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Lo sai che? Come pagano i contributi gli autonomi della Gestione separata Inps?

Lo sai che? Pubblicato il 8 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 giugno 2018

Indicazioni operative su come devono pagare i contributi previdenziali gli autonomi iscritti alla Gestione separata Inps. Ecco tutto quello che devi sapere

Sei un libero professionista «senza cassa», ossia non fai parte di un Albo professionale. Per esercitare la tua attività professionale ti sarai dovuto sicuramente iscrivere alla Gestione separata Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale). Se hai aperto lo scorso anno la Partita Iva, ti sarai sicuramente chiesto come versare i tuoi contributi all’Inps e soprattutto a quanto ammontano. La prima cosa che devi sapere è che il versamento dei contributi previdenziali da parte dei professionisti non appartenenti ad alcun Albo professionale, seguono il meccanismo del saldo e degli acconti come avviene per l’Irpef, l’Ires e l’Irap.

Ma come pagano i contributi gli autonomi della Gestione separata Inps? Vi è un fisso da pagare o bisogna applicare una determinata aliquota sull’imponibile fiscale? È possibile pagare direttamente online o bisogna utilizzare il modello F24 cartaceo? In quest’ultimo caso, quali sono i codici tributo da utilizzare? Facciamo un passo indietro e vediamo nel dettaglio tutto quello che devi sapere per versare correttamente i tuoi contributi.

 Qual è il meccanismo di versamento dei contributi degli autonomi?

Come appena accennato, il contributo dovuto dagli autonomi iscritti alla Gestione separata Inps è rapportato al reddito conseguito nell’anno di riferimento e, siccome quest’ultimo è noto solo a consuntivo, il versamento avviene con lo stesso meccanismo di acconto e saldo e con le stesse scadenze previste dal fisco per i versamenti dell’Irpef, Ires e Irap.

In altre parole, il lavoratore è tenuto a rispettare le scadenze di seguite indicate:

  1. prima rata (20% saldo, più 40% primo acconto), entro il 30 giugno (posticipato al 31 luglio con la maggiorazione dello 0,40%), che corrisponde al versamento del saldo dell’anno precedente e del primo acconto dell’anno in corso, calcolato sui redditi risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente e dagli accertamenti definitivi;
  2. la seconda rata, di pari importo alla prima (40% secondo acconto), entro il 30 novembre, calcolato sempre sui redditi risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente e dagli accertamenti definitivi;
  3. la restante parte (20%), che è il saldo, va effettuato entro il 30 giugno dell’anno successivo.

Quindi:

  • entro il 30 giugno 2018, bisogna versare il saldo per anno di imposta 2017 ed il primo acconto per l’anno 2018;
  • entro il 30 novembre 2018, è necessario versare il secondo acconto 2018;
  • ed entro il 30 giugno 2019, si verserà il saldo per l’anno di imposta 2018 ed il primo acconto per l’anno 2019.

Come si determinano gli acconti e il saldo contributivo?

In considerazione del fatto che i contributi previdenziali, così come le imposte, vanno versati in anticipo, e quindi sul presunto che si pensa di realizzare nell’anno d’imposta, il 30 giugno dell’anno successivo (per quest’anno il 30 giugno 2018) occorre effettuare, come detto poc’anzi, il saldo 2017 ed il primo acconto 2018.

Per quanto riguarda il saldo 2017, la somma da versare corrisponde essenzialmente al restante 20% del primo e secondo acconto 2017 già versati nell’anno di imposta 2017. In sostanza, si versa a consuntivo il rimanente importo scaturente dalla differenza tra quanto dovuto e quanto pagato.

Facciamo un esempio.

Un libero professionista “senza cassa” iscritto all’INPS ha un reddito imponibile di 30.000 euro (anno 2016): i contributi da versare, applicando l’aliquota del 25,72%, sono pari a 7.716 euro. Nell’anno 2017, in sede di dichiarazione dei redditi, versa il primo acconto 2017 – pari a 3.086,40 euro – corrispondente al 40% dei contributi, entro il 30 giugno 2017, mentre il secondo acconto 2017 – sempre pari a 3.086,40 euro – lo versa entro il 30 novembre 2017.

La differenza (7.716 euro – 6.172,80 euro), pari a 1.543,20 euro, che corrisponde al 20% dell’importo contributivo complessivo, è il saldo per l’anno 2017. Chiaramente l’importo cambia in base al reddito prodotto a consuntivo nell’anno d’imposta 2017.

Contributi autonomi: metodo storico o previsionale?

Differente è il primo acconto 2018, in quanto si versano i contributi in anticipo su un reddito presunto (quello dell’anno 2017). In questo caso, così come nel secondo acconto, è possibile adottare due meccanismi di calcolo differenti:

  • metodo storico, che è quello maggiormente utilizzato, si ha quando il contribuente versa l’importo contributivo sul reddito prodotto lo scorso anno;
  • metodo previsionale, risulta estremamente utile laddove il contribuente presume di conseguire un reddito nel 2018 parecchio inferiore a quanto prodotto nel 2017 e quindi versare un acconto più basso rispetto a quanto sarebbe dovuto utilizzando il metodo storico.

Facciamo un esempio.

Ipotizziamo che un contribuente, iscritto alla GS INPS, abbia conseguito nel 2017 un reddito netto di € 24.000 (Compensi – Costi).

Quindi, il contribuente per l’anno 2017 doveva versare:

  • € 24.000 * 25,72% = € 6.172,80 (Contributi INPS).

Utilizzando il metodo storico dovrà versare anche gli acconti per il 2018 utilizzando come base di calcolo il reddito conseguito nel 2017 e le aliquote previste per l’anno 2018.

Quindi:

  • € 6.172,80 * 80%= € 4.938,24 (primo e secondo acconto 2018).

Dunque, insieme al saldo 2017, il contribuente deve versare entro il 30 giugno 2018 il primo acconto pari a € 3.086,40 (40% del contributo dovuto); mentre, entro il 30 novembre 2018, il contribuente verserà il secondo acconto, di pari importo (€ 3.086,40).

Tuttavia, se il contribuente si accorge di conseguire un reddito, per l’anno 2018, nettamente inferiore rispetto allo scorso anno (si presume di conseguire per es. un reddito di € 15.000), quest’ultimo potrà decidere di applicare il metodo previsionale e basarsi su quest’ultimo reddito.

Qual è l’aliquota contributiva da applicare?

Il contributo alla Gestione separata Inps è calcolato applicando alla base imponibile le aliquote vigenti nell’anno di riferimento nei limiti del massimale previsto per l’anno stesso. Sul punto, appare utile ricordare che la Legge di Bilancio 2017 [1] ha disposto che a decorrere dall’anno 2017, per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, iscritti alla Gestione Separata Inps e che non risultano iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati, l’aliquota contributiva è stabilita in misura pari al 25% (2 punti percentuali in meno rispetto al 2016).

Nella seguente tabella si riepilogano dettagliatamente le aliquote contributive ad oggi vigenti.

CONTRIBUTI DA VERSARE PER IL 2018

 

Aliquota gestione separata

Finanziamento prestazioni minori

Totale

Soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie

25%

0,72%

25,72%

Soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria

24%

24%

24%

 Chi deve versare i contributi previdenziali dei lavoratori autonomi?

Per quanto concerne l’onere contributivo, esso è totalmente a carico dei soggetti stessi ed il versamento dei contributi deve essere eseguito tramite il modello F24 telematico.

Tuttavia, ai lavoratori autonomi titolari di Partita Iva, è concessa l’applicazione della rivalsa del 4% sulla fattura.

A tal proposito è doveroso precisare che l’esercizio di tale facoltà ha rilevanza solo nei rapporti fra il professionista ed il cliente ed è del tutto ininfluente ai fini del versamento alla Gestione separata, poiché a quest’ultimo dovrà provvedere sempre e comunque il professionista e per l’intero importo.

Per quanto concerne le somme corrisposte entro il 12 gennaio 2018, l’Inps li considera percepite nel periodo d’imposta precedente (c.d. principio di cassa allargato). Pertanto, i compensi erogati ai collaboratori entro la suddetta data e riferiti a prestazioni effettuate entro il 31 dicembre 2017, sono da calcolare con le aliquote contributive in vigore nel 2017.

Su quale reddito si applica l’aliquota contributiva?

Prima di applicare l’aliquota contributiva vigente ai fini del versamento contributivo, è necessario determinare la base imponibile, risultante appunto dal modello Redditi. In particolare, i liberi professionisti dichiarano i redditi provenienti dalla loro attività:

  • nel quadro RE(redditi da lavoro autonomo);
  • o, in caso di esercizio in forma associata, nel quadro RH(redditi di partecipazione);
  • oppure nel quadro CM (in caso di regime dei minimi);
  • o nel quadro LM (in caso di regime forfettario).

La base imponibile previdenziale è pari all’imponibile fiscale, così come risulta dalla dichiarazione dei redditi e dagli accertamenti definitivi: è quindi definita per differenza fra i compensi percepiti e le spese, secondo i criteri previsti dalla legge [2].

Qual è il minimale e massimale per l’accredito contributivo?

La Gestione separata Inps è l’unica a non avere un minimale di riferimento ai fini del versamento contributivo. Tuttavia, esiste un minimale da rispettare ai fini del versamento dei contributi, vale a dire ai fini del riconoscimento dell’“anzianità contributiva”, utile al lavoratore ai fini della pensione, che viene calcolato in automatico dall’INPS.

Quest’ultimo è pari, per l’anno 2018, a € 15.710.

Ciò significa che, se un professionista lavora tutto l’anno e guadagna meno di € 15.710, riceverà un’anzianità utile ai fini della pensione inferiore all’anno effettivamente lavorato. In pratica, qualora alla fine dell’anno il predetto minimale non sia stato raggiunto, vi sarà una contrazione dei mesi accreditati in proporzione al contributo versato.

Facciamo un esempio.

Ipotizziamo che un professionista lavori regolarmente tutto l’anno e guadagni la metà del minimale (€ 7.855). In tal caso, si troverà riconosciuti sull’estratto conto contributivo dell’INPS esattamente 6 mesi di anzianità utile ai fini della pensione, in quanto non ha raggiunto il minimale contributivo stabilito dall’INPS.

Alla luce del suddetto minimale, gli iscritti per i quali è applicata l’aliquota del 25,72%, avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo di € 3.770,40.

Reddito minimo annuo

Aliquota

Contributo minimo annuo

€ 15.710

25,72%

€ 3.770,40

Al riguardo, è bene specificare che l’aliquota del 25,72% è applicabile fino al raggiungimento del limite massimo, che per l’anno 2018 è pari a 101.427 euro (stesso limite dello scorso anno).

Oltre il predetto limite di compenso, non deve essere versato il contributo, ma non si matura neanche la pensione.

Quali sono le sanzioni in caso di omesso versamento contributivo?

La determinazione degli acconti da parte dei liberi professionisti iscritti alla Gestione separata Inps, si riflette anche sul debito dei contributi previdenziali. In questi casi, bisogna prestare massima attenzione, in quanto un insufficiente versamento delle imposte potrebbe portare alle seguenti sanzioni descritte in tabella:

Omissione contributiva

Sanzione pari al Tasso ufficiale di riferimento (Tur) maggiorato di 5,5 punti percentuali, in ragione d’anno, non oltre il tetto massimo del 40% dei contributi dovuti. Dopo il raggiungimento del tetto, sul solo debito contributivo, con esclusione delle sanzioni già calcolate, si applicano gli interessi di mora.

Evasione contributiva

Si applica la sanzione civile pari al 30% in ragione d’anno, non oltre il tetto massimo del 60% dei contributi dovuti. Dopo il raggiungimento del tetto, sul solo debito contributivo, con esclusione delle sanzioni già calcolate, si applicano gli interessi di mora.

Evasione denunciata spontaneamente

In caso di evasione denunciata spontaneamente entro 12 mesi dal termine stabilito e con pagamento entro 30 giorni dalla denuncia, la sanzione è pari al Tasso ufficiale di riferimento (TUR) maggiorato di 5,5 punti percentuali, in ragione d’anno, non oltre il tetto massimo del 40% dei contributi dovuti. Dopo il raggiungimento del tetto, sul solo debito contributivo, con esclusione delle sanzioni già calcolate, si applicano gli interessi di mora.

Incertezze sull’obbligo contributivo

Per omesso o ritardato pagamento derivante da oggettive incertezze connesse a contrastanti orientamenti giurisprudenziali o amministrativi, con pagamento entro il termine fissato dall’INPS del Tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti percentuali, in ragione d’anno, non oltre il tetto massimo del 40% dei contributi dovuti. A differenza degli altri casi, non maturano interessi di mora.

note

[1] Art. 1, co. 165 della Legge 11 dicembre 2016, n. 232.

[2] Art. 54 del Dpr 22 dicembre 1986, n. 917.


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