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Lo sai che? Assegno straordinario di sostegno al reddito

Lo sai che? Pubblicato il 19 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 maggio 2018

Sono un ex bancario, in esodo dal 1/1/18 beneficiario di assegno straordinario per il sostegno al reddito. Mi propongono un nuovo lavoro dipendente non in conflitto con il vecchio.Il nuovo reddito che produrrò influirà sulla erogazione dell’assegno straordinario? Ai fini Irpef, il nuovo stipendio, che aliquota di tassazione sconterà?

Alla luce del quesito su esposto, appare doveroso dapprima evidenziare cosa s’intende per assegno straordinario di sostegno al reddito in caso di esodo. Ebbene, l’art. 4, co. da 1 a 7-ter della L. n. 92/2012 (Legge Fornero) consente ai lavoratori coinvolti in piani di riduzione del personale del settore bancario e del credito cooperativo di uscire con un anticipo sino a sette anni rispetto alla maturazione dei requisiti attualmente vigenti per il pensionamento (sia pensione di vecchiaia che pensione anticipata) a seguito di specifici accordi stipulati tra le aziende esodanti e le rispettive rappresentanze sindacali.

L’azienda, infatti, garantirà al lavoratore coinvolto nel piano di esubero un “reddito ponte” (c.d. assegno straordinario) corrisposto per 13 mensilità, ed è calcolato in base alle normali regole per la determinazione della misura del trattamento nell’assicurazione generale obbligatoria con la maggiorazione dell’anzianità contributiva mancante per raggiungere i requisiti contributivi per il diritto alla pensione anticipata o della pensione di vecchiaia a seconda di quale requisito è maturato per prima.

In pratica, l’assegno straordinario è pari all’importo della pensione spettante alla data di cessazione del rapporto di lavoro, compresa la quota di pensione calcolata sulla base dei contributi mancanti per il diritto alla pensione di vecchiaia. Sull’importo dell’assegno non è attribuita la perequazione automatica, non spettano i trattamenti di famiglia (Anf); la prestazione, inoltre, non è reversibile (in caso di decesso del beneficiario del trattamento, ai superstiti è liquidata la pensione indiretta, con l’aggiunta dei contributi figurativi versati dall’azienda) ed è assoggettata alla tassazione ordinaria.

Per il periodo compreso tra la data di cessazione dal servizio e quella di maturazione del requisito pensionistico, l’azienda deve versare al fondo di solidarietà i contributi figurativi, in modo che anche il periodo non lavorato sia coperto ai fini della maturazione della pensione. I contributi che sono accreditati sulla posizione del lavoratore durante questo periodo sono calcolati sulla base dell’ultima mensilità di stipendio, ragguagliata ad anno: nel dettaglio, la contribuzione è calcolata sulla base di tutte le voci che il lavoratore percepisce in modo continuativo e ricorrente, comprese tutte le voci derivanti dai contratti nazionali, aziendali o individuali e comprese le indennità, anche se non erogate mensilmente

Fatta questa breve premessa, ed entrando nel dettaglio del quesito posto, si evidenzia come la normativa prevede alcuni limiti in merito alla compatibilità tra l’assegno straordinario e una nuova attività lavorativa, stabilendo ipotesi diverse in base al tipo di attività svolta.

In particolare:

– se il dipendente beneficiario svolge un’attività in concorrenza con l’azienda che lo ha esodato (sia come lavoratore autonomo che dipendente), è prevista l’incompatibilità assoluta dell’assegno con l’attività lavorativa, con perdita del diritto all’assegnoe del versamento dei contributi correlati per tutto il periodo in cui l’attività viene svolta;

– se il beneficiario svolge un’attività di lavoro dipendente non in concorrenza, l’assegno è cumulabile con l’ulteriore reddito da lavoro nel limite massimo dell’ultima retribuzione percepita in servizio; oltre tale limite l’assegno e la contribuzione correlata vengono ridotti in maniera corrispondente.

– se il beneficiario svolge un’attività di lavoro autonomo non in concorrenza, viene conservata solo una parte dell’assegno, corrispondente al trattamento minimo Inps più il 50% dell’importo eccedente dell’assegno; la riduzione dell’assegno prescinde dall’entità del reddito da lavoro autonomo percepito.

Disposizioni di miglior favore possono essere previste dalla regolamentazione del fondo di settore.

Quindi, in risposta alla prima domanda se il nuovo reddito influirà sull’assegno straordinario, la risposta è certamente positiva in quanto il reddito che andrà a percepire dalla nuova attività lavorativa subordinata, cumulato all’assegno straordinario che già percepisce, non potrà superare il RAL 2017 del lettore. In caso contrario, ossia se tale limite viene superato, l’assegno si ridurrà proporzionalmente fino ad arrivare al RAL 2017 del lettore.

Quanto al secondo quesito posto, ossia quale aliquota Irpef bisogna applicare al nuovo rapporto di lavoro, si ritiene che sconterà la normale tassazione ordinaria al pari di tutti gli altri rapporti di lavoro di tipo subordinato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio


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