Diritto e Fisco | Editoriale

RAI: aumenta il canone e ci prende anche in giro

27 dicembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 dicembre 2012



“Qualunque cosa tu faccia con il tuo televisore, il canone è un’imposta obbligatoria legata al suo possesso…”: lo spot pubblicitario ricorda agli italiani la scadenza del canone RAI.

Entro il 31 gennaio, le famiglie dovranno pagare il canone RAI che, quest’anno, sarà anche più salato: per il 2013, infatti, è stato disposto un aumento di 1,50 euro rispetto al 2012.

Per ricordarci la scadenza, come di consueto, stanno passando in rassegna i soliti spot pubblicitari (il che è già qualcosa di inverosimile).

Ma, questa volta, lo Stato (replicando il “successone” ottenuto con la pubblicità degli ebook nelle scuole) si è superato: ha pagato degli esperti di marketing cui, probabilmente, prima dell’aggiudicazione, era stata impartita una lezione accelerata di diritto tributario.

Come in molti avranno notato, le due varianti di réclame che circolano sulle reti RAI mostrano una bimba che usa una TV, vuota al suo interno, come casa delle bambole; un uomo ne ha fatto uno spiedo per polli; un altro lo utilizza come acquario; in un’altra versione, un tizio se ne serve come serra e un altro come scala.

Poi una voce sorniona, fuori campo, dice:

“Qualunque cosa tu faccia con il tuo televisore, il canone è un’imposta obbligatoria legata al suo possesso…”

Irreprensibile! Il cittadino deve pagare il canone in qualunque caso: sia che utilizzi la TV, sia che la lasci spenta; sia che guardi la RAI, sia invece che si serva dello schermo come monitor del proprio PC.

Non solo: lo stesso pagamento deve essere effettuato anche per tutti i dispositivi mobili potenzialmente idonei a ricevere onde audio (tablet e computer) detenuti fuori dall’ambiente familiare (in teoria, anche un pc connesso ad internet sul luogo di lavoro).

Sono poche le ipotesi in cui ci si può esimere dal pagamento della famigerata tassa (confronta nostro articolo Canone RAI: istruzioni per pagare e non pagare e ancora Canone Rai: dopo quale età non si deve più pagare?).

Questo lo sa così bene l’agenzia di marketing autrice dello spot che ha voluto ricordarcelo in modo sarcastico e provocatorio: noi paghiamo “la scatola” e non i contenuti! È questo il terribile messaggio che filtra dalla pubblicità. Il solo fatto di possedere un transistor – così come succede con il bollo dell’auto – è considerato indice di ricchezza e, quindi, soggetto a tassazione. Anche se poi la tv viene utilizzata in uno dei tanti e divertenti modi rappresentati nello spot oggi in programmazione, noi paghiamo una scatola (la stessa scatola che abbiamo già acquistato dal rivenditore). E i proventi derivanti dalla raccolta del canone andranno poi a presentatori idioti (che faranno errori di italiano), a programmi inutili (che non vedremo mai) o a pubblicitari che ci prenderanno in giro.

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5 Commenti

  1. Esemplare constatazione di come lo Stato sia “matrigna” e non madre. E poi si sorprendono se l’natipolitica sta spopolando tra i cittadini.

  2. Quindi se utilizzo il televisore per cagarci dentro devo pagare il canone?
    ma siamo per caso impazziti?
    con tutti i problemi che ci sono questi continuano a prenderci per il culo e ci succhiano le ultime gocce di sangue che rimangono nelle vene..
    la rai non voglio assolutamente vederla ..oscuratemi i canali fate quello che volete
    volete obbligarmi a pagare una cosa che non voglio vedere?
    questo è regime ..
    un augurio per tutti voi della rai per l’anno nuovo..
    spero moriate presto..

  3. Salve, da anni pago il canone rai giusto o ingiusto esso sia ma la cosa che più mi disturba e sapere che moltissimi non lo pagano ecco vorrei che questa imposta venga pagata da tutti e non dal solito ” FESSO DI TURNO”, poi si si puo parlare se giusto o no pagarla. Ora mai e indubbio che la televisione e quindi l’uso dell’etere (come spazio d’uso) e diffuso per questo il pagamento di questa imposta deve o essere soppressa o cambiata,
    il solito fesso

  4. Domandina facile facile. Ma se è una tassa sul possesso perchè i proventi di tale tassa vanno solo alla RAI? Sarebbe più giusta una ripartizione percentuale di tale tassa tra tutte le emittenti televisive di ogni regione, perchè se di possesso si tratta vuol dire che io posso guardare tutto ciò che voglio (e credetemi, a volte la tv la guardo, ma la rai non la guardo mai). Sul miglioramento del servizio sorvolo tristemente…

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