Diritto e Fisco | Editoriale

È obbligatorio il nome sulla cassetta della posta?

23 Maggio 2018
È obbligatorio il nome sulla cassetta della posta?

Quali sanzioni per chi si rende irreperibile togliendo dalla buca delle lettere il proprio nome? La raccomandata o la notifica immessa nella cassetta senza nome è valida?

Non è perché ti piace fare lo struzzo e mettere la testa sotto terra, ma proprio non ne puoi più delle continue cartelle esattoriali e degli atti ingiuntivi che arrivano dal tribunale. Solo questo mese hai collezionato ben dieci raccomandate con diffide di pagamento. Così hai preso una decisione drastica, anche se apparentemente irrazionale. Hai deciso di togliere il tuo nome dalla cassetta delle lettere. In condominio nessuno se ne accorgerà, anche perché molti appartamenti sono sfitti. In questo modo, non trovandoti, il postino dovrà necessariamente riportare le raccomandate all’ufficio postale e l’ufficiale giudiziario invece le dovrà depositare in Comune. Sai bene che questo “folle” gesto è insensato perché le comunicazioni si considerano ugualmente avvenute ed efficaci, ma almeno tornerai a vivere – chissà per quanto – un po’ più tranquillo. Proprio per questo ti chiedi se è obbligatorio il nome sulla cassetta della posta. Non vorresti infatti che l’amministratore si adoperi per ripristinare le targhette con i tuoi estremi e così vanificare lo sforzo di renderti irreperibile.

Alla tua domanda c’è una risposta. E questa risposta trova espressione nella legge. Tuttavia, per come a breve scoprirai, le conseguenze di chi toglie il nome dalla cassetta delle lettere non sono così scontate come si può immaginare. Ti consiglio allora di leggere attentamente questo articolo in modo da sapere quali sono i tuoi obblighi, i rischi e anche i tuoi diritti.

La legge, a volte, è imprevedibile. Va a disciplinare dei settori della vita quotidiana che, a volte, non ci si aspetterebbe mai. È proprio il caso delle cassette della posta. Sapevi che esiste un decreto ministeriale che regola il posizionamento e l’utilizzo delle cosiddette “buche delle lettere”? Si tratta, in particolare di un decreto ministeriale del 9 aprile 2001, successivamente modificato nel 2008. In esso troviamo una serie di disposizioni relative alle cosiddette cassette domiciliari. Ecco cosa viene stabilito.

Dove devono essere messe le cassette delle lettere?

Le cassette delle lettere private devono essere posizionate in un luogo accessibile al postino. Se si tratta di una casa privata – come una villa o una bifamiliare – la cassetta deve essere posizionata sulla pubblica via, al limite della proprietà, o comunque in un luogo facilmente accessibile, salva la possibilità di un diverso accordo con l’ufficio postale di distribuzione. Così, ad esempio, sarebbe illegittimo mettere la buca delle lettere all’interno del giardino privato, obbligando il portalettere a bussare al citofono ed entrare all’interno.

Nel caso invece di un edificio condominiale, le cassette possono essere posizionate anche all’interno dell’edificio purché in un luogo facilmente accessibile (di solito l’androne). Inoltre le buche delle lettere devono essere raggruppate in un unico punto di accesso e non possono essere “sparpagliate” tra loro.

Come devono essere le cassette delle lettere?

Lo scomparto di deposito, la forma e le dimensioni dell’apertura delle cassette per le lettere devono essere tali da consentire di introdurvi le buste delle lettere di dimensioni ordinarie senza difficoltà particolari.

Le cassette delle lettere devono avere la targhetta con il nome e cognome del proprietario?

Il decreto ministeriale stabilisce testualmente che «Le cassette devono recare, ben visibile, l’indicazione del nome dell’intestatario e di chi ne fa uso».

Quindi, alla domanda se è obbligatorio il nome sulla cassetta della posta si deve dare risposta positiva. Tuttavia – è questa la particolarità – non è prevista alcuna sanzione in caso di violazione. Questo significa che chi toglie il proprio nome dalla buca delle lettere non rischia nulla. Nè rientra tra i compiti dell’amministratore di condominio far rispettare la legge o la normativa amministrativa: questo significa che se togli il tuo nome dalla cassetta, l’amministratore non può né multarti, né provvedere in tua sostituzione a rimettere la targhetta.

Che succede se il postino mette la raccomandata nella cassetta delle lettere senza il nome?

Immaginiamo ora che il postino, dopo tanti anni che ha sempre messo le lettere nella tua cassetta, pur non vedendo più il tuo nome, continui a farlo, presumendo che si tratti sempre della tua buca. Le notifiche così effettuate sono valide? Se dovesse immettere un avviso di giacenza nella cassetta delle lettere senza nominativo esso avrebbe valore? La risposta è stata data dalla Cassazione [2]. Secondo la Corte, è ugualmente «legittima la notifica di un atto effettuata nella cassetta della corrispondenza presso la sede legale di una società [e, per analogia, anche in quella di una persona fisica] anche se manca su tale cassetta l’espressa indicazione del nome della società stessa [o della persona fisica]». La Corte dice che non esiste per legge l’obbligo per le persone fisiche o giuridiche di indicare il loro nominativo sulle cassette postali dei luoghi di loro abitazione o sede; pertanto l’agente postale non può desumere, dalla sola mancanza di indicazione del nome del destinatario dell’unica cassetta di corrispondenza dello stabile, che questi abbia trasferito la propria residenza altrove. Probabilmente la Cassazione, nel dire che non è obbligatorio il nome sulla cassetta della posta si riferisce probabilmente al fatto che la disciplina ministeriale è priva di carattere coercitivo in assenza di sanzioni. In ogni caso, è lecito ritenere che la Corte abbia fatto salvi solo i casi in cui, nonostante l’assenza del nominativo dalla cassetta delle lettere, non vi siano dubbi sulla proprietà della stessa (come appunto nel caso di un immobile con un solo inquilino dentro). Diversa potrebbe essere la conclusione quando ci sono più cassette senza nome e non vi è certezza sulla relativa appartenenza.

note

[1] Decreto Ministeriale del 9.04.2001.

[2] Cass. sent. n. 9798/2013.


7 Commenti

  1. Partendo dal presupposto che una volta il “Postino Giurava” prima dicominciare la sua carriera; Oggi che Poste Italiane è totalmenteuna SPA quindi privatizzata e/o il “Pony” della TNT o della SDA e via dicendo, che effettuano Consegne di Posta e Recapito Pacchi in Regime di Libera Concorrenza, si possono ancora definire “Agenti Postali”? Quali sono le garanzie che la consegna venga effettivamente effettuata, specie considerando che nelle sopracitate concorrenti di Poste Italiane SPA sono stranieri, per i quali è presumibile la scarsa conoscenza delle zone loro assegnate per le consegne di plichi, raccomandate e pacchi?
    Si tenga conto che l’obbligo di Giuramento del Postino e relativa verbalizzazione è decaduto ormai da decenni.
    Grazie

  2. Sinceramente non riesco a capire questa contraddizione legislativa.
    Perché la Cassazione non rende definitivamente nullo il decreto Ministeriale di Aprile 2001 visto che gli sentenzia contro?
    Quante leggi ci sono nel nostro ordinamento che non servono a nulla se non sono sanzionabili?
    Un’assurdità unica che ci costa una marea di soldi.

  3. Questo accade nel tempo:
    nella mia cassetta postale trovo posta altrui; più volte non ho ricevuto bollette di pagamento di servizi, o le ho ricevute fuori tempo per i termini di pagamento; molto spesso la corrispondenza mi viene lasciata parzialmente pendente all’esterno del foro della cassetta postale (foro piuttosto ampio e nel quale tale posta entra perfettamente come dimensioni), col rischio che voli via per il vento (come probabilmente accaduto per una lettera di un vicino che svolazzava sotto il piano piloti e che io ho provveduto a reinserire correttamente nella sua cassetta) o venga rubata da estranei di passaggio; spesso, mentre ero in casa, ho un ottimo udito, nessuno ha suonato ma io ho trovato il modulo per il ritiro di una raccomandata a ritorno che diceva che nessuno aveva risposto al citofono.
    Anni fa, fatta segnalazione moduli di disservizio per il problema delle raccomandate, mi sono sentito dire dal postino di zona “lei mi ha fatto la segnalazione di disservizio”.
    Non sarebbe meglio che la segnalazione, ad evitare discussioni, fosse possibile farla anonima e, poi, prima di riprendere il postino, personale delle Poste verificasse, in anonimato sul luogo, se il comportamento reclamato sia vero (e, poi, chi si prenderebbe la noia di segnalare disservizi inesistenti solo per perdere tempo?)?
    Altrimenti, per timore di possibili discussioni, uno sopporta e il disservizio continua!

    1. Il danno causato dal ritardo nella consegna della posta dà diritto a un indennizzo o a un risarcimento. Come proporre un reclamo e quando ricorrere al giudice? Per capire come muoversi contro poste italiane nel caso di ritardo o mancata consegna di corrispondenza, bisogna per prima cosa valutare se dal disguido nella consegna sia derivato oppure no un danno economicamente rilevante e valutabile. Quindi se ad esempio il ritardo nella consegna di una raccomandata ha causato la mancata assunzione a lavoro, certamente un danno economico esiste e sarà quindi risarcibile. Se invece un vero e proprio danno non c’è stato, sarà possibile pur sempre ottenere un indennizzo per il semplice ritardo o per la mancata consegna di una lettera o di un pacco. Leggi il nostro articolo: Risarcimento danni contro Poste Italiane https://www.laleggepertutti.it/197625_risarcimento-danni-contro-poste-italiane Puoi trovare ulteriori informazioni qui:
      -Multa in ritardo a causa delle poste: si può ricorrere? https://www.laleggepertutti.it/272394_multa-in-ritardo-a-causa-delle-poste-si-puo-ricorrere
      -Modifiche alla legge sulle notifiche a mezzo posta https://www.laleggepertutti.it/189902_modifiche-alla-legge-sulle-notifiche-a-mezzo-posta
      -Quando arriva la posta cosa c’è da sapere? https://www.laleggepertutti.it/193168_quando-arriva-la-posta-cosa-ce-da-sapere

      1. Rimane comunque il disagio psicofisico, danno biologico?, di “non sapere” se, al presente o in futuro, potrebbe non essermi stato consegnato qualche cosa di importante e che, per la mancata consegna e mia risposta, mi abbia posto “in difetto” verso qualcuno, oppure abbia causato il mio mancato pagamento di quanto eventualmente richiesto e si stiano accumulando penali presso l’Agenzia delle Entrate, o io abbia perso l’opportunità di un beneficio non avendo risposto a qualcosa di eventualmente “mai” consegnato.
        Nel caso poi di mia posta lasciata penzolare a metà fuori dalla cassetta, nel caso di furto da parte di eventuali passanti disonesti e di uso improprio dei miei dati, per esempio contratti accesi utilizzando i miei dati IPOD o anagrafici con eventuale firma falsa, o comunque con rischio di violazione della privacy o di “furto d’identità”, capite che, una eventuale richiesta di rimborso a chi di dovere, diviene quasi una “prova impossibile” e, comunque, una grossa perdita di tempo e denaro; peraltro, quando si chiede il modulo di “segnalazione di disservizio”, solertemente, gli impiegati delle posta, fanno presente che non tutta la posta perviene tramite poste italiane ma anche tramite altre società: ma, finora, a richiesta, non mi hanno saputo dire “la tal bolletta” (per esempio) da chi viene consegnata, se da poste o altri …
        La teoria è una cosa, la pratica, spesso, salvo decidere di dedicarci dieci anni di vita, sembrerebbe purtroppo essere un’altra: ovvero…lasciar perdere!
        Anche perché nella segnalazione di disservizio ci sono i dati del reclamante e, se questi, come probabile, non ha prove di quanto impossibile da dimostrare (perché la colpa potrebbe essere di tanti, non del postino, facenti parte della catena di trasmissione, si rischia anche di beccarsi una querela per diffamazione; o sbaglio?

  4. E, come dimostrare che le poste non abbiano consegnato? Non c’è la possibilità che dichiarino di aver correttamente consegnato obiettando che loro hanno correttamente imbucato la posta e, poi, qualche malintenzionato, la abbia rubata?

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