Diritto e Fisco | Editoriale

Tassa sui depositi bancari

27 maggio 2018


Tassa sui depositi bancari

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 maggio 2018



La tassa sul risparmio accumulato sul conto corrente ti impone di prelevare, di tanto in tanto, i soldi per la spesa; diversamente, dovrai dimostrare con quali redditi stai vivendo e come te li sei procurati.

Hai messo da parte, sul tuo conto corrente, una cifra importante. È il frutto di anni di risparmi durante i quali hai evitato di prelevare soldi, vivendo solo con i sussidi in contanti che ti hanno dato i tuoi genitori e qualche regalo degli amici più cari che, in occasione dei compleanni, hanno preferito darti soldi. Ora però ti chiedi se il fisco, notando questa liquidità, inconsueta per una persona con il tuo reddito, potrebbe dirti o pretendere qualcosa. Puoi rischiare un accertamento fiscale? In un Paese che tassa pure l’aria, c’è da domandarsi se, al di là delle tasse che si pagano annualmente sul conto bancario, esiste anche la tassa sui depositi bancari. Mi dispiace dirtelo, ma ci sei andato molto vicino. L’Agenzia delle Entrate ha appena messo a punto un sistema in grado di valutare i soldi messi da parte da ogni contribuente per verificare se questi sono superiori al reddito dichiarato, tenendo conto anche del denaro necessario a vivere. È meglio quindi che presti attenzione a ciò che sta scritto in questo articolo perché potrebbe cambiare il modo in cui gestirai, da ora in poi, i tuoi risparmi sul conto corrente.

Quando si parla di tassa sui deposti bancari non bisogna confondersi con l’imposta di bollo sull’estratto del conto corrente di banche e poste che si paga tramite una trattenuta effettuata direttamente dall’istituto di credito tutte le volte che hai più di cinquemila euro depositati (l’imposta è pari a 34,20 euro per le persone fisiche e a 100 euro per le persone giuridiche).

Chi più risparmia più è a rischio

Per comprendere come funziona invece la tassa sui depositi bancari è necessario ricorrere a un esempio. Immaginiamo che tu riceva mensilmente, sul tuo conto corrente, lo stipendio da parte dell’azienda presso cui lavori. Nel 730 dichiari solo la busta paga e nessun altro tipo di reddito. Senonché, per un anno di fila, non prelevi un euro né dal bancomat né allo sportello. Non risultano neanche pagamenti con pos o carta di credito. A dicembre ti ritrovi così con le 13 mensilità più la quattordicesima completamente integri. Hai dimenticato, però, che tramite l’Anagrafe dei rapporti finanziari l’Agenzia delle Entrate è in grado di sapere ogni tua movimentazione sul conto, ivi compresa la giacenza. Quindi è nelle condizioni di sapere che non hai mai speso un soldo. Questo dovrebbe insospettire, di per sé, il fisco. Ma certo, come fa l’Agenzia delle Entrate a controllare tutti gli italiani? Sarebbe davvero impossibile. E proprio qui entra in gioco un nuovo algoritmo che si chiama Risparmiometro e che, a quanto è dato sapere, dovrebbe funzionare in automatico proprio come il Redditometro (che invece misura le spese effettuate e la loro compatibilità con la dichiarazione dei redditi). Questo software confronta il valore del risparmio conservato in banca o alle poste da ogni contribuente e verifica se esso è giustificabile alla luce di una normale gestione dell’economia domestica. In pratica, visto che tutti dobbiamo pagare le bollette, l’affitto, il mutuo, la spesa al supermercato, la domanda che si pone il fisco è la seguente: come avrà fatto il soggetto in questione a campare se non ha mai fatto un prelievo dal conto? È verosimile che disponi di altri redditi per vivere. Questo non fa di te, in automatico, un evasore, ma dovrai fornire spiegazioni al fisco e chiarire quali soldi stai utilizzando, chi te li sta dando, se essi sono esenti o sono già stati tassati.

Vietato non prelevare mai dal conto corrente, salvo dimostrare con cosa si vive

Quindi, ad esempio, sarai libero di sostenere che vivi coi ricavi delle vincite online, ma lo devi dimostrare con documenti. Allo stesso modo, potrai dire che i soldi te li danno i tuoi parenti, ma dovrai depositare le copie dei bonifici risultanti dal conto. Volendo, potresti sostenere che stai godendo di un lascito ereditario, ma, se dici una bugia, ad incastrarti sarà la dichiarazione di successione. Insomma, quello che deve fare il contribuente per difendersi dal Risparmiometro è dimostrare da dove provengono i redditi, se si tratta di redditi esenti (donazioni, risarcimenti del danno) o tassati alla fonte (vincite al gioco, ecc.). Se non riesci a dare le prove documentali di ciò subirai una seconda tassazione dei soldi risparmiati e l’applicazione delle sanzioni. Contro l’accertamento potrai sempre fare ricorso al giudice nei successivi 60 giorni, ma anche qui dovrai avere le carte che dimostrano la tua innocenza, non potendoti valere di prove testimoniali nelle cause contro il fisco.

La nuova tassa sui depositi bancari – perché tale finisce per essere il Risparmiometro – impone di rimodulare il modo di gestire il risparmio. Per chi ha scheletri nell’armadio sarà quindi più opportuno prelevare di tanto in tanto dal conto delle somme. Il rischio è quello di pagare più tasse del dovuto.

note

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

    1. se non hai nulla da nascondere non capisco di cosa ti preoccupi. Forse lo schifo devi cercarlo altrove.. magari in casa?…

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