Diritto e Fisco | Editoriale

Curriculum gonfiato: cosa si rischia?

1 Giugno 2018 | Autore:


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Quando è reato mentire su esperienza o titoli di studio per ottenere un lavoro. Quali sono le bugie più frequenti sui cv falsi e come si scoprono.

Avete mai avuto la tentazione di inserire nel curriculum vitae qualcosa che, in realtà, non avete mai fatto? Un titolo di studio in una scuola non frequentata, un’esperienza lavorativa fittizia, un elenco di capacità di cui, francamente, non avete la più pallida idea? Sono elementi che aiutano ad avere un cv decisamente più bello ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, prima o poi finiscono per tradirvi. È il cosiddetto curriculum gonfiato: cosa si rischia? Ci sono dei risvolti giuridici civili o penali?

L’abitudine di vendersi (o di essere venduti) per quello che non si è non appartiene soltanto ai «poveri diavoli» che hanno bisogno di un lavoro a tutti i costi e che, pur di ottenerlo, provano a presentarsi per quello che non sono: anche i potenti, ogni tanto, cedono a questa tentazione per scalare altre posizioni e arrivare, chissà, magari ad un posto da politico di primo piano. Chi si compra una laurea in Albania, chi dice di avere frequentato quell’università americana in cui, però, giurano di non averlo mai visto. Chi scrive su social come LinkedIn di avere fatto chissà quante esperienze, chi le racconta direttamente in faccia ad un qualsiasi direttore delle risorse umane. La domanda è sempre la stessa: per il curriculum gonfiato cosa si rischia?

Curriculum gonfiato: è reato?

Mentire, oltre che una cattiva abitudine, è anche un gesto che può portare davanti ad un giudice ed in qualche caso dietro le sbarre di un carcere. Perché chi presenta un curriculum gonfiato dicendo di avere questa o quell’altra esperienza o determinate capacità senza nemmeno saper tracciare una linea retta con un righello rischia di violare il codice penale ed il codice civile.

Un curriculum gonfiato può essere reato contro la fede pubblica, cioè:

  • una falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico [1];
  • una falsa dichiarazione sulla propria identità o qualità personali [2].

In entrambi i casi si rischia la reclusione ed una multa salata, a seconda della gravità del caso, poiché il cv è un documento che deve attestare pubblicamente certe informazioni di natura essenziale. Un curriculum gonfiato, dunque, è un documento falso presentato per mentire volutamente sulla propria identità e sulle proprie capacità.

Per quanto riguarda il primo caso, non bisogna dimenticare la sentenza con cui la Cassazione [3] ha stabilito che integra il reato di falso ideologico del privato su atto pubblico chi presenta un cv su cui afferma di avere superato degli esami mai sostenuti, specialmente se queste informazioni vengono inserite su un supporto informatico che abbia funzione vicaria dell’archivio dell’università e, di conseguenza, una destinazione potenzialmente probatoria.

Il secondo caso, invece, si riferisce a false dichiarazioni non solo sulla propria identità (un altro nome o cognome, un luogo o una data di nascita inventati) ma anche sulle proprie qualità personali. Ed è qui – scusate, ma è il caso di dirlo – che «casca l’asino». Per qualità personali si intende tutto ciò che serve a distinguere un soggetto nella personalità economica o professionale. Pensiamo a chi si dice automunito e disponibili alle trasferte ma in realtà può permettersi soltanto di girare a piedi o, ben che vada, in tram. Oppure a chi dice di avere 10 anni di esperienza come caposala in un ristorante ma di anni ne ha fatti soltanto cinque e consegnando pizze a domicilio. Un «Pinocchio» di questi, scoperto dal suo datore di lavoro (peraltro un Comune) è stato condannato dalla Cassazione per aver dichiarato falsamente di avere ricoperto una carica lavorativa [6].

Curriculum gonfiato: gli effetti civili

Nemmeno il Codice civile ignora chi presenta un curriculum gonfiato per ottenere un posto di lavoro o una posizione più elevata. Bisogna ricordare, infatti, che due delle premesse obbligatorie per legge in un rapporto di lavoro sono la correttezza e la buona fede, soprattutto nella parte precontrattuale, cioè nella fase in cui azienda e candidato si conoscono e stabiliscono le basi per una immediata o futura collaborazione [4]. Aggiungere al curriculum delle esperienze o delle capacità che non si possiedono significa, pertanto, mentire sapendo di mentire, cioè ingannare volutamente la controparte. Il che fa venire meno quel dovere di reciproca lealtà imposto non solo dal Codice ma anche dalla giurisprudenza [5].

Cosa si rischia per un curriculum gonfiato da un punto di vista civilistico? Si rischia, secondo quanto stabilito dalla Cassazione, oltre al licenziamento per giusta causa, anche il risarcimento alla controparte per il comportamento scorretto osservato, nel caso in cui l’azienda riesca a dimostrare il danno subìto.

Se ad inventarsi il proprio curriculum è un professionista che aggiunge l’impossibile, ad esempio, sul proprio sito, si può ipotizzare l’illecito deontologico e la sanzione disciplinare da parte dell’Ordine di appartenenza. Pensiamo al giornalista che dice di essere stato inviato di guerra ma l’unico conflitto che conosce è quello condominiale di un paese di provincia. O all’avvocato che dice di avere difeso questo o quell’altro personaggio di rilevanza che, invece, ha visto soltanto in foto sui quotidiani o su qualche rivista scandalistica.

Curriculum gonfiato: come si scopre il falso

Scoprire un curriculum gonfiato è una passeggiata. Poniamo il caso del pizzaiolo che si presenta con un curriculum eccelso: anni di esperienza nei locali più rinomati, note di merito, ottimi guadagni. Al momento di preparare la prima pizza, però, non sa nemmeno lavorare la pasta, non conosce la differenza tra una fetta di speck e una di prosciutto crudo oppure deve chiedere se i carciofi della capricciosa si mettono sulla pizza prima o dopo averla infornata. Pensiamo anche a chi si presenta come barista facendo le acrobazie con gli shaker per dimostrare quanto è bravo e quanta esperienza ha nella preparazione del cocktail. Ma quando gli chiedono un «Negroni» non sa se si fa con l’Aperol o con il Campari. O, ancora, a chi si presenta come segretaria di lunga esperienza in un ufficio e quando deve fare le fotocopie confronta l’una con l’altra per vedere se in entrambe c’è scritta la stessa cosa (non ci crederete ma chi scrive ne ha conosciuta una così).

Insomma, per scoprire un curriculum gonfiato basta mettere il candidato alla prova. E state pur sicuri che prima o poi succede. Come detto, nel caso in cui si abbia detto qualche bugia, si rischia grosso sia da un punto di vista civile sia da quello penale. Oltre ad una figuraccia spesso irrimediabile. Perché le voci girano. E a «bruciarsi» in un determinato settore, a crearsi la fama di quello che le racconta grosse come cattedrali, ci vuole un attimo.

A proposito: il «Negroni» si fa con il Campari.

Curriculum gonfiato: si può raccontare qualche bugia?

Sulle bugie grosse inserite in un curriculum gonfiato abbiamo già detto che cosa si rischia. Ci sono, però, altre mezze verità (che, per definizione, sono anche mezze bugie) non così gravi da rischiare la galera o un risarcimento del danno. Vengono proposte nei cv per non perdere un’occasione di lavoro e, se scoperte, male che vada uno ci ha provato. Può anche darsi che siano servite per dimostrare le proprie capacità, che in qualche caso possono essere superiori alle mezze bugie raccontate.

Vale sempre la pena puntare sulle verità intere e presentarsi per quello che si è. Ma ecco qualche esempio delle bugie più innocue che si possono trovare sui curriculum.

La bugia dell’esperienza accumulata

Ad esempio. C’è chi scrive di avere lavorato in un certo posto per una decina di anni. Ha davvero lavorato lì, ma solo 6 anni. Quando è bastato per acquisire esperienza e mestiere da vendere altrove. Che saranno mai quei tre o quattro anni aggiunti se si dimostra che si è capaci di fare il lavoro per il quale si è stati assunti? È uno dei tipici casi del curriculum gonfiato.

La bugia di chi abbassa il tiro

Non manca, addirittura, chi racconta di avere accumulato meno esperienza di quella che ha in realtà, pur di non perdere un’occasione di lavoro. Mostrare tutte le proprie competenze, infatti, può essere a volte controproducente se il posto da coprire è di profilo più basso ma si ha, comunque, bisogno di quel lavoro. Quindi si inserisce nel curriculum questa piccola bugia per non spaventare l’azienda, timorosa, forse, di prendere una persona con troppe pretese. Così, non sarà un curriculum gonfiato ma un curriculum sgonfiato.

La bugia della vicinanza al lavoro

C’è anche chi dice di vivere in un posto vicino all’azienda in cui si vuole lavorare quando, in realtà, l’abitazione dista 50 chilometri. Un modo per evitare di sentirsi respingere a causa della distanza (il problema quotidiano del traffico intenso, l’eventuale demotivazione a medio o lungo termine dovuta alla stanchezza del viaggio, ecc.). Basta dare l’indirizzo di un parente o di un amico che veramente si trova davvero nelle vicinanze. Alla peggio si fanno ospitare intanto che trovano un’altra sistemazione. Così, non sarà un curriculum gonfiato ma un curriculum traslocato.

La bugia di chi cambia lavoro

Una delle domande che quasi mai mancano in un colloquio è: «Ma Lei, perché vuole venire a lavorare da noi?». La risposta più abituale (per non utilizzare un altro aggettivo più consono al candidato) è: «Perché ambisco a crescere professionalmente e so che la Vostra azienda mi darà questa opportunità». Il responsabile delle risorse umane la sa a memoria questa frase ma fa finta di crederci. E, a meno che la posizione sia veramente importante ed abbia voglia di verificare, non saprà mai se il candidato che ha davanti è stato licenziato, non ha avuto il rinnovo del contratto perché incompetente o perché lavativo, oppure è uno che salta da un lavoro all’altro come le api sui fiori perché non ha le idee chiare di ciò che vuol fare da grande. Il candidato, ovviamente, non lo dirà né tantomeno lo scriverà sul suo cv. Così, non sarà curriculum gonfiato ma un curriculum misterioso.


note

[1] Art. 483 cod. pen.

[2] Art. 496 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 15535/2008.

[4] Art. 1337 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 6526/2012 del 22-03.2012.

[6] Cass. sent. n. 26600/2013.


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