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Cane sfugge e provoca danni: chi paga?

24 maggio 2018


Cane sfugge e provoca danni: chi paga?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2018



Se il cane azzanna un altro cane o, sfuggendo al guinzaglio, fa male ai passanti o ancora provoca un incidente chi risarcisce il danno?

Chi porta a spasso un cane è responsabile dei danni da esso provocati. Sia quando la vittima è un altro cane, sia quando è un passante, sia quando è un automobilista che, per non investire l’animale, subisce un incidente stradale. A ricordarlo è stata, più volte, la giurisprudenza e, da ultimo, la Cassazione e il Tribunale di Roma con due sentenze che commenteremo in questo articolo. Non manca occasione, nelle aule di giustizia, per ricordare la responsabilità del proprietario o del custode del cane. Solo dimostrando di non aver potuto impedire il fatto ci si salva dal risarcimento del danno, cosa però non sempre facile. Ma procediamo con ordine e vediamo chi paga se il cane sfugge e provoca danni.

Chi deve risarcire i danni causati dal cane?

Contrariamente a quanto si può credere, non è sempre il proprietario del cane il responsabile per i danni da questo provocati, ma chi ne ha la materiale custodia. Potrebbe anche essere il dog-sitter, ad esempio, nel momento in cui lo porta a spasso; o il vicino di casa, incaricato di accudire l’animale nel periodo estivo mentre il padrone è fuori per le vacanze; o ancora il canile presso cui l’animale viene portato per l’addestramento. Insomma, chiunque ha un rapporto diretto sul cane è tenuto a vigilare su di esso e fare in modo – al di là della proprietà – che non rappresenti un pericolo per la collettività. È un po’, del resto, quello che succede anche con i genitori e i figli quando questi vengono portati a scuola, momento che segna il passaggio di responsabilità dal padre e dalla madre agli insegnanti.

Tornando al problema della responsabilità per i danni procurati dal cane, vediamo più in particolare cosa dice in proposito il codice civile [1]: «Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito».

Benché il proprietario del cane sia soltanto colui che risulta tale dall’iscrizione all’anagrafe canina, a rispondere dei danni procurati a terzi è invece chi, al momento del danno, esercita l’effettiva vigilanza sul quadrupede: è su di lui che ricade la piena responsabilità. E ciò vale sia quando portare il cane a passeggio avviene a titolo di cortesia che dietro remunerazione (dog-sitter). Né si può parlare di una responsabilità congiunta e solidale tra il proprietario e il custode dell’animale quando è solo quest’ultimo che ne esercita il controllo.

Risultato: chi viene morso dal cane altrui deve prima verificare l’identità di chi lo porta al guinzaglio, sia questi il proprietario o meno; è a quest’ultimo che va indirizzata la richiesta di risarcimento (cosa che verrà effettuata prima con raccomandata a/r e poi con atto di citazione).

Se il cane è scappato dal recinto di casa, per i danni da questo provocati bisogna chiedere il risarcimento non già al proprietario dell’animale, ma a quello dello spazio ove quest’ultimo era tenuto.

Secondo la Cassazione [2], l’obbligo di custodia dell’animale prescinde dalla formale appartenenza dello stesso risultante dalla registrazione all’anagrafe canina o dal microchip. Tale posizione di garanzia sussiste ogniqualvolta sia riscontrabile una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e la persona.

La costante giurisprudenza afferma che, in tema di lesioni colpose, «la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione». La pericolosità del genere animale, ricorda la Corte, non è infatti limitata agli animali feroci ma può sussistere anche in relazione ad animali domestici o di compagnia.

Responsabilità per i danni dei cani: cos’è il caso fortuito?

Se un cane sfugge al controllo del padrone, strattonandolo e riuscendo a scappare nonostante il guinzaglio, il padrone ne è responsabile. La forza di cui l’animale è dotato e con cui riesce a divincolarsi al controllo del padrone non è considerata un caso fortuito. Il «caso fortuito» è solo un evento imprevedibile e inevitabile usando l’ordinaria diligenza. È chiaro quindi che il proprietario dell’animale non può scaricare la propria responsabilità se lo affida a un bambino non in grado di gestirlo. Lo stesso dicasi se il cane è particolarmente forte e viene dato al guinzaglio ad una donna.

Non è neanche un «caso fortuito» l’ipotesi del cane che, accarezzato contropelo da un passante, lo morde.

Il caso fortuito è un evento imprevedibile e non evitabile neanche usando le precauzioni del caso come, ad esempio, l’uso della museruola.

Non c’è caso fortuito neanche se il cane morde una persona che già lo conosceva e che era solita giocarci. Anche questi scatti, per quanto inconsulti, possono essere evitati usando le normali attenzioni, proprio perché si tratta di animali e non sempre le loro reazioni sono prevedibili. Il padrone deve conoscere il proprio cane e, nei casi in cui questi non sia pienamente affidabile, evitare il rischio con una museruola o chiedendo agli estranei di non avvicinarsi o non toccarlo.

Cane aggredisce altro cane

Quando il cane sfugge al controllo del padrone e tenta di aggredire un cane di taglia più modesta, chi lo porta al guinzaglio è responsabile e deve risarcire per le ferite procurate all’altro animale. Non conta chi ha iniziato ad abbaiare per primo: conta chi si è scagliato sull’altro.

Se il padrone dal cane aggredito si frappone tra le due bestie e viene ferito dall’altro, il suo proprietario lo deve risarcire anche se l’aveva avvertito di non mettersi in mezzo. È quanto emerge da una recente sentenza del tribunale di Roma [3].

Nel caso di specie un rottweiler furioso aveva trascinato per alcuni metri la padrona prima di attaccare la vittima.

Morso di cane: denuncia

Non c’è solo il risarcimento in via civile per chi subisce dei danni dal cane altrui. Può scattare anche la sanzione penale per l’illecito di omessa custodia e mal governo di animali. Recita a riguardo il codice penale [4]: «Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con la sanzione amministrativa da euro 25 a euro 258». Questo comportamento un tempo costituiva reato. Nel 1981 è stato depenalizzato e ora costituisce solo un illecito di tipo amministrativo, al pari di una contravvenzione per violazione del codice della strada. La norma «collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale di fatto, non essendo necessario un rapporto di proprietà in senso civilistico».

Quindi per il morso di cane non si può fare alcuna denuncia ai carabinieri.


note

[1] Art. 2052 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 20102/18 dell’8.05.2018.

[3] Trib. Roma, sent. n. 119/18.

[4] Art. 672 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 18 gennaio – 8 maggio 2018, n. 20102

Presidente Blaiotta – Relatore Bellini

Ritenuto in fatto

1. Il giudice di pace di Trieste con sentenza del 18.11.2016 dichiarava C.G. colpevole del reato di lesioni colpose ai danni di M.M. la quale era stata attinta ad un polpaccio da uno dei cani detenuti dal C. in (omissis) . Lo condannava alla pena di Euro 400 di multa.

Avverso la sentenza insorgeva il C. lamentando con un primo motivo di ricorso la intervenuta dichiarazione di assenza dell’imputato in presenza di notifica eseguita al difensore pure in assenza di valida domiciliazione. Con un secondo motivo deduceva nullità della sentenza in ragione di motivazione fondata su dichiarazioni accusatorie della persona offesa del tutto inverosimili.

Ritenuto in diritto

1. Non ricorre ipotesi di nullità per omessa citazione a giudizio atteso che dagli atti processuali, che è possibile consultare in ragione della censura di nullità di rilievo processuale svolta dalla parte ricorrente, emerge che l’imputato C. in data 10.6.2015 (FI.60) abbia proceduto ad una rituale dichiarazione di domicilio presso lo studio dell’avv.to DAGA Giuseppe sito in Via (omissis) ed ivi risulta eseguita la notifica all’imputato. A tale proposito nessuna efficacia può essere attribuita alla dichiarazione del difensore che rifiuti la domiciliazione, se il dichiarante non abbia provveduto a revocarla (sez.II, 2.7.2015, Vignozzi, Rv.264234).

2. Quanto poi al motivo di ricorso che deduce vizio motivazionale in punto di riconoscimento di responsabilità penale nei confronti del prevenuto, ritiene il Collegio che lo stesso sia manifestamente infondato, in quanto assolutamente generico, teso ad ottenere una rilettura degli elementi di prova che non è consentita in questa sede, e pertanto il proposto ricorso vada dichiarato inammissibile.

2.1 Le censure concernenti asserite carenze argomentative sui singoli passaggi della ricostruzione fattuale dell’episodio e sulla valutazione della documentazione tecnica prodotta e in ordine all’attribuzione dello stesso alla persona dell’imputato non sono, infatti, proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro probatorio, alla stregua di una diversa ricostruzione del fatto, e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata.

2.2 Il ricorso, in concreto, non si confronta adeguatamente con la motivazione della sentenza impugnata, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di diritto, e pertanto immune da vizi di legittimità, laddove il ricorrente, a fronte della precisione, attendibilità e disinteresse a nuocere alla persona offesa delle dichiarazioni della persona offesa, come riscontrata da elementi documentali e testimoniali (referto delle lesioni, tesserino delle vaccinazioni), si è limitato a porre in discussione la propria posizione di garanzia, assumendo di non essere il proprietario dell’animale.

3. In materia di lesioni colpose peraltro è costante l’insegnamento della Corte di Cassazione: la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione (sez.IV 16.12.2011 n.18814), laddove la pericolosità del genere animale non è limitata esclusivamente ad animali feroci ma può sussistere anche in relazione ad animali domestici o di compagnia quali il cane, di regola mansueto così da obbligare il proprietario ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell’animale (sez.IV, 10.1.2012 n.6393).

3.1 D’altro canto i giudici di merito hanno adeguatamente rappresentato come il C. fosse il detentore del cane mordace e che l’insorgere della posizione di garanzia relativa alla custodia di un animale prescinde dalla nozione di appartenenza, di talché risulta irrilevante il dato della registrazione del cane all’anagrafe canina ovvero dalla apposizione di un micro chip di identificazione, atteso che l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona, in quanto l’art. 672 cod. pen. collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico (sez.IV, 2.7.2010, Vallone, Rv. 248090).

4. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di duemila Euro in favore della cassa delle ammende.


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