Diritto e Fisco | Editoriale

Polizza vita: quando conviene

23 maggio 2018


Polizza vita: quando conviene

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 maggio 2018



Cosa succede se chi porta lo stipendio a casa dovesse morire? Come prevenire situazioni di indigenza assicurando una rendita ai propri familiari?

Le pubblicità a riguardo sono tantissime e tutte invogliano alla stipula di una polizza vita che consentirebbe di garantire una rendita ai propri familiari in caso di morte di una persona. Da ultimo, i numerosi incidenti sul lavoro e lo stato di precarietà in cui versano molte famiglie dimostrano come tutelare il futuro di un coniuge e dei propri figli sia non solo importante, quanto piuttosto essenziale.
Di polizze vita se ne sente parlare molto, e come se non bastasse spesso si è quasi costretti alla loro stipula nel momento in cui si procede con la richiesta di un mutuo. In quest’ultimo caso l’obiettivo è quello di assicurare la possibilità di adempiere alla restituzione del debito anche nel momento in cui il debitore dovesse morire, evitando quindi procedure come il pignoramento della casa e lo sfratto delle persone che vivono al suo interno.
Che sia per volontà della persona o per migliorare le garanzie di un prestito, le polizze vita possono essere stipulate su misura ed a seconda delle esigenze (nonché delle disponibilità economiche) del contraente. Di seguito vedremo insieme gli aspetti più importanti delle polizze vita e quando conviene rivolgersi ad un’agenzia di assicurazioni.

Cosa sono le polizze vita

Le polizze vita rientrano nell’ambito più comune delle assicurazioni, ossia di quei contratti che, secondo la legge [1], consentono a chi li stipula di poter ottenere alcuni benefici. Nel caso delle polizze RC auto, il beneficio consiste nell’ammortizzare i danni causati a seguito di incidente stradale, mentre per le polizze vita il vantaggio è quello di garantire una rendita o un capitale qualora si dovesse verificare un evento attinente alla vita umana.
Il meccanismo della polizza vita è semplice da capire: chi è interessato alla sua stipula si reca presso una delle tante compagnie abilitate chiedendo consigli a riguardo. La compagnia illustrerà al cliente i prodotti offerti, dandogli modo di conoscere le condizioni generali del contratto assicurativo. Il cliente opta per la polizza che più gli conviene e la sottoscrive in agenzia: da questo momento in poi dovrà versare un premio periodico così come concordato sul contratto. Il contratto di assicurazione deve essere redatto in forma scritta [2] ed una copia dovrà essere fornita al cliente.

Il contratto di polizza vita vede come protagonisti i seguenti soggetti:

  • il contraente, colui che si obbligherà a versare il premio periodico così come indicato all’interno del contratto;
  • la compagnia di assicurazione, l’azienda che si assume il rischio di versare il capitale o la rendita a seguito di uno o più eventi individuati sul contratto che coinvolgono il contraente;
  • il beneficiario (o i beneficiari), rappresentati spesso dai membri della famiglia, dai soli figli o dal solo coniuge. Costoro beneficeranno del capitale o della rendita pattuita sul contratto, nel momento in cui dovesse verificarsi l’evento.

Il capitale o la rendita versata dall’assicurazione ai beneficiari sarà maggiorata degli interessi maturati sui premi accantonati. La polizza vita, per molti, diventa una vera e propria forma di investimento o di risparmio che potrebbe avere dei vantaggi per il futuro. Per altri, invece, può addirittura essere un costo eccessivo, giustificato dalla necessità di tutelare i familiari qualora dovesse accadere qualcosa di spiacevole.

A cosa servono e come funzionano le polizze vita

Dire polizze vita è un po’ generico, poiché esistono soluzioni differenti promosse dalle varie compagnie assicuratrici. I contratti possono essere diversi fra loro, come ad esempio le polizze vita caso morte e le polizze sulla vita caso vita. Sinteticamente:

  • le polizze vita caso morte vengono stipulate dal contraente per proteggere i propri familiari dall’evento morte, che potrebbe comportare problemi economici per il coniuge superstite ed i figli. Tizio è l’unico che lavora dentro casa e come se non bastasse ha acceso un mutuo; se egli dovesse morire, la moglie (casalinga) non riuscirebbe ad estinguere il prestito garantendo contemporaneamente un sostentamento ai propri figli;
  • le polizze sulla vita caso vita, invece, sono sottoscritte per adempiere ad uno scopo ben preciso, ossia quello di integrare le disponibilità economiche del contraente o del beneficiario. Poniamo il caso che da qui ai prossimi 20 anni il meccanismo della pensione venga modificato e preveda indennità sempre più ridotte per il lavoratore. In questo caso, con la polizza caso vita è possibile andare ad integrare la pensione, ma eventualmente anche le indennità percepite per malattie o in caso di disoccupazione.

Oltre ai due esempi classici, le polizze vita si presentano come prodotti variegati fra loro, da stipulare in determinati casi. Una banca che concede un mutuo chiede al debitore una serie di garanzie obbligatorie per assicurare la restituzione dei soldi. Se il debitore non dispone di altre garanzie (ad esempio un coniuge che lavora o che presta fideiussione), potrebbe essere “costretto” a sottoscrivere una polizza vita:

  • in caso di morte,
  • in caso di infortuni che potrebbero renderlo inabile al lavoro.

La polizza vita stipulata in concomitanza sul mutuo non è obbligatoria, ma può rivelarsi una soluzione adeguata volta a preservare l’immobile da eventuali pignoramenti. La facoltà di stipularla o meno è ulteriormente avvalorata dal fatto che il contraente può scegliere la compagnia assicuratrice più conveniente, senza essere costretto alla sottoscrizione della polizza presso la banca ove ha ottenuto il mutuo.

Come funziona la polizza vita? Semplice, al verificarsi di uno o più eventi indicati all’interno del contratto la compagnia assicuratrice sarà costretta al versamento della rendita o del capitale, maggiorato degli interessi maturati.
Attenzione però: spesso le assicurazioni redigono contratti talmente minuziosi che prevedono una serie di clausole ed ipotesi stringenti per l’ottenimento del beneficio. In semplici parole, nella gran parte dei casi l’evento morte deve essere accidentale, non cercato dal contraente, insomma qualcosa che non si può prevedere perché altrimenti i benefici potrebbero essere revocati. Addirittura esistono clausole che non obbligano l’assicurazione al versamento del beneficio se il contraente si è andato a cercare l’evento morte (c.d. dolo).
Facciamo un esempio.

Caio stipula una polizza vita caso morte a favore della moglie. Lei potrà beneficiarne solo a seguito della morte di Caio, che dovrà essere casuale. Caio, però, è uno sciatore e, come se non bastasse, ama sciare fuori pista. Sfortunatamente, durante un week end, Caio perde la vita dopo aver fatto un fuori pista già segnalato come pericoloso dagli esperti. Ecco, in questo caso potrebbe darsi che l’assicurazione abbia previsto una clausola che escluda il beneficio della rendita per eventi di tal genere, considerati pericolosi dalla stessa compagnia. L’assicurazione, di fatto, chiede un comportamento quanto più diligente da parte del contraente al fine di tutelarsi da eventuali truffe.

Il beneficio della polizza vita può essere rappresentato da una rendita o da un capitale. La rendita è una somma di denaro elargita a favore dei soggetti beneficiari con cadenza regolare, mentre il capitale è una somma versata una tantum a seguito dell’evento. In entrambi i casi il capitale che spetta ai beneficiari può essere costante (e rimanere inalterato nel suo ammontare durante tutto il periodo del rimborso), oppure variabile ed aumentare o diminuire a seconda di quanto è stato pattuito.

Quali sono i vantaggi delle polizze vita

I vantaggi di stipulare una polizza vita sono numerosi, perché è nel concetto stesso dell’assicurazione quello di garantire benefici per contraenti ed assicurati. Vediamo insieme quali sono gli aspetti assicurativi della polizza vita:

  • condizioni economiche della famiglia adeguate in caso di morte del contraente. La persona che beneficia della polizza non si troverà improvvisamente a dover cambiare tenore di vita, poiché potrà godere di una rendita adeguata che le consentirà di vivere dignitosamente;
  • tutela dell’immobile oggetto di ipoteca. Quando si accende un mutuo fra le varie garanzie chieste dalla banca c’è quella dell’ipoteca di primo grado che consente all’ente creditizio di recuperare la somma data in prestito mediante il pignoramento della casa e la successiva vendita all’asta. Con la polizza vita il coniuge superstite o i figli avranno modo di continuare a pagare il mutuo senza correre il rischio di perdere la propria abitazione;
  • integrazione di eventuali indennità. Il futuro è imprevedibile e può bastare poco per cambiare dalla sera alla mattina. Un infortunio sul lavoro, un incidente che rende inabili può impedire ad una persona di svolgere la propria professione perdendo l’opportunità di percepire un reddito. Inoltre le indennità riconosciute dalla previdenza sociale spesso sono ridicole e non consentono neanche di far fronte alle cure adeguate. Con la polizza sulla vita caso vita è possibile integrare il proprio reddito in maniera adeguata alle proprie esigenze;
  • possibilità di detrarre i premi versati. La percentuale detraibile dalla dichiarazione dei redditi equivale al 19% di quanto versato, per una soglia massima individuata di anno in anno dalle leggi di bilancio. Chi beneficerà della rendita o del capitale, però, non dovrà pagare alcuna IRPEF sulle somme riscosse nè tanto meno l’imposta di successione, mentre eventuali tassazioni riguarderanno gli interessi maturati sulle quote accantonate da contraente e compagnia assicurativa.

I vantaggi non sono solo ad appannaggio dei beneficiari, perché anche le compagnie assicurative godono di numerosi benefici dai clienti che decidono di stipulare una polizza. Certo, l’assicurazione deve accantonare i premi ricevuti dal cliente per garantire il versamento della rendita o del capitale ai beneficiari, ma nel frattempo ha modo di investire queste somme traendone un certo guadagno. Fino a quando l’evento non si verificherà, le somme del premio sono a disposizione della compagnia assicurativa che le dovrà gestire secondo quanto stabilito dalla legge.

Quando conviene stipulare le polizze vita

Ovviamente stipulare una polizza vita può risultare conveniente o meno, oneroso o non oneroso a seconda delle esigenze del contraente e delle proprie disponibilità economiche. Le polizze vita convengono quando:

  • si vive in una famiglia monoreddito, con un solo genitore percettore di stipendio e l’altro dedito alle mansioni domestiche;
  • si chiede un mutuo e si ha bisogno di ulteriori garanzie per la concessione del prestito,
  • si desidera lasciare ai propri figli una rendita o un capitale per il loro futuro.

Le polizze vita, al contrario, non convengono se:

  • si è pensionati o soggetti anziani. In questo caso l’evento morte viene visto come un rischio troppo imminente e potrebbe essere chiesto un premio assicurativo elevato;
  • si vive in una famiglia dove entrano più redditi, i figli sono oramai indipendenti e non hanno bisogno di aiuti economici da parte dei genitori.

Inoltre, quando si decide di stipulare una polizza vita, le compagnie assicurative somministrano al cliente un questionario sanitario che servirà a definire meglio il prodotto assicurativo.

Cosa sapere quando si stipula una polizza vita

Scegliere di assicurare gli altri dalla propria morte è un gesto molto altruistico, se non fosse che le compagnie assicurative cercano in tutti i modi di tutelarsi il più possibile. In sostanza potrebbero scovarle tutte pur di pagare meno o di non pagare affatto. Per tale motivo è bene leggere il contratto prima di sottoscrivere la polizza assicurativa, premettendo che esistono dei casi in cui la compagnia di assicurazione è legittimata a non versare alcun rimborso nei confronti del beneficiario.
Innanzitutto, per stipulare una polizza può capitare che la compagnia chieda degli esami clinici, volti a scongiurare l’assenza di patologie degenerative che potrebbero condurre alla morte del contraente nel breve termine. Esiste poi la “carenza”, un periodo entro il quale la compagnia non è tenuta a rimborsare il premio qualora si dovesse verificare l’evento. Questo arco temporale va dai 6 mesi dalla stipula della polizza fino anche a 5 anni nel momento in cui l’assicurato è affetto da alcune patologie.

Lo stile di vita può incidere molto sull’ammontare del premio e su eventuali clausole decise dalla compagnia assicuratrice. Una persona che segue un regime alimentare sano e gode di piena salute può usufruire di polizze agevolate rispetto a chi fa uso assiduo di tabacco e alcool. Anche il tipo di lavoro svolto ha una propria incidenza: se Tizio fa un lavoro pericoloso e mette a repentaglio la vita giorno dopo giorno, il premio potrebbe essere più elevato rispetto ad un impiegato la cui incombenza maggiore è quella di prendere l’autobus per andare in ufficio.

L’età del contraente può essere un fattore valutato con un certo peso da parte della compagnia assicuratrice, che magari sarebbe tentata di agevolare categorie di giovani rispetto alle persone più anziane. Se la polizza vita è stipulata per uno specifico scopo, ad esempio per pagare il mutuo, il premio verrà calcolato sulla base delle rate e della durata del debito. Le polizze possono essere stipulate per un minimo di 5 anni fino ad un massimo di 30, ma tutto dipende dalle condizioni generali dettate dall’assicurazione che può proporre contratti con durata inferiore o intermedia.

Problemi sorgono qualora si parli di coppie di fatto. Non esistono norme che vietano al contraente di designare come beneficiario il convivente, per cui un compagno o una compagna ben potrebbero essere destinatari della rendita o del capitale. Se però il beneficiario non viene designato, in caso di morte si applicheranno le norme relative alla successione legittima e, in questo caso, ai parenti più stretti spetterà il beneficio della rendita. Per cui, se si vuole tutelare il proprio partner, è buona norma menzionarlo come beneficiario all’interno del contratto sulla polizza vita.

note

[1] Artt. 1882 e ss cod. civ.

[2] Art. 1882 cod. civ.


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