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Stalking: quando la persecuzione usa la tecnologia

28 dicembre 2012


Stalking: quando la persecuzione usa la tecnologia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 dicembre 2012



Contatti telefonici ripetuti, sgraditi, intrusivi che ingenerano stati di soggezione psicologica, timore, ansia, paura: si tratta del tanto temuto stalking!

Telefonate, sms, messaggi in chat, e-mail: condotte tutte che possono integrare il reato di stalking quando siano reiterate, indesiderate e tali da turbare la vittima, pregiudicarne le abitudini di vita, far sorgere il timore per la propria incolumità o per quella delle persone a lei care.

 

Stalking” letteralmente significa “fare la posta”. È un reato [1] che punisce con la reclusione chiunque pone comportamenti [2] tali da ledere la libertà, la privacy, la serenità, l’equilibrio psicologico altrui.

I comportamenti persecutori

Le condotte che integrano lo stalking sono varie: appostamento, minacce, molestie, ricatti, sorveglianza intrusiva [3]; ma possono anche prescindere da comportamenti di tipo fisico [4] e consistere in ripetuti contatti telefonici o per il tramite di e-mail, chat, social network [5] o altri indesiderati e continui tentativi di comunicazione e di contatto; oppure possono esplicarsi tacitamente con sguardi ossessivi e/o intimidatori ed espressioni astiose varie.

Caratteristiche ed effetti sulla vittima

Tali condotte, per considerarsi atti persecutori, devono essere reiterate (almeno più di due episodi) [6] e devono avere delle fondate ripercussioni negative sulla vittima.

Nello specifico, devono procurare:

1. timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto: devono cagionare trepidazione per la propria incolumità e quella delle persone care, oppure turbare le normali condizioni di vita della persona offesa, generare in essa uno stato di soggezione e di disagio emotivo al punto da costringerla a modificare le sue intenzioni o le sue abitudini [7];

2. un grave stato di ansia o di paura: provocare una condizione emotiva spiacevole grave e non passeggera [8], accompagnata da un senso di oppressione, produrre, cioè, un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico [9].

Chi è lo stalker

Solitamente si è portati a pensare che lo stalker sia l’ex partner. Ma, se è vero che è così nella maggior parte dei casi, è altrettanto vero che il persecutore può essere anche uno sconosciuto o un collega di lavoro, un vicino di casa, ecc.

La vittima di comportamenti persecutori (telefonate, sms, pedinamenti, molestie, ecc.) può, entro sei mesi, sporgere querela [10], oppure, in un primo momento, limitarsi ad esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza, avanzando richiesta al Questore di “ammonimento” nei confronti dell’autore della condotta [11].

note

[1] Art. 612 bis cod. pen., introdotto con il d.l. n. 11 del 23 febbraio 2009 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito in legge n. 38/2009.

[2] Lo stalking è un reato comune e a forma libera, cioè può essere commesso da chiunque e con qualsiasi comportamento. In tal senso: Tribunale di Napoli, IV Sezione Penale, 30 giugno 2009.

[3] Sezione del Riesame del Tribunale di Bari, sent. del 6 aprile del 2009.

[4] Corte di Cassazione Pen. sent. n. 14997 del 18 aprile 2012.

[5] cd. Cyber-stalking, Corte di Cassazione Pen. sent. n. 32404 del 2010; Corte di Cassazione Pen. sent. n. 42146 del 16 novembre 2011.

[6] Corte di Cassazione Pen. sent. n. 6417 del 2010.

[7] Corte d’Appello Milano, Sez. V Penale, sent. n. 5123 del 13 gennaio 2012.

[8] Corte di Cassazione. Pen. sent. n. 49253 del 21 novembre 2011.

[9] Non necessariamente deve tradursi in uno stato patologico e/o  in precise sindromi canonizzate dalla scienza medico-psicologica.

[10] Si procede d’ufficio quando la vittima è un minore o una persona disabile, oppure quando il reato è connesso con altro delitto procedibile d’ufficio e quando lo stalker è già stato ammonito precedentemente dal questore.

[11] Art. 8 del decreto legge n. 11/2009, convertito in legge n. 38/2009.

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