Diritto e Fisco | Editoriale

Sospensione contributi autonomi: quando è ammessa?

6 giugno 2018 | Autore:


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Utili indicazioni su come sospendere il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dei lavoratori autonomi in caso di malattia o infortunio grave

Sei un libero professionista o un lavoratore con contratto di co.co.co. Ti sei ammalato o hai avuto un infortunio grave che non ti permette di svolgere la tua attività lavorativa costringendoti a un periodo di riposo forzato. Non è di certo una delle migliori situazioni nelle quali ti potresti trovare, in quanto oltre al reddito che subisce un drastico stop – ovviamente guadagni solo se lavori – ci si mettono di mezzo anche i temutissimi contributi previdenziali e assistenziali, che dovrai versare trimestralmente all’Ente di tua appartenenza o che il tuo datore di lavoro (nel caso del co.co.co.) verserà per tuo conto.

E dunque, cosa si fa? Si devono versare i contributi anche se non si è in grado di lavorare per un periodo di tempo? Nient’affatto. Esiste una norma [1], di recente emanazione, che ti permette di sospendere temporaneamente i contributi previdenziali e assistenziali da versare: ciò è ammesso, però, solo in determinate condizioni e per un periodo limitato.

Ma quando è ammessa la sospensione dei contributi autonomi? Se sei interessato a come evitare il pagamento dei tuoi contributi, seppur per un periodo di tempo breve, ti invito a prenderti cinque minuti di tempo ed a seguire le righe che seguono. Ecco tutto quello che devi sapere.

 Sospensione contributi autonomi: qual è la legge di riferimento?

Prima di tutto devi sapere che la possibilità di sospensione contributiva deriva dal Jobs Act dei lavoratori autonomi [1], entrato in vigore il 14 giugno 2017, che ha introdotto interessanti misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.

In particolare:

  • da un lato [2], la legge interviene in merito alla disciplina delle collaborazioni rese dai titolari di partita IVA, in seguito alle abrogazioni effettuate dal Jobs Act [3]. Al riguardo, è disciplinato ex novo l’utilizzo delle prestazioni d’opera [4], sia sotto forma di prestazione occasionale sia di collaborazione coordinata e continuativa etero-organizzata sia di titolare di Partita Iva.
  • dall’altro [1], invece, la legge estende alcune tutele in materia di gravidanza, malattia e infortunio anche ai lavoratori autonomi

 La novità legislativa è stata recentemente recepita dall’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) [5], il quale è intervenuto a fornire le istruzioni operative in merito alla sospensione dei contributi previdenziali e assistenziali in caso di eventi di malattia o infortunio grave che non permettono la normale attività lavorativa, di cui all’art. 14, co. 3 della L. n. 81/2017 (c.d. Jobs Act autonomi).

Vediamo dunque nel dettaglio le nuove tutele offerte ai lavoratori autonomi in caso di malattia o infortunio grave, e quali sono gli adempimenti da porre in essere in tali casi.

 Sospensione contributi autonomi: chi sono i soggetti interessati?

Ma chi sono i lavoratori che possono godere della sospensione contributiva? Possono usufruirne tutti i lavoratori autonomi senza distinzione? La legge afferma esplicitamente che rientrano nella novella:

  • i professionisti;
  • ed i co.co.co.

I primi rientrano nell’ambito del Titolo III, libro V, del Codice Civile (Lavoro autonomo). Sono inclusi, quindi:

  • le prestazioni lavorative da lavoro autonomo [6], cioè quei rapporti nei quali il soggetto si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti di un committente;
  • le professioni intellettuali [7];
  • il contratto che ha per oggetto una prestazione d’opera intellettuale [8];
  • e i rapporti destinatari di disciplina speciale.

Sospensione contributi autonomi: chi sono i soggetti esclusi?

Risultano esclusi, invece, gli «imprenditori» ed i «piccoli imprenditori» [9]. A tal proposito, è importante ricordare che:

  • è «imprenditore» chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi;
  • devono considerarsi «piccoli imprenditori»  i coltivatori diretti, gli artigiani, i piccoli commercianti e chi esercita un’attività professionale organizzata prevalentemente con lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

In estrema sintesi, rientrano nell’ambito di applicazione della legge le professioni intellettuali «regolamentate», per le quali è prevista l’iscrizione ad un albo, e le professioni intellettuali «non regolamentate».

Campo di applicazione del Jobs Act autonomi

Soggetti inclusi

Soggetti esclusi

Professionisti
§  Lavoratori autonomi§  professioni intellettuali

§  contratto che ha per oggetto una prestazione d’opera intellettuale

§  rapporti destinatari di disciplina speciale.

§  Imprenditori§  piccoli imprenditori.
Co.co.co
Lavoratori titolari di un contratto di co.co.co.

 Lavoratori autonomi: quali tutele previdenziali?

Prima di introdurre le tutele assistenziali previsti dalla legge, è opportuno riepilogare brevemente le disposizioni di tutela previdenziale a favore di tutti i lavoratori non legati da un vincolo di subordinazione la cui attività, anche se svolta in modo continuativo presso un committente, è autonoma e non organizzata in forma di impresa.

Vediamoli nel dettaglio nella seguente tabella.

Tema

Novità

Dis-coll

È previsto l’ampliamento dei requisiti contributivi per l’accesso all’indennità di disoccupazione (c.d. Dis-coll) ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e ai dottorandi di ricerca e assegnisti.

Congedo parentale

È previsto per gli iscritti alla Gestione separata (non titolari di pensione o assicurati presso altra contribuzione previdenziale obbligatoria) disposizioni in materia di congedo parentale pari a sei mesi complessivi.Per tutti gli iscritti alla Gestione separata è previsto altresì l’equiparazione alla degenza ospedaliera dei periodi di malattia, certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche o di gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti o che comunque comportino una inabilità lavorativa temporanea del 100%.

Astensione obbligatoria

È stata modificata la previsione dell’astensione obbligatoria per le lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata, novellando la norma di riferimento [10].

Sospensione rapporto di lavoro

È prevista la sospensione, senza diritto al corrispettivo, del rapporto di lavoro per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare. Inoltre, in caso di maternità, vi è la possibilità di sostituzione delle lavoratrici autonome da parte di altri lavoratori autonomi di fiducia delle lavoratrici stesse, in possesso dei necessari requisiti professionali, nonché dei soci, anche attraverso il riconoscimento di forme di compresenza della lavoratrice e del suo sostituto.

 Sospensione contributi autonomi: in quali casi è ammessa?

Venendo più specificatamente ai casi di sospensione, abbiamo già anticipato che il legislatore ha previsto specifiche forme di tutela nel caso di rapporti di lavoro svolti in modo continuativo, durante i quali è possibile l’insorgere di eventi che non permettono la normale attività lavorativa.

Ebbene, nel caso di malattia o infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni, è possibile sospendere il versamento contributivo. La sospensione del versamento opera per l’intera durata della malattia o dell’infortunio fino ad un massimo di due anni.

Una volta terminato l’evento di malattia o infortunio, il lavoratore è tenuto a versare i contributi e i premi maturati durante il periodo di sospensione in un numero di rate mensili pari a tre volte i mesi di sospensione. Ciò significa che la dilazione può arrivare a sei anni (il triplo del periodo di sospensione).

Esempio.

Supponiamo che un lavoratore autonomo abbia subito un infortunio così grave che non gli abbia permesso di svolgere la propria attività lavorativa per la quale è stato incaricato. L’infortunio occorso ha avuto una durata di 10 mesi. In questo caso, il lavoratore autonomo può beneficiare della sospensione dei versamenti dei contributi INPS e INAIL. I pagamenti riprenderanno al termine dell’evento di infortunio, dilazionando l’importo per un numero di rate pari a 30.

 Sospensione contributi autonomi: come richiederla?

Per quanto concerne l’obbligo contributivo, si ricorda che esso è in capo ai seguenti soggetti:

  • al professionista, se titolare di partita IVA o associato;
  • al committente, se il rapporto è una collaborazione coordinata e continuativa, con obbligo di rivalsa sul prestatore di 1/3 del contributo.

Pertanto, nel caso di malattia o infortunio grave gli interessati devono comportarsi come descritto in tabella:

Committente

Professionista

  • Inviare il flusso UniEmens del prestatore interessato indicando il codice di sospensione S1
  • sospendere il versamento della contribuzione (1/3 a carico del collaboratore e 2/3 a carico dell’azienda committente)
  • effettuare il versamento in un’unica soluzione o richiedere la rateazione degli importi sospesi (con aggravio degli interessi legali) al termine del periodo di sospensione e comunque trascorsi due anni dall’inizio dell’evento.

 

  • Indicare nel quadro RR, sez. II, l’importo della contribuzione sospesa
  • sospendere il versamento della contribuzione dovuta (saldo e/o acconto dovuto nel periodo di sospensione)
  • presentare all’Istituto una richiesta di sospensione tramite il Cassetto previdenziale liberi professionisti Gestione separata – Comunicazione bidirezionale
  • effettuare il versamento in unica soluzione o richiedere la rateazione degli importi (con aggravio degli interessi legali) al termine del periodo di sospensione e comunque trascorsi due anni dall’inizio dell’evento.

 

Gravidanza, malattia e infortunio: quali tutele per gli autonomi?

Sempre in materia di tutele in caso di gravidanza, malattia e infortunio, il Jobs Act dei lavoratori autonomi stabilisce che coloro i quali prestano la loro attività in via continuativa per il committente, e si verifica uno dei predetti eventi durante il rapporto di lavoro, non vi sarà automaticamente l’estinzione del rapporto di lavoro.

Infatti, l’evento di gravidanza, malattia e infortunio rimane sospesa, su richiesta del datore di lavoro, e senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare, fatto salvo il venir meno dell’interesse del committente.

Salva diversa previsione del contratto individuale, in caso di malattia la sospensione del rapporto non comporta una proroga della durata del contratto, che si estingue alla scadenza. Il committente può comunque recedere dal contratto se la sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della durata stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a trenta giorni per i contratti di durata determinabile.

 Lavoratrici in maternità: è possibile sostituirle

Continuando nella rassegna delle novità previste dal Jobs Act dei lavoratori autonomi, è da segnalare quelle relativa alla possibilità di sostituire le lavoratrici autonome in maternità.

Nel predetto caso, previo consenso del committente, è prevista la facoltà di sostituire le lavoratrici autonome con altri lavoratori autonomi di fiducia delle lavoratrici stesse, in possesso dei necessari requisiti professionali, nonché dei soci, anche attraverso il riconoscimento di forme di compresenza della lavoratrice e del suo sostituto.

Dunque, durante il periodo pre e post parto (due mesi più tre oppure un mese più quattro), sarà possibile continuare a lavorare e a fatturare senza perdere l’indennità economica per la maternità, perché non scatterà più l’astensione obbligatoria assoluta dall’attività professionale. La lavoratrice in pausa potrà concordare con il committente di essere sostituita da una persona di fiducia in possesso dei requisiti professionali richiesti.

note

[1] Art. 14 della Legge 22 maggio 2017, n. 81.

[2] Art. 15 della Legge 22 maggio 2017, n. 81.

[3] Art. 52, co. 1, del D.Lgs n. 81/2015

[4] Art. 2222 cod. civ.

[5] Inps, Circolare n. 69 dell’11 maggio 2018.

[6] Art. 2222 cod. civ.

[7] Art. 2229 cod. civ.

[8] Art. 2230 cod. civ.

[9] Art. 2238 cod. civ.

[10] Art. 64, co. 2, del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151.

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