Diritto e Fisco | Editoriale

Ipoteca per debiti fiscali: come e quando impugnare

20 maggio 2018


Ipoteca per debiti fiscali: come e quando impugnare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2018



Se l’Agenzia delle Entrate Riscossione iscrive ipoteca sulla casa o su qualsiasi altro immobile deve darne comunicazione 30 giorni prima con un preavviso il quale può essere impugnato nei 60 giorni successivi. Ma se manca il preavviso non ci sono termini.

Dopo numerose cartelle di pagamento notificate al tuo indirizzo di residenza e svariati solleciti è infine giunta l’ipoteca: Agenzia Entrate Riscossione ha iscritto tale misura cautelare su una delle tue case per recuperare i crediti che vanta nei tuoi confronti. Si tratta – ti ha spiegato il tuo avvocato – di un atto che non implica, di per sé, la procedura di esecuzione forzata e la vendita all’asta: il fatto di avere una casa ipotecata non significa necessariamente che il creditore intende sottoporla anche a pignoramento. C’è gente che è rimasta con la casa ipotecata per anni senza mai doverla lasciare. Potresti anche venderla, pur con la consapevolezza che l’acquirente la comprerebbe con tutto il peso dell’iscrizione. Proprio per questo, però, intendi trovare una soluzione e presentare opposizione. Quanti giorni hai per farlo? Quali sono i motivi di contestazione che puoi addurre davanti al giudice? In altri termini, in caso di ipoteca per debiti fiscali, come e quando impugnare? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente ordinanza [1]. La pronuncia ci offre, nello stesso tempo, la scusa per trattare nuovamente l’intero argomento e fornirti tutte le istruzioni utili per difenderti dall’ipoteca di Agenzia Entrate Riscossione.

Ipoteca Agenzia Entrate Riscossione: quando è illegittima?

La prima cosa che ti consiglio di fare è di leggere la nostra guida sul Pignoramento immobiliare per debiti fiscali. Lì troverai molte istruzioni utili in merito alla possibilità, per l’Agenzia Entrate Riscossione, di iscrivere ipoteca e poi mettere all’asta la tua casa qualora dovesse vantare dei crediti nei tuoi confronti per cartelle esattoriali non pagate. Da quell’articolo possiamo però estrapolare alcune regole pratiche che ci dicono quando l’ipoteca dell’Agenzia Entrate Riscossione è illegittima. Eccole elencate:

  • l’ipoteca sulla casa è illegittima se il debito del contribuente è inferiore a 20mila euro. Il contribuente può sempre ridurre il proprio debito anche dopo l’iscrizione dell’ipoteca, pagando alcune cartelle in modo tale da far scendere l’esposizione debitoria al di sotto di tale tetto. In tale ipotesi l’ipoteca andrà cancellata;
  • l’ipoteca sulla casa è illegittima se non comunicata in anticipo con un preavviso: il preavviso deve essere dato almeno 30 giorni prima dall’iscrizione dell’ipoteca. Invece il successivo atto di iscrizione di ipoteca non deve essere comunicato;
  • l’ipoteca sulla casa è illegittima se riguarda una cartella di pagamento ormai prescritta. I termini di prescrizione sono diversi a seconda del tipo di imposta e ben può essere che, nella stessa cartella, alcuni debiti siano caduti in prescrizione e altri no. Ad esempio: Iva, Irpef e Irap si prescrivono (secondo la tesi predominante) in 10 anni (alcuni giudici ritengono invece 5); le imposte degli enti locali (Imu, Tari, Tasi, ecc.), i contributi previdenziali Inps e Inail e le sanzioni amministrative (anche le multe stradali) si prescrivono in 5 anni; il bollo auto in 3 anni;
  • l’ipoteca sulla casa è illegittima se il contribuente non hai mai ricevuto la notifica della precedente cartella esattoriale;
  • se la casa è cointestata a due o più persone, il valore dell’ipoteca non può essere superiore alla quota del contribuente debitore. Pertanto, se l’immobile è in comunione ereditaria di due fratelli e uno di questi ha dei debiti fiscali, il valore dell’ipoteca non può superare il 50% del valore dell’immobile;
  • l’ipoteca sulla casa è illegittima se iscritta dopo un anno dalla notifica della cartella di pagamento o dopo 180 giorni dalla notifica dell’intimazione di pagamento. In realtà, su questo punto non tutti i giudici sono d’accordo e le Sezioni Unite della Cassazione si sono pronunciate contro questa tesi [2]. La ragione è semplice: la legge prescrive che la cartella di pagamento abbia efficacia per massimo un anno e l’intimazione di pagamento per massimo 180 giorni; scaduti tali termini l’Agente della riscossione che voglia agire col pignoramento deve notificare un nuovo sollecito di pagamento. Tuttavia, l’ipoteca non è un atto di esecuzione forzata ma solo una misura cautelare, per cui – a detta di alcune sentenze – per essa non è necessario rispettare detti termini;
  • secondo alcuni giudici, l’ipoteca è illegittima se sproporzionata rispetto al credito per il quale l’Esattore agisce. È quindi nulla l’ipoteca eccessiva iscritta, ad esempio, a fronte di un debito di 100mila euro su un immobile che vale un milione di euro;
  • l’ipoteca sulla casa è illegittima se il contribuente ha chiesto e ottenuto, prima di essa, una rateazione del debito o la sospensione della cartella da parte del giudice o lo sgravio della stessa da parte dell’ente titolare del credito;
  • l’ipoteca sulla casa è nulla se il preavviso di ipoteca arriva all’indirizzo del debitore prima del decorso di 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale. La cartella infatti diventa definitiva e autorizza l’iscrizione di misure cautelari solo dopo il decorso di tale termine.

Contrariamente a quanto spesso si pensa, l’ipoteca sulla prima casa è ben possibile, sempre a condizione che vengano rispettate le predette condizioni (debito pari almeno a 20mila euro, preavviso di ipoteca nei 30 giorni prima, ecc.). La legge infatti vieta solo il pignoramento sull’unica casa del debitore (a condizione che sia anche di residenza, adibita a civile abitazione e non accatastata nelle categorie A/8 e A/9).

Procedimento dell’ipoteca esattoriale e ricorso

Come abbiamo detto, l’ipoteca viene preceduta da una comunicazione preventiva al debitore che intima il pagamento entro i trenta giorni successivi. Tale comunicazione interrompe i termini di prescrizione delle cartelle e può essere impugnata in Commissione tributaria. Il ricorso che deve essere circoscritto ai vizi propri dell’ipoteca. Quindi – salvo il peculiare caso dell’omessa notifica della cartella di pagamento – non è possibile censurare il merito della pretesa né vizi di legittimità della cartella di pagamento stesso. In buona sostanza, quando si impugna l’ipoteca è ormai troppo tardi per contestare la cartella o le ragioni del debito: per questo tipo di eccezioni c’è un termine ben preciso che è di 60 giorni dalla notifica della cartella. Possiamo quindi dire che l’ipoteca o il preavviso di ipoteca possono essere impugnati solo per vizi di forma.

La comunicazione deve contenere l’indicazione del valore del debito per cui si procede, visto lo sbarramento dei 20.000,00 euro.

Non è necessaria l’informazione circa la rendita catastale dell’immobile.

Essendo l’ipoteca una misura disposta in ragione di un precedente credito, se questo viene meno ad esempio per sentenza/sospensione del giudice tributario (anche appellabile quindi non definitiva) o sgravio dell’ente creditore, è automaticamente nulla.

Durata del preavviso di ipoteca

Potrebbe succedere che al preavviso di ipoteca non segua, in tempi celeri, l’iscrizione ipotecaria vera e propria.

In tal caso, secondo alcuni giudici [3] occorre applicare analogicamente la regola secondo cui l’intimazione di pagamento perde efficacia se l’espropriazione forzata non inizia decorsi 180 giorni dalla sua notifica.

Quanto tempo per impugnare l’ipoteca di Agenzia Entrate Riscossione?

Quando l’impugnazione ha ad oggetto motivi di carattere formale e il mancato rispetto delle regole del procedimento, l’impugnazione può essere eseguita entro 20 giorni dalla notifica del preavviso di ipoteca. Tuttavia se Agenzia Entrate Riscossione non notifica tale preavviso il ricorso del contribuente può essere presentato in qualsiasi momento, senza cioè limiti di tempo. Secondo infatti la Cassazione si può presumere, in tali casi, che egli sia venuto formalmente a conoscenza dell’ipoteca nel medesimo giorno in cui lo ha impugnato. L’Esattore può ovviamente fornire prova contraria e dimostrare che il debitore ha ricevuto la notifica del preavviso di pagamento. In tal caso, l’ipoteca è legittima.

Secondo la Suprema Corte, in sintesi, in caso di omessa notifica della comunicazione preventiva di iscrizione di ipoteca, il contribuente può sempre impugnare l’iscrizione di ipoteca nel momento in cui ne viene ad effettiva conoscenza, senza dover fornire la prova del giorno in cui ne ha avuto notizia. È invece a carico dell’agente della riscossione fornire la prova che il contribuente è di fatto venuto a conoscenza del provvedimento esecutivo in epoca precedente.

C’è comunque da dire che, sempre secondo la Cassazione [4], ai sensi di legge [5] è l’ipoteca l’atto vero e proprio impugnabile (non tanto il preavviso di ipoteca). Dunque dal mancato ricorso contro la comunicazione preventiva non deriva alcun effetto sull’oggetto della difesa nel ricorso contro l’iscrizione vera e propria.

note

[1] Cass. ord. n. 12309/2018 del 18.05.2018.

[2] Cass. SS.UU. 18.9.2014 n. 19667.

[3] CTR Bari sent. n. 2278/7/17.

[4] Cass. sent. n. 26129/2017.

[5] Art. 19 d.lgs. n. 546/1992.

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