Diritto e Fisco | Editoriale

Stare con una ragazza disabile: cosa si rischia

7 Giugno 2018 | Autore:


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Storia di sesso con una ragazza maggiorenne ma con problemi psichici: è violenza sessuale?

L’amore non conosce confini, né limiti; non fa distinzioni di religione, di pelle, di cultura, di sesso o di salute. Un sentimento universale, che non necessita di parole o di spiegazioni, ma che si può solo vivere liberamente. Sicuramente vi sarete innamorati mille volte, e mille volte di una persona diversa dalla precedente, senza sapere neanche perché.

La legge italiana non disciplina i sentimenti, ovviamente; interviene, però, a tutelare la libertà sessuale di ciascun individuo, proteggendola da abusi oppure da strumentalizzazioni. La libertà sessuale viene inquadrata dall’ordinamento come una particolare manifestazione non solo della propria affettività, ma della propria libertà personale. Di qui tutta una serie di norme volte a punire la violenza sessuale e gli abusi di ogni tipo. Quello che tutti non sanno, però, è che a volte si può avere violenza sessuale anche in presenza del consenso dell’altra parte. È possibile? Sì, lo è. Secondo la legge, infatti, non sempre il consenso espresso da una persona è consapevole: ciò accade perché la persona è immatura, oppure perché soffre di problemi psichici. Vediamo allora se stare con una ragazza disabile è reato e cosa si rischia.

Violenza sessuale: cos’è?

L’ordinamento giuridico italiano punisce la violenza sessuale, intendendosi per essa il compimento di atti sessuali fatto con violenza, minaccia oppure abuso di autorità; la pena è la reclusione da cinque a dieci anni [1]. La normale violenza sessuale, quindi, presuppone che la vittima non esprima il proprio consenso oppure, se lo faccia, questo sia stato carpito con la violenza o la minaccia di un male ingiusto. Si immagini, ad esempio, la persona che è costretta ad una prestazione sessuale dietro la minaccia di una pistola.

La violenza sessuale è un reato comune, cioè un reato che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato).

L’elemento soggettivo del delitto è il dolo generico, ovvero la consapevolezza di compiere atti sessuali costringendo o inducendo la vittima a subirli contro il proprio volere. È indifferente il fine specifico dell’aggressore: l’atto sessuale può essere compiuto per dare mero sfogo alla propria libidine, per vendetta, per un malato innamoramento.

Atti sessuali: cosa sono?

La norma che descrive il reato di violenza sessuale è piuttosto chiara, fatta eccezione per quella che rappresenta la condotta principale, cioè il compimento di atti sessuali. Al fine di definire cosa siano gli atti sessuali al centro del reato in esame si è soliti fare riferimento ad un criterio oggettivo e ad uno soggettivo. Secondo il primo, l’atto sessuale è solamente quelle inerente alle parti del corpo che la scienza medica definisce come zone erogene, cioè quelle zone capaci di stimolare l’istinto sessuale (organi genitali, cosce, labbra, ecc.). L’identificazione della natura sessuale dell’atto, pertanto, deve passare per la previa individuazione della zona corporea che l’autore ha cercato di violare con la propria condotta: se la parte del corpo rientra tra quelle erogene, si integra il reato di violenza sessuale.

Secondo il criterio soggettivo, invece, si commette violenza sessuale anche quando la parte del corpo oggetto di attenzioni non può essere definita erogena, ma il comportamento del soggetto è comunque inequivocabilmente teso a raggiungere un piacere sessuale. Secondo questa teoria, quindi, anche un bacio sulla guancia (zona non erogena), se dato all’evidente scopo di godere di una particolare voluttà, può integrare il delitto di cui stiamo parlando (sullo specifico tema del bacio come forma di violenza sessuale si rinvia alla lettura dell’articolo Il bacio è violenza sessuale?).

La giurisprudenza oscilla tra le due teorie: secondo la Corte di Cassazione, la nozione di atti sessuali comprende tutti quegli atti indirizzati verso zone erogene della vittima e quindi anche i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime, anche sopra i vestiti, suscettibili di eccitare la voluttà dell’autore [2]. Sempre secondo la Suprema Corte, la condotta vietata nel delitto di violenza sessuale ricomprende, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, anche senza contatto fisico diretto con la vittima, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà della persona attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente [3].

Rapporto consensuale: quando c’è violenza sessuale?

Nel primo paragrafo di questo articolo abbiamo detto che la violenza sessuale più diffusa è quella per costrizione, cioè quella che avviene dietro violenza (fisica o psicologica) o minaccia. In realtà, la legge italiana punisce anche alcune ipotesi di rapporto sessuale tra persone consenzienti. Possibile? Sì. Sono casi in cui la persona offesa è ritenuta per legge incapace di esprimere un consenso consapevole, oppure in cui la vittima è stata tratta in inganno, con conseguente approfittamento dell’altra parte.

Le ipotesi in cui c’è violenza sessuale anche in presenza di consenso sono le seguenti:

  • persona ingannata dal reo, il quale si è sostituito ad altra;
  • rapporto sessuale avuto con minore di quattordici anni, a meno che la differenza di età tra i minorenni coinvolti non sia superiore ai tre anni e la vittima ne abbia almeno tredici (è perfettamente legale, quindi, il rapporto sessuale tra una tredicenne e un sedicenne; non lo sarebbe tra una tredicenne e un diciassettenne);
  • rapporto con minore di sedici anni, se il colpevole sia un ascendente, il genitore (anche adottivo) o persona convivente con quest’ultimo, oppure il tutore o altra persona a cui il minore è stato affidato per ragioni di cura, di educazione o di istruzione;

Sesso con una ragazza disabile: è reato?

Abbiamo detto che il reato di violenza sessuale ricorre anche quando c’è il consenso dell’altra parte, nei casi appena indicati: in queste circostanze, infatti, il consenso non è del tutto libero, perché chi lo ha prestato è stato ingannato, oppure è troppo immaturo per esserne consapevole, oppure ancora, pur avendo un’età superiore al limite di legge (quattordici anni), subisce l’autorità di un’altra persona.

La legge, però, considera violenza sessuale anche quella che deriva dall’abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica di un’altra persona. Ecco allora che torna prepotentemente la domanda di fondo di questo articolo: cosa si rischia ad avere una storia con una ragazza disabile?

Avere un rapporto sessuale con una persona disabile non costituisce reato quando non si abusa di questa condizione. Cosa significa? Vuol dire che fare sesso con una persona affetta da disabilità (fisica o psichica che sia) non è reato, purché il rapporto non derivi da un approfittamento delle condizioni dell’altra persona. In altre parole, se c’è il consenso inequivocabile del disabile, è tutto perfettamente legale.

D’altronde, se così non fosse, la legge italiana avrebbe previsto una limitazione insopportabile della libertà sessuale del disabile, il quale si troverebbe nelle condizioni di non poter mai vivere la sua sessualità, visto il rischio di reato in cui incorrerebbe l’altra parte.

Disabilità fisica e disabilità psichica: quando è reato?

La legge pone sullo stesso piano sia la disabilità fisica che quella psichica, nel senso che l’abuso della stessa finalizzato ad avere un rapporto sessuale costituisce reato alla stessa maniera. In realtà, mentre è facile capire quando non c’è il consenso di una persona che soffra di disabilità fisica, non si può dire lo stesso per la persona affetta da disabilità psichica. In questo caso, quando si può dire che il consenso sia stato espresso liberamente? Quando fare sesso con una ragazza psichicamente disabile è reato e quando non lo è?

Ebbene, in questa circostanza sarà necessaria un’indagine ancor più approfondita del consenso prestato dalla persona disabile, avendo cura di capire se la sua volontà non sia stata effettivamente viziata dalla patologia. Non c’è una risposta univoca al problema: bisognerà capire di volta in volta, a seconda della malattia, se il consenso sia stato dato liberamente oppure no.

Sesso con ragazza con problemi psichici: cosa fare?

Nel caso di persona con gravi problemi psichici, per avere un rapporto sessuale occorre essere assolutamente certi della volontà concorde. Questa volontà, infatti, potrebbe non essere completamente libera se inficiata dalla patologia di cui soffre. Come detto, bisognerà fare un’analisi caso per caso.

Ad esempio, se sei fidanzato da tempo con una ragazza che soffre di disabilità o di problemi psichici, sicuramente sarai in grado di capire se il suo consenso è reale oppure viziato dalla malattia. Il rischio di incorrere in reato, quindi, è praticamente nullo.

Al contrario, avere un rapporto occasionale con una ragazza che soffre di problemi psichici potrebbe esporti al rischio di una denuncia se il suo consenso era solamente apparente. In questa circostanza, però, il reato non scatterebbe automaticamente, perché andrebbe comunque provata la tua volontà di avere un rapporto sessuale abusando dell’inferiorità psichica della ragazza.

La norma del codice penale, infatti, parla espressamente di abuso delle condizioni di inferiorità (psichica o fisica): ciò significa che deve esserci una precisa volontà di approfittare della patologia per compiere atti sessuali.

Molto importante, poi, è capire di quale patologia psichica si tratti: non tutte, infatti, sono idonee a viziare la volontà manifestamente espressa. D’altronde, come detto sopra, il fatto di soffrire di una disabilità psichica non deve essere limitante per la persona ammalata, la quale ha diritto di vivere la propria sessualità come qualsiasi altro individuo.

note

[1] Art. 609-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 21167/2006 del 25.05.2006.

[3] Cass., sent. n. 1040/1997 del 15.11.1996.

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