Diritto e Fisco | Editoriale

Diritto di sciopero

22 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 giugno 2018



Regole, modalità, comportamenti illegittimi: vediamo come viene garantita in Italia questa libertà fondamentale dei lavoratori

Ogni giorno siamo protagonisti o spettatori di scioperi – più o meno selvaggi – che bloccano servizi, produzione, cancellano voli, partenze, treni, autobus. Mettono a soqquadro la quotidianità di una città, e spesso, dell’intero Paese. Finché la cosa non ci tocca e non ci lede, siamo pronti a difendere i lavoratori che scioperano, quando invece siamo vittime di un certo sciopero che vede il nostro volo soppresso, il treno cancellato, l’autobus rimasto in rimessa, diventiamo rossi in volto dalla rabbia. Diciamoci la verità, quanti di noi non hanno pronunciato questa frase: “io capisco il diritto di sciopero, però non si può bloccare tutto così! E io come vado a lavorare!” Tutto legittimo, però lo sciopero serve proprio a questo, a causare un pesante disservizio. Nessuno ce l’ha con voi, nessuno vuole punirvi. Chi organizza uno sciopero – nella lettura pura di questo strumento – sta cercando di farsi ascoltare nelle proprie rivendicazioni lavorative e salariali. Chi sciopera, blocca la città o l’azienda apposta. Perché paralizzarla significa lanciare un segnale forte per farsi ascoltare e rimettersi al tavolo delle trattative. È un importantissimo strumento di rivendicazione e di lotta, che è servito nel tempo a far acquisire a noi tutti lavoratori importanti diritti. Non diciamo certo che tutti gli scioperi siano sempre organizzati sulla base di questi presupposti, alcuni possono rivelarsi certamente discutibili, ma molti altri invece hanno forti motivazioni dietro. Per capire allora l’importanza del diritto di sciopero, occorre per un momento uscire dalla logica individuale – del cittadino individuo – ed entrare in quella collettiva e solidale, del cittadino membro della collettività. Vediamo allora cos’è esattamente il diritto di sciopero, quali regole deve seguire e quando diventa illegittimo.

Diritto di sciopero: cos’è?

Lo sciopero è cosa seria. È un diritto garantito dalla nostra Costituzione [1], che lo inserisce a tutti gli effetti nel nostro ordinamento e in sostanza dice ai lavoratori: qualora le cose per voi si mettano male e i datori di lavori non vi ascoltino nelle vostre rivendicazioni, sì potete scioperare.

Il diritto di sciopero infatti si traduce con la libertà di ogni lavoratore, pubblico o privato, di astenersi collettivamente dalle prestazioni di lavoro, per un determinato periodo di tempo – ore o giornate intere – per raggiungere tutti insieme uno scopo comune. Lo si organizza in azienda quando si vuole fare pressione sul datore affinché accolga particolari rivendicazioni.

Le motivazioni – economiche e sindacali – possono essere diverse: ad esempio rinnovi contrattuali, mancanza di sicurezza sul lavoro, mezzi e attrezzature inadeguate e pericolose per i lavoratori, parità nelle retribuzioni, la riduzione dell’orario di lavoro, straordinari non pagati, ecc.

Spesso le motivazioni passano in secondo piano sui quotidiani, e noi cittadini non capiamo. Ad esempio si tende a scrivere nei titoli di giornale “un altro venerdì nero per i trasporti”, ma non si dedica mai qualche colonna in più nello spiegare il perché quei lavoratori abbiano deciso di scioperare. Che poi – parliamoci chiaro – se doveste organizzare voi uno sciopero, lo fareste in giornate o orari che non causano disagi alla comunità o all’azienda? Che impatto avrebbe una simile lotta? Diciamo pure quasi nullo.

Diritto di sciopero: come funziona?

In realtà non ci sono specifiche procedure utili a dettare ritmi e regole al diritto di sciopero. Innanzitutto non è obbligatorio che a proclamare uno sciopero sia per forza il sindacato. Questo tipo di lotta può essere indetta da qualsiasi assemblea di lavoratori o comitato. Il sindacato semmai serve a dare un po’ più di rilevanza alla cosa.

Non serve neppure un’autorizzazione per proclamare uno sciopero (altrimenti che diritto sarebbe). Chiaramente si può dare un preavviso per una questione di correttezza, ma non c’è alcun obbligo.

Questo non vale però per alcune categorie di lavoratori: i dipendenti del settore dei servizi pubblici essenziali, che nell’esercitare il sacrosanto diritto di sciopero, devono rispettare alcuni paletti, per non ledere i diritti dei cittadini che usufruiscono di specifici servizi [2].

  • Devono innanzitutto comunicare lo sciopero con un preavviso minimo di 10 giorni;
  • devono farlo per iscritto, specificando anche la durata, le modalità di svolgimento e le motivazioni;
  • il preavviso va dato sia all’impresa o all’amministrazione coinvolta e all’ufficio competente ad emanare l’ordinanza di precettazione, che riporterà poi alla Commissione di garanzia.

Ma quali sono servizi pubblici essenziali? Sono tutti quelli che servono a garantire i diritti essenziali della persona costituzionalmente garantiti (vita, salute, libertà, sicurezza, circolazione, assistenza, istruzione). Ecco un elenco dei principali :

  • sanità e ospedali;
  • igiene pubblica;
  • protezione civile;
  • raccolta e smaltimento rifiuti;
  • giustizia;
  • servizi di protezione ambientale;
  • vigilanza sui beni culturali: apertura musei;
  • i trasporti pubblici, ferroviari, aerei, marittimi;
  • la scuola pubblica;
  • poste e telecomunicazione;
  • l’informazione.

Diritto di sciopero: come si esercita?

I lavoratori decisi a protestare contro l’azienda in cui sono impiegati possono organizzare diverse tipologie di sciopero:

  • sciopero a singhiozzo. Il nome la dice lunga e consiste in una serie di “stop and go”: brevi pause alternate a brevi riprese del lavoro (ad esempio mezz’ora di pause e mezz’ora di lavoro);
  • sciopero a scacchiera. In questo caso diversi comparti o diversi profili professionali di una stessa azienda si alternano in diverse fasi di sciopero, portate avanti in tempi diversi e alternati. Ad esempio prima si ferma l’ufficio produzione, poi quello logistico;
  • sciopero bianco. In questo caso ci si reca a lavoro, si varcano i cancelli, ma si sta a braccia conserte, senza lavorare. Non c’è quindi l’abbandono del posto di lavoro.
  • sciopero a gatto selvaggio. L’espressione rende bene l’idea. Immaginate un felino arrabbiato e impazzito con gli artigli piantati, che schizza a destra e manca. Questo sciopero è un po’ così: fatto di azioni che non si possono prevedere e improvvisate, volte a sabotare la produzione o la catena di montaggio con l’obiettivo di paralizzare il sistema;
  • sciopero dello straordinario. Questa tipologia di sciopero consiste semplicemente nel rifiuto collettivo dei lavoratori di fare ore di straordinario. Solitamente succede quando non ci sono montagne di ore di straordinario non pagate;
  • sciopero del rendimento e del cottimo. Si tratta sempre di un’azione collettiva, con lo scopo di non rispettare i ritmi di lavoro dettati dall’azienda e gli obiettivi produttivi.

Sciopero: chi non ne ha diritto?

Ci sono alcune categorie che invece sono escluse dal diritto di sciopero. In qualunque momento e per qualunque motivazione la si indica, la loro lotta viene considerata illegittima. Il motivo è semplice: se scioperano queste categorie, l’intera sicurezza e incolumità della comunità viene messa a repentaglio. Non hanno infatti diritto di sciopero:

  • le forze armate;
  • le forze di polizia [3];

Sciopero: serve l’autorizzazione?

Che diritto di sciopero sarebbe se servisse l’autorizzazione? Assolutamente i lavoratori che vogliono scioperare non sono tenuti a chiedere alcun tipo di autorizzazione a capi e aziende. Nei casi previsti dalla legge, o per correttezza, si può certamente avvertire e dare il preavviso. Ma questo non significa attendere di essere autorizzati. Bisogna comunque individuare modalità di sciopero che non vengano considerate illecite o illegittime, altrimenti si rischia la precettazione.

Diritto di sciopero: chi può precettare i lavoratori?

Se i lavoratori decidono di indire uno sciopero che può per legge essere considerato illegittimo, perché lede i diritti garantiti a livello costituzionale alle persone, rischiano di subire una precettazione: dopo aver tentato una conciliazione tra le parti, i lavoratori possono essere obbligati a non fare quello sciopero, quindi a recarsi al lavoro normalmente, mediante un provvedimento amministrativo, che si chiama appunto ordinanza di precettazione. In alcuni casi questo atto può contenere una richiesta esplicita di modifica della condizioni di sciopero.

Ma chi ha il potere di precettare i lavoratori? Niente paura, non può farlo l’azienda. Il potere di emanare l’ordinanza è riservato al Presidente del consiglio dei ministri o a un ministro da lui delegato se lo sciopero ha rilevanza a livello nazionale, al prefetto se è di rilevanza locale. Solo queste personalità esecutive – su richiesta e deliberazione della Commissione di garanzia – possono impedire ai lavoratori di esercitare il loro diritto di sciopero.

Durante lo sciopero si percepisce retribuzione?

Siamo sicuri che questo sia un punto più che cruciale per ogni lavoratore che abbia intenzione di imbracciare le bandiere dello sciopero contro la propria azienda: se sciopero verrò pagato lo stesso? La risposta è no.

Certo, scioperare è un diritto, ma si traduce anche in una sospensione della prestazione lavorativa (in pratica si sospende il contratto di lavoro). Questo comporta inevitabilmente il diritto del tuo datore di lavoro a sospenderti la retribuzione per tutto il tempo (ore o giornate) in cui sciopererai, perché la retribuzione si basa sul principio corrispettività: il dipendente lavora e il datore lo paga per quella prestazione. Hai quindi diritto a ricevere lo stipendio solo se lavori. Lo sciopero – come ha chiarito e ribadito una sentenza della Corte di cassazione [4] – non può essere considerata un’assenza giustificata al pari della malattia o dell’infortunio, ma un diritto sancito dalla Costituzione, e consiste comunque in una sospensione dell’attività lavorativa. Motivo per cui si perde la retribuzione.

Colleghi in sciopero: sono obbligato a partecipare?

Mettiamo che tutti i colleghi del tuo comparto siano concordi nel proclamare uno sciopero per i troppi straordinari non pagati. Tu però non vuoi aderire (per motivazioni tue) e preferisci andare a lavorare come tutte le mattine. Sei obbligato a schierarti dalla parte dei tuoi colleghi?

No che non lo sei. Non ci dovrebbe essere alcun tipo di dittatura negli scioperi. Questo perché sono si azioni collettive organizzate per raggiungere fini di interesse comune (si presume che se il datore di lavoro non paga gli straordinari non li paghi a nessuno). Però il diritto di sciopero è anche una libertà individuale e tu puoi decidere se aderire o meno. Certo è che, nel caso i tuoi colleghi riuscissero con la loro lotta a ottenere gli straordinari pagati, anche tu beneficeresti della loro vittoria, pur non avendo partecipato. Sta però a te valutare. Nessuno può obbligarti.

Sciopero: si può vietare?

Lo sciopero è un diritto e come tale non si può vietare. C’è stato un tempo in cui era considerato reato penale, in particolare delitto contro l’economia pubblica. Ma quel tempo è finito. La Corte costituzionale ha man mano sgretolato tutto il muro di ostilità, fino a riconoscere lo sciopero, a tutti gli effetti, come diritto di tutti i lavoratori subordinati del settore pubblico e privato.

Anche questo diritto però non deve superare dei limiti ben precisi, oltrepassati i quali si va contro la legge. In particolare lo sciopero è considerato illegittimo quando:

  • si tratta di sciopero contrattuale, proclamato allo scopo di pressare il datore e ottenere dei miglioramenti della posizione o per evitare i peggioramento;
  • si tratta di sciopero – per così dire – di sensibilizzazione. Quando cioè è volto a creare opinione pubblica e sensibilizzare la collettività su tematiche economico-politiche inerenti il mondo del lavoro, solidarizzare con altri lavoratori.
  • lede i diritti costituzionalmente garantiti: primo fra tutti la libertà e l’incolumità, la sicurezza, la proprietà, la capacità produttiva delle aziende.

È giusto e legittimo quindi lo sciopero che mette in difficoltà per un determinato lasso di tempo la produzione di un’azienda, ma diventa illegittimo quando mina la capacità produttiva propria di un’azienda, compromettendone la sopravvivenza.

Da illegittimo invece, lo sciopero si trasforma in vero e proprio reato quando mira a fare le cose davvero in grande, cioè:

  • intende sovvertire l’ordine costituzionale e il sistema economico-sociale esistente (una sorta di sciopero massonico);
  • intende ostacolare l’esercizio dei diritti e dei poteri nei quali si esprime la sovranità popolare (la volontà del popolo italiano).

Lavoratori in sciopero: possono essere sostituiti da altri?

Mettiamo che buona parte dei dipendenti di un comparto aziendale decidano di scioperare. Non tutti però. Alcuni non aderiscono allo sciopero, ma in quelle ore non erano in turno. Possono essere utilizzati dal datore di lavoro per sostituire i lavoratori scioperanti o si rischia di sfociare nella condotta antisindacale?

Diciamo di si. È facoltà dell’azienda impiegare dipendenti già interni all’azienda per tamponare l’astensione di quelli partecipanti alla lotta sindacale. A condizione, ovviamente, che per tutelare gli scioperanti non si ledano invece i diritti dei dipendenti utilizzati per la sostituzione.

Viene invece considerata condotta anti sindacale, e quindi vietata all’azienda, quella che mira a sostituire i dipendenti scioperanti con altri lavoratori assunti però per l’occasione (ad esempio con contratti di somministrazione).

In pratica quindi, per eventuali sostituzioni, via libera ai dipendenti interni, strada sbarrata invece agli esterni.

note

[1] Art. 40 Cost.

[2] L. n. 146/90 del 12 giugno 1990.

[3] Art. 84 L. n.121/81 del 1° aprile 1981.

[4] Cass. sent. n. 18195/16 del 16 settembre 2016.

Autore immagine: Pixabay 

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