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Avviso di accertamento: nullità se firmato digitalmente

21 maggio 2018


Avviso di accertamento: nullità se firmato digitalmente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 maggio 2018



L’Agenzia delle Entrate non può notificare per raccomandata l’accertamento fiscale con firma digitale. L’atto è nullo e può essere impugnato davanti al giudice tributario.

Le contestazioni sollevate dai contribuenti circa i vizi di firma degli avvisi di accertamento sono sempre tra i primi motivi di annullamento degli atti dell’Agenzia delle Entrate. Anche con l’avvento della firma digitale, che avrebbe dovuto far cessare molte delle contestazioni basate su vizi di forma, il contenzioso non accenna a diminuire. Prova ne è una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Pescara [1] secondo cui è nullo l’avviso di accertamento firmato digitalmente quando, nonostante l’impiego dello strumento “informatico”, il contribuente riceve poi l’atto tramite la consueta raccomandata. Come dire: vietate le commistioni tra moderno e antico. La pronuncia è anche la scusa per ritornare sull’argomento sempreverde della nullità degli accertamenti fiscali e dei motivi che consentono al contribuente di contestarne il fondamento innanzi al giudice.

Accertamento fiscale nullo per assenza di firma

L’aspetto caratterizzante di ogni avviso di accertamento, oltre ovviamente alle ragioni su cui si poggia e alle imposte evase (elementi essenziali per consentire al contribuente di difendersi) è la firma del suo autore. La firma deve essere necessariamente quella del capo ufficio, ossia il dirigente-capo area. Eccezionalmente questi può incaricare un funzionario della terza area a condizione che la delega sia scritta, motivata, nominativa e con una scadenza temporale. Abbiamo dettagliato già questi punti nell’articolo Accertamento fiscale non firmato o con firma falsa. In quella sede abbiamo ricordato che:

  • la legge stabilisce che «gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato […] L’accertamento è nullo se l’avviso non reca la sottoscrizione […]»;
  • pertanto, sono nulli gli accertamenti non firmati dal capo dell’Ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva non munito di valida delega; 
  • l’onere della prova circa il potere di firma incombe sull’Agenzia delle Entrate che, in caso di specifica contestazione da parte del contribuente, dovrà portare in giudizio la delega [3];
  • su questo aspetto si è espressa anche la Cassazione [4] che ha detto: «Se la sottoscrizione non è quella del capo dell’ufficio titolare ma di un funzionario, spetta all’amministrazione dimostrare, in caso di contestazione, l’esercizio del potere di firma da parte di quest’ultimo o la presenza della delega del titolare dell’ufficio. Infatti è espressamente richiesta la delega a sottoscrivere: il solo possesso della qualifica non abilita il direttore tributario alla sottoscrizione, dovendo il potere di organizzazione essere in concreto riferibile al capo dell’ufficio»;
  • è nella prima difesa utile – ossia con la costituzione in giudizio – che l’Agenzia delle Entrate deve depositare la valida delega.

Avviso di accertamento firmato digitalmente 

Di recente i contribuenti hanno iniziato a ricevere gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate con la dicitura “atto firmato digitalmente” al posto della firma autografa, quella cioè messa a penna come un tempo. Ci si chiede, tuttavia, se tale firma sia legittima nel momento in cui l’atto viene spedito con raccomandata e non tramite posta elettronica certificata (Pec). Si può, cioè, sottoscrivere un accertamento fiscale in forma digitale, poi stamparlo e quindi inoltrarlo con la posta tradizionale? La risposta che stanno danno i giudici, in merito, è negativa. Una recente pronuncia in tal senso è stata fornita dalla Commissione Tributaria Provinciale di Treviso [5] secondo cui: «L’avviso di accertamento notificato in forma cartacea e sottoscritto con l’indicazione a stampa del firmatario e la dicitura “firmato digitalmente” è da considerarsi giuridicamente inesistente. Solamente l’avviso di accertamento notificato via Pec, infatti, può essere sottoscritto mediante la firma digitale, in quanto, solo in questo caso, è possibile verificare l’identità dell’autore, l’integrità, l’immodificabilità del documento e la riconducibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere di accertamento».

La stessa interpretazione viene condivisa dalla Ctp di Pescara secondo cui è nullo l’avviso di accertamento, sottoscritto digitalmente mediante l’indicazione a stampa del nominativo del capo ufficio (o del funzionario delegato), inviato a mezzo posta raccomandata e non tramite Pec.  

Quindi se il capo ufficio dell’Agenzia delle Entrate intende inviare l’accertamento fiscale in formato cartaceo non può prima firmarlo digitalmente e poi stamparlo, ma deve procedere alla classica firma autografa, con la penna.

Lo stesso collegio ha poi ricordato che, per legge [6], la firma autografa prevista sugli atti di liquidazione, accertamento e riscossione può essere sostituita dall’indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile dell’adozione dell’atto, in tutte le ipotesi in cui gli atti medesimi siano prodotti da sistemi informativi automatizzati, individuati dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate approvato il 2 novembre 2010, tra i quali gli atti di accertamento di violazione e irrogazione di sanzioni in materia di tasse automobilistiche. Tuttavia dal 1° luglio 2017 la firma può anche essere digitale, in vigenza della possibilità per l’ufficio di inviare gli atti via Pec, sempre a condizione che il contribuente riceva documenti informatici a mezzo posta certificata e non cartacei. Ne consegue che, nel caso di specie, recando soltanto la stampa del nominativo del responsabile e non la firma autografa ed essendo stato notificato in modalità cartacea tramite posta ordinaria, l’atto impugnato è di fatto privo di sottoscrizione e, dunque, nullo.

note

[1] Ctp Pescara, sent. n. 926/01/2017.

[2] Art. 42 del Dpr 600/73.

[3] Art. 7 del DLgs. 546/92.

[4] Cass. ord. n. 17400/2012.

[5] Ctp Trevisto, sent. n. 55/1/18.

[6] Art. 15, co. 7, Dl 78/2009.

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