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Lo sai che? Pubblico dipendente e assenze per terapie salvavita

Lo sai che? Pubblicato il 26 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 maggio 2018

Mi occupo del comparto sanità, che prevede anche gli infermieri. Mi risulta che i dipendenti pubblici, come quelli in corso di terapie salvavita, vengono esentati dai normali vincoli della malattia e che tutti sono tenuti a non superare 18 mesi di malattia nei tre anni di lavoro, eccetto i malati oncologici. Con la nuova ipotesi di contratto, in cui si parla di un tetto massimo di quattro mesi, il lavoratore, oncologico o meno, verrà considerato come gli altri alla fine dei quattro mesi? 

L’ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Funzioni Locali, firmata il 21 febbraio 2018, amplia le tutele previste per i pubblici dipendenti (compresi quelli appartenenti al Comparto Sanità) affetti da patologie che necessitano di terapie salvavita, quali in particolare chemioterapia ed emodialisi. 

In particolare, l’art. 37 della citata Ipotesi di Contratto prevede che: 

1. In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili, come ad esempio l’emodialisi o la chemioterapia, attestate secondo le modalità di cui al comma 2, sono esclusi dal computo delle assenze per malattia, ai fini della maturazione del periodo di comporto, i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day–hospital, nonché i giorni di assenza dovuti all’effettuazione delle citate terapie. In tali giornate il dipendente ha diritto all’intera retribuzione prevista dall’ art. 36, comma 10 lettera a). 

2. L’attestazione della sussistenza delle particolari patologie richiedenti le terapie salvavita di cui al comma 1 deve essere rilasciata dalle competenti strutture medico-legali delle Aziende sanitarie locali o dalle strutture con competenze mediche delle pubbliche amministrazioni o da enti accreditati. 

3. Rientrano nella disciplina del comma 1, anche i giorni di assenza dovuti agli effetti collaterali delle citate terapie, comportanti incapacità lavorativa per un periodo massimo di quattro mesi per ciascun anno solare. 

4. I giorni di assenza dovuti alle terapie e agli effetti collaterali delle stesse, di cui ai commi 1 e 3, sono debitamente certificati dalla struttura medica convenzionata ove è stata effettuata la terapia o dall’organo medico competente. 

5. La procedura per il riconoscimento della grave patologia è attivata dal dipendente e, dalla data del riconoscimento della stessa, decorrono le disposizioni di cui ai commi precedenti. 

6. La disciplina del presente articolo si applica alle assenze per l’effettuazione delle terapie salvavita intervenute successivamente alla data di sottoscrizione definitiva del presente contratto collettivo nazionale. 

7. In materia di esonero dal rispetto delle fasce di reperibilità, trovano applicazione le previsioni della vigente normativa”. 

In altre parole, dunque, la citata norma prevede che siano esclusi dal computo del periodo di comporto: 

– i giorni durante i quali si effettuano le terapie salvavita ed i giorni di ricovero ospedaliero e day hospital;

– i giorni successivi all’effettuazione delle terapie durante i quali il lavoratore debba restare assente dal lavoro in conseguenza degli effetti collaterali delle stesse.

Non rientrano dunque nel computo del periodo di comporto, non solo i giorni di assenza per lo svolgimento delle terapie, ma anche quelli successivi durante i quali il lavoratore, a causa degli effetti collaterali delle terapie svolte, non sia in grado di presenziare al lavoro. 

Tuttavia, mentre le assenze per lo svolgimento delle terapie salvavita, ricoveri e day-hospital non sono computate ai fini del periodo di comporto, indipendentemente dal loro numero, i giorni di assenza dovuti agli effetti collaterali delle terapie restano esclusi dal periodo di comporto nei limiti di 4 mesi per ciascun anno solare. 

La disciplina prevista nella nuova ipotesi di accordo collettivo è dunque più garantista rispetto al previgente CCNL, in quanto, in aggiunta alle assenze per l’espletamento di terapie salvavita, tutela anche le assenze dovute agli effetti collaterali delle stesse, in precedenza mai considerate. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Valentina Azzini 


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