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Imu e comodato gratuito

19 maggio 2018


Imu e comodato gratuito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 maggio 2018



Mia suocera nel 2005 ha concesso a suo figlio una propria abitazione a disposizione, in comodato d’uso gratuito. Il contratto è stato regolarmente registrato all’ade del suo Comune. Ha sempre pagato l’ici e l’imu. Nel 2015 viene concessa la detrazione per le abitazioni date in uso gratuito con contratto regolarmente registrato. Il regolamento declama che i contratti vanno presentati entro 90 giorni dalla registrazione, mentre per quelli in essere non dice nulla. Ho calcolato la detrazione senza presentare il comodato, ma ora il Comune mi contesta quel versamento fatto in misura inferiore. Ho inviato richiesta di annullamento in autotutela, perché secondo me, il regolamento non è chiaro ma ho ricevuto un diniego. L’anno successivo la normativa è cambiata ulteriormente, ma in questo caso era chiara. Bisognava presentare la dichiarazione IMU, cosa che ho fatto. Ho subito un’ingiustizia come penso? 

L’interpretazione che il lettore ha dato all’art. 15 del regolamento comunale in oggetto non è di certo errata.

Il problema risiede nella poca chiarezza del contenuto di quella frase; o, quantomeno, la frase è chiara, ma poco sensata a livello logico-giuridico per il Comune.

La risposta della Funzionaria del Comune, come può leggersi da atti allegati dal lettore, non è errata, dal canto suo: quando gli comunica il diniego alla sua richiesta, gli dice infatti che il Comune, non avendo avuto copia di quel contratto di comodato, non ha potuto verificarne i requisiti. Ma il lettore, letteralmente interpretando quella normativa, ha giustamente dedotto che, essendo il contratto di comodato già stipulato e registrato al momento della pubblicazione del regolamento contenente questa disposizione, non doveva essere inviata copia del contratto poiché i 90 giorni posti a decadenza delle agevolazioni riguardavano i contratti nuovi. Diversamente, la normativa avrebbe dovuto recitare: “il soggetto passivo è tenuta a dare comunicazione al Comune entro 90 giorni dalla stipula del contratto di comodato. Per i contratti di comodato già in essere alla data di entrata in vigore del presente regolamento, il soggetto passivo è tenuto a dare comunicazione al Comune entro 90 giorni dalla pubblicazione del presente regolamento comunale”. In questo modo, il lettore avrebbe avuto la certezza che anche sua suocera avrebbe dovuto inviare la comunicazione richiesta dal Comune. Fatta questa premessa, e poste le basi per un eventuale contestazione giudiziale, il problema più rilevante riguarda i termini per proporre impugnazione avverso quell’avviso di accertamento dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale; termini che si teme siano spirati. Non si ha contezza di quando è stato notificato l’avviso, ma vedendo la data dell’istanza di autotutela presentata (11.12.2017), si presume che la notifica sia stata ricevuta almeno qualche giorno prima. Avendo la suocera del lettore sessanta giorni per contestare l’avviso di accertamento, se questo fosse stato notificato prima dell’ 08.12.2017, si sarebbe fuori termine per un ricorso in Commissione Tributaria e, così, quell’avviso di accertamento non potrà essere contestato nel merito. Né l’istanza presentata in autotutela sospende i termini per proporre impugnazione; e così, come accade spesso, si è costretti contestualmente a proporre istanza in autotutela e ricorso giurisdizionale. Conseguentemente, a parere dello scrivente, escluso il rimedio giudiziale, l’unica soluzione rimane (per quanto insperata) quella di presentarsi il lettore all’Ufficio della Funzionaria che gli ha riscontrato il diniego, cercando di convincere la stessa della bontà dell’esegesi letterale da lui effettuata sull’art.15 di quel regolamento comunale; la cui ambigua interpretabilità è avallata dal fatto che, per gli anni successivi, la normativa è mutata, dando adito alle sue legittime ragioni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla

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