Diritto e Fisco | Editoriale

Come verificare i contributi per la pensione

22 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 maggio 2018



Estratto conto contributivo Inps: come controllare i contributi versati per la pensione, a quanto ammontano e quanti anni sono accreditati.

Quando posso andare in pensione? Il datore di lavoro ha sempre versato tutti i contributi? A quanto ammonterà la mia pensione? I contributi versati bastano per la disoccupazione Naspi? A questa e ad altre domande risponde l’Inps, grazie al servizio La mia pensione futura. Questo servizio si basa sull’estratto conto Inps del lavoratore, il documento dove sono indicati i dati utili per calcolare i contributi accreditati nella vita lavorativa. Purtroppo, non sempre i dati indicati nell’estratto conto Inps o nella proiezione di calcolo della pensione si rivelano corretti: tutta via, come recentemente chiarito dalla Cassazione [1], il cittadino deve poter affidamento sulle indicazioni dell’Inps in merito ai contributi per la pensione, e se i dati sono errati ha il diritto di essere risarcito. Per rimediare alle situazioni in cui, invece, nell’estratto conto sono indicati meno contributi di quelli spettanti, il lavoratore può inviare all’Inps una segnalazione contributiva. Ma procediamo per ordine e vediamo come verificare i contributi per la pensione dal sito dell’Inps.

Come si accede al sito dell’Inps

Innanzitutto, per accedere al sito web dell’Inps bisogna possedere:

  • il codice pin per l’accesso ai servizi online dell’Inps;
  • in alternativa, l’identità unica digitale Spid;
  • in alternativa, la carta nazionale dei servizi Cns.

Ci sono due modi per ottenere il pin per l’accesso ai servizi online dell’Inps:

  • il più breve consiste nel recarsi direttamente presso uno sportello Inps, muniti di carta d’identità e codice fiscale: verrà assegnato subito il codice pin dispositivo per l’accesso ai servizi Inps;
  • diversamente, è possibile chiedere il codice pin direttamente online, nel sito dell’Inps; in questo caso, la prima parte del codice verrà fornita immediatamente, mentre la seconda parte arriverà al proprio indirizzo tramite posta; il pin dovrà poi essere convertito in pin dispositivo identificandosi online (si dovrà allegare un modulo di richiesta e il proprio documento d’identità scansionato nella sezione del sito web dell’Inps “Pin online”), o spedendo il proprio documento d’identità e il modulo di richiesta via fax, al numero indicato nell’apposita sezione del sito inps.

In alternativa, è possibile accedere ai servizi online dell’Inps con l’identità unica digitale Spid o con la carta nazionale dei servizi.

Il sistema Spid dà al cittadino la possibilità di avere delle credenziali uniche per accedere ai servizi pubblici online, compresi quelli dell’Agenzia delle Entrate: le credenziali sono però utilizzabili in modo differente, a seconda del livello di identità Spid richiesto:

  • il primo livello di sicurezza permette l’autenticazione con id e password stabilite dallo stesso utente;
  • il secondo livello permette l’autenticazione con una password valida per tutti i servizi ed una seconda password momentanea (la cosiddetta Otp, one time password) inviata all’utente per accedere allo specifico servizio;
  • il terzo livello permette invece l’autenticazione tramite smart card abbinata a una password.

Per avere l’identità unica ci si deve rivolgere ai gestori di identità digitale (Identity Provider): si tratta di soggetti privati accreditati dall’Agid (l’Agenzia per l’Italia digitale) che forniscono al cittadino le identità digitali e le gestiscono, dopo averlo identificato e averne verificato i dati. È possibile effettuare le operazioni di identificazione anche a distanza e online.

Attualmente lo Spid può essere richiesto ai seguenti gestori:

  • Sielte;
  • InfoCert SpA;
  • Poste Italiane SpA;
  • Intesa;
  • Namirial;
  • Telecom Italia Trust Technologies Srl.

Una volta scelto il provider, il cittadino può sempre cambiarlo e può, inoltre, avere più di un’identità digitale.

Che cos’è l’estratto conto Inps

L’estratto conto Inps è il documento in cui sono indicati tutti i dati utili per calcolare i contributi accreditati nel corso della carriera.

L’estratto conto riporta, nel dettaglio, i seguenti dati:

  • dati anagrafici del lavoratore;
  • in ogni riga è poi indicato:
    • il periodo di riferimento (dal…al…);
    • il tipo di contribuzione (lavoro dipendente, malattia, maternità…);
    • le settimane di contributi utili alla pensione;
    • la retribuzione o il reddito;
    • l’azienda o il datore di lavoro.

Dove si trova l’estratto conto dell’Inps?

Per trovare l’estratto conto contributivo si deve accedere al sito dell’Inps e cercare tra le prestazioni e i servizi il fascicolo previdenziale del cittadino: si aprirà una pagina, con un menu sulla sinistra; a questo punto si deve andare su posizione assicurativa, poi su estratto conto, per visualizzare la propria situazione.

Come si calcola la pensione dall’estratto conto?

Dai contributi che figurano nell’estratto conto all’ammontare della pensione il passaggio non è immediato: il calcolo della pensione è difatti molto complesso e richiede delle valutazioni particolari. Peraltro, non esiste un solo sistema di calcolo della pensione, ma i metodi di calcolo sono tre, a seconda dell’anzianità contributiva del lavoratore: sistema retributivo, sistema misto e sistema contributivo.

Chi vuole comunque provare a calcolare la pensione a partire dall’estratto conto Inps può consultare la nostra Guida al calcolo della pensione.

Come si calcola la pensione nel sito dell’Inps?

Chi vuole conoscere l’ammontare della pensione senza perdersi in calcoli complicati può utilizzare il servizio La mia pensione futura, presente all’interno della propria posizione assicurativa, o fascicolo previdenziale cittadino.

Attraverso la funzione La mia pensione futura è possibile ottenere un prospetto di calcolo della pensione basato sui dati presenti nell’estratto conto: l’applicazione consente comunque di cambiare diversi dati nel calcolo, compresa la decorrenza della pensione.

Il servizio non è, però, accessibile per chi possiede contributi in gestioni previdenziali esterne all’Inps, o per gli iscritti a più gestioni o a fondi particolari, anche se facenti capo all’Inps.

Inoltre, il servizio considera singolarmente i contributi accreditati nei vari fondi e non permette di calcolare la totalizzazione dei contributi accreditati in più casse. Inoltre, la proiezione non considera i periodi non ancora ricongiunti o gli anni di laurea non ancora riscattati, né calcola gli oneri di ricongiunzione o riscatto.

Impossibile anche calcolare la totalizzazione dei contributi versati all’estero ed il pro rata, così come non sono contemplate le eccezioni al regime generale: nessun calcolo e valutazione di convenienza per l’Opzione Donna, dunque, né per l’Opzione Contributiva Dini, o per il computo presso la Gestione Separata.

Che cosa fare se mancano contributi?

Se ci si accorge che negli archivi dell’Inps mancano dei contributi, si deve utilizzare, all’interno dello stesso fascicolo previdenziale del cittadino, la funzione segnalazione contributiva, sempre accessibile dal menu sulla sinistra della pagina, sotto Posizione assicurativa.

A questo punto si deve andare su gestione e scegliere la situazione, a seconda del periodo da segnalare (periodo di iscrizione al fondo lavoratori dipendenti, alle gestioni artigiani e commercianti, ai fondi speciali o sostitutivi, etc.); in seguito, si deve scegliere il tipo di contribuzione mancante (ad esempio da riscatto, ricongiunzione, etc.). Bisogna poi compilare il form proposto:

  • segnalazione presentata per la sede di: in questo campo si deve scegliere, dal menu a tendina, la propria sede Inps;
  • campi “dal” “al”: in questi campi bisogna inserire la data di inizio e di fine del periodo mancante;
  • se poi i periodi di riferimento sono relativi a un riscatto o a una ricongiunzione, si devono compilare anche i campi “data domanda”, “tipo riscatto” e “data unico/ultimo versamento”;
  • è poi possibile allegare documentazione relativa ai periodi mancanti (buste paga, ricevute di versamento, etc.).

Per segnalare gli errori, i dipendenti pubblici possono utilizzare la funzione RVPA, disponibile all’interno del Fascicolo previdenziale del cittadino, sotto la voce Posizione assicurativa.

Per sapere come inviare la segnalazione per i contributi mancanti o errati con la funzione RVPA, vedi: Inpdap, come segnalare i contributi mancanti.

Che cosa fare se ci sono contributi in più?

Potrebbe anche verificarsi la situazione contraria alla mancanza di contributi nell’estratto conto, ossia che l’Inps riporti nel documento dei contributi in più.

In relazione a questo problema, l’Inps distingue l’estratto conto “generico” dall’estratto conto certificativo: soltanto quest’ultimo, secondo l’istituto, ha lo stesso valore di una certificazione, mentre l’estratto conto generico può contenere degli errori. L’Inps si è sempre rifiutata di rispondere degli errori nell’estratto conto ordinario in quanto il documento, secondo l’istituto, non ha natura certificativa perché non è emesso a seguito di una richiesta formale da parte dell’assicurato [2]: per questo motivo, non può considerarsi come una certificazione tale da determinare affidamento e, dunque, un danno nei confronti di chi si è fidato di quanto descritto nel documento.

Secondo la Cassazione, invece, la normativa citata dall’Inps [2] non stabilisce che l’estratto conto contributivo, per avere il valore di certificazione, debba essere richiesto dal cittadino con particolari adempimenti, né che debba essere rilasciato con specifiche formalità: perché si possa riconoscere all’estratto conto il valore di certificazione basta che sia comprensibile dal cittadino munito del livello di istruzione obbligatoria. La legge, inoltre, non prevede che delle parti dell’estratto conto possano non essere considerate, o che possono essere considerate senza farci affidamento

Al contrario, il principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione [3] impone la veridicità degli atti e dei provvedimenti degli enti pubblici: i documenti emessi da un ente pubblico, come l’Inps, non possono dunque mai essere considerati come affermazioni delle quali per prudenza non ci si deve fidare.

Gli enti pubblici che possono rilasciare certificazioni sono, peraltro, obbligati a non deludere la fiducia di chi è titolare di un interesse a conseguire beni essenziali della vita (come la pensione), fornendo informazioni sbagliate o approssimative, anche se contenute in documenti senza valore certificativo. Se l’ente non rispetta quest’obbligo, va incontro a responsabilità contrattuale e deve risarcire i danni [4].

note

[1] Cass. sent. 23050/2017.

[2] Art. 54 L. 88/1989.

[3] Art.97, Co. 1 Cost.

[4] Cass. sent. 21454/2013.


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