Diritto e Fisco | Editoriale

Pensione Ape come si calcola

28 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 maggio 2018



Come si calcolano l’Ape volontario e l’Ape sociale e a quanto ammontano le penalizzazioni sulla pensione?

L’Ape volontario corrisponde a una percentuale della pensione e comporta una penalizzazione sul futuro trattamento, mentre l’Ape sociale corrisponde alla futura pensione e non comporta penalizzazioni sul trattamento che si percepirà raggiunta l’età pensionabile. Tuttavia, non è detto che per questo l’Ape sociale sia più “ricca” dell’Ape volontario: l’Ape sociale, difatti, non può mai superare i 1500 euro mensili.

In ogni caso, non sempre è possibile scegliere tra Ape sociale e Ape volontario: anche se entrambe le prestazioni possono far uscire dal lavoro sino a 3 anni e 7 mesi prima, difatti, il primo trattamento, che è un anticipo pensionistico a carico dello Stato, può essere riconosciuto solo a speciali categorie di lavoratori. Anche l’Ape volontario, o anticipo pensionistico volontario, presenta diverse restrizioni, ad esempio per i cattivi pagatori o per chi ha diversi debiti o, ancora, una pensione bassa.

Ma procediamo per ordine e, dopo aver ricordato come funzionano l’Ape sociale e l’Ape volontario, cerchiamo di capire come si calcola la pensione Ape.

Ape volontario più ricco per i lavoratori che hanno diritto al calcolo misto della pensione, mentre l’anticipo pensionistico è ridotto per chi ha diritto al calcolo esclusivamente contributivo (che, a differenza del retributivo, non si basa sugli ultimi redditi ma solo sui contributi accreditati): è quanto chiarito dall’Inps, in una nuova circolare [1] in cui l’istituto spiega come si calcola la pensione ai fini de l’Ape volontario.

Come funziona l’Ape volontario

Ricordiamo innanzitutto che l’Ape, sigla che sa per anticipo pensionistico, è una prestazione, da non confondere con la pensione anticipata, che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dal momento in cui domanda il trattamento) sino all’età in cui può ottenere la pensione di vecchiaia.

In pratica, con l’Ape il lavoratore può ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia, con un anticipo massimo possibile pari a 3 anni e 7 mesi.

Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente, è pari a 66 anni e 7 mesi, l’anticipo può essere richiesto con un minimo di 63 anni di età; per coloro che matureranno i requisiti per la pensione di vecchiaia dal 2019, però, il requisito slitta a 63 anni e 5 mesi di età, dato che dal 2019 l’età pensionabile sarà elevata a 67 anni. In caso di futuri adeguamenti alla speranza di vita nel 2021, il decreto sull’Ape volontario prevede la concessione dell’Ape supplementare, ossia un allungamento del periodo di percezione dell’anticipo.

L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione.

A quanto ammonta l’Ape volontario

Il trattamento è esentasse, e l’importo massimo dell’Ape volontario non può superare rispettivamente:

  • il 75% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • l’80% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • l’85% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • il 90% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’Ape è inferiore a 12 mesi.

La pensione sulla quale viene applicata la percentuale che determina l’importo dell’Ape non è calcolata, però, in prospettiva, ma prendendo in considerazione la situazione del lavoratore al momento della domanda di Ape volontario.

Fanno eccezione soltanto i lavoratori che possiedono almeno un contributo alla data del 31 dicembre 1995: per loro, difatti, il coefficiente di trasformazione della quota contributiva di pensione, cioè la cifra che trasforma la somma dei contributi in pensione, corrisponde a quello valido per l’età pensionabile, non a quello vigente alla data della domanda. In altre parole, se il lavoratore, avente diritto al calcolo della pensione nel sistema misto, richiede l’Ape volontario a 64 anni di età, ha diritto alla quantificazione della pensione con l’applicazione del coefficiente di trasformazione valido per l’età di 67 anni (età minima per la pensione di vecchiaia dal 2019), più alto di quello corrispondente ai 64 anni.

Il lavoratore che, invece, non ha contributi al 31 dicembre 1995, non ha diritto a quest’agevolazione, e la pensione sarà calcolata utilizzando il coefficiente corrispondente all’età al momento della domanda di Ape.

Di conseguenza, la pensione calcolata, sulla cui base si determina l’Ape, sarà leggermente più alta per chi possiede almeno un contributo al 31 dicembre 1995, e sarà più alto anche l’anticipo pensionistico riconosciuto. L’anticipo minimo da richiedere deve essere comunque pari a 6 mesi.

Chi ha una pensione bassa ha diritto all’Ape?

La futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (circa 710 euro); inoltre il rateo dell’anticipo sulla pensione, da solo o assieme ad altri debiti pregressi, non può superare il 30% della prestazione stessa.

Chi ha debiti ha diritto all’Ape?

L’Ape non può essere richiesto da chi si trova in particolari situazioni di difficoltà economica (si veda: Niente Ape per chi ha debiti) e per chi, soggetto al calcolo interamente contributivo della pensione, ha diritto a una futura pensione inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè inferiore a 679,50 euro mensili.

Calcolo della pensione per l’Ape volontario

Per calcolare la pensione sulla cui base si determina l’Ape volontario bisogna, innanzitutto, prendere in considerazione soltanto i contributi presenti nella gestione Inps presso cui si vuole richiedere l’anticipo pensionistico (nella gestione considerata devono risultare almeno 20 anni di contributi). Non è possibile calcolare la pensione col cumulo dei contributi, cioè sommare i contributi presenti in casse diverse, nemmeno ai fini del raggiungimento del requisito di 20 anni di contributi (a differenza di quanto accade per l’Ape sociale, che può essere ottenuta anche grazie al cumulo dei contributi).

La pensione deve essere calcolata utilizzando:

  • il sistema retributivo, che si applica (sino al 31 dicembre 2011) ai lavoratori, iscritti alle gestioni facenti capo all’Inps, che possiedono almeno 18 anni di contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995; questo sistema di calcolo si basa sugli ultimi stipendi percepiti ed è diviso in due quote:
    • la quota A, che si basa sugli ultimi 5 anni di stipendio, rivalutati, e sul numero di settimane di contributi possedute al 31 dicembre1992;
    • la quota B, che si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio, rivalutati, e sul numero di settimane possedute al 31 dicembre 2011;
  • il sistema misto, che si applica ai lavoratori iscritti all’Inps che possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; segue gli stessi principi del calcolo retributivo, ma ai fini della quota B sono computate soltanto le settimane di contributi possedute dal 1° gennaio 1993 al 31dicembre 1995, anziché al 31dicembre 2011; dal 1° gennaio 1996 ai contribuenti misti si applica il calcolo contributivo;
  • il sistema contributivo, che non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni percepite come il sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile; anche il calcolo contributivo si divide in due quote:
    • la quota A, sino al 31 dicembre 1995 (questa quota è valutata soltanto per i lavoratori che hanno richiesto l’opzione contributiva, cioè il ricalcolo contributivo della pensione);
    • la quota B, dal 1° gennaio 1996 in poi.

Calcolo penalizzazione pensione per Ape volontario

L’Ape volontario, come abbiamo osservato, è un prestito: deve dunque essere restituito, una volta maturata la pensione, e comporta una penalizzazione sul trattamento, che corrisponde alle rate del finanziamento, agli interessi, al costo dell’assicurazione obbligatoria contro il rischio di premorienza ed al contributo per il fondo di solidarietà. Il lavoratore può però fruire di un credito d’imposta, che diminuisce il taglio della pensione.

Il prestito deve essere restituito in 20 anni, e comporta una penalizzazione media del 5% della pensione per ogni anno di anticipo, considerando anche il credito d’imposta: questo è quanto emerge sulla base delle stime effettuate utilizzando il simulatore Inps per l’Ape volontario, uno strumento presente nel sito dell’Inps che serve al calcolo dell’Ape volontario ed a stimare il peso dell’anticipo sulla futura pensione.

Le stime dell’Inps sono però state contestate in quanto inesatte: effettivamente, le stime ufficiali del precedente Governo parlavano invece di una penalizzazione media del 3,5% per ogni anno di anticipo, ridotta all’1,6% al netto del credito d’imposta. Una differenza notevole, sulla quale si attendono chiarimenti.

Per approfondire il calcolo dei costi dell’Ape volontario e l’utilizzo del simulatore Inps: Guida al calcolo dell’Ape volontario.

Come funziona l’Ape sociale

Veniamo ora al funzionamento dell’Ape sociale ed al suo calcolo.

Ricordiamo innanzitutto che l’Ape sociale è un assegno mensile, a carico dello Stato, che come l’Ape volontario può essere richiesto a partire dai 63 anni di età e che sostiene il lavoratore fino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia (dal 2018 pari a 66 anni e 7 mesi per tutti, dal 2019 pari a 67 anni), sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi (in pratica, per chi matura la pensione di vecchiaia dal 2019 il requisito di accesso si sposta a 63 anni e 5 mesi). L’assegno è uguale alla futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili.

Possono accedere all’Ape sociale, nello specifico, i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

I beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi (contando tutti i periodi non coincidenti maturati presso le gestioni Inps) se appartengono a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo);
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori gravosi: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante, che deve far parte di uno speciale elenco di professioni.

Le donne con figli hanno diritto a uno sconto di un anno per ogni figlio sul requisito contributivo, sino a un massimo di 2 anni.

Come si calcola l’Ape sociale

L’Ape sociale si calcola allo stesso modo della futura pensione: pertanto, come abbiamo osservato, userà il sistema retributivo di calcolo (sino al 2011) chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, il sistema misto chi possiede meno di 18 anni di contributi alla stessa data, e il sistema contributivo chi non possiede contributi versati prima del 1996.

note

[1] Inps Circ. n.28/2018.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI