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Come fare un contratto internazionale

20 maggio 2018


Come fare un contratto internazionale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2018



Redazione di un contratto internazionale: legge, foro, clausole e tutto quello che occorre considerare per tutelarsi al meglio nelle transazioni e nei rapporti economici con l’estero.

Hai rapporti commerciali con un partner straniero? Desideri regolamentare le tue transazioni e negoziazioni con un contratto internazionale? In questo articolo tratteremo tutto quello che c’è da sapere sul contratto internazionale e come redigerne uno valido ai fini di legge.

Contratto internazionale: in cosa consiste?

Un contratto internazionale è un documento che disciplina i rapporti fra due o più parti sottoposti a sistemi giudici differenti. Il contratto internazionale, pertanto, presenta collegamenti con regole giuridiche diverse da quelle vigenti in Italia. Questi elementi di collegamento possono riguardare la residenza o la sede legale del contraente. Si pensi, ad esempio, ad una transazione fra un venditore con residenza italiana ed un acquirente con residenza inglese. L’elemento di collegamento, inoltre, può riguardare l’oggetto del contratto, il luogo in cui avverrà il pagamento o in cui dovrà essere eseguito (ad esempio contratto concluso fra due italiani ma che spiega i suoi effetti all’estero).

Quali sono i contratti internazionali più diffusi e frequenti?

Oramai i contratti internazionali rappresentano una realtà costante non solo nell’ambito della compravendita e della distribuzione. I contratti internazionali maggiormente stipulati sono anche quelli di leasing, di agenzia, di factoring, ma anche di appalto o regolanti forme varie di sub-forniture.

Quale legge si applica ai contratti internazionali?

In presenza di contratti internazionali, prima della redazione, si pone il problema di stabilire quale legge applicare per la regolamentazione del rapporto contrattuale. Inoltre, si dovrà anche stabilire il giudice competente per territorio a cui rivolgersi nel caso di controversie. A questo riguardo, vengono in aiuto diverse Convenzioni internazionali ed i principi consuetudinari che disciplinano i contratti commerciali internazionali. Per quanto concerne i contraenti dei Paesi dell’Unione Europea, la legge applicabile al contratto si stabilisce secondo le previsioni del Reg. CE n. 593/2008 [1], nonché secondo quando prescritto dalla Convenzione di Roma del 1980. A livello europeo, quindi, il Regolamento e la Convenzione, in linea generale, risolvono i conflitti di legge in materia contrattuale civile e commerciale, specie quando le parti non hanno scelto la legge applicabile e il foro competente.

Quale forma adottare per la redazione di un contratto internazionale?

In genere la legge non richiede forme particolari [2] per la redazione di un contratto internazionale, sebbene sia sempre opportuno adottare la forma scritta.

Quale lingua per la redazione di un contratto internazionale?

Particolare attenzione dovrà essere prestata alla lingua da usare per la redazione del contratto. Ogni parte coinvolta preferirebbe utilizzare la propria lingua madre, per l’ovvia ragione che solo di questa ha piena padronanza. In alternativa, si potrà optare per redigere il contratto in una lingua neutra rispetto a quella delle parti contraenti. Altra soluzione è quella di redigere il contratto in più copie, tradotte secondo la lingua dei contraenti ed aventi il medesimo valore, nonostante la difficoltà nello stabilire la corrispondenza fra le diverse traduzioni. In ogni caso è sempre meglio preferire un linguaggio che non possa ingenerare equivoci, oppure allegare al contratto un’appendice in cui vengono approfonditi i significati che i contraenti intendono attribuire a determinate clausole.

Che cosa vuol dire libertà di scelta del diritto applicabile?

Quando le parti intendono concludere un contratto internazionale possono liberamente decidere la legge applicabile. Quest’ultima, pertanto, viene rimessa alla loro libertà. Le parti possono decidere di regolare il rapporto contrattuale anche attraverso più leggi o con una legge che appartiene ad uno stato terzo rispetto a quello dei contraenti. Le parti, inoltre, possono anche prevedere che il contratto venga disciplinato solo in parte dalla legge di un determinato Stato. Le parti, infine, di comune accordo, possono anche modificare la legge scelta, optando per una diversa disciplina. In mancanza di una disciplina voluta dalle parti individuare quella da applicare può presentarsi complessa.

Quali limiti incontra la volontà privata?

Posto che le parti possono scegliere il diritto da applicare per la regolamentazione del proprio contratto, esistono tuttavia dei vincoli alla loro autonomia privata. Ad esempio, la Convenzione di Roma stabilisce tutta una serie di limitazione alla volontà delle parti che risiedono nei Paesi europei ed intendono concludere un contratto internazionale. Secondo la Convenzione di Roma, infatti, la legge prescelta dai contraenti non può essere contraria all’ordine pubblico [3], sia esso interno agli stati contraenti e sia quello internazionale. Inoltre, le parti non hanno la facoltà di scegliere la legge applicabile per i contratti che hanno ad oggetto materie che non sono trattate dalla Convezione di Roma [4].

Quali fonti normative adottare in mancanza di una scelta delle parti?

Quando le parti non hanno espresso alcuna scelta in ordine alla legge applicabile, allora verranno in aiuto le Convezioni Internazionali. Se i contraenti appartengono alla Comunità Europea, oltre al Reg. CE n. 593/2008, rileva la nota Convenzione di Roma del 1980, non attuabile, tuttavia, per i contratti di trasporto, per quelli conclusi con in consumatori e per quelli che hanno ad oggetto diritti reali di godimento su beni immobili. Si segnalano anche ulteriori Convenzioni come quella di Bruxelles del 1924 sulle assicurazioni che regolano il trasporto via mare, quella di Ginevra del 1956 sul trasporto su strada e quella di Vienna del 1980 sulla compravendita di beni mobili. Particolarmente importante è anche il sistema di norme internazionali di tipo consuetudinario, altrimenti definite come lex mercantoria [5]. Nell’ambito degli usi, oltre ai principi di armonizzazione UNIDROT, rileva anche la normativa INCOTERMS 2010 [6] volta a disciplinare i trasferimenti della proprietà nel caso di compravendita internazionale di merci.

Cosa significa self-regulatory contract?

Si definiscono self-regulatory contract quei contratti internazionali che contengono una regolamentazione esaustiva, così che il contratto venga sottoposto alla sola disciplina in esso contenuta. A questo riguardo, le parti dovranno espressamente dichiarare di voler assoggettare il contratto proprio alla disciplina autosufficiente che è stata prescelta, comprensiva di ogni clausola volta anche alla risoluzione di possibili controversie. Questi contratti sono maggiormente diffusi nei Paesi common law come Inghilterra, Stati Uniti o Australia.

Oltre alla legge applicabile cosa deve contenere un contratto internazionale?

Una volta stabilità legge che regola il contratto dovrà essere indicato anche l’autorità competente chiamata a dirimere le eventuali controversie che possono presentarsi in fase di esecuzione degli impegni sottoscritti. Le parti dovranno stabilire il foro competente, ovvero il giudice che sarà chiamato a pronunciarsi sul caso, nel caso in cui parti decidessero di ricorrere alle vie legali. A questo proposito, i contraenti possono anche inserire all’interno del testo contrattuale una clausola con la quale eleggere un foro esclusivo, devolvendo ad uno specifico organo il potere di pronunciarsi sulle liti. Si può scegliere un giudice del Paese di una delle parti contraenti, oppure un arbitro privato [7].

Esistono limiti alla scelta del foro esclusivo?

Allo stesso modo di ciò che avviene per la scelta in merito alla legge applicabile, anche la quella del foro competente incontra del limiti. I contratti internazionali che trattano particolari materie, infatti, non ammettono deroga alla competenza. Quest’ultima, in alcuni casi, si definisce esclusiva [8]. Essa sussiste, ad esempio, per i contratti che regolano le locazioni immobiliari, per i quali il giudice legittimato resta quello del luogo in cui si trova l’immobile. Nel caso di registrazione di marchi o brevetti è competente il giudice ove sono prescritti il deposito e la registrazione.

Cosa succede se le parti non indicano il foro giuridico?

Quando le parti contraenti sono residenti all’interno dell’Unione europea e non hanno stabilito nulla riguardo all’organo giudicante, quest’ultimo viene stabilito secondo le norme del Reg. CE 1215/2012. Ad esempio, se la parte chiamata in giudizio risiede, è domiciliata, o ha un rappresentante autorizzato a stare in giudizio si applicherà la legge italiana. Negli altri e per specifiche materie casi vengono in aiuto le previsioni delle Convezione di Bruxelles del 1968 e tutti gli altri principi normativi sulla competenza territoriale.

Quali ulteriori aspetti devono essere regolamentati con un contratto internazionale?

Scelta della legge, della lingua e del foro competente non bastano per rendere compiuta la regolamentazione di un contratto internazionale. Le parti, pertanto, dovranno anche inserire nel documento contrattuale tutta una serie di clausole rispettose non solo dell’ordine pubblico, ma anche del buon costume e che non siano contrarie alle norme imperative. Il contenuto, in generale, verrà strutturato così: una premessa, le generalità delle parti, l’oggetto del contratto, i tempi di esecuzione, le clausole che limitano oppure che esonerano dalla responsabilità, le modalità di pagamento, l’indicazione dell’organo competente e senza dimenticare la regolamentazione sulle spese legali in caso di soccombenza [9].

Cosa s’intende per clausole vessatorie di un contratto internazionale?

Si tratta di clausole volte a limitare o ad escludere la responsabilità al verificarsi di determinate circostanze. Ad esempio, è vessatoria la clausola che stabilisce determinate penali. Attraverso le clausole vessatorie si possono regolamentare una o più posizioni di favore per una sola delle parti e conseguentemente di svantaggio nei confronti della parte che accetta.

Quando le clausole vessatorie possono ritenersi valide in un contratto internazionale?

Le clausole vessatorie inserite nel contratto internazionale soggiacciono ad una disciplina non dissimile a quella italiana [10]. Nella redazione del contratto internazionale, quindi, è possibile che figurino clausole vessatorie, purché la loro approvazione sia espressa e per iscritto. In particolare, ai fini della validità di queste clausole, sarà necessaria una doppia sottoscrizione.

Come regolamentare la fase di esecuzione di un contratto internazionale?

Una volta raggiunto l’accordo e sottoscritto il contratto può capitare che si presentino dei problemi durante la sua esecuzione. Ad esempio, può succedere che la prestazione di uno dei contraenti non è più giuridicamente conveniente, oppure che non si possa eseguire per una causa estranea alle parti e non prevedibile. Per tutelarsi è bene includere nel contratto anche la clausola di “force majeure”. Altrettanto importante è disciplinare il prezzo convenuto. Quest’ultimo, in genere, si presuppone fisso, ma nulla impedisce alle parti di regolamentarne la sua variazione in aumento. Questo può succedere qualora dovessero, a titolo di esempio, aumentare i prezzi delle materie prime o o costi della mano d’opera. Infine, meritano una segnalazione anche le clausole “liquidated damages”, attraverso le quali viene stabilito in anticipo l’importo da pagare a titolo di risarcimento, facendo salva la possibilità di richiedere un risarcimento maggiore in giudizio.

Quando un contratto internazionale può dirsi concluso?

Un contratto si considera cessato quando tutte le prestazioni sono state attuate nel rispetto di quanto regolamentato nel contratto medesimo. Naturalmente la cessazione di un contratto può dipendere anche da un mancato adempimento. Pertanto, in fase di redazione, le parti dovranno anche prevedere le conseguenze dell’inadempimento imputabile al comportamento delle parti attraverso apposite clausole definite come “termination clause”.

note

[1] Il Regolamento CE ha innovato le previsioni normative della precedente Convenzione di Roma del 1980;
[2] Il principio generale viene anche stabilito dall’art. 11 della Convenzione di Vienna, che sancisce la libertà delle forme alle parti che intendono stipulare un contratto;
[3] Il concetto di ordine pubblico viene definito come il complesso dei principi giuridici che caratterizzano gli ambiti sociali ed etici di una determinata comunità internazionale, avuto riguardo anche al contesto storico, Cass. SU 18 luglio 2008 n. 19809;
[4] Ci si riferisce, ad esempio, ai contratti di diritto societario e trust, materie fiscali, doganali, amministrativi, sulle obbligazioni alimentari, testamentari, sui rapporti di famiglia ecc. (cfr. art. 1 c. 2 Reg. Roma I);
[5] La validità di questo sistema di norme consuetudinarie si basa sulla reciproca accettazione fra gli Stati. Queste norme regolamentano diversi settori commerciali come i trasporti, il credito, le assicurazioni e l’ambito informatico;
[6] Si tratta di regole uniformi che vengono disposte dalla Camera di Commercio Internazionale e che attengono ai trasporti via mare;
[7] Questa facoltà di scelta, in ordine all’organo competente chiamato a dirimere le controversie è ricavabile, per quanto attiene ai contraenti appartenenti all’Unione Europea dal Regolamento di Bruxelles 1215/2012;
[8] cfr. Regolamento di Bruxelles 1215/2012;
[9] L’ordinamento italiano pone a carico della parte che risulta soccombente in giudizio il pagamento delle spese di liti, ex art. 91 cpc, principio che, tuttavia non trova corrispondenza in altri ordinamenti giuridici, come quello in quello statunitense;
[10] cfr. L’art 1341 comma 2 cc e D.lgs. 206/2005.


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