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Rifiutare nuovi incarichi a lavoro: quando è possibile

2 settembre 2018


Rifiutare nuovi incarichi a lavoro: quando è possibile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 settembre 2018



Il rifiuto di lavorare e di eseguire nuovi compiti, anche se illegittimi, può portare al licenziamento se non c’è stata prima una sentenza ad annullare l’ordine di servizio. Salvo in casi gravi.

Il datore di lavoro ti ha assegnato nuovi incarichi che non erano stati concordati con l’iniziale contratto. In parte si tratta di compiti di livello inferiore, in parte di mansioni che non rientrano nel tuo bagaglio di conoscenze e per le quali non sei stato formato; il rischio pertanto di sbagliare e, magari, di essere licenziato è così elevato che ti ha fatto dire «No, grazie». Il capo, un po’ interdetto, ti ha ammonito «Si tratta di un nuovo ordine di servizio che devi rispettare, altrimenti ti licenziamo». È davvero così? Quando è possibile rifiutare nuovi incarichi di lavoro? La quesitone è stata già decisa numerose volte dalla Cassazione. Vediamo cosa è stato detto dai giudici.

Nuove mansioni superiori 

Le nuove mansioni possono essere caratterizzate da un più elevato contenuto professionale e quindi essere inserite in un livello di inquadramento superiore. Ciò è possibile solo per un tempo limitato e sempre che ciò avvenga per sostituire un dipendente assente (sino al suo rientro), per la momentanea vacanza di una posizione in organico o per eccezionali e contingenti esigenze organizzative. Non c’è bisogno di un formale atto di incarico scritto, ben potendo l’assegnazione avvenire con semplici comportamenti concludenti.

Se le mansioni superiori vengono assegnate per coprire la posizione di un lavoratore assente bisogna riconoscere al sostituto il corrispondente trattamento economico, ossia la maggiorazione sullo stipendio.

In tal caso, l’assegnazione a mansioni superiori può durare sino al rientro del lavoratore sostituito. Non è quindi possibile chiedere una promozione automatica.

Quando l’assegnazione a mansioni superiori avviene per altre ragioni, ha un tempo massimo stabilito dai contratti collettivi che non può mai essere superiore a sei mesi continuativi. Anche in questo caso spetta il trattamento economico. Se si oltrepassa questo limite di tempo scatta il diritto alla promozione automatica e definitiva.

Mansioni inferiori

Il datore di lavoro non può mai assegnare al dipendente delle nuove mansioni quando queste sono di tipo inferiore rispetto all’inquadramento contrattuale con cui è stato assunto. Solo eccezionalmente è possibile tale possibilità il che succede quando avviene una modifica degli assetti organizzativi aziendali (tanto da incidere sulla posizione del lavoratore) o quando previsto dai contratti collettivi. In questo caso il dipendente mantiene il suo stipendio precedente che non può essergli ridotto salvo che l’adibizione a mansioni inferiori avviene per crisi aziendale e, su accordo del dipendente, solo per salvargli il posto.

Negli altri casi il demansionamento – questo è il termine tecnico – è illegittimo e dà diritto al dipendente di agire dal giudice e chiedere il risarcimento del danno.

È possibile rifiutare i nuovi incarichi di lavoro?

il lavoratore non può rifiutarsi però di svolgere i nuovi incarichi affidatigli dal capo se prima non ricorre in tribunale e fa annullare l’ordine di servizio. In buona sostanza non ci si può “autodifendere” astenendosi dal lavorare. Il rifiuto, però, secondo la Cassazione è legittimo solo quando non è contrario a buona fede e se è una reazione proporzionata alla violazione commessa dal datore di lavoro [1]. Il lavoratore, infatti, a causa di un presunto demansionamento non può rifiutarsi a priori, e senza che prima si sia espresso il giudice, di eseguire la prestazione richiestagli, se il datore di lavoro adempie gli altri fondamentali obblighi derivanti dal contratto (ad esempio il pagamento dello stipendio). Se, ad esempio, il dipendente rifiuta di svolgere mansioni in un’altra sede ove è stato trasferito illegittimamente e non si presenta sul nuovo luogo di lavoro può essere licenziato se prima non interviene il magistrato ad annullare il trasferimento stesso; allo stesso modo può perdere il posto se, disobbedendo agli ordini, decide di non adempiere alle direttive con le nuove mansioni. Questo significa che il lavoratore dovrà prima fare causa all’azienda per far annullare il provvedimento contenente i nuovi incarichi e solo allora potrà rifiutarsi di svolgerli. Diversamente può anche essere licenziato.

Dicevamo però che, in alcuni casi, è consentito al dipendete astersi dal lavorare in presenza di ordini palesemente illegittimi. Ci deve essere una proporzione tra la reazione-rifiuto del lavoratore e l’illegittimità del provvedimento del datore. Si pensi al dirigente che viene messo a pulire i bagni (condizione che ne umilia la formazione professionale) o al dipendente cui viene chiesto di guidare un camion per il quale non ha la patente (attività che viola la legge: sia che si tratti di illecito civile, penale o amministrativo); o al lavoratore che viene adibito alla cura della contabilità quando non ha conoscenze fiscali (assenza di preparazione) o a quello cui viene imposto l’uso di un macchinario per il quale però non ha ricevuto formazione e che pertanto potrebbe essere per lui pericoloso.

In tutti questi casi, il rifiuto di lavorare del lavoratore risulta proporzionato al precedente inadempimento del datore di lavoro ed è quindi lecito perché si traduce in un comportamento che, oltre a non contrastare con i principi generali della correttezza e lealtà, risulta ragionevole e logico [2].

note

[1] Cass. 24 gennaio 2013 n. 1693; Cass. 19 febbraio 2008 n. 4060; Cass. 12 febbraio 2008 n. 3304.

[2] Cass. sent. n. 12121/1995.


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