Diritto e Fisco | Editoriale

Pensioni: cosa cambia

24 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2018



Pensione anticipata quota 100 e quota 41, proroga opzione donna, abolizione legge Fornero: novità governo Lega 5 stelle.

A breve sarà finalmente operativo il nuovo governo formato da Lega e Movimento 5 stelle: inizieranno dunque ad essere varate le riforme promesse, tra le quali la nuova riforma delle pensioni, tanto attesa da tutti i lavoratori penalizzati dalla legge Fornero.

Il dossier pensioni, in particolare, prevede l’introduzione di una nuova tipologia di pensione anticipata con le quote, affiancata dalla pensione anticipata con 41 anni di contributi e dalla proroga di alcune misure preesistenti, come l’opzione donna.

In base alle proiezioni effettuate, la nuova pensione anticipata quota 100 consentirebbe di uscire dal lavoro anche tre o quattro anni prima rispetto all’attuale pensione anticipata ordinaria, a seconda dell’anzianità contributiva del lavoratore. Anche la pensione anticipata con 41 anni di contributi consentirebbe una maggiore flessibilità nel collocamento a riposo rispetto alle possibilità di pensionamento attuali.

Proprio per questi motivi, le novità delle pensioni Lega 5 stelle sono state da una parte notevolmente apprezzate, ma d’altra parte anche criticate, in quanto comporterebbero un esborso di denaro insostenibile per i conti pubblici. La pensione con le quote costituirebbe infatti un ritorno al passato difficilmente compatibile con le risorse dell’Inps; anche la pensione anticipata con 41 anni di contributi creerebbe delle difficoltà.

Ma qual è il funzionamento delle nuove pensioni con le quote e chi potrebbe beneficiare di questi strumenti di flessibilità? Procediamo per ordine e vediamo, in materia di pensioni, che cosa cambia.

Pensione anticipata quota 100

La prima nuova pensione che dovrebbe essere introdotta dal governo Lega 5 stelle è la cosiddetta pensione quota 100.

Grazie a questa pensione, sarà possibile uscire dal lavoro al raggiungimento della quota 100, cioè quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore risulta almeno pari a 100.

La quota, difatti, altro non è che il risultato della somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore: raggiunge la quota 100, ad esempio, un lavoratore con 64 anni di età e 36 anni di contributi, oppure con 60 anni di età e 40 anni di contributi, o ancora con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Così strutturata, la quota 100 potrebbe offrire una notevole flessibilità in uscita, a vantaggio soprattutto dei lavoratori precoci, cioè di chi ha iniziato a lavorare molto presto, con una carriera continuativa e senza “buchi contributivi” (cioè periodi in cui manca l’accredito di contributi).

Pensione anticipata quota 100 con limite di età e di contributi

A causa della notevole flessibilità offerta, la pensione anticipata quota 100 sarebbe difficilmente sostenibile, perché permetterebbe il collocamento a riposo di un numero di lavoratori molto maggiore rispetto a quello attuale.

Secondo alcune proposte, per pensionarsi con la quota 100 sarebbe dunque necessaria un’età minima: alcune bozze parlano di un minimo di 64 anni di età e di un minimo di 36 anni di contributi, altre di un minimo di 61-62 anni e di 35 anni di contributi.

In ogni caso, la quota 100 risulterebbe più vantaggiosa dell’attuale pensione anticipata, che ad oggi si può ottenere con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (dal 2019, saranno necessari, rispettivamente, 42 anni e 3 mesi di contributi e 43 anni e 3 mesi): ad esempio, un lavoratore con 64 anni di età, grazie alla quota 100, potrebbe pensionarsi con soli 36 anni di contributi.

Il vantaggio è evidente anche nei confronti della pensione di vecchiaia, per la quale è necessario aver compiuto, entro il 2018, 66 anni e 7 mesi di età, e addirittura 67 anni dal 2019.

Quali pensioni con le quote si possono già ottenere?

La quota, cioè il risultato della somma dell’età pensionabile dell’interessato e degli anni di contributi posseduti, non è una novità assoluta, in quanto, prima che entrasse in vigore la legge Fornero, era possibile ottenere la pensione di anzianità (ora abolita e sostituita dalla pensione anticipata) proprio sulla base delle quote.

Ad oggi sopravvivono alcune tipologie residuali di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto per i nati sino al 1952.

Come si calcola la quota?

La quota, come abbiamo osservato, si calcola sommando l’età pensionabile agli anni di contributi.

Quando l’età o gli anni di contribuzione non corrispondono a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi:

  • ad esempio, se il lavoratore ha raggiunto 63 anni e 6 mesi di età, ai fini del calcolo della quota dovrà indicare la cifra 63,5;
  • potrà ottenere la pensione quota 100 se possiede almeno 36 anni e 6 mesi di contributi (perché 100-63,5= 36,5, ossia 36 anni e 6 mesi).

Pensione quota 41

Oltre alla pensione quota 100, è stata proposta un’ulteriore tipologia di pensione anticipata, la cosiddetta pensione quota 41.

La pensione quota 41 consente di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età (il termine quota in questo caso è usato in modo improprio, perché 41 è la cifra che rappresenta i soli anni di contributi necessari per ottenere il trattamento, non la somma di contributi ed età).

Ad oggi è possibile pensionarsi con 41 anni di contributi, ma soltanto se si appartiene alla categoria dei lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età. Non basta, poi, essere lavoratori precoci, ma si deve risultare iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e appartenere a una delle seguenti categorie: disoccupati (che abbiano cessato di percepire da almeno 3 mesi il trattamento di disoccupazione), caregiver (che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente entro il 2°grado con handicap grave), invalidi dal 74%, addetti ai lavori usuranti o gravosi.

La nuova pensione quota 41 sarebbe comunque soggetta agli adeguamenti legati alla speranza di vita: dal 2019, pertanto, sarebbe possibile pensionarsi con 41 anni e 5 mesi di contributi, dal 2021 con 41 anni e 8 mesi, dal 2023 con 41 anni e 11 mesi, e così via, con aumenti di 3 mesi ogni biennio.

Per approfondire: Come aumentano i requisiti per la pensione?

Addio legge Fornero?

Durante la campagna elettorale è stato più volte proposto di abolire la legge Fornero, anche se risulta più probabile che le pensioni quota 100 e quota 41 siano aggiunte alle attuali pensioni Fornero come strumento di flessibilità in più, lasciando intatto lo “scheletro” della vecchia riforma della previdenza.

Ma che cosa succederebbe nel caso in cui venga totalmente abolita la legge Fornero?

In questo caso, diminuirebbe l’età per la pensione di vecchiaia e sarebbero ripristinate le vecchie quote, assieme alle differenze nei requisiti per la pensione tra lavoratori dipendenti e autonomi, tra dipendenti pubblici e del settore privato.

In particolare, i lavoratori dipendenti potrebbero ottenere, sino al 2018:

  • la pensione di anzianità con quota 97,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 61 anni e 7 mesi di età; per la liquidazione della pensione si dovrebbe attendere un periodo di finestra pari a 12 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;
  • la pensione di anzianità con 40 anni di contributi ed una finestra di attesa di 15 mesi:
  • la pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini e le dipendenti pubbliche; con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato; sarebbe necessaria una finestra di attesa di 12 mesi.

I lavoratori autonomi potrebbero invece ottenere, sino al 2018:

  • la pensione di anzianità con quota 98,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 62 anni e 7 mesi di età; per la liquidazione della pensione si dovrebbe attendere un periodo di finestra pari a 18 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;
  • la pensione di anzianità con 40 anni di contributi ed una finestra di attesa di 21 mesi:
  • la pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini, e con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato; sarebbe necessaria una finestra di attesa di 18 mesi.

Questi requisiti, ad oggi, sono comunque validi per i lavoratori beneficiari delle salvaguardie, ossia per gli esodati.

Proroga opzione donna

Riguardo alle possibilità di anticipare la pensione, è stata più volte proposta la proroga dell’opzione donna: si tratta di una pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che consente di uscire dal lavoro prima dei 60 anni in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi è ancora possibile pensionarsi con opzione donna, ma  devono essere rispettati precisi requisiti di età:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Con la proroga dell’opzione donna si vorrebbe offrire senza limiti di tempo questo trattamento, rendendo così possibile ottenere la pensione per tutte le lavoratrici con un minimo di 57 anni e 7 mesi (o 58 anni e 7 mesi) di età, eventualmente adeguabili all’aspettativa di vita,  e 35 anni di contributi.

In alcune proposte è invece indicata un’età più elevata per accedere all’opzione donna, pari a 63 anni, ma con minori penalizzazioni legate al calcolo della pensione.


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5 Commenti

  1. SONO STATO LICENZIATO NEL 2015 CON LA LEGGE 604/66 ART.7 CON ALTRI 9 COLLEGI ED HO TERMINATO LA NASPI NEL 2017. MI TROVO OGGI A 62 ANNI SENZA LAVORO ED HO 1863 SETTIMANE CONTRIBUTIVE(PARI A 35 ANNI 1O MESI E 3 SETTIMANE) PER DIRITTO E PER MISURA 1996(38 ANNI E 5 MESI) E CON LA QUOTA 100 NON RIENTRO PERCHE’ DEVO ATTENDERE OLTRE 2 ANNI, PERCHE’ I CONTRIBUTI FIGURATIVI NASPI VALGONO SOLO AI FINI DI CALCOLO E NON PER DIRITTO.- FATEMI SAPERE .- GRAZIE.-

    1. Bisognerà attendere che siano emanate le nuove leggi sulla quota 100 per sapere se i contributi per la disoccupazione varranno solo ai fini della misura o anche del diritto alla pensione. Per la generalità delle pensioni, i contributi figurativi per i periodi di disoccupazione valgono anche ai fini del diritto, ma ci sono dei limiti e delle eccezioni.

  2. Buongiorno, ho 61 anni e 5 mesi con 41 anni e 6 mesi di contributi, secondo quello che ho letto potrei andare in pensione in entrambe i casi, nella mia vita previdenziale però, ho accumulato circa 8anni di contributi figurativi a causa di periodi di cassa integrazione, vorrei sapere se questi potranno modificare e di quanto la data di entrata in pensione. Saluto e ringrazio.

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