Diritto e Fisco | Editoriale

Come sentirsi utili in pensione

22 maggio 2018


Come sentirsi utili in pensione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 maggio 2018



Il momento tanto agognato è infine arrivato: ecco giungere la pensione! Eppure la sensazione non è sempre piacevole. Di fronte alle prospettive di una nuova vita ci si può sentire confusi e spiazzati.

La pensione è un momento particolare nell’arco della vita di una persona. Dire addio al lavoro dopo decenni di attività può produrre infatti degli effetti sia positivi che negativi. Se da una parte si dispone di maggior tempo per sè, per la famiglia e per i passatempi preferiti, dall’altra l’abbandono della routine lavorativa può risultare troppo brusco e traumatico. Paradossalmente, questo passaggio può causare uno stress superiore a quello provato durante le giornate trascorse al lavoro, specie se non ci si prepara ad affrontare il cambiamento adottando una strategia ben precisa. Dinanzi ad uno scenario di passività e smarrimento, occorre reagire in maniera propositiva e cogliere le occasioni disponibili per attivarsi. Sono infatti numerose le attività che possono essere svolte dai pensionati una volta lasciato il posto di lavoro. Ecco qui di seguito alcuni consigli su come sentirsi utili in pensione, evitando di cadere nella pericolosa trappola della depressione e della noia.

Cosa si intende per “crisi da pensionamento”?

L’espressione “crisi da pensionamento” indica la reazione che si può verificare allorquando un lavoratore abbandona l’occupazione abituale per andare in pensione. Sebbene non si tratti di una vera e propria sindrome o malattia, questa condizione presenta dei tratti comuni, come depressione, apatia, mancanza di autostima e calo della motivazione. In alcuni casi, possono insorgere anche dei conflitti all’interno della coppia, dovuti all’aumento delle ore che i coniugi trascorrono insieme una volta lasciato il posto di lavoro. Quest’ultimo fenomeno è stato studiato specialmente in Giappone: la “Retired Husband Syndrom”, ossia la sindrome del marito pensionato, è da diversi anni oggetto di attenzione da parte dei ricercatori sociali nipponici, che hanno appurato come i casi di pensionamento possano dare origine a serie crisi coniugali. Secondo studi simili, la “crisi da pensionamento” risulta più difficile da affrontare specialmente quando il lavoro precedentemente svolto assorbiva la persona durante l’intera giornata. In questi casi, il passaggio dall’iter lavorativo all’inattività può essere percepito come un cambiamento improvviso e drastico, al quale spesso non si è sufficientemente preparati. Un pensionato può quindi sentirsi inutile, privo di punti di riferimento e incapace di inserirsi in un contesto diverso da quello professionale.

Quali sono gli effetti del pensionamento sulle abilità cognitive?

Un recente studio pubblicato dal Journal of Health Economics dal titolo “Retirement and cognitive decline” [1] (Pensionamento e declino cognitivo), ha messo in luce gli effetti causati dal pensionamento sulle capacità cognitive di migliaia di europei. L’analisi, alla quale ha collaborato anche l’Università Ca’ Foscari di Venezia, si basa su numerosi test, sottoposti a partire dal 2004 ad un campione che comprende pensionati in 28 Paesi europei. Secondo i risultati della ricerca, il pensionamento avrebbe un effetto negativo sulle abilità mentali di chi va in pensione all’età obbligatoria, mentre chi anticipa l’uscita dal lavoro avrebbe più possibilità di conservare, se non addirittura di accrescere, le competenze cognitive.
Questo significa che il pensionamento è associato ad un rischio concreto di deterioramento cognitivo, anche se occorre prendere in esame diversi fattori, come la specializzazione professionale, il trattamento salariale e quello pensionistico. Questi e altri elementi possono infatti accrescere o diminuire la soddisfazione del pensionato, incidendo così sul suo benessere e sulle sue prestazioni. In ogni caso, lo studio è importante perché consente di non sottostimare le potenziali conseguenze negative per chi si appresta ad andare in pensione. Allo stesso tempo, attraverso l’analisi si è scoperto che il pensionamento può essere percepito anche come un traguardo che dona sollievo e sicurezza, soprattutto in periodi di incertezza come quelli della recente crisi economica. Di fronte ad uno scenario di precarietà, il poter andare in pensione funge quasi da “antidepressivo”, come rimarcato da Giacomo Pasini, professore associato presso il Dipartimento di Economia dell’università veneziana partner dello studio.

Quali sono i passi da compiere quando si va in pensione?

Alla luce dei risultati della ricerca sugli effetti cognitivi del pensionamento, è più che mai opportuno agire in maniera attiva e propositiva di fronte alle prospettive di una vita libera dai vincoli dell’occupazione. Improvvisamente, gli orizzonti temporali si dilatano: i pendolari non dovranno affrettarsi la mattina per uscire di casa, così come non si sarà più costretti a trascorrere ore nei treni o in macchina per recarsi sul posto di lavoro e per tornare a casa la sera. Ma come reagire dinanzi a tutto questo tempo libero?
Il primo passo consiste nell’iniziare una riflessione ancor prima di andare in pensione, in modo tale da non lasciarsi trovare impreparati una volta abbandonato il lavoro. Si può stilare una lista delle 10 cose che si è sempre desiderato fare, ma che il poco tempo a disposizione ha sempre impedito di portare a termine. In questo modo, si saprà da dove cominciare una volta arrivato il fatidico giorno della pensione.
Si possono inoltre passare in rassegna le risorse alle quali ci si può rivolgere per impiegare il tempo: famiglia, amici, associazioni di volontariato, gruppi e partiti politici, organizzazioni sportive.
Infine, ci si può prefiggere degli obiettivi a medio o lungo termine, come la scrittura di un libro, l’apprendimento di una lingua straniera o l’iscrizione all’università della terza età. Si tratta di attività non passeggere, che richiedono quindi un impegno costante e conferiscono valore al tempo libero.

Pensionamento e volontariato: perché attivarsi in questo settore?

Tra le attività più consigliate alle quali dedicarsi durante gli anni della pensione, il volontariato è senza dubbio in cima alla lista. Le ragioni sono molteplici:

  • il volontariato consente alle persone di qualsiasi età di partecipare attivamente alla comunità di appartenenza;
  • molti pensionati possiedono delle competenze che possono trovare applicazione diretta presso associazioni no-profit, come conoscenze nel campo della contabilità, abilità manuali e contatti con la comunità e le istituzioni;
  • partecipando alle attività associative, i pensionati possono intrecciare nuove relazioni interpersonali, antidoto efficace contro la depressione e il declino cognitivo;
  • ultimo punto ma non meno importante: attivarsi per un’associazione di volontariato consente di percepirsi utili alla società, soprattutto se il contributo personale viene efficacemente valorizzato dall’associazione.
    Tra le organizzazioni italiane più radicate nel territorio e maggiormente impegnate nella valorizzazione degli anziani, l’Auser (Associazione per l’invecchiamento attivo) è un’importante risorsa in grado di offrire numerosi progetti particolarmente utili per l’inclusione sociale dei pensionati.

Perché viaggiare durante gli anni della pensione?

Viaggiare rappresenta spesso un sogno per chi lavora a tempo pieno e non possiede il tempo per dedicarsi ad esplorare il mondo. Ecco perché, una volta giunta la pensione e liberi dalle incombenze familiari, le coppie di pensionati iniziano a pianificare viaggi in Italia, in Europa e negli altri continenti. Si tratta di un’attività che aiuta a mantenersi attivi, stimolando la curiosità, le relazioni interpersonali e l’apprendimento continuo. Ad esempio, affidandosi a tour operator che propongono viaggi di gruppo si possono condividere esperienze interculturali stringendo amicizia con i compagni di viaggio. Anche predisporre autonomamente una vacanza con il partner è un modo per mettere alla prova le proprie competenze organizzative: si dovrà prenotare il volo e l’albergo, effettuare ricerche sulle destinazioni da visitare, sbrigare le pratiche amministrative per il passaporto o il visto e informarsi circa le usanze tipiche del posto. Si tratta di operazioni a volte complesse, che aiutano a percepirsi efficaci e produttivi e che possono stimolare ad acquisire ulteriori competenze, come quelle informatiche o linguistiche.

Perché è importante la famiglia quando si va in pensione?

Una famiglia numerosa può rappresentare una risorsa fondamentale per evitare la noia e l’apatia del pensionamento. Se si ha la fortuna di avere dei nipotini, gli anni della pensione sono gli ideali per dedicarsi alle attività che un tempo venivano svolte per i figli. I nonni potranno quindi portare e andare a prendere i bambini a scuola, preparare i pasti e la merenda, raccontare le favole, fare delle passeggiate e giocare. Il valore di queste attività è duplice: se da una parte si contribuisce ad alleggerire la fatica dei genitori, dall’altra ci si sente parte attiva della famiglia, e quindi ancora utili e in un certo senso “necessari”. Specifiche ricerche hanno inoltre dimostrato che i nonni forniscono un notevole supporto educativo ai nipoti, offrendo stimoli come il gioco tradizionale, le canzoni, le favole ed il dialogo, tutti elementi dal grande significato pedagogico che si fanno sempre più rari a causa del dominio dei passatempi digitali.
Inoltre, in un Paese come l’Italia, piuttosto indietro rispetto ad altre realtà europee per quel che riguarda il supporto istituzionale offerto alle famiglie, i nonni costituiscono spesso una ricchezza alla quale appoggiarsi. Liberati dagli obblighi lavorativi, numerosi pensionati italiani fungono oggi da baby-sitter, cuochi, tutor e autisti per i loro figli e nipoti, fornendo un contributo inestimabile che sopperisce alle mancanze dei servizi dello Stato.

Quali sono gli errori da non commettere quando si va in pensione?

Il pensionamento viene considerato a volte come una liberazione, altre come una condanna. Al fine di viverlo al meglio, è necessario porsi degli obiettivi, sfruttare pienamente il tempo libero e valutare le risorse a disposizione. Per questo, è importante evitare di cadere nelle seguenti cattive abitudini:

  • una volta iniziato il periodo di pensionamento, è bene evitare l’auto-commiserazione e il vittimismo. La solitudine è spesso un risultato di una condizione di isolamento che si crea evitando il contatto con l’esterno, ed è per questo che è essenziale costruire e coltivare una rete di contatti;
  • molti considerano la pensione come l’inizio “ufficiale” della vecchiaia, intesa in termini negativi. Questa è in verità una condizione più interiore che esteriore o anagrafica, e può essere combattuta adottando uno stile di vita attivo, compatibilmente alle risorse fisiche;
  • non dire sempre e solo “no”. In occasione di nuove proposte, come un’escursione, l’iscrizione ad un circolo o l’incontro di nuove persone, vale sempre la pena vincere la mancanza di motivazioni e sforzarsi di andare incontro alle novità. Perdere l’interesse nei confronti della vita è la strada più veloce per sentirsi inutili.

note

[1] Retirement and cognitive decline. A longitudinal analysis using SHARE data, di Martina Celidoni, Chiara Dal Bianco, Guglielmo Weber – Journal of Health Economics, Volume 56, dicembre 2017, pagine 113-125

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