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È reato cointestare un conto corrente con un malato di Alzheimer?

25 Marzo 2022
È reato cointestare un conto corrente con un malato di Alzheimer?

Una sentenza del tribunale di Milano afferma che c’è il delitto di circonvenzione di persona incapace.

In molte famiglie ci sono persone anziane non autosufficienti che hanno grosse difficoltà nel compimento degli atti di vita quotidiana. Così si fanno aiutare da figli e nipoti. Molti ricorrono alla cointestazione del conto corrente. Ma bisogna fare attenzione a non approfittarsi di una persona divenuta incapace, come chi è affetto dal morbo di Alzheimer, che comporta un degrado progressivo delle capacità intellettive e cognitive. In tali casi, aprire un conto corrente cointestato è illecito, perché c’è uno sfruttamento della situazione di deficienza psichica del cointestatario, che può essere facilmente depauperato.

Allora è reato cointestare un conto corrente con un malato di Alzheimer? In alcuni casi sì, e il principio è affermato dalla giurisprudenza. Ma la punibilità dipende anche dal grado di parentela con la persona affetta dal morbo di Alzheimer.

Conto cointestato e circonvenzione di incapace

Una sentenza del tribunale di Milano [1] ha condannato un uomo per il reato di circonvenzione di incapace, previsto e punito dall’art. 643 del Codice penale, per aver indotto un malato di Alzheimer (in uno stato avanzato della patologia) a cointestare assieme a sé un conto corrente dal quale poi effettuava prelievi, bonifici e giroconti a favore proprio o di altri parenti e conoscenti.

Nel caso specifico, la persona condannata aveva esercitato sulla vittima una continua attività di persuasione e di convincimento per indurla, evidentemente approfittando della sua patologia, a fidarsi e, quindi, anche poi ad accettare di aprire un conto corrente con cointestazione.

Reato di circonvenzione di incapace: parentela e punibilità

Detto questo deve aggiungersi innanzitutto che chi ha commesso il reato di circonvenzione di incapace non è punibile se la persona offesa dal reato (cioè l’incapace che, nel caso specifico, è la persona affetta da Alzheimer) è:

  • il suo coniuge non legalmente separato;
  • un suo ascendente (cioè padre, madre o nonni) o un suo discendente (figli o nipoti) o un affine in linea retta (suocero o cognato);
  • un suo fratello o sorella conviventi.

Il responsabile della circonvenzione sarà invece punibile se avrà commesso il reato:

  • contro il coniuge legalmente separato;
  • contro il fratello o la sorella che non convivono con lui;
  • contro lo zio o il nipote o l’affine di secondo grado (ad esempio contro i cognati) che non convivono con lui.

Circonvenzione di incapace: querela

Nei casi appena descritti, per poter avviare il procedimento penale è però necessario che la persona offesa (o il suo tutore o curatore se già interdetta o inabilitata) presenti querela entro il termine di tre mesi dal giorno in cui ha avuto notizia del fatto che costituisce reato.

Circonvenzione di incapace avvenuta con violenza

Occorre precisare che, se la circonvenzione è avvenuta esercitando violenza fisica o psichica sulla persona inferma di mente, il responsabile sarà sempre punibile (cioè se si esercita violenza fisica o psichica sull’infermo, il colpevole sarà punibile anche se il colpevole fosse il coniuge non separato o il genitore o il figlio o il fratello o la sorella convivente della persona affetta da infermità mentale).

Si evidenzia che per violenza psichica si intende un atteggiamento di intimidazione che sia in grado di eliminare o ridurre la capacità di autodeterminarsi della persona inferma di mente.

Circonvenzione di incapace: requisiti del reato

Fatte queste fondamentali premesse, e fermo restando tutti i limiti di punibilità appena indicati, è opportuno precisare che, per poter essere contestato, il reato di circonvenzione di incapace richiede in generale:

  • che le condizioni di infermità siano oggettive e agevolmente riconoscibili da parte di chi commette il reato (Corte di Cassazione, sentenza n. 45.327 del 2011);
  • che chi subisce la circonvenzione versi in una condizione di minorata capacità di autodeterminazione;
  • che il responsabile abbia indotto l’infermo a compiere un atto che produca per lui o per un terzo effetti dannosi di qualsiasi natura e che questa induzione sia stata realizzata con un’attività di persuasione o di pressione;
  • che il responsabile abbia abusato dello stato di infermità dell’incapace e che, consapevole di questa condizione, abbia cercato di sfruttarla per ottenere per sé o per altri un guadagno [2];
  • che venga realizzato un atto che sia in grado di causa un qualsiasi tipo di danno all’infermo o a terzi (ad esempio l’apertura con contestazione di conto corrente seguita da prelievi e bonifici);
  • che, infine, il responsabile abbia avuto la coscienza e la volontà di abusare dello stato di incapacità in cui versa l’infermo e l’intenzione di procurare a sé o ad altri un guadagno ingiusto cioè realizzato con frode [3].

Apertura conto corrente con un malato di Alzheimer: conclusioni

Ricapitolando:

  • se a commettere il fatto è stato un parente stretto, il fatto non sarà punibile a meno che non sia stato commesso con violenza fisica o psichica;
  • se il fatto è stato commesso da un parente meno stretto, occorrerà, per avviare l’azione penale, che venga presentata querela dalla persona offesa (o dal suo tutore o curatore) entro tre mesi dalla dal giorno in cui ha avuto notizia del fatto che costituisce reato;
  • infine, in tutti i casi in cui il responsabile possa essere punito, occorrerà anche verificare che vi siano anche tutte le circostanze indicate nel paragrafo precedente.

Leggi anche: “Alzheimer: ultime sentenze“.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


note

[1] Trib. Milano, IX Sez., sent. del 08.11.2011.

[2] Cass. sent. n. 1419/2014.

[3] Cass. sent. n. 48.537/2004.


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