HOME Articoli

Lo sai che? Reato depenalizzato: quando e come chiedere revoca della sentenza

Lo sai che? Pubblicato il 26 maggio 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 26 maggio 2018

Nel 2015 mi è stata notificata, per il reato di cui all’art. 10 ter D.Lgs 74/2000, la condanna a sei mesi aumentati a 1 anno credo per la recidiva. Erano interessati più periodi di imposta e più tribunali, con pena sospesa. Essendo stato depenalizzato il reato, posso chiedere l’annullamento del procedimento anche se non ho proposto appello? Quale sarebbe  il costo della richiesta di annullamento? La sentenza mi è stata notificata a marzo 2015. 

Dal quesito può dedursi che il lettore sia stato condannato prima che la soglia di rilevanza venisse innalzata da 50mila a 250mila €. 

Orbene, a proposito della modifica della soglia di rilevanza di determinati reati tributari (tra cui quello del lettore) la giurisprudenza si è espressa in due modi distinti: 

– una parte ha ritenuto che la modifica legislativa abbia praticamente abolito la rilevanza penale della condotta sotto-soglia (Cass., Sez. Un., 28 marzo 2013, n. 37424; Trib. Udine, 1 febbraio 2016); 

– un’altra parte, invece, non ha ritenuto che ci si trovasse davanti ad un’abolizione, ma semplicemente davanti ad una modifica del reato (v. Corte Cassazione, sentenze n. 6710/2016 e 11359/2016). 

La differenza è importante perché, nel primo caso, la tesi dell’abolizione porterebbe all’applicazione dell’art. 2, comma 2, cod. pen., secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce più reato e, se vi è stata condanna (come nel caso specifico), ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali; nella seconda ipotesi, invece, troverebbe applicazione l’art. 2, comma 4, cod. pen. secondo cui se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e quella successiva sono diverse, si applica quella più favorevole (nel caso di specie, quella che fissa la soglia a 250mila euro), salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile! 

L’orientamento maggioritario, però, sembra protendere per la prima ipotesi e, pertanto, il lettore può chiedere la revoca della sentenza passata in giudicato. Per farlo dovrà affidarsi ad un avvocato che segua la procedura prevista dall’art. 673 cod. proc. pen., secondo cui “nel caso di abrogazione o di dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma incriminatrice, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza di condanna o il decreto penale dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti conseguenti”. 

In poche parole, quindi, l’avvocato del lettore dovrà presentare istanza di revoca al giudice dell’esecuzione, cioè al giudice che ha comminato la pena al lettore (poiché quest’ultimo ha affermato che non ha proposto appello, il giudice competente sarebbe quello di primo grado, cioè il tribunale). 

Per quanto concerne i costi, non sono in grado di indicare una cifra esatta al lettore: si tenga conto che si tratta di un procedimento abbastanza celere e che, pertanto, non dovrebbe trattarsi di un esborso significativo. Si può azzardare una cifra che non superi i 500 – 600 €. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI