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Infortunio in itinere: risarcimento danno e rendita Inail

23 Maggio 2018
Infortunio in itinere: risarcimento danno e rendita Inail

L’importo delle rendita Inail per l’infortunio in itinere va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto al danneggiato dall’assicurazione?

Hai fatto un incidente stradale nel tragitto da casa al lavoro. Ti è stato detto che l’infortunio per i danni fisici ti verrà risarcito dall’Inail. Si tratta infatti del cosiddetto infortunio in itinere, quello cioè che si verifica nel normale tragitto per raggiungere l’azienda o per tornare al proprio domicilio dopo l’orario di lavoro. Il risarcimento spetta solo quando si usa la bicicletta o, nel caso di auto, a condizione che il trasporto coi mezzi pubblici non consenta il facile raggiungimento della sede lavorativa e sempre a patto di percorrere la via più breve o più ragionevole tra le due distanze. Detto ciò, ti chiedi se puoi anche ottenere il risarcimento del danno dalla tua assicurazione a cui, comunque, hai già fatto la denuncia di sinistro. Si possono cumulare entrambe le prestazioni? La questione è stata decisa da una recente sentenza della Cassazione a Sezioni Unite [1]. La Corte ha chiarito come calcolare, in caso di infortunio in itinere, il risarcimento del danno e la rendita Inail. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’infortunio in itinere

Se hai già letto la nostra guida Infortunio in itinere per incidente stradale saprai già di cosa stiamo parlando. Ma, per tua maggiore comodità, riassumiamo qui di seguito gli aspetti essenziali della disciplina. L’assicurazione Inail, che copre tutti gli infortuni sul lavoro, comprende anche l’infortunio in itinere, cioè quello capitato ai lavoratori fuori dall’azienda e durante il “normale percorso” di:

  • andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro;
  • che collega due luoghi di lavoro, in caso di lavoratore con più rapporti di lavoro;
  • di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione dei pasti, in mancanza di un servizio di mensa aziendale.

In pratica, chi ha un incidente in questi limiti di spazio, anche al di fuori dell’orario lavorativo, è coperto dall’assicurazione Inail che dovrà (come vedremo a breve) erogargli una rendita.

Le soste nel normale tragitto sono coperte dalla rendita Inail, anche se non necessarie, a patto che siano brevi. 

Si considera “normale percorso” quello più breve o quello più ragionevole (si pensi al caso in cui la strada più breve è anche quella più trafficata). Quando viene scelto un percorso diverso da quello ordinario per accedere o uscire dal luogo di lavoro è il lavoratore che deve provare l’inagibilità o difficoltà di percorrere la via ordinaria.

 La deviazione per accompagnare i figli a scuola rientra tra le esigenze essenziali ed improrogabili e pertanto gli infortuni accaduti durante il percorso deviato sono risarciti dall’Inail. 

Infortunio per incidente stradale

Nel caso di incidente stradale nel percorso casa-lavoro, lavoro-lavoro o lavoro-sede dei pasti, il dipendente ha diritto a una rendita Inail.

La rendita Inail spetta sempre nel caso in cui il dipendente ha utilizzato la bicicletta ed è stato investito da un altro mezzo o è caduto dalla bici stessa.

Invece in caso di uso dell’auto o moto al posto dei mezzi pubblici, la rendita Inail spetta solo se l’impiego del veicolo privato è ritenuto strettamente necessario. Ciò succede quando:

  • mancano mezzi pubblici;
  • i mezzi pubblici, seppur presenti, non consentono di essere puntuali sul luogo di lavoro, oppure sono eccessivamente disagevoli o gravosi in relazione alle esigenze di vita familiare del lavoratore.

La rendita Inail, al contrario del risarcimento da parte dell’assicurazione, spetta a prescindere dal fatto che la colpa dell’incidente stradale sia o meno del lavoratore. Quindi anche se il dipendente viola il codice della strada (ad esempio omette di dare la precedenza) o commette un’imprudenza ha ugualmente diritto all’indennizzo per infortunio in itinere. Invece l’infortunio in itinere non spetta nei seguenti casi: 

  • violazione delle norme fondamentali della strada (ad esempio un’auto che va a 200 all’ora in un tratto di strada che consente una velocità a 90 km/h);
  • abuso di alcolici;
  • uso di psicofarmaci
  • uso di stupefacenti
  • mancanza di patente.

Oltre alla rendita Inail, il lavoratore che ha subito un incidente stradale ha diritto – come sempre succede anche al di fuori dei tragitti casa-lavoro – al risarcimento del danno da parte dell’assicurazione. Come noto, tale risarcimento spetta solo a condizione di non avere responsabilità nell’incidente. Il che significa non solo dimostrare di aver rispettato il codice della strada, ma anche di aver fatto di tutto per evitare l’incidente. Ad esempio, non basta avere la precedenza a un incrocio per essere risarciti in caso di scontro: se l’altra auto, che stava per violare lo stop, era comunque visibile e l’incidente poteva essere evitato, si applicherà un concorso di colpa. 

Rendita Inail e risarcimento dell’assicurazione: si sommano?

Veniamo ora al problema da cui siamo partiti: il lavoratore che subisce l’infortunio in itinere può speculare sul doppio risarcimento (quello dell’Inail e quello dell’assicurazione) o meno? I due indennizzi si sommano? La risposta è negativa. Secondo le Sezioni Unite della Cassazione [1], a seguito di infortunio in itinere subìto dal lavoratore, dall’ammontare del risarcimento a questi corrisposto dall’assicurazione va detratto l’importo della rendita Inail per inabilità permanente.

Il codice civile del resto dispone [2] che l’assicuratore che ha pagato l’indennità è surrogato, fino alla concorrenza dell’ammontare di essa, nei diritti dell’assicurato verso il terzo danneggiante: una disposizione che per espressa previsione si applica «anche alle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro».

La surrogazione, in quest’ottica, mentre consente all’Inail di recuperare dal terzo responsabile le spese sostenute per le prestazioni assicurative erogate al lavoratore danneggiato, secondo le Sezioni unite «impedisce a costui di cumulare, per lo stesso danno, la somma già riscossa a titolo di rendita assicurativa con l’intero importo del risarcimento del danno dovutogli dal terzo, e di conseguire così due volte la riparazione del medesimo pregiudizio subito».


note

[1] Cass. sent. n. 12566/2018.

[2] Art. 1916 cod. civ.


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4 Commenti

  1. L’importo della rendita per l’inabilità permanente, corrisposta dall’INAIL per l’infortunio “in itinere” occorso al lavoratore, va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito, in quanto essa soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile l’infortunio, salvo il diritto del lavoratore di agire nei confronti del danneggiante per ottenere l’eventuale differenza tra il danno subìto e quello indennizzato.

  2. È indennizzabile l’infortunio in itinere quando esiste un nesso eziologico tra il percorso seguito e l’evento (nel senso che tale percorso costituisca per l’assicurato l’iter normale per recarsi al lavoro e per tornare alla sua abitazione), un nesso causale sia pure occasionale tra l’itinerario seguito e l’attività lavorativa (nel senso che il primo non deve essere percorso dal lavoratore per ragioni personali o in orari non ricollegabili alla seconda), la necessità dell’uso del veicolo privato adoperato dal lavoratore per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, considerati gli orari lavorativi e dei pubblici servizi di trasporto.

  3. Il requisito della “occasione di lavoro” implica la rilevanza di ogni esposizione a rischio, indipendentemente dal grado maggiore o minore di questo, assumendo il lavoro il ruolo di fattore occasionale del rischio stesso ed essendo il limite della copertura assicurativa costituito esclusivamente dal “rischio elettivo”, intendendosi per tale quello che, estraneo e non attinente alla attività lavorativa, sia dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore, il quale crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente alla attività lavorativa, ponendo così in essere una causa interattiva di ogni nesso tra lavoro, rischio ed evento.

  4. Va riconosciuto (con pagamento delle relative indennità previste per legge) dall’Inail al dipendente infortunato anche il collegamento tra la malattia temporanea (ricaduta) denunciata, una volta verificata l’esistenza del collegamento stesso, con l’infortunio in itinere anni prima avuto (nel caso di specie, a seguito del quale il dipendente era stato sottoposto a vari interventi chirurgici).

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