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Multa se il cane scappa

25 maggio 2018


Multa se il cane scappa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 maggio 2018



Cosa rischia il padrone del cane che scappa? La sanzione amministrativa per aver creato una semplice situazione di pericolo e l’obbligo di risarcimento del danno.

Ti è sfuggito il cane dal guinzaglio o ha saltato il recinto del giardino dove lo avevi chiuso. È arrivato un ospite, ha aperto la porta di casa e, senza che tu lo volessi, il tuo fido amico a quattrozampe è sceso dalle scale di gran carriera, richiamato forse dagli odori della primavera, e si è messo in cerca di avventure “amorose”. Da allora non lo hai più visto. Se un cane scappa cosa rischia il padrone? Di sicuro il tuo primo problema non è certo di natura legale ma affettiva: così, la prima cosa che fai, è riempire il quartiere con avvisi e foto dell’animale, nella speranza che qualcuno lo ritrovi e te lo riconsegni. Ma cosa succede se a trovarlo è l’accalappiacani? Probabilmente, grazie all’anagrafe canina e al microchip che gli è stato assegnato all’atto della “denuncia”, riuscirebbe a risalire al suo proprietario e a riportartelo. Ma, in quel caso, saresti tenuto a pagare qualcosa o potresti subire delle condanne penali? Si parla spesso di una multa se il cane scappa: è davvero così? Lo cercheremo di capire in questo articolo.

Lasciare scappare il cane è reato?

Esiste una norma del codice penale [1] che sanziona chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta. Anche se, come detto, la disposizione è contenuta nel codice penale, non si tratta più di un reato. Questa condotta è stata infatti depenalizzata nel 1981 [2] ed oggi è un semplice illecito amministrativo. Questo significa che il proprietario, responsabile per aver scappare il cane, è punito con una semplice sanzione da euro 25 a euro 258. Quindi, nessun procedimento penale, nessuna macchia sul casellario giudiziario, nessuna conseguenza perenne. Solo l’obbligo di pagare ciò che impropriamente viene detta multa se il cane scappa.

A leggere bene la norma si comprende inoltre che essa sanziona solo quei casi in cui l’animale è ritenuto pericoloso. Ma attenzione: quando si parla di pericolosità dell’animale non ci si riferisce solo agli animali feroci, ma anche a quelli domestici, in relazione alle situazioni o alle caratteristiche della razza. Chi lascia scappare un gatto difficilmente potrà subire la multa. Neanche un barboncino può rientrare nella categoria degli animali pericolosi mentre un cane da guardia, come un pastore tedesco, è stato ritenuto tale dalla Cassazione [3].

Non è solo il cane di grosse dimensioni a costituire un pericolo; lo può essere anche quello di media o piccola grandezza in determinate circostanze. Si pensi al caso del cane che attraversa la strada e provoca un incidente o che spinge un anziano sulle scale facendolo cadere. In tutti questi casi, oltre alla sanzione amministrativa, scatta anche l’obbligo civile del risarcimento dei danni provocati al danneggiato.

Quando scatta la multa se il cane scappa?

La responsabilità non scatta solo se il cane morde o azzanna qualcuno, se ferisce un passante spingendolo in avanti o se, nell’attraversare la strada, provoca un incidente. È il semplice fatto dell’essere scappato dalla custodia del padrone che comporta per quest’ultimo la multa. Difatti, conta la situazione di pericolo – anche solo potenziale – generato per la collettività. 

A far scattare la multa per il cane che scappa non è solo un comportamento colpevole o volontario da parte del padrone, ma anche il semplice fatto di non aver prestato la dovuta cura e custodia. Ad esempio, è il caso di chi non si preoccupa che il recinto sia adeguatamente chiuso, sufficientemente alto da evitare di scappare o che il collare sia affidato a persona in grado di contrastare eventuali strattoni del cane. Se il cancello automatico dell’abitazione si apre per un malfunzionamento, il proprietario non è scusato. Questi è infatti chiamato a prevenire eventuali incidenti, guasti o comportamenti impulsivi dell’animale (come il fatto di scappare spaventato da dei fuochi d’artificio). Ciò in quanto il padrone dell’animale deve predisporre tutte le garanzie affinché il quadrupede non costituisca pericolo per terzi [5].

Affinché possa escludersi la responsabilità per danni derivanti da mancata custodia dell’animale pericoloso, non è sufficiente peraltro che lo stesso si trovi in un luogo privato o recintato, essendo necessario, altresì, che in tale luogo non possano introdursi persone estranee. Non basta nemmeno l’apposizione, all’esterno, di un cartello con su scritto «Attenti al cane» che metta in evidenza la presenza di un animale: eventuali lesioni a terzi comportano sempre la responsabilità del proprietario che deve provvedere ad un’adeguata custodia, così da evitare la possibilità di danni alle persone [6]. Un tal genere di cartello costituisce solo un semplice avviso della presenza del cane, che non esaurisce gli obblighi del proprietario di evitare che l’animale possa recare danni alle persone (obblighi da adempiere assicurando il cane a un guinzaglio o a una catena ovvero custodendolo in una zona dell’abitazione o del giardino che non gli consenta di avvicinarsi agli estranei o di scappare). 

Chi è responsabile se il cane scappa?

La norma che sanziona con la “multa” chi fa scappare il cane non si riferisce necessariamente al padrone ma a chiunque abbia con questi una relazione diretta ossia l’incarico di custodirlo anche per conto di terzi a titolo di amicizia (il vicino di casa o un parente) o dietro compenso (il dog-sister). Leggi sul punto Cane sfugge e provoca danni: chi paga? Come chiarito dalla Cassazione, l’obbligo di custodia di un animale sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona, in quanto il codice penale collega il dovere di non lasciare libero il cane o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto. Non è quindi necessaria la proprietà in senso civilistico. 

Il proprietario resta però responsabile se ha colpevolmente dato in custodia il proprio cane a un soggetto incapace di prendersene cura: si pensi a una persona che affida il guinzaglio al figlio di un vicino di casa, ancora troppo piccolo per prevenire le possibili reazioni della bestia [7].

Diritto di rincorrere il cane anche nella proprietà del vicino

Se il nostro cane dovesse scappare e finire sul terreno o nel recinto di un’altra persona potremmo andarlo a riprendere? La risposta è certamente sì. Il nostro codice civile, infatti, riconosce un vero e proprio diritto di inseguire l’animale che sia accidentalmente finito nella proprietà altrui, obbligando il proprietario del terreno – che si rifiuti di riconsegnarlo – a consentirci l’accesso o comunque il passaggio. La norma parla di animali “mansuefatti” intendendosi come tali quegli animali, originariamente selvatici, che sono stati addomesticati dall’uomo; quindi non solo cani e gatti, ma qualsiasi animale ammaestrato.

Attenzione però, se il vicino si affeziona al nostro animale, e noi non lo recuperiamo in tempo, rischiamo di perderlo. La legge, infatti, impone di reclamare il cane entro venti giorni da quando il proprietario ha avuto conoscenza del luogo in cui si trova. Diversamente diventa di proprietà di chi se ne è impossessato.  

note

[1] Art. 672 cod. pen.

[2] L. n. 689/1981.

[3] Cass. sent. n. 19694/2015: «I cani da guardia, tra cui i pastori tedeschi, sono da considerare pericolosi e, quindi, rientranti nella disciplina di cui all’art. 672 c.p.».

[4] Cass. sent. n. 17133/2017. 

[5] Cass. sent. n. 48429/2011: «In caso di lesioni provocate a terzi da un animale mal custodito, per valutare il comportamento del soggetto tenuto alla custodia e accertarne in positivo la colpa, può e deve aversi riguardo a quanto stabilito dall’art. 672 c.p., che, a prescindere dall’intervenuta depenalizzazione, costituisce valido termine di riferimento per la valutazione della colpa. Con la precisazione che, in proposito, non sarebbe sufficiente rifarsi alla presunzione di responsabilità stabilita dall’art. 2052 c.c., che stabilisce principi che rilevano solo in sede civile, ma con l’ulteriore, doverosa precisazione che compete pur sempre al soggetto onerato della custodia l’onere di fornire la prova del caso fortuito, ossia dell’essersi verificato un fatto assolutamente improvviso, imprevedibile e non evitabile dal custode, il quale, pur facendo uso di ogni diligenza, risulti essere stato impedito di adeguare la propria azione alla situazione creatasi, rendendo fatale la verificazione dell’evento, in assenza di colpa, anche minima. Da ciò deriva la configurabilità della colpa allorquando l’animale sia custodito in un luogo privato o recintato, ma in tale luogo risulti possibile l’introduzione inconsapevole di persone estranee, owero allorquando l’animale sia ricoverato in un luogo inidoneo a prevenirne la fuga. (Nella specie, è stato rigettato il ricorso awerso lacondanna per il reato di omicidio colposo pronunciata a carico del proprietario di due cani pitbull, che avevano assalito e ucciso due persone, essendosi accertato che il proprietario, non avendo assicurato un sistema idoneo di chiusura del cancello del luogo di custodia, aveva colposamente consentito la fuga degli animali, così ponendo le condizioni per l’aggressione mortale)».

[6] Cass. sent. n. 51448/2017.

[7] Cass. sent. n. 42307/2017: «In tema di lesioni colpose conseguenti a difetto di custodia di animali, il proprietario detentore di un cane è titolare di una posizione di garanzia che gli impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione, mentre il proprietario che affidi la custodia dell’animale ad altra persona è parimenti responsabile nel caso in cui lo stesso sia in concreto ancora in grado di esercitare il potere di controllo ovvero, nel caso di affidamento “temporaneo”, abbia delegato la custodia a persone non in grado, secondo un giudizio ex ante e in concreto, di adempiere adeguatamente al relativo onere. Diversa è invece l’ipotesi in cui l’affidamento a terzi dell’animale non sia transitorio e temporaneo, giacché, se si tratti di delega stabile e di assenza costante del proprietario, l’indagine da compiere, per fondare la responsabilità del proprietario, è se, invece, questi abbia comunque mantenuto effettivi poteri di vigilanza sull’animale affidato in custodia a terzi (da queste premesse, in una vicenda in cui era stato accertato l’affidamento dell’animale da parte del proprietario alla madre, è stata annullata con rinvio la condanna del proprietario stesso, con invito al giudice di accertare se si fosse trattato di affidamento transitorio – con conseguente corresponsabilità del proprietario ovvero avente carattere di definitiva stabilità – come assunto dalla difesa in assenza di alcun potere di effettivo controllo del proprietario delegante in ordine alla concreta gestione degli animali)».

[8] Artt. 843 e 925 cod. civ.

Cassazione civile, sez. VI, 02/10/2015, (ud. 16/07/2015, dep.02/10/2015),  n. 19694

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 29 gennaio 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.:

“Con ricorso della L. 24 novembre 1981, n. 689, ex art. 22 depositato il 26 febbraio 2009, l’Avv. F.L. proponeva opposizione dinanzi al Giudice di pace di Mestre avverso l’ordinanza-ingiunzione emessa dal Prefetto di Venezia il 22 gennaio 2009, intimante il pagamento della somma di Euro 100 a titolo di sanzione amministrativa per violazione dell’art. 672 cod. pen., per omessa custodia di animale pericoloso, avendo una pattuglia della Polizia locale del Comune di (OMISSIS) trovato il pastore tedesco di proprietà dell’ingiunto a pochi metri dalla abitazione del F., che vagava per (OMISSIS).

Si costituiva l’Amministrazione, resistendo. Il Giudice di pace di Mestre, con sentenza in data 15 marzo 2010, rigettava l’opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione.

Il Tribunale di Venezia, con sentenza in data 24 ottobre 2013, ha respinto l’appello.

Il Tribunale ha condiviso la valutazione di pericolosità dell’animale operata dal primo giudice, sia in considerazione delle dimensioni dell’animale (trattandosi di grosso cane lupo) sia in quanto lo stesso era scappato di casa perchè in stato di agitazione e paura causato dal lancio di petardi. “Non può revocarsi in dubbio” – ha affermato il Tribunale – “che un cane in siffatte condizioni di agitazione, pur mansueto in condizioni normali, possa mettere a repentaglio l’integrità fisica di eventuali passanti o compiere atti inconsulti che mettano in pericolo gli utenti della strada”. Il giudice del gravame ha anche escluso l’assenza di colpa, rilevando che l’istruttoria espletata ha smentito l’asserita imprevedibilità del lancio di petardi ad opera di terzi, “posto che la teste Z. ha confermato che a volte i ragazzi fanno scoppiare qualche petardo … e che la stessa moglie dell’appellante, signora D.L., ha confermato che, quando i ragazzi del patronato sparano petardi, il cane impazzisce e scavalca il cancello e va su strada”.

Per la cassazione della sentenza del Tribunale il F. ha proposto ricorso, con atto notificato il 24 aprile 2014, sulla base di due motivi.

La Prefettura ha resistito con controricorso. Il primo motivo – con cui si denuncia, sotto il profilo della violazione di legge, l’assenza dei presupposti di applicabilità dell’art. 672 cod. pen. – appare manifestamente infondato, posto che i cani da guardia, tra cui i pastori tedeschi, sono da considerare pericolosi e, quindi, rientranti nella disciplina di cui all’art. 672 cod. pen. (Cass. civ., sez. 1, 8 marzo 1990, n. 1840; Cass. pen., sez. 4, 13 novembre 1984, n. 1744; Cass. pen., sez. 6, 17 marzo 1970, n. 684). E il Tribunale ha valutato in concreto, con una motivazione attenta e non implausibile, la sussistenza del pericolo per la pubblica incolumità.

Il secondo mezzo – con cui si lamenta omesso esame circa un fatto decisivo ai fini della decisione (il fatto del terzo suscettibile di escludere la punibilità dell’agente) – è, ad avviso del relatore, del pari manifestamente infondato, avendo il Tribunale preso in esame la deduzione difensiva ed escluso la sussistenza del caso fortuito o imprevedibile.

Il ricorso può essere avviato alla trattazione in camera di consiglio, per esservi rigettato”.

Letta, la memoria di parte ricorrente.

Considerato che il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione di cui sopra;

che i rilievi critici contenuti nella memoria non offrono elementi in senso contrario;

che, infatti, la valutazione di pericolosità è stata effettuata dal giudice in concreto, tenuto conto sia delle dimensioni del cane lupo che della particolare situazione – di agitazione e paura – in cui l’animale si trovava;

che, d’altra parte, con motivazione congrua e priva di mende logiche e giuridiche il Tribunale ha anche ritenuto sussistente l’elemento soggettivo (sia richiamando il principio che, in tema di omessa custodia di animali, al fine di escludere la colpa, consistente nelle debite cautele della custodia, non è sufficiente tenere l’animale in luogo privato, ma è necessario che tale luogo sia idoneo a prevenirne la fuga; sia evidenziando che il contravventore è venuto meno all’onere di adeguatamente provare in che modo l’animale sia riuscito ad uscire dal giardino dell’abitazione nonostante gli accorgimenti predisposti);

che del pari assistita da una motivazione adeguata, suffragata dagli esiti dell’istruttoria espletata, è la conclusione nel senso della non imprevedibilità del lancio di petardi in quel contesto spazio- temporale;

che, in definitiva, il ricorrente sollecita questa Corte ad effettuare una nuova valutazione di risultanze di fatto si come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, così mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito giudizio di merito, nel quale ridiscutere tanto il contenuto di fatti e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella risultanza processuale, quanto ancora le opinioni espresse dal giudice di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata, quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa potessero ancora legittimamente porsi dinanzi al giudice di cassazione;

che, pertanto, il ricorso deve essere rigettato;

che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza;

che poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1- quater al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dalla Prefettura controricorrente, che liquida in Euro 500 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta-2 Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 16 luglio 2015.

Depositato in Cancelleria il 2 ottobre 2015

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