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Lo sai che? Metalmeccanici e inquadramento professionale

Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2018

Lavoro per una multinazionale che opera nel settore dei servizi e consulenze informatiche. Il contratto nazionale è il Metalmeccanico. Negli ultimi anni l’azienda ha assunto circa 250 unità per il 90% laureati (ordinamento, triennale o quinquennale ingegneria informatica e equipollenti). Il livello metalmeccanico d’ingresso è stato il 4 livello metalmeccanico. A chi ha eccepito per tale inquadramento è stato risposto che il nuovo contratto metalmeccanico, quello in vigore da gennaio 2017, fornisce all’azienda la possibilità d’inquadrare il dipendente laureato anche a livelli inferiori al 5 (categoria d’ingresso per lauree attinenti alla mansione svolta). È corretto? Quali elementi in caso servono per affrontare una discussione con l’HR aziendale? 

La risposta fornita dall’azienda a seguito delle eccezioni sull’inquadramento professionale è in parte fondata, in parte contestabile. Il nuovo accordo per il rinnovo del C.C.N.L. per l’industria metalmeccanica e della installazione di impianti firmato nel 2016, in realtà, non introduce ancora delle modifiche al sistema di inquadramento professionale: resta, infatti, la suddivisione negli otto livelli retributivi, con un’esemplificazione delle categorie di lavoratori effettuata sulla base delle competenze tecniche e del livello di autonomia (criteri che servono a distinguere, in particolare, la 4a e la 5° categoria). Resta anche la disposizione di cui all’art. 11, lett. C) secondo la quale “i lavoratori in possesso di laurea, in fase di inserimento nell’azienda, verranno inquadrati nella 5ª categoria, sempre che svolgano attività inerenti la laurea conseguita”. Proprio sulla base di tale disposizione, attualmente non abrogata e non modificata dal nuovo accordo, una recentissima sentenza della Cassazione (Cass. sent. n. 8952/2018) ha affermato il seguente principio: <<ai sensi dell’articolo 11, lettera C), Mobilità Professionale, capo 4″ Inserimento in Azienda e Mobilità'”, lettera a), del CCNL Metalmeccanici Piccola Industria, l’espressione “attività inerenti (al)la laurea” deve intendersi riferita esclusivamente all’esistenza di un collegamento tra la prestazione lavorativa e le materie del corso di laurea e del titolo di studio universitario conseguito dal lavoratore; resta, invece, estranea al contenuto della norma ed al controllo necessario ai fini dell’accertamento del diritto all’inquadramento nella 5 categoria, la verifica di un particolare grado di complessità e responsabilità delle mansioni svolte>>. Dunque, non rileverebbero il grado di specializzazione e di autonomia del lavoratore, ma solo il dato dell’inerenza delle mansioni svolte rispetto al titolo di laurea ai fini dell’inquadramento nella 5° categoria. 

Stante quanto precede, l’azienda dovrebbe attenersi al suddetto criterio di inquadramento professionale, inserendo i lavoratori laureati, che svolgano mansioni inerenti alla laurea, nella 5° categoria e non nella 4°. 

Tuttavia, il nuovo accordo siglato nel 2016 lascia aperta alle aziende una sorta di discrezionalità nell’inquadramento professionale, giustificata dalla necessità di sperimentare ipotesi di modifica dei criteri risalenti agli anni 70 e non più adeguati all’attuale mercato del lavoro. In particolare, nel nuovo accordo si legge: “A partire dal mese di gennaio 2017, verrà avviata una sperimentazione, da parte delle aziende che ne daranno disponibilità, di adattamenti classificatori con particolare riferimento ai modelli per fasce/aree professionali”. Le aziende interessate ne daranno comunicazione alla Commissione paritetica nazionale trasmettendo la soluzione sperimentalmente convenuta in sede aziendale” […] Questa fase di approfondimento e sperimentazione dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2018”. 

È dunque probabile che l’azienda del lettore abbia dato la disponibilità per sperimentare nuovi criteri di inquadramento professionale. Si tratta comunque di una fase sperimentale che dovrà concludersi entro la fine del 2018, dopo di che nei prossimi anni sarà probabile una modifica delle categorie professionali. 

Venendo al caso specifico, il consiglio al lettore è quello di farsi indicare se effettivamente si tratta di un inquadramento “sperimentale”. A parere dello scrivente è da ritenere, infatti, che solo se l’azienda ha aderito alla fase di approfondimento e sperimentazione avviata dalla commissione paritetica nazionale, appositamente istituita, possa derogare ai criteri stabiliti dal Ccnl e che, in ogni caso, da gennaio 2019, salvo nuove modifiche, dovrà attenersi ai criteri del Ccnl e al principio di inerenza sancito dalla Cassazione nella sentenza prima citata. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 


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