Diritto e Fisco | Editoriale

Pagare tasse senza partita Iva

5 Giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Giugno 2018



Si può svolgere lavoro autonomo pagando le tasse senza l’obbligo di aprire la partita Iva?

Svolgere un’attività di lavoro autonomo senza aprire una partita Iva non significa essere evasori, in quanto è possibile e pienamente lecito pagare le tasse senza partita Iva aperta.

Se dunque non lavori in proprio perché, da un lato, hai paura di tutte le spese che può comportare l’apertura della partita Iva e, dall’altro lato, temi che svolgere l’attività senza una partita Iva sia illegale, devi sapere che lavorare autonomamente senza partita Iva è pienamente lecito e obbliga comunque a pagare le tasse.

Devi però sapere che non è obbligatorio aprire la partita Iva soltanto se l’attività di lavoro autonomo che svolgi è occasionale, cioè è svolta saltuariamente e non è organizzata in modo professionale.

Ma procediamo per ordine e vediamo, dopo aver capito in quali casi è possibile lavorare autonomamente senza richiedere la partita Iva, come pagare le tasse senza partita Iva

Quando si può lavorare senza partita Iva

Si può lavorare autonomamente senza partita Iva quando l’attività è discontinua o saltuaria: in pratica, l’attività deve essere svolta in modo non prevalente e non abituale.

L’attività di lavoro occasionale si distingue poi dalle attività che caratterizzano l’esercizio di una professione: queste ultime obbligano il professionista all’apertura di una partita Iva e di una posizione previdenziale, mentre il lavoro occasionale autonomo non obbliga all’apertura di una partita Iva, ma solo all’apertura di una posizione presso la gestione Separata, se supera 5mila euro di compensi annui.

In buona sostanza, il lavoro autonomo occasionale e il lavoro autonomo con partita Iva si distinguono in base all’organizzazione e all’abitualità nell’esercizio dell’attività.

Se il lavoratore autonomo occasionale (da non confondere col lavoratore occasionale, retribuito con i nuovi voucher, o contratti di prestazione occasionale) supera 5mila euro di fatturato, non è obbligato ad aprire la partita Iva, ma soltanto ad iscriversi all’Inps ed a pagare i contributi previdenziali (dovuti in misura uguale ai lavoratori parasubordinati e per due terzi a carico del committente).

Non esiste, quindi, un limite relativo ai compensi che determini, di per sé, la decadenza del requisito dell’occasionalità e comporti l’apertura della partita Iva.

Neanche fatturare nei confronti di più committenti comporta di per sé il venir meno dell’occasionalità dell’attività, a prescindere dagli importi fatturati.

Bisogna comunque porre particolare attenzione all’organizzazione per lo svolgimento dell’attività lavorativa: sono indici di un’attività organizzata la disponibilità di un ufficio o la presenza di un sito e-commerce o, in generale, la pubblicizzazione dei servizi erogati.

In conclusione, non esistendo precisi riferimenti normativi, non è possibile avere dei “punti fermi” in materia, che diano la certezza di non fuoriuscire dal lavoro autonomo occasionale per evitare l’apertura della partita Iva: la valutazione avviene, difatti, caso per caso, e per questo motivo è oggetto di non pochi contenziosi con l’Agenzia delle entrate.

Come si pagano le tasse senza partita Iva?

Come abbiamo detto, lavorare senza partita Iva non comporta l’esenzione dalle tasse: deve sempre essere emessa, difatti, una ricevuta per le prestazioni di lavoro autonomo occasionale. Inoltre, i compensi ricevuti devono essere dichiarati nel modello 730 o nel modello Redditi e, se si superano i 5mila euro annui di compensi, ci si deve iscrivere alla gestione Separata e pagare i contributi all’Inps.

Come si fa la ricevuta senza partita Iva?

Il lavoratore autonomo occasionale, quando riceve un compenso per l’attività svolta, è tenuto a rilasciare al committente (impresa, professionista, ente o privato) una ricevuta.

La ricevuta per le prestazioni di lavoro autonomo occasionale sostituisce la fattura, dato che il lavoratore senza partita Iva non può emettere fatture, e deve contenere i seguenti dati:

  • nome, cognome, data di nascita, codice fiscale, indirizzo di residenza del lavoratore;
  • nome, cognome, o ragione sociale (se si tratta di società o altro ente), eventuale data di nascita, codice fiscale, eventuale partita Iva, domicilio del committente;
  • tipologia di prestazione effettuata (è consigliabile indicare che la prestazione ha carattere del tutto occasionale, non svolgendo il lavoratore prestazioni di lavoro autonomo con carattere di abitualità);
  • importo lordo del compenso (cioè al lordo della ritenuta d’acconto);
  • eventuale ritenuta d’acconto (pari al 20% del compenso): la ritenuta è dovuta solo se il committente è sostituto d’imposta, mentre non deve essere applicata se il committente non è un sostituto d’imposta, cioè è un semplice privato, non un professionista, un’azienda o un ente;
  • importo netto percepito (compenso lordo meno ritenuta);
  • assoggettamento o meno del compenso alla contribuzione Inps (contributi previdenziali da accreditare nella Gestione Separata), per superamento del limite pari a 5mila euro annui dei compensi ricevuti a titolo di collaborazione occasionale. Se non è superato il limite pari a 5mila euro di compensi in un anno, non è necessario iscriversi alla Gestione Separata dell’Inps e non si è obbligati a versare i contributi previdenziali.
  • data, luogo e firma del lavoratore e del ricevente.

Il documento deve, inoltre, riportare la seguente dicitura, dato che non si applica l’Iva:

“Prestazione fuori campo Iva ai sensi dell’art. 5 del Dpr n.633/72”.

Se l’importo del compenso supera 77,47 euro, deve essere attaccata sulla ricevuta una marca da bollo da 2 euro (con data precedente o contemporanea alla data di emissione del documento). La marca deve essere applicata soltanto nella ricevuta originale, che va al cliente; sulla copia del lavoratore è sufficiente indicare: “Imposta di bollo assolta sull’originale”.

Come si paga la ritenuta d’acconto senza partita Iva?

Non è il lavoratore senza partita Iva a doversi occupare di versare la ritenuta d’acconto Irpef, cioè le tasse trattenute sul compenso ricevuto (pari al 20% del compenso): questo, proprio perché viene effettuata una trattenuta dal committente sui compensi. Il committente, cioè, trattiene la somma, e deve poi versarla tramite modello F24, utilizzando il codice 1040, entro il 16 del mese successivo a quello in cui la ricevuta è stata liquidata.

Se il committente non è sostituto d’imposta non deve effettuare la trattenuta, né ovviamente versarla tramite modello F24. Nemmeno il lavoratore, in questo caso, è tenuto a effettuare il versamento F24 del 20% del compenso: il lavoratore senza partita Iva pagherà però le imposte in sede di dichiarazione dei redditi.

Come si dichiarano i compensi senza partita Iva?

I compensi, le ritenute e gli eventuali contributi pagati sono certificati dal committente col modello Cu, cioè con la nuova certificazione unica, che sostituisce il Cud. Le ritenute ed i versamenti effettuati dal committente dovranno essere da questi esposti nel modello 770.

La certificazione Cu non è però rilasciata se il committente è un privato, non sostituto d’imposta; lo stesso vale per il modello 770.

Il lavoratore, ricevuta la certificazione delle ritenute, può scomputare quanto trattenuto dalle imposte in sede di dichiarazione dei redditi.

In particolare, i compensi per lavoro autonomo senza partita Iva devono essere dichiarati, nel 730 o nel Modello Redditi, tra i redditi diversi, così definiti all’interno dei modelli: “redditi derivati da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere”.

All’interno del 730, i compensi da lavoro autonomo occasionale devono essere inseriti nel quadro D “Altri redditi”.

Nello specifico, deve essere compilata la sezione I, rigo D5:

  • nella colonna 1 deve essere inserito il codice 2 “Redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente”: tali redditi, se si possiede il modello Cu 2016, sono riportati alla lettera M od O, nel punto 1 “Causale”, alla sezione “lavoro autonomo”;
  • se i redditi derivano da attività commerciali non esercitate abitualmente, nella colonna 1 va inserito il codice 1 (nella Cu questi redditi sono riportati nel punto “Causale”, alla sezione “lavoro autonomo”);
  • all’interno della colonna 2, in entrambi i casi, vanno indicati i redditi percepiti;
  • all’interno della colonna 3 devono essere inserite le spese inerenti all’attività esercitata, che sono dedotte dai redditi;
  • nella colonna 4 devono essere inserite le ritenute effettuate.

Come si calcolano le tasse senza partita Iva?

Il procedimento di calcolo delle tasse per il lavoratore autonomo senza partita Iva funziona in questo modo:

  • si sottraggono dai compensi percepiti le spese inerenti all’attività esercitata;
  • si calcola l’imposta lorda applicando le aliquote Irpef vigenti per ciascuno scaglione di reddito (23% sino a 15mila euro, 27% sino a 28mila…);
  • si calcola la detrazione spettante per il reddito da lavoro autonomo (ed eventuali ulteriori detrazioni spettanti);
  • si sottraggono le detrazioni dall’imposta lorda, arrivando così all’imposta netta;
  • si sottraggono le eventuali ritenute subite (come se fossero acconti d’imposta) dall’imposta netta;
  • si arriva così al saldo da pagare (o da rimborsare, se a credito del contribuente).

Quando è possibile non presentare la dichiarazione dei redditi?

In alcuni casi è possibile non presentare il 730 o il modello Redditi, anche se sono stati percepiti redditi da lavoro autonomo occasionale. In particolare, non si deve presentare la dichiarazione dei redditi se:

  • l’imposta dovuta è inferiore a 10,33 euro: l’imposta è calcolata al netto delle detrazioni (per il reddito da lavoro autonomo, in questo caso) e delle trattenute subite;
  • se si possiede il solo reddito da lavoro autonomo occasionale ed il reddito complessivo non supera 4.800 euro (in quanto la detrazione sul reddito, fino a tale soglia, supera l’imposta e non è rapportata al periodo di lavoro).

In questi casi, tuttavia, può essere comunque opportuno presentare la dichiarazione, per chiedere il rimborso o utilizzare in compensazione le eventuali ritenute subite e non dovute. Inoltre, la dichiarazione potrebbe risultare a credito anche grazie a ulteriori detrazioni (come quella per familiari a carico o per spese sanitarie) o crediti spettanti.


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