Diritto e Fisco | Editoriale

Le tutele dei consumatori nei contratti

20 maggio 2018


Le tutele dei consumatori nei contratti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2018



Ogni giorno, senza nemmeno rendertene conto, concludi una lunga serie di contratti, e, nella maggior parte dei casi, tu sei la parte debole. Hai mai pensato a quale sia la tutela prevista dalla legge in caso qualcosa vada storto?

Il contratto è un accordo stipulato tra due o più parti per regolare un rapporto giuridico patrimoniale. Quando una delle parti che stipula il contratto è un consumatore, la disciplina applicata è parzialmente differente, in quanto quest’ultimo è considerato dalla legge contrattualmente debole.

Forse ti sarà capitato di stipulare un contratto con una banca, come ad esempio un mutuo. Quasi sicuramente avrai sottoscritto le condizioni della banca senza poter giovare di una vera e propria trattativa. Ecco, in quel caso tu sei stato la parte debole del contratto: un consumatore. Dal momento che sono numerosi i casi di questo tipo, è opportuno conoscere perfettamente le tutele dei consumatori nei contratti riconosciuta dalla legge, per non subire eventuali scorrettezze della controparte.

Chi sono il consumatore e l’imprenditore?

Quando parla di imprenditore la legge spesso utilizza il termine professionista. Esso può essere sia una persona fisica che una persona giuridica, quindi un ente, che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale. Per essere considerato tale, egli deve stipulare un contratto inerente all’attività professionale svolta, o quantomeno funzionale alla stessa. Quando ad esempio la banca stipula un contratto di mutuo con un suo cliente, essendo il contratto stesso espressione dell’attività professionale dell’istituto finanziario, a questo si applicherà la disciplina prevista dalla legge a tutela del consumatore.
Per consumatore invece si intende una persona che stipula un contratto il cui oggetto non è collegato alla sua attività professionale, e quindi si trova inevitabilmente, in sede contrattuale, in una posizione di inferiorità rispetto al professionista. Proprio per questo motivo la legge mira a ristabilire un equilibrio tra le parti, in modo che i diritti e i doveri discendenti dal contratto per le parti coinvolte siano bilanciati.
La materia è regolata dal codice del consumo, che prevede una disciplina riguardante le clausole vessatorie, i contratti conclusi a distanza e quelli negoziati fuori dai locali commerciali, le pratiche commerciali ingannevoli o aggressive. Chiaramente questo tipo di disciplina si applica solo laddove le parti coinvolte nel contratto siano professionista e consumatore.

Quali sono le informazioni che il consumatore deve avere prima di stipulare un contratto?

Il contratto è uno strumento giuridico che vincola le parti che lo sottoscrivono. Per questo è importante ponderare bene le proprie decisioni, e concluderlo solo dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie. Secondo la disciplina prevista dal codice del consumo, il professionista deve fornire al consumatore tutte le informazioni necessarie per una corretta formazione del consenso. Tra queste informazioni figurano:

  • la descrizione dettagliata ed esaustiva del bene o servizio oggetto del contratto;
  • le informazioni riguardanti l’identità, la professione e i contatti del professionista venditore;
  • il prezzo dei beni oggetto di contratto, comprensivo anche di eventuali spese di spedizione o imposte aggiuntive, in modo che il consumatore possa avere un’idea ben chiara e precisa di quanto andrà a spendere;
  • se il contratto è concluso a distanza deve essere indicato al consumatore il costo del mezzo di comunicazione utilizzato per la stipula;
  • tutte le informazioni riguardanti il diritto di recesso, in particolar modo le condizioni cui questo può effettivamente essere esercitato;
  • le informazioni riguardanti le modalità di pagamento del bene o servizio oggetto di contratto, il modo e i tempo in cui esso verrà consegnato all’acquirente e ogni altra informazione necessaria sul prodotto oggetto di vendita.

Cosa si intende per diritto di recesso?

Il diritto di recesso consiste nella possibilità per una delle parti del contratto di scioglierlo unilateralmente, estinguendo di fato tutte le obbligazioni che ne derivano, senza chiedere il consenso della controparte e senza per questo incorrere nel pagamento di penali. Questo diritto è riconosciuto al consumatore ed è irrinunciabile: ciò significa che il consumatore non può rinunciare a questo diritto nemmeno volendo, e se il contratto prevede una clausola di rinuncia essa non sarà considerata valida e quindi sarà inapplicabile. Il consumatore può esercitare il diritto di recesso nel termine prestabilito dalla legge, che normalmente si attesta a quattordici giorni dalla conclusione del contratto. Se gli obblighi di informazione precontrattuale gravanti sul professionista non sono stati adempiuti, il termine per il diritto di recesso è maggiore. I quattordici giorni si contano a decorrere da vari momenti in base al tipo di contratto stipulato:

  • per i contratti di vendita di servizi si contano dal momento della sottoscrizione del contratto;
  • per i contratti di vendita di beni si contano a partire dall’acquisizione del bene oggetto di contratto da parte dell’acquirente;
  • se il contratto ha per oggetto più di un bene, il periodo di decorrenza parte dal momento in cui il consumatore entra in possesso di tutti i beni oggetto dell’accordo.

Ma come si esercita il diritto di recesso? Prima della scadenza del termine previsto per legge, il consumatore deve informare il professionista della sua decisione di recedere dal contratto. Il consumatore può scegliere di compilare il modulo espressamente previsto a tale scopo dal codice del consumo, oppure presentare una dichiarazione esplicita della volontà di recedere. Se il professionista riconosce questa possibilità, il diritto di recesso può essere esercitato compilando un modulo da inviare direttamente al sito web del professionista.
Se il consumatore non esercita il recesso nei termini prestabiliti, la legge gli riconosce comunque altri mezzi di tutela, come ad esempio l’annullamento nel caso in cui il professionista abbia indotto in inganno il consumatore per arrivare alla conclusione del contratto.
Quando il recesso viene esercitato, il contratto cessa di avere i suoi effetti. Il profesisoista deve prontamente rimborsare il consumatore tutti i pagamenti ricevuti utilizzando lo stesso mezzo di pagamento della transazione iniziale. D’altro canto, il consumatore dovrà immediatamente restituire i beni acquistati, sostenendo tra l’altro le spese del reso.

Cosa sono i contratti a distanza e negoziati fuori dai locali commerciali?

Per contratto concluso a distanza si intende un contratto stipulato senza la presenza simultanea del venditore e dell’acquirente, come ad esempio quelli che vengono conclusi mediante l’utilizzo di mezzi di comunicazione a distanza. L’acquisto online, ad esempio, rientra nella categoria dei contratti a distanza. Il negoziato fuori dai locali commerciali invece è un tipo di contratto che viene stipulato in una sede diversa rispetto al punto vendita della società, come ad esempio quelli sottoscritti in uno stand dedicato all’interno di un centro commerciale, o ancora quelli conclusi porta a porta o per strada.
Questi due particolari contratti sottostanno ad una disciplina parzialmente differente rispetto a quella per i contratti ordinari. Vediamo bene cosa significa:

  • le informazioni pre-contrattuali che il professionista deve fornire al consumatore sono molto più esaustive e dettagliate;
  • il diritto di recedere dal contratto – di “ripensarci”, se vogliamo – è di quattordici giorni;
  • esercitare il proprio diritto di recesso è più semplice: basta compilare un modulo tipo prestabilito dalla legge europea;
  • quando il contratto viene stipulato online, il professionista non potrà più selezionare automaticamente le caselle al fine di vendere eventuali beni e servizi correlati a quello oggetto di contratto;
  • i contratti conclusi al telefono potranno considerarsi perfezionati, e quindi conclusi a tutti gli effetti, solo quando il consumatore riceverà a casa una copia cartacea dell’accordo da sottoscrivere.

La consegna del bene

La consegna del bene deve essere conforme a quanto stabilito all’interno del contratto ed entro e non oltre i termini prestabiliti. Se il bene deve essere consegnato mediante un mezzo di trasporto, il professionista cessa di essere responsabile del suo eventuale danneggiamento nel momento stesso in cui consegna il bene al vettore: il rischio del danneggiamento della cosa si trasferisce immediatamente in capo al consumatore. Il rischio del danneggiamento del bene per causa non imputabile al professionista si trasferisce al consumatore solo nel caso in cui quest’ultimo, o altra persona da lui designata, entra concretamente in possesso del bene.

Tutela del consumatore in caso di fornitura non richiesta di beni

Nel caso in cui vi sia stata fornitura non richiesta di beni al consumatore (come gas, elettricità, o prestazione non richiesta di servizi), il consumatore non è tenuto ad alcuna prestazione corrispettiva nei confronti del professionista. La mancata risposta del consumatore non deve e non può essere intesa dal professionista come consenso. Anche nel caso in cui il bene consegnato, non conforme a quello oggetto del contratto, sia di valore superiore, il professionista si considera comunque inadempiente.

In che modo si conclude il contratto?

Il contratto può essere perfezionato, e quindi iniziare a produrre i suoi effetti giuridici, in vari modi. Normalmente il contratto si considera concluso al momento della sottoscrizione, ossia quando professionista e consumatore appongono la loro firma sulla copia cartacea. Nel caso in cui il contratto sia stipulato al telefono però, questo può considerarsi correttamente formato solo nel caso in cui venga recapitata una copia cartacea del contratto al consumatore, altrimenti l’accordo sarà viziato e quindi non produrrà i suoi effetti. Il consumatore può deciere di dare conferma del contratto anche mediante l’apposizione della firma digitale.

Come si risolvono le eventuali controversie sorte dal contratto?

Nel caso in cui sorgano delle controversie di natura civile dal contratto sottoscritto tra consumatore e professionista, la legge prevede che la soluzione delle stesse sia rimessa al foro del luogo di residenza o di domicilio del consumatore, laddove questi si trovino su suolo nazionale. Nel caso in cui invece il diritto applicabile al contratto sia quello di uno Stato membro dell’Unone Europea, i consumatori che abbiano la residenza in Italia non possono rinunciare ai diritti che vengono loro riconosciuti dal vigente codice del consumo. Eventuali clausole all’interno del contratto che dispongono diversamente si considerano non vincolanti per il consumatore.
Nel caso in cui si registrino delle violazione degli interessi collettivi dei lavoratori, potranno agire in giudizio le associazioni dei consumatori, incaricate della tutela del consumatore.

Come deve essere la forma del contratto?

In alcuni casi la legge prevede che la forma del contratto non sia libera. Ad esempio nel caso di contratti relativi a servizi di investimento la legge richiede la forma scritta a pena di nullità. La Consob soltanto può eventualmente prevedere forme alternative. Ad oggi, i contratti riguardanti lo svolgiemtno di servizi finanziari via web possono essere conclusi in questa maniera: il consumatore deve scaricare da internet la copia cartacea del contratto, deve sottoscriverla e deve inviarla indietro al professionista. Oppure può decidere di apporre la propria firma digitale e concludere quindi il contratto direttamente via internet.

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