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Lo sai che? Assegno pagato in seconda presentazione: conseguenze

Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2018

Assegno in rosso o scoperto: le conseguenze dell’insoluto a prima presentazione. Come evitare il protesto.

Hai emesso un assegno credendo che sul tuo conto corrente ci fossero i fondi sufficienti a coprirlo. Non sapevi tuttavia in quel momento che, da quello stesso conto, la banca aveva appena prelevato i soldi necessari al pagamento della bolletta del gas di cui hai l’addebito diretto (la cosiddetta domiciliazione bancaria). La giacenza era così scesa al di sotto del valore del titolo staccato dal blocchetto. Così, pur in buona fede, l’assegno da te firmato è risultato scoperto. In buona sostanza, secondo il gergo comunemente usato, hai emesso un assegno a vuoto. A comunicartelo è stata la tua stessa banca che ti ha invitato a versare immediatamente, sul tuo conto corrente, i soldi necessari per coprirlo. Hai ricevuto insomma quello che si chiama «avviso di insoluto in prima presentazione». A questo punto devi subito correre ai ripari affinché l’assegno non vada protestato. Devi fare un giroconto, un versamento di contanti o ricevere un bonifico da un altro conto: insomma qualsiasi azione per pagare il debito. Ma ti chiedi quali sono le conseguenze per l’assegno pagato in seconda presentazione? Di tanto parleremo in questo articolo, non prima però di aver spiegato come avviene, materialmente, il pagamento di un assegno e cosa succede in caso di emissione con il conto in rosso.

Emissione di assegno a vuoto

Può staccare assegni solo chi:

  • non ha già ricevuto una revoca all’emissione di assegni (cosa che succede, ad esempio, se sei stato protestato o se sei rimasto segnalato, per almeno sei mesi alla Centrale Rischi interbancari a);
  • ha sul conto i soldi sufficienti a coprire l’assegno cioè a permetterne il pagamento.

La legge non fa differenza tra chi è in buona fede o in malafede: se sul conto non ci sono i soldi sufficienti a coprire interamente l’assegno si subiscono alcune conseguenze – per fortuna non di carattere penale, ma civile – che a breve vedremo. Dette conseguenze scattano anche se sul conto mancano poche decine di euro rispetto al valore dell’assegno (si segnala tuttavia che, quando si tratta di pochi spiccioli, alcune banche, nell’ottica di tutelare i propri clienti più “affezionati”, pagano l’assegno al creditore per l’intero importo, anticipando i soldi e poi addebitandoli sul conto del cliente, che così va in rosso).

Quando emetti un assegno, il creditore è libero di presentarlo alla propria banca entro 7 giorni se la sua banca si trova nella stessa città della tua (assegno cosiddetto «su piazza»); entro 15 giorni invece se si trova in un’altra città (assegno cosiddetto «fuori piazza»). La banca del creditore invia l’assegno alla tua banca che verifica se sul conto ci sono i soldi per pagarlo. Se così dovesse essere, l’assegno si dice «coperto» e la somma viene accreditata sul conto del creditore, con correlativo addebito sul tuo conto. Viceversa, se sul tuo conto non ci sono i soldi sufficienti a pagare l’importo, l’assegno si dice «scoperto» e parte una procedura diretta a trovare una soluzione prima di passare al protesto (situazione quest’ultima che implica l’applicazione di sanzioni amministrative e la revoca della possibilità di emettere assegni.

Comunicazione di insoluto a prima presentazione

In caso di assegno di importo superiore rispetto alla giacenza presente sul tuo conto corrente, la tua banca ne dà comunicazione alla banca del creditore, il quale subito viene informato con una lettera. La stessa comunicazione, però, arriva anche a te: con questa, la tua banca ti dà un termine per depositare sul tuo conto corrente le somme necessarie a pagare l’assegno. È ciò che si chiama comunicazione di insoluto a prima presentazione.

Alla scadenza di tale termine, la tua banca effettua un secondo tentativo per pagare l’assegno. Se troverà i fondi sufficienti, non subirai alcuna sanzione; viceversa, verrai protestato.

Assegno pagato in seconda presentazione: conseguenze

Attenzione però: nel momento in cui ricevi la comunicazione di insoluto a prima presentazione puoi più limitarti a versare sul tuo conto il valore nominale del titolo. Per liberarti completamente dal debito dovrai aggiungere anche ulteriori somme ossia:

  • una somma pari al 10% del valore dell’assegno. Per cui, se l’assegno è di 100 euro, dovrai versare in banca 110 euro;
  • gli interessi eventualmente maturati tra l’emissione dell’assegno e il pagamento dello stesso;
  • eventuali spese di impagato, protesto ecc.

Non sono sanzioni amministrative, ma di carattere civile. Quindi, per il caso di mancato pagamento dell’assegno a prima presentazione non subirai né il protesto, né la revoca all’emissione degli assegni, né tantomeno la segnalazione alla Centrale Rischi Interbancaria.

Durante l’arco di tempo che la tua banca ti ha dato per coprire l’assegno possono verificarsi due ipotesi. 

Nel primo caso, provvedi subito a coprire l’assegno, facendo un versamento sul tuo conto o ricevendo un bonifico o un altro pagamento (ad esempio, ti è stato accreditato lo stipendio). In questo caso, l’assegno viene pagato regolarmente al creditore e la questione si chiude qui.

Come però abbiamo anticipato prima, non puoi limitarti a versare sul tuo conto solo il valore facciale del titolo ma devi aggiungere un ulteriore importo pari al 10% dell’assegno, interessi e spese. Se non lo fai la tua banca ti addebita sul conto solo l’importo dell’assegno, accreditandolo sul conto del creditore. Tuttavia subirai due conseguenze:

  • la revoca dalla possibilità di emettere ulteriori assegni;
  • la segnalazione alla Centrale Rischi.

Se invece non provvedi a coprire neanche il valore facciale dell’assegno, il titolo risulterà impagato a seconda presentazione e inizia la pratica del protesto.

Come evitare il protesto

Con il protesto si subiscono le sanzioni pecuniarie da parte della Prefettura e la revoca dall’autorizzazione ad emettere assegni. Non ci sono più sanzioni penali come un tempo. 

Tuttavia, anche dopo l’avvio delle pratiche per il protesto il debitore può evitare le sanzioni predette se:

  • paga l’importo dell’assegno entro 60 giorni dalla scadenza del termine di presentazione dell’assegno (8 giorni se “su piazza”, ossia pagabile nello stesso Comune; 15 giorni se “fuori piazza” ossia in altro Comune); occorre versare al creditore gli interessi, la penale (10% della somma dovuta e non pagata) e le eventuali spese per il protesto;
  • ottiene dal creditore una quietanza di pagamento rilasciata per iscritto.

Se il debitore non paga neanche entro i 60 giorni, viene definitivamente iscritto nell’elenco Protestati della CAI (Centrale Allarme Interbancaria) e non potrà essere cancellato, neanche se provvederà al pagamento.


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