Diritto e Fisco | Editoriale

Disoccupazione: come funziona la Naspi

22 maggio 2018


Disoccupazione: come funziona la Naspi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 maggio 2018



La disoccupazione involontaria coinvolge ogni anno centinaia di migliaia di persone. Per far pronte ai primi periodi è possibile richiedere la Naspi, a patto però che si soddisfino alcuni requisiti.

La disoccupazione è una brutta piaga che, negli ultimi dieci anni, ha coinvolto moltissime persone. Tra le tante, chi è maggiormente colpito sono coloro che, nonostante avessero un impiego, si sono ritrovati improvvisamene ed involontariamente senza un lavoro. Come se non bastasse, gran parte di questi ex lavoratori si sono visti negare anche quei sussidi che lo Stato concede a chi viene licenziato, per il semplice fatto di non avere i requisiti adatti per accedere alle indennità di disoccupazione.
Per fortuna già dal 2015 è stata introdotta una nuova procedura che permette di accedere ai sussidi anche a coloro che non hanno versato moltissimi contributi. La richiesta dell’assegno, noto oggi con il termine NASpI (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego), avviene online, attraverso un modulo precompilato disponibile sul sito dell’INPS. Accedendo su MyINPS gli interessati potranno verificare la correttezza dei dati ed inoltrare la richiesta all’istituto previdenziale. Ovviamente è necessario soddisfare dei requisiti minimi, ma che cos’è e come funziona la NASpI?

Che cos’è la NASpI

La NASpI, introdotta il primo maggio del 2015 (sembra un paradosso la coincidenza con la festa dei lavoratori) ha sostituito l’ASpI (Assicurazione Sociale per l’Impiego) e la MiniASpI che presentavano elementi discriminatori nei confronti di alcune categorie di lavoratori. Se la crisi economica è stata un continuo crescendo nel corso degli anni, la stessa ha avuto effetti negativi soprattutto per alcuni lavoratori che hanno perso involontariamente l’unica occupazione che garantiva loro un tenore di vita dignitoso. E ancora tutt’ora gli effetti si misurano giorno dopo giorno, con dipendenti che si ritrovano improvvisamente disoccupati nonostante fossero stati assunti da poco tempo.
L’ASpI, in vigore fino al 30 Aprile 2015, richiedeva come requisiti minimi almeno due anni di anzianità assicurativa, a cui si aggiungeva un anno di contribuzione versato nel biennio precedente alla disoccupazione. Queste soglie erano molto stringenti e tagliavano fuori migliaia di lavoratori che magari non avevano maturato gli anni necessari di assicurazione o di contribuzione, perché assunti da poco o assunti con contratti precari.

Attualmente la NASpI consente a molte più persone di accedere ad un’indennità versata in maniera proporzionale rispetto alla retribuzione percepita negli ultimi quattro anni, a patto che:

  • lo status di disoccupato sia involontario (requisito della disoccupazione). Ciò significa che per percepire la NASpI bisogna essere delle persone che hanno da poco perso il proprio impiego. Costoro immediatamente devono recarsi presso un Centro per l’Impiego dichiarando l’immediata disponibilità per nuove attività lavorative o per partecipare alle misure di politica attiva del lavoro (promosse dalle Regioni). Non beneficiano della NASpI i disoccupati volontari, ossia coloro che hanno inoltrato le proprie dimissioni o il cui contratto si sia risoluto in maniera consensuale. Però, per i disoccupati volontari esistono alcune eccezioni;
  • si siano maturate almeno 13 settimane di contribuzione (requisito contributivo) contro la disoccupazione, calcolati nei quattro anni che precedono l’evento della perdita di lavoro;
  • a prescindere dal minimale contributivo, il soggetto che richiede la NASpI deve dimostrare di aver svolto almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi che precedono la perdita dell’impiego (requisito lavorativo).

In presenza di questi tre requisiti, che devono sussistere tutti quando si procede con la richiesta della NASpI, l’interessato potrà ottenere un’indennità calcolata sulla base delle retribuzioni percepite negli ultimi quattro anni per un tetto massimo che non supera circa le 1300 euro mensili. L’indennità NASpI dura per un periodo che si calcola sul numero di settimane effettivamente lavorate negli ultimi quattro anni, successivamente dimezzate per stabilire il numero di mensilità NASpI da erogare all’interessato. Se al quarto mese di fruizione della NASpI ancora non si è trovato alcun lavoro, l’ammontare dell’indennità si riduce del 3% ogni mese. Questa riduzione è minima, ma dovrebbe spingere la persona alla ricerca di una nuova occupazione.

A chi spetta la NASpI

Come avviene per tutti i tipi di indennità previsti dalla legge, anche la NASpI spetta a specifiche di categorie di soggetti. Sul sito dell’INPS l’elenco si riferisce a determinate tipologie di lavoratori che possono o non possono accedere alla nuova assicurazione sociale per l’impiego. Hanno diritto alla NASpI, oltre ai lavoratori dipendenti:

  • gli apprendisti. Si tratta di lavoratori dipendenti che si trovano in una fase embrionale del lavoro svolto, ma che comunque versano regolarmente alcuni contributi direttamente allo Stato;
  • i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato;
  • il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato. Ad esempio cantanti, DJ, ballerini che lavorano alle dipendenze di un’azienda che li retribuisce con uno stipendio mensile possono accedere alla NASpI;
  • i dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni.

Non possono richiedere la NASpI coloro che

  • hanno svolto attività di lavoro dipendente a tempo indeterminato presso le Pubbliche Amministrazioni. Questa categoria di soggetti usufruisce di altre indennità indicate da apposite leggi che disciplinano il rapporto di lavoro fra privato ed amministrazione pubblica;
  • rivestono la qualità di operai agricoli a tempo determinato e indeterminato. Anche in questo caso l’indennità prevista per loro è specifica, tant’è che si può parlare di disoccupazione agricola per coloro che sono iscritti in appositi elenchi nominativi riservati ai lavoratori agricoli;
  • sono lavoratori extracomunitari dotati di permesso di soggiorno per svolgere attività lavorativa stagionale nel nostro Paese. Come per le due categorie precedenti, i lavoratori stranieri godono di una normativa a parte;
  • infine coloro che sono titolari di trattamento pensionistico diretto (ossia pensione di anzianità, di reversibilità, di invalidità, di inabilità al lavoro, ecc.). Il ché è molto semplice, poiché i soggetti appartenenti a questa categoria godono già di un’indennità loro riservata.

La NASpI, inoltre, non spetta a chi si è dimesso volontariamente dall’attività lavorativa o ha risolto consensualmente il contratto di lavoro. Però, in casi eccezionali, anche i dimissionari possono accedere all’indennità, ovverosia:

  • quando le dimissioni siano intervenute durante il periodo di maternità che spetta alla madre;
  • quando le dimissioni siano per giusta causa;
  • quando la risoluzione consensuale avviene dopo aver esplicato la procedura conciliativa presso la Direzione Territoriale del Lavoro, oppure sia conseguente al rifiuto del lavoratore di essere trasferito in altra sede lontana dalla propria residenza oltre i tradizionali 50 km.

Le dimissioni per giusta causa sono state oggetto di una sentenza della Corte Costituzionale [1] che ha ammesso la possibilità di usufruire delle indennità di disoccupazione a coloro che si sono dimessi perché risultava impossibile proseguire la collaborazione lavorativa. Facciamo qualche esempio:

Tizio lavora da un po’ di anni prezzo l’azienda Alfa, ma da qualche mese a questa parte non riceve la retribuzione. Se si dimettesse volontariamente non avrebbe la possibilità di percepire l’assegno di disoccupazione, per cui attende il licenziamento. Purtroppo questo non arriva e, stremato dall’assenza di uno stipendio, si dimette.
Anche le dimissioni di Mevia sono giustificate e consentono di avere l’indennità perché la lavoratrice ha lasciato volontariamente il posto di lavoro dopo aver subito molestie sessuali.

La giusta causa può ricorrere quando si subisce mobbing, oppure si viene trasferiti in altra sede senza che sussistano le comprovate ragioni tecniche ed organizzative. Sono giustificate le dimissioni se il lavoratore viene demansionato rispetto all’attività svolta in precedenza oppure ha subito delle gravi ingiurie da parte di un suo superiore.

Come si richiede la NASpI

Attraverso il sito dell’INPS è possibile accedere ad una pagina interamente dedicata ai servizi previdenziali previsti per il lavoratore: questa pagina si chiama MyINPS e si trova in bella mostra sulla schermata principale del sito. È contrassegnata da un’icona verde con un omino bianco, e cliccando sulla scritta “Entra in MyINPS” si è indirizzati ad una nuova schermata. Questa deve essere compilata fornendo alcuni dati, fra cui il PIN a 16 cifre rilasciato dall’INPS ed il proprio codice fiscale. Se non riesci ad accedere o non sei fornito del PIN, puoi seguire le istruzioni che troverai sulla stessa pagina e che ti consentiranno di richiedere e di gestire la tua password personale.

In alternativa, sempre su MyINPS è possibile accedere utilizzando le credenziali SPID. Questo è un sistema che da poco tempo è stato introdotto in Italia ed il cui scopo è quello di creare un’unica identità digitale per coloro che sono interessati. In altri termini se hai a che fare con molte pubbliche amministrazioni (ad esempio INSP, Agenzia delle Entrate, scuole, ecc.) puoi accedere ai loro portali senza creare diversi account per ognuno di essi. Quindi non hai problemi nel doverti ricordare password e username e puoi facilmente gestire tutte le richieste e le documentazioni direttamente da casa.

Su MyINPS si può accedere altresì se sei in possesso della Carta Nazionale dei Servizi (o CNS), una sorta di certificato digitale che ti permette di comunicare con le pubbliche amministrazioni. In tale evenienza però, devi avere dei prerequisiti che ti permetteranno di accedere in tutta sicurezza, come ad esempio l’installazione dei driver CNS per la lettura della carta (in formato chiavetta USB o smart card).

La domanda NASpI, precompilata dall’Istituto Previdenziale; deve essere inoltrata solo telematicamente, e se non disponi delle credenziali appena descritte, puoi sempre rivolgerti ad un patronato abilitato. Puoi comunque chiamare il Contract Center integrato INPS – INAIL al numero 803164.

Entro quando richiedere la NASpI

Per non perdere il diritto alla NASpI è necessario rispettare il termine di 68 giorni entro i quali è necessario inoltrare il modulo precompilato che si trova nella sezione MyINPS. Questi 68 giorni decorrono dal giorno in cui si è stati licenziati, ma possono essere sospesi nel caso in cui:

  • si verifichino eventi come la maternità indennizzabile. Il termine per la richiesta della NASpI viene sospeso per tutta la durata dell’evento e riprende a decorrere alla scadenza della maternità. La decorrenza è per la parte residua dei 68 giorni, il cui conteggio riparte proprio dopo che si sia esaurita la maternità indennizzabile;
  • si verifichi una malattia comune indennizzabile, un infortunio o una malattia causata dal tipo di attività lavorativa indennizzabile dall’INAIL. Se questa ipotesi accade nei 68 giorni dopo il licenziamento, il termine per richiedere la NASpI viene sospeso. Tizio scopre di avere una malattia a seguito del lavoro svolto come operaio dentro una fabbrica. Lo certifica subito dopo il licenziamento ma prima che il termine NASpI si esaurisca del tutto.

I 68 giorni decorrono altresì:

  • dall’ultimo giorno di maternità indennizzata, se la gravidanza è sorta durante il rapporto di lavoro ed il licenziamento è avvenuto durante questo periodo;
  • dall’ultimo giorno di malattia indennizzata o di infortunio – malattia professionale con indennizzo INAIL, sempre se l’evento si sia verificato durante il rapporto di lavoro che si è interrotto durante il periodo di malattia.

Ulteriori termini sono previsti specificamente per quei casi in cui le dimissioni non siano volontarie e siano giunte dinnanzi alle autorità competenti per la risoluzione della controversia sorta con il datore di lavoro.

Per quanto tempo è possibile percepire la NASpI

L’indennità di disoccupazione è dovuta innanzitutto per tutti quei licenziamenti avvenuti dopo il primo maggio 2015; gli eventi verificatesi antecedentemente devono fare riferimento all’ASpI.
La NASpI spetta a partire dall’ottavo giorno successivo alla data in cui si è presentata la relativa domanda, qualora la stessa sia stata inoltrata all’INPS entro otto giorni dal licenziamento. Medesimo termine (otto giorni) viene previsto per quegli eventi sopra elencati (maternità indennizzata, infortunio, malattia), sempre se la domanda venga inoltrata entro l’ottavo giorno dalla cessazione dell’evento.
Se la NASpI viene inviata dopo otto giorni, essa spetta il giorno successivo, ma attenzione: si parla di diritto ad ottenere l’indennità di disoccupazione, non dell’erogazione della stessa. Infatti i termini per vedersi accreditare la NASpI sono ben diversi da quelli sopra elencati.

La durata della NASpI si calcola anch’essa sulla base del numero di settimane in cui si è effettivamente lavorato negli ultimi quattro anni: esse vengono dimezzate e dal calcolo che se ne trae è possibile stabilire la durata dell’indennità. Ovviamente viene previsto un tetto massimo, pari a 96 settimane oltre il quale la NASpI non sarà più erogata.
La NASpI, inoltre, cessa se si è assunti nuovamente con contratto di lavoro a tempo indeterminato, mentre i termini per la percezione dell’indennità possono essere sospesi quando:

  • si è assunti con contratto di lavoro a tempo determinato per un periodo non superiore a sei mesi. L’indennità di disoccupazione, durante questo periodo, non viene erogata ma sarà percepibile dopo la scadenza del contratto di lavoro;
  • si omette di comunicare all’INPS di aver intrapreso un’attività lavorativa di sei mesi;
  • si viene assunti all’estero con un contratto a tempo determinato non superiore a sei mesi.

La NASpI viene erogata dall’INPS mese dopo mese ed è comprensiva degli assegni familiari. Ovviamente per avere diritto a questi ultimi è necessario che l’interessato abbia maturato i requisiti minimi per ottenere tali assegni, oltre ad averne fatta esplicita richiesta.

note

[1] Cort. Cost. sent. n. 269 del 25.06.2002

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