Diritto e Fisco | Editoriale

Cosa significa licenziamento ad nutum

15 giugno 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 giugno 2018



Essere silurati dalla propria azienda è il timore di molti. Vediamo in quali casi possa avvenire e in cosa consista questa particolare specie

Quella di ritrovarci con la porta dell’azienda sbattuta in faccia è una delle paure più grandi per ognuno di noi. Una crisi aziendale, uno sgarbo, un equivoco con il capo o con un collega, una situazione personale particolarmente difficile, che mette un po’ in crisi il nostro rendimento, possono sempre far emergere il timore di un licenziamento. Ma di licenziamenti ce ne sono tanti. Puoi essere licenziato per una tua cattiva condotta aziendale, per errori gravissimi e insanabili, per una situazione di grave crisi dell’azienda. E soprattutto, non sempre il licenziamento è legittimo. A volte il tuo capo può abusare del suo potere disciplinare e silurarti, in barba alla legge. Di norma infatti affinché un licenziamento sia lecito, deve rispettare determinati paletti. Di sicuro non si può licenziare un dipendente di punto in bianco, senza preavvisi e motivazioni, a meno che non ci troviamo di fronte a due situazioni specifiche che danno manforte all’azienda: la giusta causa e la possibilità di licenziare ad nutum. Tranquilli, in questo articolo cerchiamo di tradurre in italiano questa strana espressione latina, che tanto piace ai tecnici giuristi. Vediamo in dettaglio cosa significa licenziamento ad nutum.

Licenziamento: quando è possibile?

Prima di addentrarci nel mondo latino e dell’avvocatese, analizziamo meglio le situazioni  che possono portarti a essere messo alla porta dalla tua azienda. Esattamente che cosa devi combinare (o cosa deve combinare l’impresa per cui lavori) per subire un licenziamento?

Diciamo subito che il licenziamento è possibile nei seguenti casi:

  • per giustificato motivo oggettivo. Le tue colpe in questo caso non c’entrano. Il motivo oggettivo è una situazione esterna a un tuo comportamento. Si riferisce a una condizione in cui viene a trovarsi l’azienda in un certo momento della sua vita: una crisi aziendale, i conti in rosso, riduzione dell’attività. Insomma, vieni licenziato perché l’azienda ha oggettivamente forti problemi finanziari o produttivi;
  • per giustificato motivo soggettivo. In questo caso invece le colpe sono le tue. Te la sei cercata. Il motivo soggettivo si traduce in un tuo comportamento scorretto e non conforme agli obblighi di buona condotta aziendale. Diciamo che l’hai fatta grossa, ma non tanto grossa da venir licenziato per giusta causa. Hai deluso il tuo datore e hai avuto un cattivo comportamento , per cui il tuo capo è legittimato a licenziarti, dandoti però la motivazione e il giusto preavviso di licenziamento.
  • licenziamento collettivo. Qui ci riferiamo a problemi aziendali molto gravi, che comportano il licenziamento di un numero davvero consistente di dipendenti, tutti assieme. Ecco che in questo caso scattano particolari procedure di accordo e negoziazione sindacale. L’azienda non ha certo la mano tanto libera nel decidere il destino di un numero così alto di vite.
  • licenziamento per giusta causa. Se ti fai licenziare per giusta causa invece, significa che l’hai combinata davvero grossa. Hai violato gli obblighi contrattuali in maniera insanabile, hai avuto un comportamento talmente scorretto e negativo da aver totalmente minato il rapporto di fiducia tra te e il tuo datore di lavoro. A lui quindi non resta altro che buttarti fuori dall’azienda. E lo può fare senza neanche darti il preavviso. Questo è a tutti gli effetti un licenziamento in tronco.

Licenziamento: quando è illegittimo?

Tutti i casi analizzati sopra rispecchiano in pratica i licenziamenti legittimi e assolutamente accettati dalla legge. Il dipendente licenziato però ha sempre la possibilità di opporsi, anche portando in causa il datore di lavoro, se ritiene che abbia violato le regole sul licenziamento. Questo infatti diventa illegittimo se non viene provata o viene addirittura accertata l’inesistenza o l’insussistenza:

  • della giusta causa;
  • del giustificato motivo oggettivo;
  • del giustificato motivo soggettivo;

Ci sono inoltre altri due casi in cui un licenziamento si considera illecito:

  • quando viene ritenuto discriminatorio nei confronti del dipendente (in base al sesso, all’orientamento religioso, politico, alla lingua, all’età, ecc). E qui subentra il reintegro;
  • quando l’azienda effettua un licenziamento ad nutum nei casi in cui non è previsto per legge. Anticipiamo infatti che non sempre si può licenziare in questo modo. Ma a volte si.

Cosa significa licenziamento ad nutum?

Eccoci arrivati a quell’avvocatese che sarebbe meglio tradurre in italiano. Cosa significa licenziamento ad nutum?

Semplifichiamo le cose. Quando sentiamo parlare di questa tipologia di “messa alla porta” ci riferiamo semplicemente al classico licenziamento in tronco e senza motivazione. Può al massimo richiedere il rispetto del periodo di preavviso.

Con il licenziamento ad nutum il datore di lavoro cioè non è tenuto a fornire una motivazione scritta al lavoratore. È decisamente una possibilità che lascia carta bianca all’azienda sui licenziamenti.

Ma come si incastra questa forma pressoché libera di licenziamento con tutti gli obblighi e i paletti che il datore deve rispettare, se intende silurare un proprio dipendente inadempiente?

Per quanto ne sappiamo tutti noi, il Codice civile [1] impone, alle parti che stipulano un contratto di lavoro a tempo indeterminato, di dare il giusto preavviso del termine, nei modi stabiliti dai diversi contratti collettivi e corporativi. Inoltre, la legge impone il rispetto di un certo iter disciplinare, che prevede, tra i tanti gradini, anche quello di fornire una motivazione congrua per il licenziamento.

La risposta è la seguente. Il regime disciplinare rigido (o semi-rigido visti i cambiamenti degli ultimi anni targati Jobs act), resta in vigore e deve essere obbligatoriamente rispettato da tutti i datori di lavoro nei confronti dei loro dipendenti.

Licenziamento ad nutum: quando è legittimo? 

Il licenziamento ad nutum – quello che non prevede vincoli o motivazioni scritte al dipendente – vale solo per alcune categorie di lavoratori. Resta invece escluso per tutte le altre. Vediamo per quali dipendenti vale purtroppo il licenziamento ad nutum.

Licenziamento ad nutum lavoratori domestici

Innanzitutto, nel contratto dei lavoratori domestici (colf e badanti), le parti in causa (lavoratore e datore) possono recedere liberamente dal contratto durante il periodo di prova, senza motivazioni e senza preavviso. Quindi è ammesso il licenziamento ad nutum durante la prova.

Anche a prova superata e a contratto di lavoro entrato nel vivo, il lavoratore domestico può comunque subire un licenziamento ad nutum. Può essere cioè mandato via anche senza una giusta causa motivata. In questo caso però il datore di lavoro deve dare un preavviso di licenziamento, in mancanza del quale subentra l’indennità sostituiva.

Licenziamento ad nutum apprendista

Il contratto di apprendistato è formalmente un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione del giovane. In pratica, il datore ti assume e il contratto prevede due fasi: quella della formazione e apprendistato, che terminerà entro un termine stabilito. Al termine di questo periodo, se nessuno fa niente, il contratto si trasforma automaticamente in tempo indeterminato. Al contrario, le parti (lavoratore e datore) possono recedere liberamente e senza fornire motivazioni o ragione alcuna al termine di questo periodo di apprendistato. Devono solo rispettare il termine di preavviso. Ecco quindi che, fornendo un congruo preavviso, l’azienda può licenziare un apprendista ad nutum, al termine dei suo apprendistato.

Licenziamento ad nutum in prova

Durante il periodo di prova, a meno che nel contratto non sia stato fissato un limite minimo di tempo prima del quale non si può lasciare a casa il dipendente,  le parti (datore e lavoratore) possono recedere senza obbligo alcuno di preavviso o motivazione scritta. Come dire, non ci sono vincoli. È solo una prova. E se non mi piaci te lo dico, interrompiamo l’avventura e amici come prima. Se il datore di lavoro quindi valuta negativamente le competenze o l’attitudine al lavoro della persona in prova, la può licenziare ad nutum.

Il licenziamento sarebbe illecito solo se il lavoratore in prova fosse in grado di dimostrare che è avvenuto per cause indipendenti dalla valutazione lavorativa, oppure se il datore avesse ignorato l’arco di tempo minimo di prova stabilito nel contratto.

Licenziamento ad nutum dirigenti

Per carità, non che di solito un dirigente venga lasciato a casa di punto in bianco, senza preavviso e senza neanche una spiegazione chiarificatrice (almeno in teoria). Sembra strano che chi ottenga ottimi risultati per l’azienda possa essere silurato (a meno che sotto non vi siano altre ragioni) senza una motivazione. Ma in base all’orientamento dei giudici, i dirigenti apicali, per la loro peculiare responsabilità aziendale (che quasi li paragona al datore di lavoro) e per il rapporto fiduciario che hanno con l’azienda, possono essere licenziati ad nutum, fermo restando l’obbligo di preavviso minimo da rispettare. È chiaro che questo ad nutum sembra un po’ più legato al fornire almeno una motivazione minima (ad esempio un cattivo rendimento o un comportamento che abbia causato danni all’azienda).

Certo è che se si vuole licenziare un dirigente per questi motivi e senza rispettare il preavviso, l’unica possibilità è il licenziamento per giusta causa.

Licenziamento ad nutum sportivi professionisti

Immaginiamo un povero allenatore di calcio (quanti ne abbiamo visti scaraventati giù dalla panchina su cui sedevano, da un giorno all’altro!) o un giocatore di una squadra che colleziona una sfilza incredibile di risultati deludenti per il team. Non importa che anni o mesi prima sia stato uno sportivo vincente. Ora che non piace più, può essere licenziato ad nutum, cioè in tronco. Questo perché il licenziamento ad nutum vale anche per gli sportivi e gli atleti professionisti.

Licenziamento ad nutum raggiunta l’età pensionabile

Queste persone diventano automaticamente licenziabili senza giusta causa appena maturano il requisito dell’età da pensione. A maggior ragione quando il contratto prevede espressamente una clausola di licenziamento automatica al raggiungimento dell’età pensionabile.

Licenziamento per giusta causa e ad nutum: quali differenze?

Giunti a questo punto, si potrebbe quasi affermare che questi due tipi di licenziamento subentrano in maniera quasi alternativa l’una all’altra, o comunque differenziata.

Il licenziamento per giusta causa rientra nella fattispecie “tradizionale” dell’iter sanzionatorio. Per cui può essere legittimo solo se rispetta le procedure di legge e se, in particolare fornisce una giusta causa: una motivazione talmente grave a carico del dipendente da non poterne più sostenere la sua permanenza in azienda. Il licenziamento per giusta causa quindi:

  • vale per tutti i lavoratori e lavoratrici;
  • si basa su una motivazione grave fornita;
  • non richiede il rispetto del periodo di preavviso. Licenziare in tronco per giusta causa, significa farlo senza il termine di preavviso minimo stabilito.

Il licenziamento ad nutum invece:

  • vale solo per alcune categorie di lavoratori o lavoratrici (quelle descritte sopra);
  • può essere effettuato senza dare alcuna motivazione. Licenziare in tronco in questo caso significa senza fornire ragioni sul motivo del licenziamento;
  • può richiedere (e di norma lo chiede) il rispetto del preavviso di licenziamento.

note

Autore immagine: Pixabay 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI