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È reato cointestare un conto corrente con un malato di Alzheimer?

19 Mag 2018


È reato cointestare un conto corrente con un malato di Alzheimer?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Mag 2018



Qual è il numero e quali sono i riferimenti relativi alla sentenza del tribunale di Milano, circa il caso di chi compie reato di circonvenzione se cointesta un conto corrente con un malato di Alzheimer? Sembra una sentenza calzante con quanto accade nella nostra famiglia.

La sentenza del tribunale di Milano alla quale accenna il lettore è stata pronunciata dalla IX sezione di quel tribunale in data 8 novembre 2011.

Tale sentenza, in applicazione dell’articolo 643 del codice penale (circonvenzione di incapace), ha condannato chi aveva indotto un malato di Alzheimer (in uno stato evidentemente avanzato della patologia) a cointestare assieme a sé un conto corrente dal quale poi effettuava prelievi, bonifici e giroconti a favore proprio o di altri parenti e conoscenti.

Nel caso specifico le persone condannate avevano esercitato sulla vittima una continua attività di persuasione e di convincimento per indurla, evidentemente approfittando della sua patologia, a fidarsi e, quindi, anche poi ad accettare di aprire un conto corrente con contestazione.

Detto questo deve aggiungersi innanzitutto che chi ha commesso il reato di circonvenzione di incapace non è punibile se la persona offesa dal reato(cioè l’incapace che, nel caso specifico, è la persona affetta da Alzheimer) è:

1) il suo coniuge non legalmente separato;

2) un suo ascendente (cioè padre, madre o nonni) o un suo discendente (figli o nipoti) o un affine in linea retta (suocero o cognato);

3) un suo fratello o sorella conviventi.

Il responsabile della circonvenzione sarà invece punibile se avrà commesso il reato:

4) contro il coniuge legalmente separato;

5) contro il fratello o la sorella che non convivano con lui;

6) contro lo zio o il nipote o l’affine di secondo grado (ad esempio contro i cognati) che nonconvivano con lui.

Nei casi appena descritti (cioè i numeri 4,5 e 6) per poter avviare il procedimento penale è però necessaria che la persona offesa (o il suo tutore o curatore se già interdetta o inabilitata) presentiquerela entro il termine di tre mesi dal giorno in cui ha avuto notizia del fatto che costituisce reato.

Infine occorre ancora precisare che, se la circonvenzione è avvenuta esercitando violenza fisica o psichica sulla persona inferma di mente, il responsabile sarà sempre punibile (cioè se si esercita violenza fisica o psichica sull’infermo, il colpevole sarà punibile anche se il colpevole fosse il coniuge non separato o il genitore o il figlio o il fratello o la sorella convivente della persona affetta da infermità mentale).

Si evidenzia che per violenza psichica si intende un atteggiamento di intimidazione che sia in grado di eliminare o ridurre la capacità di autodeterminarsi della persona inferma di mente.

Fatte queste fondamentali premesse e fermo restando tutti i limiti di punibilità appena indicati si  aggiunge che, siccome ogni sentenza si riferisce ad un caso specifico, è opportuno precisare che il reato di circonvenzione di incapace richiede in generale per poter essere contestato:

a) che le condizioni di infermità devono essere oggettive e agevolmente riconoscibili da parte di chi commette il reato (Corte di Cassazione, sentenza n. 45.327 del 2011);

b) che chi subisce la circonvenzione versi in una condizione di minorata capacità di autodeterminazione;

c) che il responsabile abbia indotto l’infermo a compiere un atto che produca per lui o per un terzo effetti dannosi di qualsiasi natura e che questa induzione sia stata realizzata con un’attività di persuasione o di pressione;

d) che il responsabile abbia abusato dello stato di infermità dell’incapace e che, consapevole di questa condizione, abbia cercato di sfruttarla per ottenere per sé o per altri un guadagno(Corte di Cassazione, sentenza n. 1419 del 2014);

e) che venga realizzato un atto che sia in grado di causa un qualsiasi tipo di danno all’infermo o a terzi (ad esempio l’apertura con contestazione di conto corrente seguita da prelievi e bonifici);

f) che, infine, il responsabile abbia avuto la coscienza e la volontà di abusare dello stato di incapacità in cui versa l’infermo e l’intenzione di procurare a sé o ad altri un guadagno ingiusto cioè realizzato con frode (Corte di Cassazione, sentenza n. 48.537 del 2004).

Ricapitolando:

– se a commettere il fatto è stato un parente stretto (tra quelli indicati ai numeri 1, 2 e 3) ilfatto non sarà punibile a meno che non sia stato commesso con violenza fisica o psichica;

– se il fatto è stato commesso nei casi indicati ai numeri 4, 5,e 6, occorrerà per avviare l’azionepenale che venga presentata querela dalla persona offesa (o dal suo tutore o curatore) entrotre mesi dalla dal giorno in cui ha avuto notizia del fatto che costituisce reato;

– infine, in tutti i casi in cui il responsabile possa essere punito, occorrerà anche verificare chevi siano anche tutte le circostanze indicate alle lettere a, b, c, d, e ed f.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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