Diritto e Fisco | Editoriale

Evitare il pignoramento

20 maggio 2018


Evitare il pignoramento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2018



Come contestare il pignoramento e salvare il conto corrente, la pensione, lo stipendio e la casa dalla banca, dall’Agenzia Entrate Riscossione o da qualsiasi altro creditore. I limiti che incontra il creditore nel pignorare i beni del debitore.

Quando una persona ha contratto dei debiti e questi sono scaduti, il creditore può eseguire il pignoramento di tutti i suoi beni. Il pignoramento non è però una conseguenza automatica della morosità, né si può dire che avvenga nel giro di pochi giorni. C’è sempre bisogno di una serie di adempimenti preventivi che il creditore deve svolgere valendosi del proprio avvocato e rispettando procedure stabilite dalla legge. Le trafile burocratiche insomma non risparmiano nessuno tanto è vero che, in molti casi, si preferisce spesso – specie per i crediti di modesto importo – rivolgersi ai call center. Evitare il pignoramento è tuttavia possibile: lo sanno bene numerose società che, proprio a causa degli insoluti, sono costrette a chiudere o a ridurre il personale. È anche possibile evitare il pignoramento del fisco con determinati stratagemmi (alcuni legali e altri illeciti) tenendo conto tuttavia che, in determinate situazioni, si può incappare nel reato di «sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte». In questo articolo cercheremo di capire se e come è possibile evitare il pignoramento e quali difese ha il debitore contro la banca, contro l’Agenzia Entrate riscossione, contro i fornitori, contro il vicino di casa che ha vinto il processo e, insomma, contro qualsiasi altro creditore.

Cos’è il pignoramento?

Il pignoramento è disciplinato dal codice di procedura civile [1] (per il pignoramento da parte del fisco vigono però regole speciali di cui a breve parleremo). Esso è, in linea di principio, l’atto con cui si dà inizio all’espropriazione forzata. In pratica, scopo del pignoramento è “bloccare” i beni del debitore affinché questi non li ceda ad altri soggetti (vendendoli, donandoli, dandoli in noleggio, comodato o in locazione, ecc.) in attesa che venga eseguita una procedura volta alla loro vendita forzata. Tale vendita (detta appunto esecuzione forzata) è conosciuta comunemente con il termine di “asta giudiziaria” e riguarda sia i beni mobili (un divano, una televisione, dei gioielli), sia gli immobili (case, terreni o quote di case e terreni).

A notificare l’atto di pignoramento è l’ufficiale giudiziario del tribunale competente ove si trovano i beni da pignorare.

Presupposti del pignoramento: il titolo esecutivo

Come abbiamo anticipato, un pignoramento non piomba mai dalla sera alla mattina ma deve essere preceduto da una serie di attività del creditore. In particolare il creditore può agire con il pignoramento e l’esecuzione forzata solo a condizione che sia in possesso di un documento ufficiale che certifichi pubblicamente il proprio diritto di credito. Questo atto si chiama titolo esecutivo. Sono titoli esecutivi:

  • le sentenze anche se non ancora divenute definitive (quindi, si può fare pignoramento anche se la parte soccombente in un processo ha fatto appello o ricorso per Cassazione, sempre che il giudice del successivo grado non abbia sospeso l’efficacia esecutiva del titolo);
  • i decreti ingiuntivi non opposti entro 40 giorni dalla loro notifica;
  • qualsiasi altro provvedimento del giudice che contenga un comando nei confronti di un altro soggetto (ad esempio l’ordinanza di rilascio di un immobile);
  • gli assegni (fino a 6 mesi dalla data di emissione);
  • le cambiali (fino a 3 anni dalla data di scadenza);
  • i contratti di mutuo stipulati davanti al notaio;
  • tutti gli altri atti pubblici stipulati davanti al notaio che certificano l’obbligo, da parte di un soggetto, di pagare determinate somme in favore di un altro soggetto;
  • le cartelle di pagamento notificate dagli Agenti della riscossione esattoriale come Agenzia Entrate Riscossione;
  • gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate;
  • gli attestati di credito formati dalla Siae nei confronti di coloro che non hanno pagato i diritti agli autori (si pensi a un locale che ha eseguito una serata danzante senza pagare i relativi diritti).

Non è quindi un titolo esecutivo:

  • una fattura: chi è in possesso della fattura deve prima ottenere una sentenza di condanna al pagamento delle somme o (più spesso) un decreto ingiuntivo;
  • un contratto: anche in questo caso, l’inadempimento deve essere accertato da un giudice che lo deve formalizzare nella sentenza o nel decreto ingiuntivo;
  • una promessa di pagamento o una ammissione di debito: tali documenti però consentono di ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo;
  • una bolletta scaduta.

Presupposti del pignoramento: la notifica del titolo e del precetto

Perché il pignoramento possa essere avviato il creditore deve prima notificare il titolo esecutivo al debitore e, insieme ad esso, un ulteriore atto che si chiama precetto. Il precetto è un invito al debitore a corrispondere entro massimo 20 giorni gli importi dovuti; si tratta di una sorta di ultimo avvertimento. Anch’esso è notificato dall’ufficiale giudiziario.

Chiaramente, nel caso di assegni e cambiali non si può chiedere che questi vengano notificati, atteso che altrimenti il creditore si spoglierebbe del titolo esecutivo; è quindi sufficiente che vengano “ricopiati” (il termine tecnico è “trascritti”) nell’atto di precetto.

Dopo 20 giorni dalla notifica del precetto il creditore può avviare il pignoramento scegliendo quale forma preferisce (ne parleremo a breve). Il pignoramento però non può più avvenire dopo 90 giorni dalla notifica del precetto, salvo la notifica di uno successivo che rinnova il precedente.

Tipologie di pignoramento

In generale, il pignoramento può essere:

  • mobiliare: riguarda i beni mobili del debitore come gli arredi;
  • immobiliare: riguarda case e terreni;
  • di crediti, anche detto pignoramento presso terzi.

In sintesi il pignoramento: 

  • consiste in una ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni che si assoggettano all’espropriazione, nonché i relativi frutti;
  • è volto ad individuare con precisione i beni che devono essere espropriati;
  • è un invito rivolto al debitore di effettuare presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio; 
  • deve informare il debitore della possibilità che può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante e a quelli intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, oltre che delle spese di esecuzione. 

Quando i beni assoggettati a pignoramento non soddisfano sufficientemente il creditore procedente, l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare ulteriori beni utilmente pignorabili, i luoghi in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori.

Il pignoramento perde efficacia quando, dal suo compimento, sono trascorsi 45 giorni senza che sia stata richiesta l’assegnazione o la vendita.

Evitare il pignoramento dopo la notifica del pignoramento

Se stai pensando di evitare il pignoramento ma ti è già stato notificato l’atto di pignoramento sappi che le strade sono molto limitate. Difatti qualsiasi azione che tu compia sul bene pignoramento (ad esempio la vendita, la donazione, ecc.) sarebbe inefficace nei confronti del creditore e, in più, ti esporrebbe dinanzi a responsabilità penali di non poco conto. L’unica carta che puoi sfruttare è quella che ti consente la legge: ossia fare opposizione al pignoramento. 

L’opposizione al pignoramento deve avvenire in tribunale, tramite il proprio avvocato, e può riguardare due tipi di contestazioni:

  • contestazioni di carattere formale: si chiama opposizione agli atti esecutivi [2] e deve essere presentata entro massimo 20 giorni dalla notifica del pignoramento. Si pensi al caso di chi non ha mai ricevuto la notifica del titolo esecutivo o non ha mai avuto la possibilità di difendersi in una causa perché gli atti non gli sono mai stati notificati; si pensi a un pignoramento che va a toccare beni impignorabili o di un soggetto che non è il debitore; è anche il caso di un pignoramento di valore eccessivo rispetto al credito o in cui non vengono riportate correttamente le somme dovute; si pensi ancora al pignoramento non preceduto dall’atto di precetto o eseguito dopo 90 giorni dalla notifica dell’atto di precetto;
  • contestazioni di carattere sostanziale ossia sull’esistenza o la quantificazione del debito. Non ci sono termini di scadenza per agire in questo caso, tuttavia non è più possibile farlo se i beni sono stati già venduti all’asta. Rientrano in tale categoria di contestazioni, ad esempio, quelle che si sollevano quando il debito è stato nel frattempo pagato o annullato da un altro giudice. Se il titolo esecutivo è una sentenza o un altro provvedimento giudiziale è più difficile sollevare tale tipo di contestazione visto che ogni opposizione va fatta contro la pronuncia del magistrato (tramite appello o ricorso per Cassazione). È chiaro quindi che se si è arrivati al pignoramento è perché, probabilmente, il titolo è divenuto definitivo e non più impugnabile. Diverso è il caso in cui il titolo sia costituito da una cambiale, un assegno o un contratto di mutuo della banca: in questo caso, non essendoci stato un processo, sarà possibile sollevare contro il pignoramento tutte le contestazioni che si sarebbe potuto proporre in giudizio; si pensi a un mutuo usurario o con tassi di interesse calcolati in modo eccessivo; a un assegno corrisposto per un debito inesistente o per un contratto non adempiuto; ecc.

Evitare il pignoramento prima della notifica del pignoramento

È più facile evitare il pignoramento prima della notifica del pignoramento anche se tutti questi atti possono essere oggetto di revocatoria entro cinque anni da parte del creditore. Ad esempio, chi intesta la casa al figlio in via precauzionale può subire l’azione revocatoria del creditore che renderebbe l’atto inefficace. C’è quindi il rischio di spendere inutilmente i soldi del notaio.

Molte persone ricorrono alla sottoscrizione di polizze vita che, per legge, non possono essere pignorate. In questo modo, “accantonati” così i propri soldi, si evita di darli ai creditori. Qui di seguito vedremo i mezzi più comunemente usati per evitare il pignoramento prima che il creditore agisca.

Come evitare il pignoramento del conto corrente

A questo punto andiamo a vedere i “sotterfugi” normalmente utilizzati per evitare il pignoramento. Iniziamo dal pignoramento del conto.

Sicuramente un conto corrente in rosso o a saldo “zero” non può essere oggetto di pignoramento. Quindi lasciare il conto corrente vuoto è certamente il sistema migliore per evitare che i soldi vengano toccati dai creditori.

Se però il conto corrente contiene solo stipendi o pensioni è più facile evitare il pignoramento: la legge infatti stabilisce che non si possono toccare le somme depositate se queste sono inferiori al triplo dell’assegno sociale (misura che varia di anno in anno ma che corrisponde a circa 1341 euro). Quindi, chi lascia sul conto duemila euro si vedrà pignorare solo la differenza ossia 659 euro; chi lascia sul conto 1.000 euro non rischia alcun pignoramento. Nel frattempo però il conto resta pignorato e i successivi stipendi e ratei della pensione verranno pignorati nei limiti di un quinto soltanto. Si può chiedere allora al datore di lavoro o all’ente previdenziale di accreditare gli importi su un altro conto (ma questo non esclude che il creditore possa pignorare anche quello). Se il creditore è Agenzia Entrate Riscossione valgono i seguenti limiti:

  1. per stipendi o pensioni inferiori a 2.500 euro, il pignoramento delle singole mensilità è pari a un decimo;
  2. per stipendi o pensioni inferiori a 5.000 euro, il pignoramento delle singole mensilità è pari a un settimo;
  3. per stipendi o pensioni superiori a 5.000 euro, il pignoramento delle singole mensilità è pari a un quinto.

Stesso discorso deve farsi con riferimento al conto affidato ossia con «apertura di credito». Tutti i pagamenti rientranti nel fido non sono pignorabili, anche se la passività deriva dal contratto stipulato con la banca. Quindi chi vuol evitare il pignoramento può aprire un fido e rimanere nell’ambito di tale disponibilità, anche se si tratta di un’operazione che, in termini di interessi alla banca, può risultare costosa.

Aprire un altro conto corrente con la stessa banca non salva dal pignoramento: il medesimo atto di pignoramento si estende, infatti, a tutti i rapporti intrattenuti con lo stesso istituto di credito. È necessario andare presso un’altra banca. Il creditore però può sempre sapere dove il debitore ha acceso rapporti bancari chiedendo l’autorizzazione al Presidente del Tribunale di accedere all’Anagrafe tributaria.

Un altro escamotage per evitare il pignoramento del conto corrente (almeno in parte) è cointestarlo a un’altra persona. La contitolarità del conto rende pignorabili solo il 50% delle somme depositate. 

Leggi anche Blocco del conto corrente: tutele.

Evitare il pignoramento della casa

Per evitare il pignoramento della casa molti ricorrono alla vendita, alla donazione, al fondo patrimoniale. Tuttavia questi atti sono sempre revocabili entro cinque anni da quando sono stati compiuti. Se però la revocatoria della donazione e del fondo patrimoniale sono molto semplici (basta dimostrare che il debitore non ha altri beni da aggredire), quella della vendita è più complicata. In quest’ultimo caso il creditore deve dar prova che l’acquirente era consapevole della posizione debitoria del cedente; e se questi è un estraneo e non un familiare le cose si complicano in modo enorme.

Nel primo anno, la donazione e il fondo patrimoniale non hanno alcuna efficacia contro il creditore se questi trascrive il pignoramento nei registri immobiliari. In questo caso non c’è neanche bisogno dell’azione revocatoria per pignorare il bene.

La contestazione del debito, avviando una causa, non impedisce al creditore di proporre l’azione revocatoria.

Se il creditore è Agenzia Entrate Riscossione è più facile evitare il pignoramento della casa. Difatti vigono le seguenti regole:

  • prima del pignoramento deve essere iscritta sempre l’ipoteca. L’ipoteca può avvenire solo decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella e previa comunicazione di un preavviso di ipoteca 30 giorni prima. L’ipoteca è possibile solo se il debito è di almeno 20mila euro;
  • per passare dall’ipoteca al pignoramento è necessario che trascorrano 6 mesi e che il debito sia almeno di 120mila euro e che la somma del valore di tutti gli immobili posseduti dal debitore sia almeno pari o superiore a 120mila euro;
  • il pignoramento della casa non è possibile se il contribuente non possiede altri immobili e se l’unico che ha è adibito a civile abitazione, vi ha fissato la residenza e non è accatasto nelle categorie A/8 e A/9 (è il cosiddetto «divieto di pignoramento della prima casa» che vale solo per i debiti fiscali).

Pertanto, sulla base delle predette regole è possibile evitare il pignoramento della casa nei seguenti modi:

  • pagando una parte del debito fino a farlo scendere al di sotto di 120mila euro (se si vuole evitare anche l’ipoteca, il debito deve scendere al di sotto di 20mila euro);
  • chiedendo una rateazione del debito;
  • non accettando eredità o donazioni che possano comportare l’acquisto di ulteriori immobili oltre alla prima casa, circostanza che renderebbe pignorabili entrambi i beni.

Come evitare il pignoramento dello stipendio e del TFR

Stipendio e TFR possono essere pignorati presso il datore di lavoro nei limiti di massimo un quinto. Spesso si crede che eseguire la cessione di un quinto dello stipendio con una finanziaria riduca l’importo pignorabile, cosa tutt’altro che vera visto che l’importo pignorabile viene considerato al lordo della cessione.

La Cassazione ha tuttavia aggiunto un importante tassello a questo mosaico. Con una interessante sentenza [4] la Corte ha spiegato che l’atto di pignoramento deve indicare chiaramente a che titolo sono dovute le somme pignorate. Se non c’è una motivazione specifica è possibile evitare il pignoramento dello stipendio proponendo opposizione. La questione è meno scontata di quanto possa apparire per le cartelle esattoriali: qui l’atto di pignoramento è nullo se privo dell’indicazione dei crediti per i quali l’esattore procede e dell’elenco delle cartelle cui fa riferimento. Questo vuol dire che il contribuente può impugnare il pignoramento e salvare la retribuzione dalla trattenuta. Difatti, quando l’Agente della Riscossione agisce con il pignoramento dello stipendio è solito inviare al datore di lavoro un generico atto in cui indica l’importo del debito accumulato dal suo dipendente e gli intima di eseguire la trattenuta sulla busta paga. Lo stesso atto viene notificato al contribuente. L’azienda e il debitore però non vengono messi in condizione di conoscere a che titolo sono dovute le somme pignorate: manca cioè l’indicazione dei crediti e delle cartelle azionate. Il che non consente all’interessato di effettuare una verifica sulla correttezza del pignoramento e quindi di difendersi. Leggi Come evitare il pignoramento dello stipendio.

Pensioni non pignorabili al di sotto del minimo vitale

La legge prevede una particolare tutela, esclusivamente a favore dei pensionati: Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nel limite di 1/5. Si tratta del minimo vitale che attualmente è pari a 679,50 euro.

Pignoramento dei beni mobili

Il pignoramento dei beni mobili è quello più facilmente aggirabile. Sebbene il debitore non possa sapere il giorno preciso in cui arriverà l’ufficiale giudiziario, questi può pignorare solo ciò che vede materialmente in casa. Questo significa che il debitore in grado di asportare tali beni e custodirli altrove evita il pignoramento. Ci sono però dei beni che non possono mai essere pignorati:

  • cose sacre o che servono ad esercitare il culto;
  • anello nuziale, vestiti biancheria, letti, tavoli e sedie necessari per consumare i pasti, armadi, cassettoni, frigorifero, stufe e fornelli da cucina (sia a gas che elettrici), lavatrice, utensili di casa e cucina con il relativo mobile che li contiene: il tutto in quanto indispensabile al debitore e alla sua famiglia per vivere. Restano pignorabili invece i mobili (tranne i letti) di grande valore economico per via del loro pregio artistico o di antiquariato;
  • commestibili e combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e della sua famiglia;
  • armi e tutte le cose che il debitore ha l’obbligo di detenere per ragioni di pubblico servizio;
  • decorazioni al valore, lettere, registri e scritti di famiglia in generale, oltre ai manoscritti, a meno che non facciano parte di una collezione;
  • gli animali da compagnia tenuti in casa o in altri luoghi di proprietà del debitore, senza fini produttivi, alimentari o commerciali;
  • gli animali utilizzati a fini terapeutici o di assistenza per il debitore o per i suoi familiari.

note

[1] Artt. 491 ss. cod. proc. civ.

[2] Art. 617 cod. proc. civ.

[3] Art. 615 cod. proc. civ.

[4] Cass. sent. n. 26519/17 del 19.11.2017.

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