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Lo sai che? Lavoratori agricoli: come avere la pensione

Lo sai che? Pubblicato il 8 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 giugno 2018

Lavoratori agricoli: come ottenere le prestazioni pensionistiche se l’Inps disconosce il rapporto di lavoro.

Sempre più spesso si sente parlare di truffa ai danni dell’Inps da parte di finti braccianti e coltivatori, non aventi diritto alle prestazioni previdenziali del settore agricolo. Viene spontaneo chiedersi chi abbia davvero diritto alle pensioni per lavoratori agricoli.

I lavoratori dipendenti nel settore agricolo sono inseriti in appositi elenchi anagrafici elaborati periodicamente dall’Inps, necessari per acquisire il diritto alla pensione e altre prestazioni. Vediamo come funziona l’elenco dei lavoratori agricoli e come avere la pensione in caso di controlli effettuati dall’Inps per verificare la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato e il numero effettivo di giornate lavorative presso un datore di lavoro.

Lavoratori agricoli: chi sono

Per lavoratore agricolo dipendente si intende il lavoratore che svolge la propria opera manuale, dietro corrispettivo, per la coltivazione di fondi o allevamento di bestiame e per attività connesse a favore di una azienda agricola o di altro soggetto che svolge attività agricola.

In base alla durata del rapporto di lavoro e alle mansioni, si distinguono le seguenti qualifiche di lavoratori agricoli:

  • OTD (braccianti agricoli o giornalieri di campagna): lavoratori assunti per lavori breve durata, a carattere saltuario o in sostituzione di operai con diritto di conservazione del posto;
  • OTI  (salariati fissi) assunti con contratti di lavoro senza scadenza;
  • Compartecipanti individuali o familiari: lavoratori che, individualmente o con il proprio nucleo familiare, si assumono l’obbligo di coltivare in compartecipazione un terreno altrui. Non c’è assunzione ma stipula di un contratto;
  • Piccoli coloni: lavoratori che costituiscono, in fondi che non richiedono giornate di lavoro superiori alle 119, un rapporto di lavoro di natura associativa, avente per oggetto la conduzione del fondo o l’allevamento del bestiame;
  • Piccoli coltivatori diretti: proprietari di terreni che si distinguono dai coltivatori diretti perché i terreni necessitano meno di 104 giornate di lavoro annue.

Elenco Inps lavoratori agricoli

Gli elenchi dei lavoratori agricoli sono elenchi di nominativi dei lavoratori, distinti per qualifiche, elaborati periodicamente dall’Inps, in cui sono indicate le giornate effettuate presso ciascun datore di lavoro. Gli elenchi hanno una funzione essenziale, in quanto, per il lavoro in agricoltura, lo svolgimento di un minimo di giornate lavorative nell’anno deve essere certificato dall’iscrizione negli elenchi stessi.

Le giornate pubblicate negli elenchi hanno valore certificativo per l’accredito dei contributi previdenziali e quindi per l’erogazione delle prestazioni pensionistiche.

Accertamenti Inps lavoratori agricoli: onere della prova

Secondo la Cassazione, l’iscrizione di un lavoratore nell’elenco dei lavoratori agricoli svolge una mera funzione ricognitiva della relativa situazione soggettiva e di agevolazione probatoria, che viene meno qualora l’Inps, a seguito di un controllo, disconosca l’esistenza del rapporto di lavoro, esercitando una propria facoltà.

Se l’Inps accerta che non vi è stato alcun rapporto di lavoro agricolo presso un determinato datore di lavoro, spetta al lavoratore dimostrare l’esistenza, la durata e la natura onerosa del rapporto e di ogni altro diritto consequenziale di carattere previdenziale.

La regola generale del nostro ordinamento giuridico è quella secondo cui l’onere della prova del fatto costitutivo di un diritto grava su colui che agisce in giudizio per far valere una determinata pretesa nei confronti della controparte.  Pertanto, il lavoratore che richieda all’Inps l’erogazione della prestazione previdenziale, deve dimostrare di avere esercitato un’attività di lavoro subordinato per un numero minimo di giornate nell’anno di riferimento.

La prova deve essere sempre fornita mediante il documento che dimostra l’iscrizione negli elenchi nominativi, essendo comunque sempre possibile che la prestazione previdenziale venga chiesta in giudizio anche in assenza di iscrizione negli elenchi nominativi.

Tuttavia, secondo una recentissima sentenza della Cassazione [1], l’iscrizione negli elenchi ha sì la funzione di rendere certa la qualità di lavoratore agricolo, conferendole efficacia nei confronti dei terzi, ma non integra una prova legale (salvo che per quanto concerne la provenienza del documento stesso e i fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o essere stati da lui compiuti).

L’iscrizione negli elenchi agricoli rappresenta, come qualsiasi altra attestazione proveniente dalla pubblica amministrazione, una risultanza processuale che deve essere liberamente valutata dal giudice.

A sua volta, l’Inps quando contesti l’esistenza dell’attività lavorativa o del vincolo della subordinazione, ha l’onere di fornire la relativa prova, solitamente mediante la produzione in giudizio di verbali ispettivi. Anche questi ultimi, essendo attestazioni di fatti provenienti da organi della pubblica amministrazione, sono soggetti al medesimo regime probatorio sopra illustrato per l’iscrizione negli elenchi. Ne deriva che l’esistenza del rapporto di lavoro deve essere accertata mediante la comparazione e il prudente apprezzamento di tutti gli elementi acquisiti in corso di causa.

Dunque, riepilogando, il lavoratore deve fornire la prova dell’iscrizione nell’elenco dei lavoratori agricoli e dell’effettiva esistenza del rapporto di lavoro e dello svolgimento delle giornate lavorative.

Da parte dell’Inps può essere offerta la prova contraria dell’esistenza del rapporto di lavoro anche mediante la produzione dei verbali ispettivi (dai quali risulti, per esempio, l’attività commerciale e non agricola del datore di lavoro o la non corrispondenza del numero di giornate lavorative dichiarate).

note

[1] Cass. sent. n. 12001/2018.


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