Diritto e Fisco | Articoli

Le lettere dell’avvocato sono coperte da privacy?

24 maggio 2018


Le lettere dell’avvocato sono coperte da privacy?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2018



La corrispondenza tra legale e assistito non può essere oggetto di acquisizione da parte della polizia. Ciò vale anche per un bigliettino da visita piegato in due.

Se dovessi avere problemi con la giustizia, non solo hai diritto ad avere un avvocato; non solo questo diritto implicherebbe la possibilità di parlare con lui in modo riservato, ma anche di avere una corrispondenza segreta. Per corrispondenza si intende qualsiasi oggetto di carta (oggi anche telematico) su cui è scritto un messaggio: basterebbe anche un bigliettino da visita piegato in due. La polizia non potrà mai chiederti di consegnarle il foglio per vedere cosa c’è scritto. A ricordare che le lettere dell’avvocato sono coperte da privacy è una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo pubblicata poche ore fa [1].

La norma di riferimento da cui si evince che le lettere dell’avvocato sono coperte da privacy è l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, un trattato che anche l’Italia è tenuta a rispettare e le cui violazioni possono dar diritto a ricorrere alla Corte di Strasburgo (appunto la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, più semplicemente chiamata con l’acronimo Cedu). Questa norma ha un contenuto molto ampio: non si riferisce solo alle comunicazioni con il legale ma a qualsiasi tipo di corrispondenza. L’articolo va sotto il titolo «Diritto al rispetto della vita privata e familiare» e così recita:

«1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza.

2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui».

L’applicazione di questo principio anche alle comunicazioni tra avvocato e cliente è fondamentale per garantire il diritto alla difesa. L’intrusione della forza pubblica nella corrispondenza tra difeso e difensore, l’intercettazione e l’apertura della corrispondenza, fosse anche a scopo di prevenzione di ulteriori reati, è – almeno in assenza di validi motivi imperativi (si pensi ai reati di terrorismo internazionale) – una arbitraria ingerenza nei diritti tutelati dalla Convenzione.

Ecco perché la Corte ha detto che il messaggio, redatto su un foglio piegato a metà, scambiato tra un legale ed un cliente  rientra nel concetto di corrispondenza coperta da privacy. La segretezza della stessa gode di una tutela rafforzata da parte della Convenzione sui diritti dell’uomo, necessaria all’esercizio dei diritti di difesa. È irrilevante quale sia il suo contenuto, la forma, la finalità e se il destinatario od il mittente sia un detenuto: essendo dati strettamente confidenziali sono coperti da segreto professionale ed espressione del rapporto fiduciario col cliente.

La corrispondenza tra avvocato e cliente può però essere limitata solo per fini legittimi in rari e tassativi casi: questi sono la tutela della sicurezza, dell’ordine pubblico, prevenzione dei crimini più gravi. In più ci deve sempre essere il «sospetto del compimento di un atto illecito non rilevato dagli ordinari meccanismi di controllo». Quindi non è possibile l’apertura della corrispondenza  tra cliente e avvocato per funzioni di prevenzione. Se non c’è nessun elemento che faccia sorgere detto sospetto, la polizia non può intercettare dette comunicazioni che restano riservate e coperte da privacy.

Pur non essendo tale comportamento da parte del poliziotto un reato, esso è pur sempre «una lesione del principio di libera comunicazione tra un avvocato ed il suo cliente». Nel caso di specie «l’intercettazione e l’apertura della corrispondenza scambiata tra il ricorrente, in qualità di avvocato ed i suoi clienti non rispondevano ad alcun bisogno sociale imperioso e, perciò, non erano necessarie in una società democratica».

note

[1] Cedu caso Laurent c. Francia (ric. 28798/13) del 24/5/18.

[2] Art. 8 Cedu.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI