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Inps: l’apprendista over 29 ha diritto al Naspi?

2 giugno 2018


Inps: l’apprendista over 29 ha diritto al Naspi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 giugno 2018



Al 31/03/18 un dipendente viene licenziato, il 01/04/18 presenta richiesta di NASPI all’INPS completa di DID. In data 06/04/18 lo stesso dipendente viene riassunto presso altra azienda con contratto di apprendistato “over 29”. Il dipendente, proprio perché riassunto nell’arco di 5 giorni, non ha stipulato il Patto di servizio personalizzato presso il centro per l’impiego. L’INPS sostiene che non ha diritto a NASPI, di conseguenza l’assunzione con apprendistato “over 29” viene disconosciuta. È corretto? 

Il Testo unico sui contratti di lavoro (D.lgs. 81/2015) stabilisce che possono essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, i lavoratori destinatari di un trattamento di disoccupazione. Sono compresi tra i beneficiari dell’apprendistato professionalizzante over 29 anche i lavoratori che, avendo inoltrato istanza per il riconoscimento del trattamento di disoccupazione Naspi, hanno titolo alla prestazione anche se non l’hanno ancora percepita. 

Bisogna allora ricordare allora i requisiti per aver diritto alla Naspi: 

– 30 giornate di lavoro nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione; 

– almeno 13 settimane contribuite negli ultimi 4 anni che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione; 

– possesso dello stato di disoccupazione. 

Poiché, mi pare di capire, il dipendente possiede i requisiti contributivi e relativi alle giornate lavorate, il problema potrebbe consistere nello stato di disoccupazione. 

Lo stato di disoccupazione (artt. 19 e 21 D.Lgs. 150/2015) presuppone: 

– la perdita involontaria dell’impiego; sono assimilati alla perdita involontaria dell’impiego, ossia al licenziamento: o la scadenza del contratto a termine; 

o il licenziamento disciplinare (Risp. Interpello Min. Lav. 24 aprile 2015 n. 13; Circ. INPS 29 luglio 2015 n. 142); 

o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta in sede protetta (procedura di conciliazione presso l’ITL: art. 7 L. 604/66; v. n. 29448), oppure avvenuta in ragione del rifiuto di trasferimento del lavoratore ad altra sede della stessa azienda, purché distante oltre 50 km dalla residenza o raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici (Circ. INPS 29 luglio 2015 n. 142); 

o l’accettazione dell’offerta economica proposta dal datore di lavoro nell’ambito della nuova “conciliazione agevolata” (art. 6 D.Lgs. 23/2015; v. n. 29725; Risp. Interpello Min. Lav. 24 aprile 2015 n. 13; Circ. INPS 29 luglio 2015 n. 142);  o le dimissioni per giusta causa;

– la dichiarazione, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, di immediata disponibilità all’attività lavorativa (detta anche Did) ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l’impiego. 

La dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro può essere presentata mediante registrazione al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro (art. 13 D.Lgs. 150/2015), oppure attraverso la domanda Naspi. Quest’ultima infatti equivale alla dichiarazione di disponibilità e viene trasmessa dall’Inps all’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. 

Per ottenere lo stato di disoccupazione, poi, l’interessato deve rispettare i vincoli di condizionalità previsti dalla legislazione italiana, consistenti nell’obbligo di presentarsi al Centro per l’impiego per la profilazione e la sottoscrizione del patto di servizio e nella partecipazione alle iniziative proposte, pena l’applicazione delle relative sanzioni (decurtazione o decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione). 

In particolare, per confermare lo stato di disoccupazione e sottoscrivere il patto di servizio, i lavoratori disoccupati beneficiari delle prestazioni a sostegno del reddito, ancora privi di occupazione, devono contattare i centri per l’impiego, con le modalità definite da questi, entro il termine di 15 giorni dalla data di presentazione della domanda Naspi; in mancanza, come precisato nel D.lgs.150/2015, sono convocati dal centro per l’impiego entro il termine stabilito con un apposito decreto ministeriale, per stipulare il patto di servizio. In base a quanto indicato dalla normativa, dunque, non contattare il centro per l’impiego per la stipula del patto di servizio non comporta la decadenza dallo stato di disoccupazione, in quanto in mancanza di contatti è comunque il centro per l’impiego a dover convocare l’interessato. 

Nel caso di specie, peraltro, non risultava nemmeno trascorso il termine di 15 giorni per contattare il centro per l’impiego. 

La decadenza dallo stato di disoccupazione non sarebbe corretta nemmeno nel caso in cui l’interessato sia stato convocato per la stipula del patto di servizio dopo l’assunzione. L’Art.21 del D.lgs.150/2015, per quanto riguarda gli obblighi inerenti al patto di servizio, si riferisce infatti ai “lavoratori ancora privi di occupazione”. 

“2. I beneficiari delle prestazioni a sostegno del reddito di cui al comma 1, ancora privi di occupazione, contattano i centri per l’impiego, con le modalità definite da questi, entro il termine di 15 giorni dalla data di presentazione della domanda di cui al comma 1, e, in mancanza, sono convocati dal centro per l’impiego entro il termine stabilito con il decreto di cui all’articolo 2, comma 1, per stipulare il patto di servizio di cui all’articolo 20 

Pertanto, sulla base di quanto esposto, si ritiene che il lavoratore licenziato e poi riassunto con apprendistato professionalizzante avesse diritto all’assunzione con questo contratto agevolato, perché non decaduto dallo stato di disoccupazione a causa della mancata stipula del patto di servizio. 

Il patto di servizio deve indicare la disponibilità del richiedente alle seguenti attività: 

– partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro (ad esempio stesura del curriculum vitae e preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento); 

– partecipazione a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione; 

– accettazione di congrue offerte di lavoro. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 

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