Diritto e Fisco | Editoriale

Pensioni anticipate 2018

24 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2018



Dalla pensione anticipata al prepensionamento, dall’Ape alle nuove pensioni quota 100 e quota 41: tutti i modi per uscire prima dal lavoro.

L’età pensionabile, dal 2019, aumenta a 67 anni, ma nonostante questo sopravvivono diverse agevolazioni che permettono di pensionarsi in anticipo, alle quali stanno per aggiungersi dei nuovi benefici che consentono di uscire prima dal lavoro, come la pensione anticipata quota 100 e quota 41.

Sopravvivono, difatti, alcune deroghe riservate a specifiche categorie di lavoratori, che consentono di anticipare l’uscita dal lavoro, come la pensione di anzianità con le quote riservata agli addetti ai lavori usuranti[1]. Altri incentivi all’uscita anticipata dal lavoro, invece, sono stati prorogati e rafforzati dalla legge di Bilancio 2018, come la possibilità di pensionarsi 7 anni prima con l’isopensione e l’assegno straordinario. Restano poi l’anticipo pensionistico volontario e quello a carico dello Stato, cioè l’Ape e l’Ape sociale, che consentono di smettere di lavorare a 63 anni, e il cumulo dei contributi, che permette di sommare la contribuzione presente in gestioni previdenziali diverse per ottenere prima la pensione.

A queste modalità per anticipare il collocamento a riposo si dovrebbero poi aggiungere le nuove pensioni annunciate dal governo Lega- Movimento 5 stelle, cioè la pensione quota 100 e la pensione quota 41.

Vediamo allora tutte le pensioni anticipate 2018.

Pensione anticipata ordinaria 2018

Chi ha diritto alla pensione anticipata ordinaria può uscire dal lavoro a qualsiasi età, purché possieda almeno 42 anni e 10 mesi di contributi previdenziali se uomo, 41 anni e 10 mesi di contributi se donna.

Utilizzando il cumulo dei contributi, cioè la possibilità di sommare gratuitamente la contribuzione presente in gestioni previdenziali diverse, il requisito può essere raggiunto più facilmente. È possibile sommare anche i contributi accreditati presso le casse dei liberi professionisti.

La pensione anticipata è calcolata col sistema retributivo, misto o contributivo, a seconda degli anni di contributi posseduti dal lavoratore sino al 31 dicembre 1995. La pensione, anche se anticipata, non subisce alcuna decurtazione (la vecchia penalizzazione che si applicava a chi non aveva compiuto 62 anni è stata abolita) e può essere ottenuta il 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda (non si applicano i cosiddetti periodi di finestra).

Pensione anticipata precoci 2018

I lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età, possono ottenere la pensione anticipata con soli 41 anni di contributi se appartengono alle categorie beneficiarie dell’Ape sociale o agli addetti ai lavori usuranti e ai turni notturni. Dal 2018, alla categoria degli addetti ai lavori gravosi si aggiungono 4 nuove categorie di lavoratori. Si tratta di:

  • operai siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature fuori dal perimetro dei lavori usuranti;
  • operai dell’agricoltura, della zootecnia e pesca;
  • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare dipendenti o soci di cooperative.

È stato inoltre abolito, per gli addetti ai lavori gravosi, il vincolo di una tariffa Inail pari almeno al 17 per mille ed è previsto che le attività gravose possano essere svolte:

  • per almeno 6 anni nell’ultimo settennio antecedente il pensionamento;
  • per almeno 7 anni nell’ultimo decennio antecedente il pensionamento.

Pensione anticipata a 63 anni 2018

I lavoratori che sono soggetti al calcolo integralmente contributivo della pensione (lavoratori privi di contributi al 31 dicembre 1995, oppure iscritti in via esclusiva alla gestione separata Inps) possono ottenere la pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi di età se:

  • possiedono almeno 20 anni di contributi;
  • hanno diritto a un assegno pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale (cioè a 1268,40 euro mensili per il 2018).

Chi non ha diritto al calcolo contributivo della pensione può ottenere comunque la pensione anticipata a 63 anni optando per il computo nella gestione Separata. In questo caso, tutti i contributi sono trasformati in pensione attraverso il calcolo contributivo e il lavoratore perde le quote della pensione da calcolare col sistema reddituale. Non è possibile computare i contributi versati nelle casse professionali private.

Ape volontario a 63 anni 2018

A 63 anni è anche possibile ottenere l’Ape volontario, o anticipo pensionistico volontario: si tratta di un assegno, ottenuto attraverso un prestito bancario, che accompagna il lavoratore fino al perfezionamento dei requisiti di età per la pensione di vecchiaia (dal 2018, 66 anni e 7 mesi per tutti, dal 2019 67 anni). Il lavoratore, per ottenerlo, deve possedere almeno 20 anni di contributi ed essere iscritto a una gestione Inps (fondo pensione lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, gestione Separata, ex Inpdap…).

L’anticipo comporta delle penalizzazioni sulla futura pensione e dei requisiti piuttosto severi, che di fatto impediscono l’accesso a chi ha un basso importo della pensione, debiti pregressi ingenti o è cattivo pagatore. Per approfondire: Niente Ape per chi ha debiti.

Ape sociale a 63 anni 2018

L’Ape sociale è un assegno che, come l’Ape volontario, accompagna il lavoratore dai 63 anni sino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia. La misura, però, è a carico dello Stato, quindi non comporta tagli della futura pensione. Per ottenerla sono necessari 30 anni di contributi, se il lavoratore appartiene alle categorie dei disoccupati, caregiver o invalidi, oppure 36 anni di contributi se il lavoratore appartiene alle categorie degli addetti ai lavori faticosi o rischiosi. Le donne hanno però diritto a uno sconto di 1 anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni, quindi possono ottenere l’Ape con un minimo di 28 o 34 anni di contributi.

Dal 2018, è possibile accedere all’Ape sociale per nuove categorie di lavoratori:

  • le 4 categorie di addetti ai lavori gravosi recentemente aggiunte dalla legge di Bilancio 2018, che hanno diritto anche alla pensione anticipata precoci;
  • i caregiver che assistono un familiare di 2° grado convivente e portatore di handicap grave, qualora i suoi genitori o il coniuge abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti;
  • i disoccupati a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni;
  • i disoccupati che sono stati rioccupati con un contratto di lavoro subordinato, con i voucher o col contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia per non più di 6 mesi complessivamente

Per approfondimenti: Chi ha diritto all’Ape sociale.

Pensione a 61 anni addetti ai lavori usuranti 2018

Gli addetti ai lavori usuranti e ai lavori notturni possono ottenere la pensione di anzianità con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi. Non si tratta degli addetti ai lavori gravosi beneficiari dell’Ape sociale, ma dei lavoratori individuati da un noto decreto del 2011 [1].

Questi lavoratori, nel dettaglio, accedono alla vecchia pensione di anzianità con le quote se le attività sono state svolte per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa o per almeno metà della vita lavorativa. Gli adempimenti per presentare la domanda di pensione sono stati recentemente semplificati e i requisiti per la pensione non sono soggetti ad aumenti sino al 2026. Per approfondire: Pensione anticipata lavori usuranti e notturni.

Rita, pensione con 10 anni di anticipo 2018

La Rita, rendita integrativa anticipata, è una misura a cui possono accedere i lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare. Nel dettaglio, questi lavoratori possono ricevere la pensione complementare sino a 10 anni prima del perfezionamento dei requisiti per la pensione, se disoccupati da almeno 24 mesi.

Pensione di vecchiaia anticipata per invalidi 2018

Chi ha un’invalidità pensionabile (non è sufficiente il semplice riconoscimento dell’invalidità civile) riconosciuta pari o superiore all’80%, se lavoratore dipendente del settore privato può ottenere la pensione di vecchiaia a 60 anni e 7 mesi di età (a 55 anni e 7 mesi se donna), con una finestra di attesa di 12 mesi, se possiede almeno 20 anni di contributi.

Per i non vedenti, l’età pensionabile è ridotta di ulteriori 5 anni.

Prepensionamento con 7 anni di anticipo 2018

In alcuni particolari casi, è possibile uscire dal lavoro con 7 anni di anticipo.

Uno degli strumenti che consente il pensionamento anticipato sino a 7 anni è l’isopensione, uno scivolo pensionistico, istituito dalla Legge Fornero, riservato ai dipendenti in esubero.

Non si tratta di una pensione anticipata, anche se la prestazione a cui il lavoratore ha diritto, sino alla maturazione del trattamento di pensione vero e proprio, è pari all’importo della pensione spettante (esclusi i contributi figurativi che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di esodo): si tratta, invece, di una prestazione a sostegno del reddito, come la disoccupazione e la mobilità. Oltre all’isopensione, al lavoratore sono anche accreditati i contributi previdenziali spettanti sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia (a seconda del trattamento che il lavoratore può ottenere per primo).

Per approfondire: Come pensionarsi 7 anni prima nel 2018.

Per i lavoratori delle imprese che aderiscono ai fondi bilaterali può poi essere erogato (se previsto dagli accordi di costituzione del fondo) un assegno straordinario per il sostegno al reddito: la prestazione, anche conosciuta come assegno di prepensionamento, spetta, al pari dell’isopensione, nelle procedure di agevolazione all’esodo dei dipendenti.

Si tratta dunque di una prestazione ottenuta nell’ambito di accordi per l’uscita volontaria degli esuberi: l’assegno straordinario, in particolare, può essere ottenuto dai dipendenti che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata entro 7 anni.

L’assegno straordinario è pari all’importo della pensione spettante alla data di cessazione del rapporto di lavoro, compresa la quota di pensione calcolata sulla base della contribuzione mancante per il diritto alla pensione di vecchiaia.

Maggiorazione dei contributi 2018

Non dimentichiamo, inoltre, che diverse categorie di lavoratori possono ottenere delle maggiorazioni contributive, ossia dei contributi figurativi accreditati in più, in presenza di particolari situazioni (in alcuni casi anche un aumento del trattamento di pensione):

  • invalidità riconosciuta superiore al 74%: in questo caso, il lavoratore ha diritto a 2 mesi di contributi in più ogni 12 mesi di servizio prestato;
  • lavoratrici madri soggette al calcolo interamente contributivo della pensione;
  • vittime di atti di terrorismo;
  • servizio svolto in particolari condizioni dagli appartenenti al comparto difesa, sicurezza e soccorso;
  • operai addetti ai lavori insalubri e ai polverifici o esposti all’amianto.

Per conoscere tutte le maggiorazioni: Pensione anticipata, tutte le maggiorazioni dei contributi.

Vecchie misure per anticipare la pensione ancora in piedi

Vi sono poi alcune misure i cui requisiti devono risultare già maturati da tempo, ma che risultano ancora accessibili grazie alla cristallizzazione: la cristallizzazione, difatti, comporta che, una volta maturati i requisiti per un determinato trattamento, l’interessato possa richiederlo anche successivamente, persino nel caso in cui la normativa cambi.

Così, è ancora possibile che le lavoratrici che hanno maturato almeno57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016 e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015 possano richiedere l’opzione donna, o che i lavoratori nati sino al 1952 possano ancora richiedere il Salvacondotto, se rientranti tra le categorie aventi diritto.

Nuove pensioni anticipate quota 100 e quota 41

Secondo le nuove proposte del Governo Lega- Movimento 5 stelle, dovrebbero essere introdotte a breve due nuove pensioni anticipate, dette quota 100 e quota 41.

La cosiddetta pensione quota 100 offrirebbe ai lavoratori la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore, risulta almeno pari a 100.

Secondo alcune proposte, per pensionarsi con la quota 100 sarebbe comunque necessaria un’età minima e un numero minimo di anni di contributi: si parla di un minimo di 64 anni o di 61 anni di età, e di un minimo di 35 o 36 anni di contributi.

La quota 100 risulterebbe in ogni caso più vantaggiosa dell’attuale pensione anticipata, che ad oggi, come abbiamo osservato, si può ottenere con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (dal 2019, saranno necessari, rispettivamente, 42 anni e 3 mesi di contributi e 43 anni e 3 mesi): ad esempio, se il lavoratore ha 64 anni di età, con la quota 100 potrebbe pensionarsi con soli 36 anni di contributi.

La seconda nuova proposta è la pensione quota 41: questa consentirebbe di pensionarsi con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età (il termine quota in questo caso è usato impropriamente, perché 41 sono i soli anni di contributi necessari per ottenere il trattamento, non la somma di contributi ed età).

Ad oggi questa possibilità esiste già ma, come abbiamo visto, soltanto per i lavoratori precoci, cioè per coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età.

La nuova pensione quota 41 sarebbe comunque soggetta agli adeguamenti legati alla speranza di vita: dal 2019, pertanto, sarebbe possibile pensionarsi con 41 anni e 5 mesi di contributi, dal 2021 con 41 anni e 8 mesi, dal 2023 con 41 anni e 11 mesi, e così via, con aumenti di 3 mesi ogni biennio.

note

[1] D.lgs. 67/2011.

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2 Commenti

  1. tradimento ed ennesima presa in giro per tutti coloro che col proprio voto hanno dato fiducia ai partiti che in campagna elettorale hanno PROMESSO la cancellazione della legge Fornero. Si e’ passatti dalla promessa della quota 100 senza se e senza ma alla quasi certezza del requisito minimo di anni 64 per il perfezionamento del requisito. Io mi ricordero’ di cio’ alle prossime elezioni non so voi

  2. con questa legge quota cento allora chi ha 61 anni di eta e 39,6 mesi dicontributi puo comungue ricevere questa benedetta pensione senza perdere niente sulle aspettative prego qualcuno che ne capisce piu di me di darmi una risposta lasciando la politica al di fuori di queste cose serie

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