.

Ciò che è certo è:

– che tocca al lettore dimostrare che per la sua ditta non esistono i requisiti di fallibilità;

– che alcuni tribunali, in caso risultino insufficienti le prove portate dal debitore, dichiarano il fallimento, mentre altri tribunali ricercano di loro iniziativa le prove necessarie se dai documenti depositati dalle parti emergono elementi insufficienti ma comunque indicativi del fatto che la ditta potrebbe non avere le dimensioni necessarie per fallire;

– che fra i documenti utili per dimostrare che non sono state superate le soglie previstedall’articolo 1 della legge fallimentare ci sono: le dichiarazioni dei redditi (Cassazione,sentenza del 16 giugno 2016), i modelli Unici Iva (Tribunale di Napoli sentenza del 21 aprile2010), mentre l’Isee (che può essere sicuramente allegata) potrà essere utile, anche se da solanon può essere comunque sufficiente, se in essa saranno stati indicati i dati relativi alla“ricchezza” dell’impresa esercitata (cioè, nel caso di imprese in contabilità semplificata, lasomma delle rimanenze finali e del costo dei beni ammortizzabili al netto degliammortamenti);

– che l’imprenditore individuale dovrà anche depositare visure catastali, dalla conservatoriaimmobiliare e dal Pra in quanto l’articolo 1 della legge fallimentare fa riferimentoall’imprenditore e non all’impresa, per cui andranno anche valutati dal tribunale tutti irapporti che fanno capo all’imprenditore anche se estranei alla sua ditta individuale(Tribunale di Napoli 21 aprile 2010).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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