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Lo sai che? Il risarcimento per ritardo della diagnosi medica

Lo sai che? Pubblicato il 8 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 giugno 2018

In caso di diagnosi tardiva, spetta il risarcimento, anche se il paziente sarebbe comunque deceduto: la lesione della libertà di autodeterminazione è un danno che non ha bisogno di prove.

Il ritardo colpevole dei medici nel diagnosticare la grave patologia del paziente provoca una danno esistenziale, consistente nella sofferenza provocata per la violazione della libertà di autodeterminazione, risarcibile senza necessità di particolari prove.

La Cassazione, con una recente sentenza [1], ha affermato la risarcibilità a favore degli eredi, del danno subìto dal paziente deceduto al quale sia stata diagnosticata in ritardo la malattia.

La riflessione dei giudici sul concetto di violazione della libertà di autodeterminazione si dimostra particolarmente interessante in quanto non si ferma alla perdita della possibilità di curare la malattia. Se per il paziente non c’era più nulla da fare, perché la patologia era “ad esito infausto” e inevitabile, la lesione del diritto di autodeterminazione deve essere intesa come negazione della possibilità di accettare con consapevolezza il dolore e la morte e come violazione della libertà di scelta sulle azioni da compiere e su come vivere gli ultimi giorni o mesi rimanenti.

Agli eredi basta dunque dimostrare la tardiva diagnosi della patologia e la sofferenza materiale del paziente nell’ultimo periodo di vita, per ottenere il risarcimento del danno in via equitativa. Non è, invece, necessario dimostrare che, se il paziente avesse saputo prima della patologia di cui era affetto, avrebbe effettuato diverse scelte di vita.

Secondo i giudici, la violazione del diritto del paziente di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali costituisce lesione di un bene già di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale, tale da non richiedere alcun ulteriore onere di allegazione argomentativa o probatoria.

Diagnosi tardiva: quale danno risarcibile?

Secondo la Cassazione, in ipotesi di malattia ad esito infausto, la condotta colpevole dei medici consistente nella tardiva diagnosi della patologia, è fonte di un danno risarcibile.

Tale danno consiste nella perdita diretta di un bene reale, certo ed effettivo, correlato al diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali in una condizione di vita affetta da patologie ad esito certamente infausto.

La compromissione della libertà de paziente si comprende se si riflette su un dato. Il paziente che non conosce le proprie effettive condizioni di salute, non solo non può esercitare la scelta di procedere (in tempi più celeri possibili) all’attivazione di una cura, anche solo palliativa, ma non può neppure decidere come vivere le ultime fasi della propria vita nella cosciente e consapevole accettazione della sofferenza e del dolore fisico in attesa della fine. Già solo la non consapevolezza delle proprie condizioni di salute, nonostante il dolore fisico avvertito, provoca una sofferenza risarcibile.

I giudici riconoscono infatti che anche la sofferenza e il dolore, là dove coscientemente e consapevolmente non curati o alleviati, acquistano un senso ben differente, sul piano della qualità della vita, se accettati nella prospettiva di una fine che si annuncia (più o meno) imminente, piuttosto che vissuti passivamente, come segni misteriosi di un’inspiegabile, insondabile e angosciante, “ineluttabilità delle cose”.

Diagnosi tardiva: quale risarcimento?

Il paziente che veda lesa la propria liberà di autodeterminazione ha diritto alla tutela risarcitoria (in caso di decesso, il diritto si tramette agli eredi). Il risarcimento serve a tutelare il valore supremo della dignità della persona, che deve ritenersi fatalmente e direttamente violata dal colpevole ritardo diagnostico della patologia ad esito certamente infausto.

Una volta provati il colpevole ritardo diagnostico di una condizione patologica ad esito certamente infausto e la condizione di materiale di sofferenza del paziente derivante dalla patologia, la violazione del diritto del paziente di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali integra la lesione di un bene già di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale. Il giudice può quindi pronunciare la condanna al risarcimento del danno sulla base di una liquidazione equitativa.

Lesione del diritto di autodeterminazione: principio di diritto

Con la sentenza in esame, la Cassazione ha enunciato il seguente principio di diritto che vale la pena riportare per le riflessioni sull’aspetto umano della sofferenza risarcibile: <<La violazione del diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali in una condizione di vita affetta da patologie ad esito certamente infausto, non coincide con la perdita di chances connesse allo svolgimento di singole specifiche scelte di vita non potute compiere, ma nella lesione di un bene già di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale, tale da non richiedere, una volta attestato il colpevole ritardo diagnostico di una condizione patologica ad esito certamente infausto (da parte dei sanitari convenuti), l’assolvimento di alcun ulteriore onere di allegazione argomentativa o probatoria, potendo giustificare una condanna al risarcimento del danno così inferto sulla base di una liquidazione equitativa>>.

note

[1] Cass. sent. n. 7260 del 23.03.2018.


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