Diritto e Fisco | Editoriale

Regole per andare in pensione

29 Mag 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Mag 2018



Pensione di vecchiaia, pensione anticipata, Ape volontaria, quota 41 e quota 100: ecco i requisiti per andare in pensione.

L’ambito traguardo della pensione sembra irraggiungibile: per i più giovani, perché è ancora distante; per i meno giovani, perché la soglia dell’età pensionabile viene aumentata di anno in anno. La pensione è diventata una terra promessa, quasi un miraggio, un vago sogno.

Esistono delle regole precise per andare in pensione. Quello che non tutti sanno è che la legge italiana prevede diversi modi di ottenere la pensione. Cosa significa? Significa che, a seconda dei contributi versati, si potrebbe andare in pensione anche prima del raggiungimento dell’età pensionabile. Vediamo allora quali sono le regole per andare in pensione.

Pensione: quali sono le regole?

Per ottenere l’agognata pensione l’ordinamento italiano prevede diverse strade, ognuna con limiti di contributi e di età diversi. Le regole per andare in pensione, quindi, dipendono dal tipo di pensione che per prima si riesce a raggiungere. In particolare, in Italia si può andare in pensione in base a questi quattro sistemi:

  • pensione di vecchiaia;
  • pensione anticipata;
  • Ape volontaria;
  • “quota 41”.

A queste si affiancano diverse proposte di legge, quali la quota 100. Analizziamole tutte.

Regole per la pensione di vecchiaia

Cominciamo ad esaminare le regola per andare in pensione partendo da quella di vecchiaia. La pensione di vecchiaia si ottiene al raggiungimento di questi requisiti:

  • 66 anni e 7 mesi di età (67 anni dal 2019);
  • 20 anni di contributi.

Quindi, per andare in pensione occorre aver raggiunto una soglia di età precisa e aver versato almeno venti anni di contributi. Questo aspetto è molto importante, in quanto una persona che abbia superato l’età pensionabile ma non abbia almeno venti anni di contributi non potrà andare in pensione; tutt’al più, al ricorrere di determinati requisiti, sarà possibile ottenere una pensione sociale.

Per beneficiare della pensione sociale, la legge per l’anno 2018 ha fissato un limite di reddito pari a 5.889,00 euro annui e 11.778,00 euro, se il soggetto è coniugato. L’età da raggiungere, invece, è identica a quella della pensione di vecchiaia: 66 anni e 7 mesi.

Regole per la pensione anticipata

Abbiamo detto che per accedere alla pensione sono necessari almeno 20 anni di contributi e 66 anni e sette mesi di età (67 anni dal 2019). È possibile però derogare a queste regole per andare in pensione in presenza di un ammontare di contributi versati maggiore rispetto a quello richiesto per la pensione di vecchiaia.

In particolare è possibile ottenere la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; dal 2019, saranno necessari 42 anni e 3 mesi di contributi pe le donne e 43 anni e 3 mesi per gli uomini.

Con la pensione anticipata, quindi, si deroga al limite di età previsto dalla pensione di vecchiaia (66 anni e sette mesi, 67 anni dal 2019) in ragione dei maggiori contributi versati. Essa spetta a tutti i lavoratori dipendenti e autonomi che:

  • siano iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) o ad altre forme pensionistiche integrative o sostitutive;
  • presentino relativa domanda.

Ed infatti, deve essere il lavoratore interessato ad ottenere l’erogazione della prestazione economica anticipata a dover inoltrare domanda all’Inps, in modo tale che l’ente verifichi il sussistere delle condizioni anagrafiche e contributive sopra evidenziate.

Regole per l’Ape volontaria

Un altro tipo di pensione anticipata è la cosiddetta Ape volontaria, che sta per anticipo finanziario a garanzia pensionistica. Si tratta di una misura sperimentale introdotta dal Governo Gentiloni, che può essere richiesta dal 1° maggio 2017 fino al 31 dicembre 2019. Vediamo, in questo caso, quali sono le regole per andare in pensione.

Grazie all’Ape volontaria, i lavoratori che dispongono di determinati requisiti anagrafici e contributivi possono andare in pensione anticipata grazie a un prestito garantito. Quest’ultimo, previo consenso dell’Inps, verrà erogato da una banca o da una assicurazione, dovrà essere restituito e sarà garantito dalla successiva pensione di vecchiaia.

Qual è il vantaggio dell’Ape volontaria? Quello di andare in pensione prima del tempo. Come detto, a partire dal 2019 uomini e donne lavoratori potranno andare in pensione non prima di aver compiuto 67 anni. L’Ape volontaria rappresenta una scorciatoia che permette di percepire l’assegno Inps con un anticipo al massimo di 3 anni e 7 mesi.

Possono conseguire il diritto alla pensione anticipata i lavoratori che hanno compiuto 63 anni e hanno versato almeno 20 anni di contributi nella medesima gestione. L’anticipo può essere richiesto per un periodo massimo di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia e con un assegno pari ad 1,4 del trattamento minimo.

Per un maggiore approfondimento su questo tema si rinvia alla lettura dell’articolo Pensione anticipata: come funziona l’Ape.

Regole per la quota 41

Oltre alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata e alla nuovissima Ape volontaria, tra le regole per andare in pensione rientra anche la cosiddetta quota 41. Il riferimento, ovviamente, non è all’età ma agli anni di contributi versati. La quota 41 è destinata solamente ai lavoratori precoci, cioè a coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età.

Non è sufficiente, poi, essere lavoratori precoci, ma si deve risultare iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e appartenere a una delle seguenti categorie: disoccupati (che abbiano cessato di percepire da almeno 3 mesi il trattamento di disoccupazione), caregiver (che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente entro il 2°grado con handicap grave), invalidi dal 74%, addetti ai lavori usuranti o gravosi.

Una delle novità che il legislatore italiano intende introdurre è quella di estendere la quota 41 a tutti i lavoratori, non solamente a quelli cosiddetti precoci. La nuova pensione quota 41 sarebbe comunque soggetta agli adeguamenti legati alla speranza di vita: dal 2019, pertanto, sarebbe possibile pensionarsi con 41 anni e 5 mesi di contributi, dal 2021 con 41 anni e 8 mesi, dal 2023 con 41 anni e 11 mesi, e così via, con aumenti di 3 mesi ogni biennio.

Regole per la quota 100

Tra le innovazioni che a breve potrebbero essere introdotte a proposito delle regole per andare in pensione c’è anche la cosiddetta quota 100. Di cosa si tratta? A differenza della quota 41, il cui numero fa riferimento ai soli anni contributivi, la quota 100 sarebbe il cumulo dell’età pensionabile e dei contributi versati.

In particolare, le attuali proposte di legge per pensionarsi con la quota 100 prevedono comunque delle soglie minime, e cioè un’età di almeno 64 anni e un minimo di 36 anni di contributi (64 + 36 = 100). Quindi, colui che ha 62 anni di cui 38 di contributi non potrebbe beneficiare di un’eventuale soglia 100, atteso che non ha raggiunto l’età minima di rilevanza (64 anni).

La quota 100 risulterebbe comunque più vantaggiosa dell’attuale pensione anticipata, che ad oggi, come ricordato, si può ottenere con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (dal 2019, saranno necessari, rispettivamente, 42 anni e 3 mesi di contributi e 43 anni e 3 mesi).


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1 Commento

  1. Buongiorno, noi Sordi desideriamo sapere quando possiamo andare in pensione e quale è la legge/circolare Inps ed ex Inpdap. Purtroppo in rete trovo le informazioni mancanti sul pensionamento Sordi ma di più su invalidi e ciechi… noi Sordi siamo dimenticati…
    Speriamo che in futuro menzioniate anche noi Sordi nei vostri articoli e nel frattempo attendiamo la vostra risposta. Grazie

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