Diritto e Fisco | Editoriale

Il ciclista può sorpassare un’autovettura

23 maggio 2018


Il ciclista può sorpassare un’autovettura

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 maggio 2018



Incidente stradale causato da una bicicletta per aver fatto un sorpasso avventato: chi risarcisce il danno?

A bordo della tua bicicletta ti senti libero. Quando poi ingrani la marcia e decidi di fare degli scatti, sono in pochi a starti dietro. Capita così spesso che, specie nel traffico cittadino, sia tu a superare le auto e non il contrario. Il fatto è che, molto spesso, questo tuo comportamento ti costringe a fare i conti con le imprecazioni dei conducenti i quali ti vedono sbucare all’improvviso – una volta a destra, un’altra a sinistra – e sono costretti a frenare. Come la penserebbe un vigile vedendoti guidare così? Potrebbe farti una multa? In particolare il ciclista può sorpassare un’autovettura? Ecco alcuni importanti chiarimenti di carattere legale.

Il ciclista deve rispettare il codice della strada. Anche se per le sue violazioni non sono possibili sottrazioni di punti dalla patente – proprio perché non è richiesta una patente per chi inforca i pedali – egli può essere passibile di multe. Non può quindi passare col semaforo rosso, deve fermarsi agli stop, non deve porre in atto manovre pericolose. Il ciclista può superare le auto a destra a condizione che ciò non costringa l’automobilista a sterzare sul lato opposto della carreggiata. Se invece supera a sinistra, è il ciclista a non dover oltrepassare la linea continua di mezzeria; né può farlo in curva, mettendo così a repentaglio non solo la propria vita ma anche quella di chi, vedendoselo sbucare davanti all’improvviso, potrebbe porre una manovra repentina molto rischiosa. Leggi anche Quando e come si può sorpassare una bicicletta.

Una recente ordinanza della Cassazione si è occupata di un problema che sta molto a cuore ai ciclisti. Può una bicicletta sorpassare un’auto? Tecnicamente (e muscolarmente) è molto difficile, ma giuridicamente è possibile. A patto però che la manovra non crei pericoli per il traffico. Perché se la bici, nel fare un sorpasso avventato, invade l’opposta corsia di marcia e un’altra auto, proveniente dal senso inverso, per scansarla fa un’incidente, il ciclista dovrà risarcire tutti i danni.

Attenzione poi a un particolare non da poco: per guidare le biciclette non ci vuole l’assicurazione obbligatoria. Per cui, se la colpa dell’incidente stradale è della bicicletta chi ti paga? Lo abbiamo già spiegato in una nostra guida (leggi Se faccio un incidente in bici chi mi risarcisce?): in buona sostanza, poiché non vi è una copertura assicurativa, a pagare tutti i danni sarà il ciclista con il proprio portafogli. Un danno non da poco se si considera che l’auto potrebbe andare distrutta nel momento in cui, per evitare il velocipede, viene costretta a una sterzata improvvisa andando magari a finire contro un muro o contro un’altra auto. Converrebbe forse che chi è solito praticare lo sport ciclistico si doti di una polizza che copra lui così come gli altri da eventuali infortuni e responsabilità stradali.

A stabilire la responsabilità personale del ciclista è il codice civile [2] laddove stabilisce che chi causa danni a cose o persone è tenuto a risarcire i danni procurati dalla propria condotta colpevole. Del debito ne risponde con tutto il suo patrimonio, quindi anche con la casa che potrebbe essere pignorata e messa all’asta. Il ciclista potrebbe salvarsi solo dimostrando di non aver colpa o di essere stato costretto a una manovra improvvisa per via di una buca o dell’illecito commesso da un’altra auto. Molto più difficile, invece, per lo sportivo dei pedali esonerarsi dalla responsabilità quando è lui stesso a sorpassare e ad aver così posto deliberatamente una condotta che può essere, in determinate occasioni, un rischio potenziale.

Nel caso di incidente stradale causato da un sorpasso azzardato della bicicletta, per aver superato un’auto e invaso l’opposta corsia di marcia, non vi è dubbio che la responsabilità sia del ciclista. Non si potrà quindi parlare di un concorso di colpa. Con la conseguenza che lo sportivo sarà costretto a indennizzare i danneggiati.

note

[1] Cass. ord. n. 12610/18 del 22.05.2018.

[2] Art. 2043 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 1 marzo – 22 maggio 2018, n. 12610

Presidente Frasca – Relatore De Stefano

Fatto e diritto

rilevato che:

G.S. ricorre, affidandosi ad un motivo con atto notificato il 27/03/2017, per la cassazione della sentenza n. 171 del 23/01/2017 del Tribunale di Taranto (notificata il 03/02/2017), con cui, per quel che in questa sede ancora rileva, è stato rigettato il suo appello avverso la condanna, pronunziata dal Giudice di pace di Grottaglie nei suoi confronti ed in favore di C.M. , per il risarcimento dei danni da lui cagionati per avere investito, a bordo del proprio velocipede, l’autovettura della controparte invadendo la corsia di pertinenza di questa;

l’intimata non espleta attività difensiva in questa sede;

è formulata proposta di definizione – per manifesta infondatezza – in camera di consiglio ai sensi del primo comma dell’art. 380-bis cod. proc. civ., come modificato dal comma 1, lett. e), dell’art. 1-bis d.l. 31 agosto 2016, n. 168, conv. con modif. dalla I. 25 ottobre 2016, n. 197;

considerato che:

il Collegio ha raccomandato la redazione della motivazione in forma semplificata;

il ricorrente si duole di “violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 cod. civ. in relazione all’art. 360, n. 3) e n. 5) c.p.c.”, lamentando la carenza di accertamento sull’irreprensibilità della condotta di guida del conducente del veicolo antagonista (invocando sul punto Cass. 24860/10), invece da escludersi in base ad una più attenta valutazione del materiale istruttorio;

ora, si osservi che il Tribunale ha nei fatti escluso l’evitabilità dell’impatto da parte della C. , là dove ha valutato che ella non avrebbe potuto impedire la collisione mentre stava percorrendo il proprio senso di marcia e così casualmente incrociando l’autovettura che il ciclista, con estrema avventatezza, aveva deciso di sorpassare senza che le condizioni di sicurezza imposte dalle norme espressamente richiamate glielo consentissero (v. pag. 3, secondo capoverso, della sentenza impugnata);

ora è noto che, in tema di responsabilità civile per i sinistri occorsi nella circolazione stradale, la presunzione di colpa prevista in egual misura a carico dei conducenti dall’art. 2054, comma 2, cod. civ., ha funzione meramente sussidiaria, operando solo quando è impossibile determinare la concreta misura delle rispettive responsabilità, sicché, ove risulti accertata l’esclusiva colpa di uno di essi, l’altro conducente è esonerato dalla presunzione, né è tenuto a provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno (Cass. 22/09/2015, n. 18631; Cass. ord. 16/02/2017, n. 4130);

infatti, la regola di diritto invocata dal ricorrente non impone di considerare uguale l’apporto causale colposo di ciascuno dei conducenti dei mezzi coinvolti in uno scontro solo perché non sia stato provato che uno dei due abbia fatto tutto il possibile per evitare il danno, ma consente invece che la colpa presunta di uno dei due possa concorrere con quella accertata dall’altro anche con apporto percentuale diverso da quello paritetico (per tutte: Cass. 12/10/2011, n. 20982; Cass. 14/06/2012, n. 9729): in altri termini, la presunzione di eguale concorso di colpa stabilita dall’art. 2054 cod. civ., comma 2, ha funzione sussidiaria, operando soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non consentano di accertare in modo concreto in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l’evento dannoso e di attribuire le effettive responsabilità del sinistro (tra le altre: Cass. 05/12/2011, n. 26004);

così, l’accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti libera l’altro dalla presunzione della concorrente responsabilità di cui all’art. 2054 cod. civ., comma 2, nonché dall’onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; e la prova liberatoria per il superamento di detta presunzione di colpa non deve necessariamente essere fornita in modo diretto – e cioè dimostrando di non aver arrecato apporto causale alla produzione dell’incidente – ma può anche indirettamente risultare tramite l’accertamento del collegamento eziologico esclusivo dell’evento dannoso con il comportamento dell’altro conducente (Cass. 22/04/2009, n. 9550; Cass. 27/04/2011, n. 9425; Cass. 07/06/2011, n. 12277);

alla ricostruzione in fatto, che il ricorrente pretende di rivalutare in questa sede, deve poi riconoscersi l’incensurabilità nel giudizio di legittimità, a maggior ragione dopo la novella del n. 5 dell’art. 360 cod. proc. civ., che ha ridotto al minimo costituzionale il controllo in sede di legittimità sulla motivazione (Cass. Sez. Un. nn. 8053, 8054 e 19881 del 2014), rimanendo comunque gli apprezzamenti di fatto – se scevri, come lo sono nella specie, da quei soli ed evidenti vizi logici o giuridici ammessi dalle or ora richiamate pronunzie delle Sezioni Unite – istituzionalmente riservati al giudice del merito (tanto corrispondendo a consolidato insegnamento, su cui, per tutte, v. Cass. Sez. Un., n. 20412 del 2015, ove ulteriori riferimenti);

pertanto, non solo correttamente è stata esclusa, nella specie, la concorrente responsabilità del conducente dell’autovettura, ma tale ricostruzione è incensurabile ed il relativo mezzo di doglianza è inammissibile e, con esso, il ricorso nel suo complesso; ma non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, per non avervi svolto attività difensiva l’intimata;

infine, si deve pure dare atto – senza possibilità di valutazioni discrezionali (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall’art. 1, comma 17, della L. 24 dicembre 2012, n. 228, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso da lui proposto, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.

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