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Maltrattamenti contro familiari e amministratore di sostegno

2 giugno 2018


Maltrattamenti contro familiari e amministratore di sostegno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 giugno 2018



Ho una parente separata dal marito che è stata da lui picchiata più volte con relativo ricovero ospedaliero. La figlia la maltratta e vorrebbe farla interdire per avere lei il controllo dei loro beni. Mi ha chiesto pertanto aiuto per evitare che la figlia possa fare quanto detto. Posso essere io nominato come rappresentante legale ed anche finanziario sempre con la clausola che mai potrei impossessarmi in qualsiasi modo dei loro averi?

A parere dello scrivente, con riferimento alla normativa e alla giurisprudenza prevalente per risolvere questa situazione il lettore potrà: 

1) accompagnare la sua parente alla più vicina stazione dei Carabinieri o Commissariato di Polizia affinchè possa denunciare i suoi familiari per maltrattamento o sporgere egli stesso denuncia per i medesimi fatti. 

2) Fare istanza di nomina di un amministratore di sostegno, presso il tribunale del luogo di residenza, che possa amministrare i beni del soggetto incapace, ossia della sua parente, ovviamente se le sue condizioni di salute psichica e fisica lo richiedono. 

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi. 

Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi è disciplinato dall’ Art. 572 del codice penale: Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni. 

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni. Si tratta dunque di un fatto molto grave che deve essere denunciato alle Autorità competenti. 

L’istituto dell’interdizione è disciplinato dall’art. 414 del codice civile che elenca le persone che possono essere interdette: Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione. 

Non è possibile interdire qualcuno in maniera violenta in quanto il provvedimento di interdizione viene emesso dal Giudice in seguito alla verifica delle condizioni di infermità di mente della persona. In altri termini, se la persona è vigile, presente a se stessa, collocata nel tempo e nello spazio, non può essere interdetta. 

Qualsiasi abuso in tal senso deve essere anch’esso denunciato alle Autorità. 

La legge prevede la nomina di un amministratore di sostegno per i soggetti incapaci di provvedere ai propri interessi. 

L’amministratore di sostegno è un’importante figura che viene nominata per la gestione amministrativa del patrimonio del soggetto incapace, ossia del soggetto che, a causa di infermità fisiche o psichiche, non è in grado di prendersi carico di tutti i doveri e gli oneri necessari alla gestione del proprio patrimonio, come ad esempio per i disabili, i tossicodipendenti o i malati di Alzheimer. 

In genere, il giudice tutelare tende a nominare amministratore di sostegno il coniuge, gli ascendenti, i discendenti o i parenti entro il quarto grado, quando però questo non è possibile nomina un professionista iscritto presso un apposito elenco del Tribunale di riferimento. 

L’art. 379 c.c. prevede che “L’ufficio tutelare è gratuito Il giudice tutelare tuttavia, considerando l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione, può assegnare al tutore un’equa indennità. Può altresì, se particolari circostanze lo richiedono, sentito il protutore, autorizzare il tutore a farsi coadiuvare nell’amministrazione, sotto la sua personale responsabilità, da una o più persone stipendiate”. L’amministratore di sostegno affronta molte responsabilità ed è onerato di attività impegnative e cospicue dunque, in base al codice civile, è previsto che possa essergli liquidato un rimborso delle spese e, eventualmente, un equo indennizzo che verrà quantificato dal giudice tutelare con riferimento all’attività svolta. 

La giurisprudenza conferma quanto detto 

Il reato di maltrattamenti in famiglia, di cui all’articolo 572 del Cp, è un reato abituale caratterizzato dalla presenza di una serie di fatti, per lo più commissivi, ma anche omissivi, che, isolatamente considerati potrebbero anche essere non punibili o non perseguibili, ma che, invece, acquistano rilevanza penale per effetto della loro reiterazione nel tempo. Tali episodi integranti un comportamento abituale devono rendere manifesta l’esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo con la consapevolezza del soggetto agente di persistere in una condotta vessatoria.” Tribunale|Taranto|Sezione 1|Penale|Sentenza|30 gennaio 2017| n. 141. 

Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell’agente che sottopone la vittima ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionarle sofferenza, prevaricazione e umiliazioni, costituenti fonti di uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza. Rilevano, a tal fine, non soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa arrecati alla sua dignità, che si risolvano nell’inflizione di vere e proprie sofferenze morali.” Corte di Cassazione|Sezione 6|Penale|Sentenza|19 luglio 2016| n. 30704 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta 

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