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Lo sai che? Furto contabilità: cosa rischio col fisco?

Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2018

Furto delle fatture: il contribuente è responsabile se denuncia subito la scomparsa delle carte che attestato le fatture emesse e le spese?

Conservi tutti i documenti relativi alla dichiarazione dei redditi in un armadio del ripostiglio che si trova proprio vicino alla porta di casa. In realtà non ti sei mai fatto il problema dei ladri, tanto è vero che non hai una porta blindata di ultima generazione. Inizialmente, però, si sono verificati dei furti nel quartiere e oltre a cambiare la serratura, hai iniziato a pensare a come salvaguardare i beni di maggior valore. Se per i gioielli e i contanti disponi di una cassaforte, per tutte le carte e i documenti dell’archivio non puoi certo prevedere tanto spazio. Ebbene, visto l’obbligo di conservare per almeno cinque anni le bollette, le fatture (pagate ed emesse) nonché gli scontrini inviati all’Agenzia delle Entrate, ti chiedi cosa potrebbe succedere se ne perdessi la disponibilità a causa di un furto o di un incendio. Se il fisco dovesse chiederti giustificazione e prova delle spese effettuate e dei redditi percepiti, come potresti giustificarti? Preoccupato vai dal tuo avvocato o dal commercialista e gli poni la stessa domanda: in caso di furto della contabilità, cosa rischio col fisco? Ebbene, non hai bisogno di andare da un professionista per avere una risposta: la Cassazione ha trattato il tuo problema proprio l’altro giorno. Ecco che cosa è stato detto con questa ordinanza [1].

Il furto della contabilità e la prova per il contribuente

La brutta notizia è che, se ti rubano la contabilità e tutte le fatture, neanche   sporgendo una denuncia per furto ai carabinieri puoi evitare di dar conto all’Agenzia delle Entrate delle spese sostenute e dei redditi percepiti. La buona notizia è però che, in tali circostanze straordinarie e imprevedibili, hai comunque la possibilità di dimostrare che sei in regola col fisco chiedendo, ai tuoi fornitori e clienti, copia delle fatture e delle documentazioni che ti riguardano. In questo modo potrai ricostruire tutta la tua posizione e ottenere ugualmente le detrazioni e le deduzioni che ti spettano per legge. Non in ultimo evitarli le sanzioni fiscali. 

In buona sostanza, secondo la Cassazione, fermo restando che spetta al contribuente dimostrare al fisco la regolarità della propria posizione, non sei necessariamente tenuto a farlo con le carte che ti sono state rubate (cosa che del resto sarebbe impossibile ormai fare).  

La denuncia di furto delle fatture scusa il contribuente?

La denuncia di furto della contabilità, da un lato, non è sufficiente a dar prova dei diritti del contribuente, ma dall’altro dimostra la sua buona fede e gli consente di ricorrere alla ricostruzione della documentazione mancante reperendo da terzi la copia delle fatture.

Che succede se non riesco a recuperare copia delle fatture rubate?

E se la documentazione non dovesse essere più recuperabile? In questo caso il contribuente si salva solo se dimostra che il furto è avvenuto non per propria colpa. Questo perché ogni cittadino deve custodire con cura i documenti fiscali. Ad esempio, se una persona conserva tutte le fatture emesse e ricevute in un hard disk del computer e questo si rompe non avrebbe giustificazioni. Così come non le avrebbe se custodisse la contabilità in un box auto esterno, facilmente accessibile forzando con qualsiasi grimaldello la serratura. 

Invece, nell’ipotesi di perdita incolpevole della documentazione fiscale, il contribuente che non sia riuscito a ricostruire la propria posizione, può dimostrare di essere nell’impossibilità di acquisire presso i fornitori dei beni o dei servizi copia delle fatture.

La perdita incolpevole del documento non esenta l’interessato dall’onere della prova, né lo sposta sulla controparte.

Furto delle fatture: il contribuente può depositare le copie nel corso del ricorso

I Giudici supremi riprendono un principio già elaborato in passato [2]: se l’Agenzia delle Entrate contesta al contribuente l’indebita detrazione dell’imposta, spetta a quest’ultimo provarne la legittimità e la correttezza della sua posizione fiscale. Se questi non è in grado di dimostrare la fonte che giustifica i dati contenuti nella dichiarazione dei redditi, non può semplicemente appigliarsi al fatto di aver denunciato il furto della contabilità. Non spetta infatti all’Amministrazione finanziaria effettuare un “esame incrociato” dei dati contabili, ma al contribuente attivarsi per ottenere la ricostruzione del contenuto delle fatture emesse e pagate, con l’acquisizione – presso i fornitori – della copia. 

Se quindi al contribuente dovesse arrivare una richiesta di esibizione di documenti e questi non fosse in grado di esibirli per aver subìto un furto, oltre ad allegare la querela presentata alla polizia o ai carabinieri, dovrà immediatamente attivarsi per reperire una copia degli stessi. E se non riuscisse in tale impresa, sarebbe scusato solo se il furto è avvenuto senza sua colpa.

Verosimilmente gli verrà, nel frattempo, notificato un accertamento fiscale contro il quale, però, l’interessato potrà opporsi producendo in giudizio le suddette copie o dimostrando l’impossibilità di recuperare tali documenti.

note

[1] Cass. ord. n. 11908/18 del 16.05.2018

[2] Cass. sent. n. 18028/16; Cass. sent. n. 23331/16.

   

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 14 marzo – 16 maggio 2018, n. 11908

Presidente Iacobellis – Relatore Mocci

Fatto e diritto

Rilevato:

che la Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., delibera di procedere con motivazione semplificata;

che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia che aveva rigettato il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Palermo. Quest’ultima aveva accolto l’impugnazione di G.G. avverso un avviso di accertamento per IRPEF relativa all’anno 2003;

Considerato:

che il ricorso è affidato a due motivi;

che, col primo, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38,D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 5, nonchè art. 2724 c.c., n. 3, e art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3: la sentenza impugnata avrebbe trascurato di considerare che la denuncia di furto non sarebbe stata sufficiente a dare prova dei fatti controversi, gravando sul contribuente l’onere di dimostrare l’incolpevole impossibilità di produrre i documenti e di poter reperire in altro modo la copia delle fatture mancanti, senza la necessità di dover invocare lo studio di settore;

che, col secondo rilievo, l’Agenzia assume la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, giacchè la CTR avrebbe errato nel ritenere assorbente il mancato utilizzo degli studi di settore, a fronte del corredo probatorio addotto dall’Ufficio e della corrispondente carenza in tal senso da parte del contribuente;

che l’intimato si è costituito con controricorso;

che il primo motivo è fondato;

che, ove l’Amministrazione finanziaria contesti al contribuente l’indebita detrazione dell’imposta, spetta al contribuente l’onere di provarne la legittimità e la correttezza, sicchè, quando questi non sia in grado di dimostrare la fonte che giustifica la detrazione per aver denunciato un furto della contabilità, non spetta all’Amministrazione operare un esame incrociato dei dati contabili ma al contribuente medesimo attivarsi attraverso la ricostruzione del contenuto delle fatture emesse, con l’acquisizione – presso i fornitori – della copia delle medesime, non essendo la denuncia di furto per se stessa sufficiente a dare prova dei fatti controversi, se priva della precisa indicazione riguardante le singole fatture e il loro contenuto specifico (Sez. 5, n. 18028 del 14/09/2016; Sez. 6-5, n. 23331 del 16/11/2016);

che, in definitiva, i componenti negativi devono comunque essere provati dal contribuente;

che il secondo motivo resta assorbito;

che, pertanto, in accoglimento del ricorso la sentenza va cassata ed il giudizio rinviato alla CTR Sicilia, in diversa composizione, affinchè si attenga agli enunciati principi e si pronunzi anche con riguardo alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Regionale della Sicilia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.


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