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Lo sai che? Sesso in ufficio fuori orario di lavoro: cosa si rischia?

Lo sai che? Pubblicato il 20 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 maggio 2018

Licenziamento e atti osceni in luogo pubblico: cosa succede se il datore di lavoro viene a scoprire che hai avuto un rapporto sessuale in azienda?

Ieri sera sei tornato di nuovo tardi dal lavoro. Questa volta però non si è trattato di uno straordinario, né del traffico cittadino. Una collega ha fatto irruzione nel tuo ufficio e non hai saputo resistere alla sua seduzione. Vi siete così baciati e spinti in un rapporto sessuale completo. Avete chiuso la porta e, lontani da occhi indiscreti, vi siete spogliati. Hai tuttavia timore che qualcuno si possa essere accorto di voi. Ti è sembrato di sentire dei passi di altre persone al di fuori della stanza e hai avuto l’impressione che queste si siano fermate interdette. Il giorno dopo, tornato sul lavoro – forse la coda di paglia – tutti i colleghi ti guardavano in modo strano. Qualcuno ti ha anche strizzato l’occhio, ma hai fatto finta di nulla. Il timore però è che lo possa venire a sapere il datore di lavoro. E se c’era una telecamera di cui non ti sei accorto? E se qualcuno, sentendo i gemiti, lo è andato a riferire ai superiori? Cosa si rischia per il sesso in ufficio fuori orario di lavoro? Sopraffatto dai dubbi e dalle preoccupazioni non ti resta che aspettare e sperare che, nel breve, non ti arrivi una contestazione disciplinare o, peggio, un licenziamento. Hai però un’altra soluzione per sapere a cosa vai incontro: leggere questo articolo. Qui di seguito cercheremo di comprendere se esiste una legge o qualsiasi altra normativa che vieta di avere rapporti sessuali in ufficio o in qualsiasi altro luogo aziendale (un bagno, un ripostiglio, un magazzino, ecc.).

Innanzitutto guardiamo l’aspetto penale. Fare sesso in ufficio, anche se fuori orario di lavoro, può essere considerato «atti osceni in luogo pubblico»? La risposta è seccamente no. Non tanto per la condotta in sé o per il luogo in cui essa è consumata quanto per il fatto che questo reato non esiste più. Oggi si tratta solo di un illecito amministrativo punibile però con sanzioni particolarmente elevate, da 5.000 a 30.000 euro. Chiaramente, ad elevare la sanzione non può essere il datore di lavoro o il capo del personale, bensì una pubblica autorità (la polizia, i carabinieri, ecc.). Solo la diretta percezione del fatto da parte del pubblico ufficiale può consentire a quest’ultimo di redigere un verbale che faccia piena prova e possa essere un titolo per la sanzione. Dunque, l’eventuale “esposto” fatto dal datore o dai colleghi alla polizia non avrebbe alcun valore.

C’è poi un secondo fattore che esclude la presenza dell’illecito amministrativo. Il luogo deve essere “pubblico” o “aperto al pubblico”. Non è tale l’ufficio personale, quello in cui i clienti non possono entrare (anche se vi possono accedere i colleghi di lavoro). Lo sarebbe un settore di un supermercato o un camerino di un negozio di abbigliamento o la reception di un hotel (ma chi vuoi che consumi un atto sessuale nella hall di un albergo?).

Peraltro, se hai chiuso bene la porta e hai fatto in modo che nessuno vi vedesse, non puoi rischiare nulla neanche in un luogo ove potenzialmente potrebbero entrare altre persone (pensa al bagno di un cinema).

Veniamo invece all’ambito civilistico del problema e alla possibilità che il capo, venendo a sapere del focoso gesto, intenda prendere un provvedimento disciplinare nei tuoi riguardi.

Innanzitutto devi sapere che, se mai dovesse succedere una cosa del genere, la lettera di contestazione ti deve essere inviata tempestivamente: non può passare molto tempo da quando il capo è venuto a sapere del rapporto sessuale consumato in ufficio. In più ti spetterà sempre prendere visione degli atti interni del procedimento, ossia delle segnalazioni fatte dai colleghi che vi hanno sentito, in modo da poterti difendere.

Fra l’altro la contestazione deve arrivare non solo a te ma anche all’altra persona, sempre che si sappia chi era.

Ma c’è un aspetto ancora più importante. Come di certo saprai, sono vietate le telecamere sul luogo di lavoro salvo quelle per difendere l’azienda dai ladri e comunque previo accordo coi sindacati o la direzione del lavoro.

Sei stato così sprovveduto da spogliarti sotto la cam? Davvero? Bé, allora il datore di lavoro potrebbe contestarti un comportamento poco consono all’ambiente. Ma – a meno che il regolamento aziendale o il contratto collettivo non preveda diversamente – sarà difficile che possa licenziarti. Il licenziamento è infatti riservato solo alle condotte più gravi, quelle che ledono irrimediabilmente il rapporto fiduciario. In più, per legge, se mai dovesse inviarti una contestazione disciplinare, il datore dovrebbe mirare a preservare la tua privacy e, quindi, non potrebbe divulgare il fatto (diversamente potresti essere tu a fargli causa e a chiedergli il risarcimento).

In verità c’è da considerare anche il contesto lavorativo: una cosa è fare sesso in un ufficio che deve mantenere una certa rispettabilità per via dell’attività che vi si compie (ritorniamo all’esempio della hall di un hotel, ma anche a un ambulatorio medico, a uno studio dentistico dove è necessario preservare una certa igiene) e un’altra è invece in un ufficio amministrativo o di contabilità, di norma riservato solo alle scartoffie. Il fatto di aver consumato il rapporto sessuale fuori dall’orario di lavoro ti salva già in gran parte visto che non hai sottratto tempo alle mansioni per le quali vieni pagato.

Se invece non c’era alcuna telecamera, allora i rischi sono ancora inferiori. Senza un testimone oculare sarà difficile poterti addebitare un comportamento frutto solo di qualcuno che ha immaginato ma non ha visto; qualsiasi avvocato sarebbe in grado di scardinare un assunto del genere, posto che, peraltro, la presenza di sospiri non implica già necessariamente la consumazione del rapporto sessuale in ufficio.


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