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Pec, casella piena: che succede?

22 maggio 2018


Pec, casella piena: che succede?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 maggio 2018



Mancata consegna della Pec: casella inibita alla ricezione perché piena. La notifica è ugualmente valida?

Immagina di aver subito un pignoramento per una cartella esattoriale o per un decreto ingiuntivo che ritieni di non aver mai ricevuto. Il creditore invece ti mostra la prova della notifica effettuata sulla tua casella di posta elettronica certificata (Pec). Il messaggio emesso dal gestore della Pec dice però che non è stato possibile consegnarti l’email perché la casella è inibita alla ricezione in quanto piena. A tuo avviso questa è la dimostrazione della irregolarità del procedimento di notifica e anche del pignoramento. Di diverso avviso, ovviamente, il creditore secondo cui se davvero così fosse si potrebbe fraudolentemente evitare di scaricare la posta dalla propria casella per non ricevere più notifiche. Resti tuttavia della tua opinione: sopra di tutto viene il diritto alla difesa, il quale implica una effettiva conoscenza dell’atto. Chi ha ragione? In caso di casella Pec piena, che succede? Sul punto è intervenuta ieri la Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici.

Non succede di rado che chi, per legge, è obbligato ad avere una Pec dimentica di controllare la propria casella e le eventuali notifiche che su di essa vengono inviate da parte della pubblica amministrazione o dai privati. Sulla Pec può essere notificata non solo una multa o un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate ma anche una cartella di pagamento o un atto giudiziario come una citazione, un decreto ingiuntivo, un atto di precetto, una sentenza di condanna. Chiaramente il destinatario dovrebbe avere tutto l’interesse a verificare giornalmente se, sul proprio account certificato, sono arrivate email importanti. Eppure c’è chi preferisce fare come lo struzzo e non vedere. Questo ovviamente non lo mette al riparo dalle conseguenze legali. Ma per il troppo disinteresse verso la propria Pec può capire di esaurire lo spazio a disposizione (i “giga” che concede il gestore) e di non poter più ricevere altre Pec. Se, pertanto, qualcuno dovesse inviare una Pec in una casella già piena e ricevere così il messaggio che conferma l’impossibilità a consegnare l’email tale notifica sarebbe da ritenersi valida? Cosa stabilisce la legge in caso di casella Pec piena?

Secondo la Cassazione, la notificazione a mezzo Pec (posta elettronica certificata) si ha per eseguita nel caso in cui la mancanza di diligenza del destinatario abbia impedito il regolare completamento del procedimento di consegna del messaggio. Il che succede proprio quando la casella di posta è piena. come già chiarito in passato dalla stessa Cassazione [2] il titolare dell’account di posta ha infatti il dovere di assicurarsi il corretto funzionamento della casella postale, attraverso l’uso di dispositivi di vigilanza adeguati ed un controllo costante e prudente della posta in arrivo, compresa quella classificata dal programma gestionale come posta indesiderata.

Quindi non è possibile opporre scuse (peraltro ormai abbastanza consuete come):

  • ho perso le chiavi di accesso alla mia casella Pec (bisogna sempre conservare a memoria o in un luogo sicuro la password o l’indirizzo dell’email; in ogni caso sono sempre previste delle procedure per consentire agli smemorati di recuperare le chiavi di accesso);
  • ho affidato al mio commercialista l’incarico di aprire e gestire la casella Pec ma lui non mi ha mai detto nulla (ciascuno è responsabile della propria Pec, anche se ne affida a terzi la gestione);
  • ho ricevuto la notifica della Pec nella casella dello spam, per cui non ne ho potuto prendere visione (il titolare della Pec deve controllare giornalmente anche nella casella della posta indesiderata);
  • il computer era in assistenza e non ho potuto controllare la posta certificata (si può controllare la Pec da qualsiasi computer e ora anche da smartphone);
  • per un guasto alla luce sono rimasto senza elettricità in casa per tre giorni e mi è sfuggita la scadenza (anche in questo caso ci sono tante possibilità di collegarsi alla propria Pec da qualsiasi luogo e dispositivo);
  • ho ricevuto, nella stessa giornata, un messaggio di posta elettronica certificata particolarmente pesante da occupare tutti i giga. Per cui non ho avuto neanche il tempo di andare a cancellare la posta arrivata e poter ricevere le altre email (non bisogna mai ridursi all’ultimo minuto e lasciare sempre spazio a sufficienza nell’account per non rimanere completamente privi di giga);
  • non sapevo come si libera lo spazio dalla casella Pec (ciascuno deve curare in modo diligente la propria Pec andando a cancellare i messaggi vecchi, anche giornalmente).

note

[1] Cass. sent. n. 12451/18 del 21.05.2018.

[2] cfr. Cass. sent. n. 31/17, n. 23650/16, n. 13917/16.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 14 febbraio – 21 maggio 2018, n. 12451

Presidente Di Cerbo – Relatore Balestrieri

Svolgimento del processo

Gli odierni ricorrenti propongono ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, avverso il decreto n.1092/16 con cui il Tribunale di Varese respinse, per estinzione completa ed irreversibile dell’intero apparato produttivo aziendale, la loro opposizione allo stato passivo del Fallimento (…) s.r.l., segnatamente laddove escluse il loro diritto al risarcimento del danno da illegittimo licenziamento.

Resiste il Fallimento con controricorso.

Motivi della decisione

Il Collegio ha autorizzato la motivazione semplificata della presente sentenza.

1.- Deve pregiudizialmente rilevarsi che l’eccezione di inammissibilità del presente ricorso, sollevata dal Fallimento in questa sede, è fondata. Quest’ultimo in particolare ha dedotto e documentato (doc. 2 allegato al controricorso) che il deposito del decreto oggi impugnato del Tribunale di Varese venne comunicato agli attuali ricorrenti il 19.8.16 tramite p.e.c. in quanto, pur essendo pervenuto alla Cancelleria del Tribunale un messaggio di mancata comunicazione in quanto la casella p.e.c. del difensore dei ricorrenti risultava piena, tale comunicazione doveva ritenersi comunque valida con conseguente inammissibilità dell’odierno ricorso, notificato solo in data 20 settembre 2016.

L’eccezione è fondata.

Premesso infatti che il termine per impugnare il detto decreto è di giorni 30 ai sensi dell’art. 99 L.F., deve valutarsi se la comunicazione dell’avvenuto deposito del decreto, avvenuto tramite p.e.c. all’indirizzo indicato nello stesso attuale ricorso (nico.parise.busto.pecavvocati.it), e conclusosi con messaggio di mancata comunicazione per risultare piena la predetta casella di posta elettronica, sia da considerare parimenti effettuata ed efficace.

Al quesito il Collegio intende dare risposta affermativa in base ai tenore dell’art. 16, comma 6, del dl. n.172/12, convertito in L. n.221/12, e della giurisprudenza di questa Corte in argomento.

L’art. 16, comma 6, del d.l. n. 179/12, convertito in L.n.221/12, stabilisce: “Le notificazioni e comunicazioni ai soggetti per i quali la legge prevede l’obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata, che non hanno provveduto ad istituire o comunicare il predetto indirizzo, sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria. Le stesse modalità si adottano nelle ipotesi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario”, sicché la comunicazione deve aversi per notificata allorquando la mancata consegna dipenda da cause imputabili al destinatario, come nel caso in cui, per mancata diligenza di questi, la casella risulti piena per prolungata (e dunque colpevole) assenza di lettura della posta elettronica.

In materia questa Corte si è già pronunciata, affermando che il titolare dell’”account” di posta elettronica certificata ha il dovere di assicurarsi il corretto funzionamento della propria casella postale e di utilizzare dispositivi di vigilanza e di controllo, dotati di misure anti intrusione, oltre che di controllare prudentemente la posta in arrivo, ivi compresa quella considerata dal programma gestionale utilizzato come “posta indesiderata” (Cass. n. 13917/16, Cass. n.31/2017).

Con particolare riferimento a fattispecie analoga a quella in esame questa Corte ha affermato che: “l’avviso di fissazione della udienza di discussione è stato comunicato dalla cancelleria alla casella di posta elettronica…. ed è stato rifiutato dal sistema con il messaggio “5.2.2 Aruba Pec s.p.a – casella piena”. La comunicazione deve ritenersi regolarmente avvenuta giacché, una volta ottenuta dall’ufficio giudiziario l’abilitazione all’utilizzo del sistema di posta elettronica certificata, l’avvocato, che abbia effettuato la comunicazione del proprio indirizzo di PEC, diventa responsabile della gestione della propria utenza, nel senso che ha l’onere, non solo di procedere alla periodica verifica delle comunicazioni regolarmente inviategli dalla cancelleria a tale indirizzo ma anche di attivarsi affinché i messaggi possano essere regolarmente recapitati” (Cass. n. 23650/16).

1.2- Ne consegue l’inammissibilità del ricorso, nulla peraltro avendo dedotto i ricorrenti in ordine all’eccezione sollevata.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 6.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115/02, nel testo risultante dalla L. 24.12.12 n. 228, la Corte d’atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.


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