HOME Articoli

Lo sai che? Querela: dopo la rinuncia si può ripresentare?

Lo sai che? Pubblicato il 11 giugno 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 11 giugno 2018

Se accetti una proposta di risarcimento danni in cambio della rinuncia alla querela, potrai poi sporgerla se la promessa non viene mantenuta?

Quando subiamo un danno oppure un torto, se questo è punito dalla legge penale, possiamo sporgere querela. Con la querela chiediamo alle autorità di farci giustizia attraverso la punizione del colpevole ed, eventualmente, il risarcimento del danno.

La querela, però, non è un atto irrevocabile: ad essa si può rinunciare del tutto prima ancora di sporgerla, oppure, se già presentata alle autorità, la si può ritirare mediante un atto che viene definito remissione. Con questo articolo ci concentreremo sulla rinuncia alla querela e vedremo se, dopo la rinuncia, si può ripresentare la querela.

Querela: cos’è?

Prima di vedere se dopo la rinuncia si può ripresentare la querela, spieghiamo meglio l’oggetto del nostro discorso, ovvero la querela stessa. Secondo la legge, la querela è una condizione di procedibilità [1]. Cosa significa? Vuol dire che in assenza di essa le autorità competenti non potranno procedere in ordine a quel specifico reato.

La querela, quindi, rappresenta una vera e propria autorizzazione, un permesso che deve essere dato necessariamente dalla persona offesa, cioè dalla vittima del reato. Nessun altro è titolare del diritto di sporgere querela, fatta eccezione per alcune ipotesi:

  • per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a causa di un’infermità di mente, il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore;
  • i minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati possono esercitare il diritto di querela e possono altresì, in loro vece, esercitarlo il genitore ovvero il tutore o il curatore, nonostante la contraria dichiarazione di volontà del minore o dell’inabilitato [2].
  • se la persona offesa è minore degli anni quattordici o inferma di mente, e non v’è chi ne abbia la rappresentanza, ovvero chi l’esercita si trovi con la persona medesima in conflitto di interessi, il diritto di querela è esercitato da un curatore speciale [3].

Denuncia: cos’è?

A differenza della querela che, come detto, rappresenta un diritto (quasi) esclusivo della persona offesa, la denuncia è l’atto con cui qualsiasi persona porta a conoscenza dell’autorità competente (pubblico ministero o ufficiale di polizia giudiziaria) un reato perseguibile d’ufficio del quale ha avuto notizia.

La denuncia è, normalmente, facoltativa, nel senso che non si è obbligati a sporgerla (fatta eccezione per alcuni gravi delitti: per esempio, v’è l’obbligo di denuncia allorquando si abbia avuto notizia che all’interno della propria abitazione vi siano delle materie esplodenti [4]) e può essere presentata in forma orale o scritta.

Nel primo caso l’ufficiale di polizia giudiziaria redige verbale che andrà poi firmato dal denunciante, mentre nel secondo l’atto dovrà essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale [5]. Per la denuncia da parte dei privati non è previsto un contenuto formale tipico e il denunciante può limitarsi alla semplice esposizione del fatto. Quando la denuncia è facoltativa non è previsto alcun termine per la sua presentazione, mentre nei casi di denuncia obbligatoria apposite disposizioni stabiliscono il termine entro il quale essa deve essere fatta. La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.

Procedibilità d’ufficio o a querela di parte: cosa significa?

Abbiamo detto che la denuncia serve per portare a conoscenza di un fatto che abbia i connotati del reato l’autorità incaricata di indagare ed, eventualmente, intervenire. Si è detto anche che la denuncia serve a segnalare i reati perseguibili d’ufficio. Cosa significa? L’ordinamento italiano prevede, per alcune tipologie di reato, la necessità che sia la persona offesa a consentire che le autorità possano intervenire. In altre parole, senza il consenso della vittima il reo non può essere consegnato alla giustizia. Quando c’è bisogno di questo “permesso”, si parla di reato non perseguibile d’ufficio ma a querela di parte.

Secondo il codice di procedura penale, la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso.

Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. Oppure per ragioni di convenienza: ad esempio, il codice penale persegue d’ufficio alcuni delitti contro il patrimonio (furto in abitazione, truffa, ecc.); quando questi, però, sono commessi a danno del coniuge  legalmente separato, ovvero del fratello o della sorella, diventano punibili a querela [6]. La ragione è molto semplice: l’ordinamento lascia alla discrezionalità della persona offesa la scelta di punire o meno una persona a lei legata da sentimenti affettivi o da parentela.

Querela: come funziona?

Quanto detto per la denuncia vale anche per la querela: entrambe sono dichiarazioni fatte pervenire, in forma scritta oppure orale, alle autorità competenti. Chi riceve la querela provvede all’attestazione della data e del luogo della presentazione, all’identificazione della persona che la propone e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero [7]. Anche chi presenta la querela ha diritto di ottenerne l’attestazione di ricezione [8].

A differenza della denuncia, la querela deve manifestare inequivocabilmente la volontà che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato. Il diritto di querela, inoltre, deve essere esercitato, a pena di decadenza, entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato. Il termine è di sei mesi per alcuni particolari delitti (ad esempio, violenza sessuale e stalking).

Remissione di querela: cos’è?

La persona che ha sporto querela può tornare sui suoi passi e ritirarla: tecnicamente, si parla di remissione di querela [9]. La remissione può essere fatta prima della sentenza di condanna, quindi anche a causa in corso, sia in tribunale che fuori dalle aule di giustizia (ad esempio, recandosi presso la caserma dei carabinieri ove inizialmente la querela era stata sporta).

La remissione della querela ha come effetto quello di estinguere il reato: ciò significa che l’autore dell’illecito non potrà essere punito e dovrà essere necessariamente prosciolto. Si noti, però, che per produrre questo effetto la remissione deve essere accettata dalla persona querelata. Perché l’imputato non dovrebbe accettare la remissione della querela, liberandosi così dal procedimento? Perché egli potrebbe anche avere interesse a dimostrare in giudizio la sua piena innocenza, cioè la sua completa estraneità ai fatti contestatigli.

Ed infatti, come abbiamo poc’anzi detto, l’imputato che accetta la remissione di querela non viene assolto con formula piena, ma viene prosciolto con sentenza di non doversi procedere per impossibilità di proseguire l’azione penale [10].

Rinuncia alla querela: cos’è?

La persona offesa, oltre che ritirare una querela già sporta, potrebbe anche decidere di rinunciarvi prima ancora di presentarla alle autorità. In questo caso, non si parla di remissione di querela ma di rinuncia alla querela. Secondo la legge, il diritto di querela non può essere esercitato se vi è stata rinuncia espressa o tacita da parte di colui al quale ne spetta l’esercizio. Vi è rinuncia tacita, quando chi ha facoltà di proporre querela ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di querelarsi [11].

La rinuncia espressa alla querela è fatta personalmente o a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione sottoscritta, rilasciata all’interessato o a un suo rappresentante. La dichiarazione può anche essere fatta oralmente a un ufficiale di polizia giudiziaria o a un notaio, i quali, accertata l’identità del rinunciante, redigono verbale. Questo non produce effetti se non è sottoscritto dal dichiarante [12].

Perché rinunciare alla querela?

La persona offesa potrebbe decidere di rinunciare alla querela dietro la promessa del pagamento di un risarcimento. Facciamo un esempio. A causa di un banale diverbio scaturito da una mancata precedenza, Tizio viene minacciato da Caio il quale, non contento, gli danneggia volontariamente l’autovettura. Tizio vorrebbe sporgere querela ma Caio, pentito del suo gesto e consapevole che, in un processo penale, verrebbe condannato per la sua condotta, offre a Tizio un congruo risarcimento dietro la promessa di rinunciare al diritto di querela.

Querela: dopo la rinuncia si può presentare?

Continuiamo l’esempio del paragrafo precedente. Tizio accetta la proposta di Caio e, recatosi dai carabinieri, rilascia una dichiarazione scritta ove dice di rinunciare a sporgere querela per i fatti sopra descritti. Solamente che Tizio, a distanza di tempo, non ottiene alcun risarcimento danni; a questo punto, può presentare la querela alla quale aveva rinunciato?

Purtroppo la risposta è negativa: la rinuncia, in quanto atto irrevocabile, estingue definitivamente il diritto di presentare la querela. La ragione di questa scelta compiuta dal legislatore è semplice: nel momento in cui la persona offesa ha rinunciato alla querela ha dimostrato di non essere davvero intenzionato ad azionare la macchina della giustizia penale nei confronti del responsabile della condotta illecita.

Inoltre, se la rinuncia alla querela fosse revocabile, verrebbe aggirato il termine fissato dalla legge per presentarla, che è di tre mesi (eccezionalmente sei per alcuni reati) dalla commissione del fatto. Si pensi a chi rinunci alla querela e, dopo un anno, decida di tornare sui suoi passi.

Ancora, la rinuncia alla querela non impedisce alla persona offesa di ottenere tutela in altro modo: riprendendo l’esempio sopra riportato, Tizio potrebbe comunque agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni. La rinuncia alla querela, infatti, produce effetti solamente per il processo penale, non per quello civile. Tizio, pertanto, potrà adire il tribunale civile, rispettando i limiti di prescrizione del suo diritto (cinque anni se responsabilità extracontrattuale).

note

[1] Art. 336 cod. proc. pen.

[2] Art. 120 cod. pen.

[3] Art. 121 cod. pen.

[4] Art. 679 cod. pen.

[5] Art. 333 cod. proc. pen.

[6] Art. 649 cod. pen.

[7] Art. 337 cod. proc. pen.

[8] Art. 107 disp. att. cod. proc. pen.

[9] Art. 152 cod. pen.

[10] Art. 529 cod. proc. pen.

[11] Art. 124 cod. pen.

[12] Art. 339 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI