Diritto e Fisco | Editoriale

Affido condiviso: come trovare un accordo

20 maggio 2018


Affido condiviso: come trovare un accordo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2018



Dall’inizio degli anni 2000 si sono registrati aumenti di separazioni e divorzi e con essi inevitabilmente, nelle coppie con figli, si parla spesso di affido condiviso.


A.A.A Cercasi accordo per l’affido condiviso. La tua relazione affettiva- coniugale è giunta al termine, oltre a dover gestire scartoffie, pratiche burocratiche e carico psicologico devi farti forza e mantenere la concentrazione per i tuoi figli. Vuoi cercare di non discuter con il tuo ex- partner rendendo per i bambini, il distacco il più facile possibile. Che cosa fare? In questi casi si parla di affido condiviso e questo può essere stabilito attraverso un accordo consuensuale fatto con l’altro (ex) coniuge oppure avvalendosi dell’aiuto del giudice. Quando ci si lascia, si sa non è semplice restare imparziali, ma per il bene dei figli? Questo ed altro. La strada meno tortuosa e consigliabile da percorrere sarebbe quella di accordarsi circa la gestione della prole. Mettersi d’accordo sulle questioni di primaria importanza, prima fra tutte la collocazione prevalente del minore. In parole povere, a casa di chi dovrà risiedere il figlio? Quante volte deve vedere l’altro genitore? Per quanto tempo? In questo articolo cercheremo di dare risposta alle tue domande e di spiegare come trovare un accordo in caso di affido condiviso.

Come arrivare all’accordo?

Per capire come formulare l’accordo è utile avere a mente che cosa stabilisce la legge a riguardo e come si comportorebbe un giudice se fosse chiamato a decidere sulla questione. In questo modo puoi avere un quadro completo circa la realizzazione di un accordo consensuale, senza ricorrere ad avvocati ed aule di tribunali e circa la realizzazione di un accordo stipulato con l’ausilio del giudice.
Quando una coppia di genitori cessa la convivenza la legge è solita parlare di affidamento condiviso.
Questo modello permette ad entrambi i genitori di passare del tempo con i figli, di esercitare la responsabilità genitoriale e di partecipare alle cure e alle decisioni più importanti della vita dei bambini. Ad esempio, può sembrare banale e scontato, ma si dovranno fare delle scelte circa le scuole in cui mandarli, il tipo di istruzione da fornirgli, l’orientamento religioso, le cure mediche e la scelta di sottoporli o meno alle vaccinazioni non obbligatorie, e simili.
Ti sarà sicuramente capitato di sentir di parlare di affidamento condiviso o di affidamento congiunto (come si diceva prima di una riforma intrvenuta sulla materia nel 2006) ed è molto probabile che tu stia cercando di capire qualcosa sulla situazione.
Prima della riforma l’affidamento condiviso era solo una scelta, un’opzione a cui potevano ricorrere i genitori. Oggi non è più così e si tratta della regola. Questo perchè si vuole preservare al massimo l’equilibrio del minore garantendogli il massimo sviluppo della relazione affettiva-parentale con entrambi i genitori senza privarlo di quello che si chiama diritto alla bigenitorialità. C’è una norma del codice civile infatti [1] che stabilisce che il giudice deve sempre valutar l’ooportunità di affidare il bambino a tutti e due i genitori, scegliendo di ricorrere all’affidamento esclusivo solo in presenza di seri e comprovati motivi, ad esempio se uno dei due risulti inidoneo ad educare ed assistere la prole, o mosso da episodi di violenza, ecc. Questa regola è letta con particolare rigidità, tanto che nel caso in cui, uno dei genitori richieda insistentemente l’affido esclusivo, senza che sussistano motivazioni reali a sostegno di tale concessione, il giudice può decidere per l’affido esclusivo in favore dell’altro coniuge.

Come raggiungere l’accordo?

Raggiungere un accordo circa l’affidamento condiviso impone la necessità di risolvere innanzitutto altri problemi, primo fra tutti quello del luogo di residenza o domicilio del figlio. Solitamente le mamme hanno la meglio, nel senso che per costante orientamento di legge nonchè per una cultura fondata sull’idea che “la mamma è sempre la mamma” il luogo di residenza viene fatto coincidere con quello d’abitazione materna. Questo perchè l’impostazione di pensiero matriarcale sostiene che essa sia la più adatta in una coppia a svolgere il mestiere di educatrice, che sia più idonea a prestare in maniera naturale cure costanti ed amorevoli ai figli, badando a loro con amore incondizionato.
Però non va dimenticato, appunto, che questo sistema guarda ad un meccanismo di condivisione ed è tutto improntato all’idea di mantenimento dei rapporti con entrambi i genitori.
Alcuni tribunali dei minori a tal proposito hanno elaborato delle linee guida: dei parametri che il giudice deve seguire per completare l’accordo per l’affidamento condiviso. Recentemente, sul tema il tribunale di Brindisi ha rifiutato l’idea di collocare a priori il figlio presso il focolare materno, osservando che il domicilio del minore abbia una funzione solo a fini anagrafici e che non deve servire ad impedire la possibilità per il figlio di frequentare in egual misura entrambi i genitori. Al contrario, il tribunale di Milano è rimasto fermo sugli orientamenti esistenti.

Sulla questione della residenza potrà esserti d’aiuto la lettura di un caso realmente verificatosi: un padre (milanese) viene a sapere dai bambini che l’ex moglie (genitore prevalentemente collocatario) ha intenzione di trasferirsi nel Lazio. Il periodo del trasferimento coincideva con le vacanze estive e il padre ha temuto che non avrebbe più rivisto i figli, così si rivolge al tribunale di Milano, la cui decisione ha fatto discutere, perchè ha ammesso il trasferimento della donna e con ella dei bambini. Evidente, dice il tribunale che la residenza dei bambini non può essere trasferita senza il consenso di entrambi i genitori e neppure il cambiamento della scuola. Motivo quest’ultimo per cui la scuola milanese non aveva fornito il nulla osta al trasferimento. Tuttavia come rileva il tribunale di Milano, la donna ha dato una congrua motivazione: essendo una restauratrice nel Lazio avrebbe avuto maggiori opportunità lavortative. Così, il tribunale, reputando che non si può limitare la libertà individuale di nessuno, ha acconsentito alla richiesta. Tuttavia i difensori del padre hanno fatto ricorso avverso la decisione presa dal giudice, sostenendo che non sia stata sufficientemente valutata e ponderata l’incidenza di un trasferimento simile sulla vita quotidiana dei bambini.

Qual è il ruolo dei minori?

Possono essere presi in considerazione ai fini dell’accordo sull’affidamento condiviso?

Il codice civile prevede e stabilisce a gran voce che i minori devono essere ascoltati in tutte le questioni che li riguardano, soprattutto se la tematica dibattuta riguarda il loro affidamento, nonchè la loro collocazione presso l’uno o l’altro genitore. Il giudice ha l’obbligo di ascoltare il parere dei minori che abbiano già compiuto 12 anni, nonchè quelli di età inferiore se sono dotati di capacità di discernimento. I bambini devono essere sentiti e compresi anche avvalendosi dell’aiuto di esperti in psicologia infantile, al fine di metterli a loro agio, non caricandoli eccessivamente dello stress che situazioni del genere comportano. Se ascoltare il minore lo esporrebbe a più svantaggi che benefici, per tutta una serie particolare di circostanze, il giudice può decidere di non procedere all’ascolto.

Mamma, papà con chi vado in vacanza?

Qui le dolenti note. Come si programmano i periodi di vacanza? Ad esempio, spesso si stabilisce che nel periodo estivo i figli trascoranno con il genitore col quale non vivono fino a 15 giorni consecutivi o frazionati di vacanze.
Sarebbe buona regola che il genitore col quale il figlio passa la maggior parte del tempo, congiuntamente all’altro, lo abituasse pian piano a stare con il genitore che vede di meno, ad esempio anche con i cosiddetti weekend lunghi. Questo per far si che il momento del distacco temporaneo, sebben destinato alle vacanze, non risulti traumatico, ed anche perchè così il papà o la mamma possono abituarsi a gestire in autonomia le differenti situazioni che possono presentargli, ivi comprese “lagne e capricci”!
Inoltre il genitore cosiddetto prevalentemente affidatario ha l’obbligo giuridico di non ostacolare e di non impedire che il bambino trascorrà del tempo con l’altro genitore. L’impedimento costituisce reato e l’ex coniuge può denunciare il fatto alle autorità competenti. E’ vero però che in questi casi, se i rapporti sono già aspri o difficili, si rischia di renderli ulteriormente ostili.
Si consiglia di essere molto open mind e flessibili e di venirsi in contro, anche se nei fatti, soprattuto nei casi di seprazioni difficili e ostili, ciò non è semplice.
Di solito, per rendere queste fasi il meno conflittuali possibile nell’accordo di separazione ed affidamento o nella sentenza sull’affidamento pronunciata dal giudice, si stabilisce che il genitore deve comunicare all’altro entro un certo termine prestabilito come, dove e per quanto tempo intende trascorrere le vacanze col figlio. Tuttavia nella pratica potrebbe accadere che manchi la comunicazione, oppure che nonostante vengano rispettati i patti l’altro coniuge sia ostile ad acconsentire ai programmi. Situazioni del genere per quanto da evitare nei fatti, possono presentarsi. Come dicevamo ostacolare la relazione affettiva comporta reato ma la denuncia spesso non è la soluzione.
Vediamo di fornire qualche consiglio pratico per risolvere casi simili. In caso di contrasto si può pensare di ricorrere al giudice, tuttavia spesso, queste situazioni si presentano al termine della scuola e come si sa in Italia la macchina della giusitizia non è proprio tempestiva. Si rischia di prolungare la faccenda, privando il bambino delle vacanze senza una risposta in termini brevi. Allora i genitori possono pensare di consultarsi a tempo debito e, se vogliono decidere di prenotare delle strutture come hotel o villaggi turistici, accordarsi sui periodi di ferie così da prenderli scaglionati e in modo da non sovrapporsi, finendo di litigare per decidere con chi debba stare il figlio e con chi no. Un altro consiglio potrebbe essere quello di definire un limite di tempo entro il quale dare comunicazione dei propri piani e consultarsi con l’ex partner. Una cosa da non fare assolutamente è chiedere ai bambini con quale dei due genitori preferiscano trascorrere prima le vacanze. Si rischia di sottoporli ad un carico emotivo e di responsabiltà inadeguato per la loro giovane età. Questo però non significa non prendere affatto in considerazione i desideri dei propri figli, anzi, ascoltarli e cercare di rendere ogni decisione maggiormente adatta alle loro esigenze è ciò che si deve avere cura di fare in situazioni come questa.

Atti di ordinaria e straordinaria amministrazione: come comportarsi?

Nel mondo giuridico si distingue tra atti di ordinaria amministrazione e atti detti di straordinaria amministrazione. Nella prima categoria rientrano per lo più le attività quotidiane che possono avere ad oggetto scelte rivolte all’esecuzione pratica e all’organizzazione della vita della prole. Spesso si tratta di cose che già prima che cessasse la relazione coniugale venivano svolte e praticate dai genitori. Vestiti da comprare, modalità di studio, tipo di alimentazione e simili. Questioni insomma che hanno scarsa rilevanza rispetto all’interesse generale dei figli. Diverso il caso degli atti di straordinaria amministrazione. In questa categoria infatti, possiamo dire, rientrino tutti i casi in cui le decisioni avranno una maggiore incidenza. Per fare degli esempi pensiamo alla scelta del luogo ed indirizzo di istruzione, le scelte circa l’insegnamento della religione, le decisioni riguardanti la salute, come vaccini, interventi chirurgi, trattamenti psicoterapeutici, e simili. Questi aspetti, di rilevante importanza, entrano in gioco anche nella definizione dell’accordo di affido condiviso, perchè mentre si stabilisce che le decisioni di vita quotidiana possono essere prese dai genitori disgiuntamente ed in maniera autonoma, lo stesso non vale per le scelte che riguardano questioni di interesse rilevante per il minore, che devono, come specifica la legge, essere prese sempre al solo ed unico scopo di salvaguardare gli interessi dei figli. Questo comporta che sulla base delle norme previste in tema di affido condiviso, entrambi i genitori esercitano la potestà genitoriale, ed entrambi i genitori al pari di una coppia coniugata e felicemente convivente, dovranno prendere anche tutte le decisioni legate alla vita patrimoniale della prole. I genitori ad esempio non possono decidere di ipotecare o concedere in pegno i beni del figlio, rinunciare o accettare l’eredità per loro conto, legati o anche donazioni, richiedere dei mutui, stipulare delle locazioni di durata superiore a 9 anni, e tutti gli altri atti che eccedono le pratiche di straordinaria amministrazione. Questo non significa che queste operazioni non possono mai essere compiute, ma semplicemente che per la loro realizzazione i genitori si devono consultare, ne devono parlare e decidere congiuntamente, salva sempre l’autorizzazione da parte del giudice tutelare.

Contrasto ed impossibilità di raggiungere un accordo che fare?

La legge prevede che in caso di contrasto ai genitori sia data la possibilità di interpellare, senza bisogno di formalità il giudice, dando spiegazioni e motivazioni circa la situazione e le divergenze. Il giudice a questo punto avrà l’obbligo di ascoltare entrambi i genitori, nonchè il minore, se maggiore di 14 anni [2].
Dopo aver sentito tutti i pareri, emetterà la decisione, la pià congrua per l’interesse dei bambini. Tuttavia questo non significa che gli eventuali contrasti risulteranno appianati. Se dopo l’emissione della decisione rimangono divergenze, il giudice può anche decidere di attribuire quel singolo potere decisionale ad un solo dei genitori, quello che secondo ogni caso concretamente ed attentamente valutato, risulta essere il più idoneo a compiere la scelta.

note

[1]Art. 337- ter cod.civile
[2]La legge stabilisce che anche i minori di età compresa tra gli anni 7 e gli anni 14 possono essere ascoltati dal giudice se emerge la loro capacità di discernimento.


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2 Commenti

  1. E se genitori non Collocatario non porta mai il figlio in vacanza, non lo tiene in fine settimana e di nasconde dietro alienazione parentale (ovviamente smontata da CTU) e una famiglia nuova, con una nuova compagna che ha dei figli, (non suoi) e il minore venisse obbligato ad andare in vacanze con “quella famiglia o niente?”

    1. Smettetela voi ex mogli da rompere le scatole ai mariti per tutte le minime cose!….. a voi interessa solo vendicarvi e basta!

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