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Lo sai che? Se muore un parente che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 28 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 maggio 2018

Uno dei momenti più tristi nella vita di una persona riguarda la perdita di un proprio caro, ma non ci si può fermare per piangere perché ci sono diverse incombenze di cui occuparsi, dalla sepoltura alla burocrazia.

La dipartita di un familiare comporta prima di tutto un grande dolore, ma al tempo stesso rappresenta per molti un momento di stress dovuto alla preparazione della cerimonia funebre. Sono molti gli adempimenti a cui bisogna dedicarsi in poco tempo, ma non tutti sanno bene come comportarsi in questi frangenti. Se muore un parente che fare? Per rispondere a questa domanda posta dalla maggior parte delle persone bisogna esaminare i vari aspetti che riguardano un decesso. Da un lato c’è la procedura da seguire per la sepoltura o per la cremazione con un rito civile o religioso a seconda della volontà del defunto, mentre dall’altro lato ci sono comunicazioni da trasmettere e documenti da compilare. Bisogna infatti informare gli uffici pubblici e privati per i vari rapporti intrattenuti dal de cuius, ovvero della persona scomparsa. Si tratta di comunicare il decesso all’azienda per cui lavorava oppure all’ente previdenziale se pensionato, alla banca presso cui aveva un conto corrente, alle imprese relative alle forniture di acqua, luce e gas e così via. Non è semplice districarsi tra le diverse normative e tra le incombenze, ma seguendo le indicazioni fornite proprio dalle regole si può facilmente raggiungere l’obiettivo e portare a compimento in maniera corretta tutte le pratiche necessarie. Per una parte di queste va specificato che può essere d’aiuto l’impresa funebre incaricata, che ha esperienza e competenza nel settore quindi può sollevare il cliente da alcuni obblighi. Non va neppure dimenticato che per tutte le attività da svolgere ci sono dei costi da sostenere.

Come funziona il servizio funebre?

In primo luogo è importante distinguere tra il decesso avvenuto in casa e quello registrato in ospedale o in una clinica privata. Nel primo caso i congiunti o conviventi devono immediatamente avvisare il medico di famiglia, la guardia medica o il 118. Un medico dovrà accertare e certificare la morte, rilasciando un apposito atto che verrà dato in copia ai parenti e trasmesso al Comune di competenza, ovvero quello sul cui territorio si verifica la scomparsa. Nel caso delle strutture sanitarie provvede direttamente a tale incombenza il direttore o un suo delegato. Se muore un partente che fare? Questa resta la domanda di chi deve pensare all’estremo saluto. I familiari in entrambi i casi dovranno comunque rivolgersi a un’impresa di onoranze funebri per organizzare il funerale. Ogni Comune disciplina con un proprio regolamento le tariffe per i diversi servizi [1], ma generalmente si deve pagare un contributo per il trasporto, anche all’estero, uno per l’inumazione, per la tumulazione o per la cremazione. Non è possibile riportare un elenco completo e soprattutto le corrispettive tariffe perché ogni amministrazione comunale [2] applica le proprie decisioni in modo differente, ma sempre facendo riferimento alle indicazioni delle leggi nazionali vigenti [3].

Come si procede per la sepoltura?

Il decesso di un congiunto prevede l’organizzazione del funerale che termina con la sepoltura della salma. In base alle volontà comunicate dal defunto si sceglie tra le varie possibilità offerte dalle regole comunali all’interno del cimitero locale. Informando l’impresa funebre si potrà ottenere l’assistenza degli addetti che si occuperanno direttamente delle richieste previste dai regolamenti comunali. Le modalità per cui si può optare sono generalmente tre:

  • l’inumazione che avviene nella terra e solitamente ha una durata di almeno dieci anni prolungabili per decisione del Comune in relazione alla propria organizzazione o per motivazioni inerenti l’igiene pubblica;
  • la tumulazione che prevede la sepoltura all’interno di loculi o tombe in muratura che possono essere scelti dai familiari del defunto in base alle disponibilità del cimitero. In questi casi le concessioni sono per alcuni decenni e vanno richieste agli uffici competenti, pagando la tariffa stabilita dalla delibera del consiglio comunale;
  • la sepoltura privata all’interno di tombe o cappelle di famiglia all’interno del cimitero cittadino con una concessione che solitamente ha una durata di 99 anni.

In alternativa si può richiedere la cremazione che porta alla riduzione in cenere del defunto con la collocazione delle ceneri all’interno di un’urna. Va tenuto presente che anche l’apposizione di scritte sulle lapidi, per chi sceglie la sepoltura all’interno del cimitero, devono ottenere un’autorizzazione e si deve pagare per questo un’apposita imposta. Per le esequie devono essere invece presi accordi con il parroco della chiesa presso cui si svolge la cerimonia o con il cappellano del cimitero. Se il defunto avesse precisato di non volere una cerimonia religiosa o non fosse credente, allora si può chiedere al servizio di Polizia mortuaria di poter procedere con l’estremo saluto all’interno di un apposito spazio generalmente posto all’interno dei cimiteri per i riti civili. Se muore un parente che fare? La domanda è lecita perché oltre a dover decidere sulle modalità di sepoltura, bisogna produrre la documentazione richiesta dalle normative. La richiesta per la cremazione o la tumulazione deve essere corredata di un verbale in cui viene accertata l’identità del defunto, documento redatto dall’impresa di onoranze funebri; l’autorizzazione rilasciata dall’ufficio di Stato civile; la richiesta di concessione per lo spazio nel cimitero se non si pratica la cremazione. A riferimento devono essere presi i regolamenti comunali e le leggi regionali in materia funeraria.

Si può accedere al cimitero in auto?

Solitamente all’interno dei cimiteri non si può circolare con le vetture, fatta ovviamente eccezione per il carro funebre. Nel caso alcuni familiari del defunto presentino difficoltà o l’impossibilità di deambulare normalmente possono presentare istanza per accedere all’area con il veicolo, presentando un certificato medico recente. Se muore un parente che fare? Se si rientra in questa casistica, si deve consegnare l’istanza esibendo la documentazione necessaria all’ufficio comunale competente. Vengono forniti appositi moduli per formulare l’istanza. L’autorizzazione concessa ha una validità temporanea, per l’esecuzione della sepoltura e dell’eventuale cerimonia funebre. Ovviamente tali autorizzazioni possono essere permanenti per chi si reca in visita a parenti sepolti nel cimitero locale e quindi può partecipare anche ai funerali.

Si possono spargere le ceneri della salma?

Una volta che la salma è stata ridotta in cenere attraverso una specifica procedura che avviene all’interno di un apposito impianto. Una volta conclusa l’operazione le ceneri vengono riposte all’interno di un’urna. Se muore un parente che fare? O meglio, cosa fare con le ceneri? Prima di tutto bisogna essere certi di aver compiuto la scelta corretta perché il defunto deve aver espressamente richiesto la cremazione attraverso il testamento oppure tramite l’iscrizione a un’associazione che si occupa della cremazione per conto dei dei soci. Nel caso non vi siano attestazioni scritte il familiare pò farsi portavoce della volontà del parente. Nel caso le persone defunte siano minori o interdette vale quanto dichiarato dai tutori. Tutti questi casi sono illustrati dall’apposita normativa [4]. Come già accennato va presentata la richiesta di autorizzazione alla cremazione al Comune. Generalmente lo fa l’impresa di onoranze funebri. La destinazione delle ceneri invece segue altre normative nazionali [5]. L’urna può essere riposta all’interno dell’ossario cinerario nel locale cimitero, conservate nell’abitazione dei familiari, disperse in natura oppure in determinate aree cimiteriale, così come trasferite sul territorio di un altro Comune. Se si affida l’urna ai servizi cimiteriali bisogna fare affidamento al regolamento comunale e pagare le tariffe previste, variabili a seconda del Comune. Per disperdere le ceneri, ammesso che sia desiderato dal defunto, si può scegliere tra le opzioni accennate, ma naturalmente sono differenti le modalità da mettere in pratica. In ogni caso bisogna chiedere l’autorizzazione all’ufficiale di stato civile per non incorrere in un reato [6]. Se la destinazione delle ceneri sono le aree private bisogna avere il consenso dei privati, ma non può avvenire all’interno di centri abitati [7]. La dispersione in natura è invece consentita nelle aree in cui non vi sono natanti o manufatti, mentre nei cimiteri l’azione deve avvenire all’interno della zona indicata dal Comune. Le richieste, secondo appositi moduli, devono essere presentate all’Ufficio cremazioni.

Come si fa a ottenere un atto di morte integrale?

All’interno dei registri dello stato civile comunale viene inserita una copia dell’atto di morte che viene rilasciata dal Comune per i decessi avvenuti sul proprio territorio oppure in altre aree ma riguarda residenti in tale Comune [8]. Può essere richiesto da un parente che ne comprova l’interesse personale in relazione a situazioni giuridicamente rilevanti oppure da chiunque se sono trascorsi almeno 70 anni [9] da quanto è stato predisposto l’atto. Non vengono richieste spese di alcun genere e va fatta l’istanza all’ufficio anagrafe. Con le stesse modalità viene trattato l’estratto dell’atto di morte.

Come si procede con la denuncia di morte?

La denuncia dell’avvenuto decesso in ospedale la trasmissione dei documenti al Comune avviene da parte del direttore, mentre se il fatto si verifica in casa oppure in una casa di cura deve essere un familiare, un convivente o un delegato del defunto a dover informare il Comune. A effettuare l’accertamento per conto dell’Azienda Sanitaria Locale è il medico necroscopo entro 24 ore dalla dipartita. Per fare la comunicazione è necessario presentare all’ufficio di stato civile il certificato necroscopico con una scheda Istat compilata dal medico curante. Se muore un parente che fare? La denuncia è necessaria anche per ottenere il certificato di morte da presentare al datore di lavoro del defunto oppure all’ente previdenziale, nonché ai vari uffici per disdire utenze, contratti di affitto e rapporti bancari, considerando che per entrare in possesso del denaro depositato in banca oppure di oggetti conservati nelle cassette di sicurezza ci si deve affidare all’Agenzia delle Entrate e a un notaio per la stima dei beni, il calcolo delle tasse di successione e soprattutto la verifica degli eredi con la conseguente distribuzione del patrimonio in assenza di un testamento.

Si possono riavere ricordi e oggetti personali?

Il materiale utilizzato per la sepoltura può essere recuperato quando vengono eseguite attività di esumazione o estumulazione della salma. Una volta sgomberati lapidi, cippi e feretri possono essere recuperati preziosi o ricordi. Va presentata all’ufficio dei servizi cimiteriali del Comune attraverso un modulo predisposto. Vale per qualsiasi oggetto ad eccezione della fotografia che viene rimossa e restituita automaticamente ai familiari. Non si tratta solamente di oggetti personali, ma anche delle lettere e dei decori apposti sulla lapide, che altrimenti verrebbero buttati. Se i familiari del defunto preferiscono riavere tali elementi possono fare richiesta. Normalmente tale operazione avviene alla scadenza della concessione della lapide, momento in cui la salma viene trasferita all’ossario.

Cosa accade alla scadenza delle concessioni?

La dipartita del proprio caro genera una serie di incombenze che non finiscono con la sepoltura. A meno che il defunto non abbia scelto la cremazione ci sono diverse attività di cui occuparsi nel tempo. Se muore un parente che fare? Bisogna pensare alle operazioni cimiteriali. Si tratta di varie operazioni che avvengono dopo un certo lasso di tempo. Nel caso della sepoltura a terra, solitamente dopo 10 anni, si procede con l’esumazione ordinaria, mentre se la salma viene posta in un loculo avviene l’estumulazione ordinaria dopo un periodo di almeno 30 anni. Possono avvenire prima delle scadenze naturali delle esumazioni o estumulazioni straordinarie per verificare lo stato delle spoglie e prevedere lo spostamento all’ossario. Queste procedure si attuano quando serve spazio all’interno del cimitero per ospitare altri morti. Alla scadenza in ogni modo può essere deciso un prolungamento del periodo di concessione qualora il corpo si sia ben conservato e non si possa trasferire nell’ossario. Si eseguono quindi la reinumazione e la ritumulazione. Se i parenti non dovessero interessarsi al defunto in quel caso il compito di decidere la destinazione dei resti spetta al Comune. La disciplina di tali operazioni è contenuta nel regolamento comunale di cui ogni Amministrazione si dota. Generalmente qualche mese prima dell’esumazione o dell’estumulazione ordinaria vengono collocati alcuni avvisi nella bacheca del cimitero, in modo che i parenti possano presenziare o comunque prendere contatto con gli addetti per verificare la nuova destinazione della salma. Nel caso di eventi straordinari la procedura è la medesima, ma va tenuto presente che riguarda soprattutto gli spazi concessi in perpetuità. Possono essere richieste le operazioni straordinarie anche dall’autorià giudiziaria o dei parenti più prossimi che comprovino la necessità dell’esumazione o dell’estumulazione. Anche in questi casi ci sono tariffari a cui riferirsi, variabili tra i diversi Comuni.

note

[1] Regolamento comunale dei servizi cimiteriali
[2] Legge numero 26 del 28 febbraio 2001, articolo 1 comma 7bis
[3] Decreto del Presidente della Repubblica numero 285 del 10 settembre 1990 ”Approvazione del Regolamento di Polizia Mortuaria”
[4] Articoli 74, 75, 76 e 77 del Codice Civile
[5] Legge numero 130 del 30 marzo 2001 “Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri”; Circolari del Ministero della sanità numero 24 del 24 giugno 1993 e numero 10 del 31 luglio 1998
[6] Articolo 411 del Codice Penale
[7] Articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, numero 285 “Nuovo codice della strada”
[8] Legge n. 183 del 12 novembre 2011
[9] Decreto Legislativo numero 196 del 30 giugno 2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”; Decreto del Ministero dell’Interno del 27 febbraio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 66 del 20 marzo 2001 “Tenuta dei registri dello stato civile nella fase antecedente all’entrata in funzione degli archivi informatici”; Decreto del Presidente della Repubblica numero 396 del 3 novembre 2000 “Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, numero 127” e circolari integrative


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