Diritto e Fisco | Editoriale

Colf: cosa rischia chi non la assume?

30 Agosto 2018
Colf: cosa rischia chi non la assume?

Colf e badanti in nero: le sanzioni per chi non denuncia e non mette in regola la lavoratrice.

Anche se, molto spesso, il rapporto di lavoro con una colf avviene “in nero”, senza cioè alcuna comunicazione alle autorità preposte, questo non toglie che, anche per tale categoria di lavoratori si debbano rispettare le norme sulle assunzioni. Assunzioni che possono essere sia a tempo determinato che indeterminato. Non si deve tuttavia temere che, una volta assunta, la badante non può più essere mandata via: il contratto collettivo infatti prevede la libertà di licenziamento in qualsiasi momento, senza obbligo di fornire una giusta causa, salvo solo il preavviso. Ciò nonostante, gran parte delle colf continuano a non essere regolari, soprattutto per conseguire un risparmio sui contributi. Da un punto di vista legale, cosa rischia chi non assume la colf? È quello che cercheremo di comprendere in questo articolo.

Il preavviso per il licenziamento della colf

Prima di spiegare quali sono le sanzioni per chi non mette in regola la colf, ritorniamo un attimo sul licenziamento che, come anticipato, non deve essere motivato. L’unico obbligo per il datore di lavoro è fornire il preavviso. Tale preavviso viene strutturato sulla base della durata del rapporto di lavoro. In particolare:

per le colf che lavorano almeno 25 ore alla settimana

  • con 5 anni di anzianità: 15 giorni di preavviso;
  • oltre 5 anni di anzianità: 30 giorni di preavviso;

per le colf che lavorano fino a 24 ore alla settimana

  • fino a 2 anni di anzianità: 8 giorni di preavviso;
  • oltre 2 anni di anzianità: 15 giorni di preavviso.

Sanzioni per chi non assume la colf

Vediamo ora quali conseguenze prevede la legge per chi non regolarizza la colf. Siamo nell’ambito del cosiddetto rapporto domestico in nero.

Possiamo distinguere le sanzioni sulla base della gravità degli obblighi di legge violati. Eccole qui di seguito distinte.

Se non si comunica l’assunzione della colf

Il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare all’Inps l’assunzione, l’eventuale trasformazione o la cessazione del rapporto di lavoro con la colf.

La denuncia deve avvenire entro le ore 24 del giorno precedente (anche se festivo) a quello di inizio del rapporto di lavoro. Oppure entro 5 giorni dall’evento in caso di proroga, trasformazione (da tempo determinato a indeterminato) o cessazione del rapporto di lavoro.

Se il datore di lavoro non esegue tale comunicazione o la ritarda deve pagare una sanzione amministrativa al Centro per l’Impiego. La sanzione va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore.

Se la colf non viene iscritta all’Inps

Inviando la comunicazione all’Inps all’atto dell’assunzione, la colf viene anche iscritta all’ente previdenziale, il che le serve anche per avere una propria posizione contributiva e maturare eventualmente il diritto alla pensione. Se il datore di lavoro non provvede in questo senso, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicargli una sanzione che va da 1.500 euro a 12mila euro per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili previste contro il lavoro in nero.

Se non si pagano i contributi alla colf 

Nel caso di lavoro in ero, cioè di colf assunta senza comunicazione e senza iscrizione all’Inps, la legge prevede (per l’omesso pagamento dei contributi di ogni lavoratore) sanzioni civili al tasso del 30% in base annua, calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% e un minimo di 3.000 euro, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Anche per una sola giornata di lavoro in nero il datore di lavoro può essere punito con la sanzione minima applicabile di 3mila euro.

Questa sanzione civile è cumulabile con quelle amministrative per la mancata comunicazione e per la mancata iscrizione all’Inps nei termini previsti.

Se si pagano in ritardo i contributi alla colf

Il versamento tardivo dei contributi alla colf comporta per legge l’applicazione al datore di lavoro di sanzioni pecuniarie da parte dell’Inps, al tasso vigente alla data di pagamento o di calcolo (attualmente pari al 6,5% in base annua) e per un massimo del 40% sull’importo dovuto nel trimestre o sulla cifra residua da pagare. Questo tasso di interesse si applica a coazione che il datore di lavoro effettui spontaneamente il versamento entro i 12 mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi, prima di contestazioni o richieste da parte dell’Inps, Inail e Ispettorato del lavoro. Se questo termine non è rispettato, si ricade nel caso dell’evasione contributiva, sanzionata con un’aliquota del 30% su base annua sull’importo evaso nel trimestre.

Cosa rischio se la colf non ha il permesso di soggiorno?

Se un datore di lavoro assume una colf senza permesso di soffrono commette un reato e rischio l’arresto da tre mesi a un anno e l’ammenda di 5mila euro per ogni lavoratore impiegato.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube