HOME Articoli

Lo sai che? Così i negozi cinesi ti possono salvare dal fisco

Lo sai che? Pubblicato il 21 maggio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 21 maggio 2018

Dinanzi al ricalcolo dell’Imposta di registro sull’avviamento si può opporre la redditività dell’azienda tenendo conto dei negozi concorrenti nel quartiere.

«Siamo invasi dai negozi cinesi. Alcuni quartieri stanno diventando  piccole “Chinatown”». Sono parole che abbiamo sentito spesso, accompagnate da un tono preoccupato. È una vera e propria invasione commerciale quella che stiamo subendo. Eppure se entri in un negozio cinese, in qualsiasi orario del giorno (o della notte, visto che in molti fanno orari straordinari) troverai sempre gente, al contrario di quelli italiani che, invece, soffrono la fame. Merito dei prezzi, si dice, e del fatto che ormai la qualità della merce non è più bassa come un tempo. Al di là delle cause, c’è un fatto obiettivo: il commercio asiatico soffoca quello locale. E se è vero che la crisi è anche per colpa della concorrenza, dall’altro lato non si possono pagare tasse per ricavi che non si fanno più. A dirlo è la Commissione Tributaria Regionale della Toscana con una recente sentenza [1]. La pronuncia fa ben sperare i nostri commercianti che, quantomeno, non resteranno strangolati, da un lato, dalle lanterne rosse e, dall’altro, dall’Agenzia delle Entrate. I negozi cinesi ti possono salvare dal fisco, sembrano dire i giudici tributari. Già, ma come?

Facciamo un esempio. La premiata ditta Rossi & Figli Srl, che per anni ha venduto vestiti a tutto il paese, sta per chiudere i battenti. Non ce la fa più. Nel raggio di un chilometro si è appena aperto il quinto negozio cinese di abiti importanti. Tutti vanno là: tanto, se è vero che a volte i vestiti vengono messi solo in due o tre occasioni e che la gente ama cambiare spesso, non vale più la pena investire in qualità. Del resto non possiamo lamentarci: siamo stati noi occidentali a usare la Cina come fabbrica del mondo, a dargli gli “stampi” dei nostri prodotti e, in definitiva, a insegnare loro le nostre tecniche.

Rossi & Figli Srl ha trovato un acquirente che rileverà l’attività. Si tratta, a questo punto, di valutare l’azienda e di pagare le tasse. Oltre al valore commerciale delle rimanenze di magazzino (gli abiti invenduti), dell’insegna e degli arredi, c’è anche l’avviamento. Cos’è? Nient’altro che quel surplus di valore che ha l’azienda nel suo insieme rispetto alla sommatoria dei singoli beni che la compongono. In pratica, si presume che la premiata ditta Rossi & Figli Srl abbia qualcosa in più rispetto al semplice magazzino: il nome che si è costruita in tutti questi anni e il fatto che la gente sa che, recandosi in quel locale, troverà roba di qualità.

Ora, quando si cede un’azienda si paga (tra le tante cose anche) l’imposta di registro sull’avviamento. Chiaramente, valutando l’avviamento in modo inferiore al reale si versando meno tasse allo Stato. E qui sta il punto. La ditta Rossi & Figli Srl ritiene che il proprio avviamento sia ormai ridotto all’osso vista la concorrenza. Sicché lo calcola al minimo ossia al 25% dei ricavi rispetto agli ultimi tre anni.

A questo punto arriva il funzionario dell’Agenzia delle Entrate che, anche lui, per anni, si è vestito da Rossi & Figli, e si meraviglia: «Come? – dice sorpreso – Possibile valutare così poco un negozio che ha quasi 50 anni alle spalle? Sicuramente c’è un’evasione fiscale». E così arriva l’accertamento fiscale.

Il sig. Rossi, nipote dell’emerito fondatore della ditta, non ha che da fare ricorso alla Commissione Tributaria e difendersi: per farlo dovrà piangere miseria e far vedere i registri contabili. «Vedete? – dice quasi in lacrime ai giudici – Dalle scritture risulta che ormai non fatturiamo più nulla. Colpa dei cinesi».

I giudici gli danno ragione? In questo caso sì. La ditta Rossi & Figli Srl la spunta sull’Agenzia delle Entrate, Questo perché – si legge in sentenza – nel determinare il valore di una azienda, e quindi il suo avviamento, bisogna tenere conto della effettiva redditività dell’attività, al netto di eventuali concorrenti che la stanno uccidendo. Del resto, chi mai spenderebbe tanti soldi per rilevare un negozio che è già in odor di fallimento?

E così sia. Questa volta i cinesi ci hanno salvato.

note

[1] Ctr Toscana, sent. n. 717/3/18.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. risposte:
    1 chi vuole riciclare denaro che solitamente paga in contanti. (vedi quante inserzioni di cinesi che vogliono acquistare anche case in contanti)
    2 un cinese che vende merce importata illegalmente.
    3 il fisco persegue chi è in regola.
    questa è economia reale !

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI